Articolo su libertà e serietà che condivido pienamente

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porterrockwell
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Articolo su libertà e serietà che condivido pienamente

Messaggio da leggere da porterrockwell »

http://www.atlanticoquotidiano.it/quoti ... confronto/

Un campione dell'articolo:

Per un politico anglosassone, britannico ma anche americano, di qualsiasi partito sarebbe inconcepibile parlando dei rapporti tra stato e cittadini contrapporre libertà e “serietà”, cioè responsabilità, perché per loro libertà e responsabilità sono due facce della stessa medaglia, entrambe sinonimo (per diversi aspetti) di capacità di prendersi carico delle conseguenze delle proprie azioni, per quanto di competenza, sia riguardo alla vita individuale che a quella collettiva. Nulla di tutto questo avviene da noi, dove culturalmente, prima ancora che politicamente e giuridicamente, la libertà è intesa soprattutto come licenza di fare i propri interessi più o meno “egoistici”, mentre la responsabilità per il bene pubblico è intesa come il compito di guidare l’azione dei cittadini, eventualmente limitando le loro tendenze individuali. Questo è il frutto di una lunga tradizione culturale secondo la quale una delle funzioni più importanti di chi governa è quella “pedagogica”, cioè quella di migliorare “dall’alto” la vita civile e morale con provvedimenti che, tra le altre cose, insegnino ai cittadini come comportarsi. Per il loro bene. Una visione che risale in gran parte all’epoca della controriforma, la quale ha interpretato in questo modo, cioè in modo “pedagogico”, il compito della “cura d’anime” affidato alla chiesa, e che è sopravvissuta alla secolarizzazione del potere pubblico: basti dire che uno dei maggiori sostenitori della concezione pedagogica della politica fu Giuseppe Mazzini.
Questo modo di vedere le cose è peraltro simile a quello degli altri Paesi europei continentali dove (magari senza i toni formalmente assoluti sui principi astratti, e le mille incertezze e disparità a livello di applicazione pratica) l’esercizio dei poteri pubblici si pone da sempre su un piano “superiore” a quello dei diritti individuali, e anche quando questi sono previsti e rispettati, lo sono sempre dal punto di vista collettivo, al contrario di quanto avviene nei Paesi anglosassoni, dove è l’esercizio del potere pubblico che è finalizzato a valorizzare i diritti dei singoli, dei quali esso è “rappresentante” nel senso proprio del termine, cioè esecutore di decisioni altrui.

Quanto alla libertà è sufficiente un breve confronto tra i provvedimenti adottati da noi e quelli adottati in Gran Bretagna o negli Stati uniti. Da una parte abbiamo avuto provvedimenti non discussi democraticamente, imposti senza tenere alcun conto delle esigenze dei cittadini, spesso spinti ad eccessi formalistici sconcertanti; non posti in discussione da alcuna autorità pubblica che fungesse da “contrappeso”, sostenuti da non velate minacce di denuncia penale per chi dissentisse provando a criticare le verità “ufficiali” e, a maggior ragione, per chi suggerisse qualche forma di disobbedienza civile. Dall’altra, abbiamo avuto provvedimenti decisi democraticamente, già limitati nel loro contenuto vincolante in origine, spesso ulteriormente limitati, se non addirittura eliminati grazie all’intervento giudiziario, e comunque basati soprattutto sulla spontanea (e “responsabile”) azione dei cittadini, il tutto nella piena libertà di manifestare anche pubblicamente il proprio di dissenso e di invitare eventualmente alla disobbedienza civile.
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Scorra come acqua il diritto e la giustizia come un torrente perenne. Amos 5,24
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