Magnifica sputtanata dei radical chic di Mughini

Forum di discussione sulla politica italiana, i partiti e le istituzioni.
Avatar utente
porterrockwell
Connesso: No
Messaggi: 3727
Iscritto il: 9 giu 2019, 11:47
Ha Assegnato: 458 Mi Piace
Ha Ricevuto: 2405 Mi Piace

Magnifica sputtanata dei radical chic di Mughini

Messaggio da leggere da porterrockwell »

https://www.huffingtonpost.it/entry/il- ... t-homepage

Come sempre nell’esercizio del mio mestiere mi terrò lontanissimo dal ledere aggressivamente le persone con un nome e un cognome, e dunque lontanissimo dall’appioppare all’ex direttore dell’ Unità, la giornalista Concita De Gregorio, il termine che in un loro recente diverbio mass-mediatico le ha scagliato in volto il leader del Pd, Nicola Zingaretti. Ossia l’accusa di essere una “radical-chic”. Non dimentico neppure un istante che la De Gregorio sta pagando di tasca sua i risarcimenti dovuti in ragione delle cospicue querele subite dall’Unità da lei diretta, e questo perché non c’è più un editore di quel giornale che ne risponda di tasca propria com’è sempre stato nella storia del giornalismo e delle querele che ne vengono.

Vedo che in difesa della De Gregorio si è subito scaraventato Michele Serra, il fondatore di Cuore e pregiato collaboratore della Repubblica, uno scrittore e giornalista di cui io pur non essendo affatto “di sinistra” apprezzo il 90 per cento di quello che scrive. Non questa volta. Serra sostiene difatti che il termine “radical-chic” è un termine infetto, tanto è vero che lo usano incessantemente i giornali di “destra” quali Libero e La Verità. Ora succede che a me, che non sono affatto “di destra”, quel termine appaia esattissimo quanto una formula matematica, e questo a partire dall’occasione antropologica e di costume culturale che indusse Tom Wolfe a coniarlo, ossia uno scicchissimo salotto neworchese in cui venivano coccolati quelli delle Pantere Nere, personaggi che più e più volte sfoceranno nella delinquenza politica.

Quell’esattezza matematica s’è conservata nelle diverse nazioni e nei successivi decenni. Nell’Italia di questi ultimi trent’anni l’analisi di quel grande scrittore/osservatore che è stato Wolfe è stata confermata mille e mille volte. Non so quante volte io abbia usato quel termine, fors’anche mai, ma i “radical-chic” me li sono trovati di fronte mille e mille volte, avrei potuto tastarli e sapere che cosa avrebbero trovato i miei polpastrelli, avrei potuto pesarli e non mi sarei sbagliato di un grammo, li riconoscevo al primo sguardo. Era gente agiata, molto agiata, che viveva in case attrezzate, molto attrezzate, e che appena poteva si lasciava andare alle tiritere su dove sta il Bene e dove sta il Male, e contro quel Male puntava il ditino e mentre i loro occhi si accigliavano dal disgusto a solo pronunciare certi nomi. E questo perché in fatto di Bene e di Male loro erano categorici, tutto quello che a loro non piaceva era il Male e ne andavano dette peste e corna. Il fascismo era il male, ovviamente. Più tardi lo furono eccome tanto Bettino Craxi che Silvio Berlusconi. Era il male l’autostrada che lungo il Mar Tirreno avrebbe collegato Roma a Genova e che avrebbe turbato l’equilibrio ecologico delle loro residenze seconde e terze. Erano il male tutti i quotidiani che non fossero la Repubblica, tanto che una volta Eugenio Scalfari (il più grande giornalista del Novecento) invitò i giornalisti della Rizzoli a scioperare pur di mandarli a gambe all’aria, e difatti ci sono stati giornalisti della Rizzoli la cui carriera è stata troncata di brutto per il fatto che avevano dato 50 o 100mila lire a una congrega massonica di cui non sapevano nulla. Il nome di Roberto Ciuni, quello che era il più papabile candidato alla direzione del Corriere della Sera, vi dice nulla?

Ecco, sia detto senza volere offendere nessuno, il quotidiano fondato dal geniale Scalfari è stato il Corano dei “radical-chic”, siano detti senza volere offendere nessuno. La loro era un’antropologia, una postura culturale, una mossa del ciglio che talvolta condannava e talvolta assolveva. In quell’armada Serra, sia detto da uno che ne ammira il talento giornalistico, era appostato alla grande. Quando su Cuore mi elesse “lo scemo della settimana” attribuendomi l’intenzione di votare Gianfranco Fini come sindaco di Roma, e laddove 200 volte si fosse votato per quella carica, 200 volte io avrei votato per Francesco Rutelli, padre del mio figlioccio Giorgio. Purtroppo non ho mai avuto e mai avrò il favore del pubblico “radical-chic”, ed è stato il più grande inciampo del mio destino professionale. Mai una volta ho avuto da chi ne interpretava le ragioni un gesto cavalleresco. Erano loro che decidevano quali film e quali libri e quali giornalisti fossero i migliori, i più degni, quelli che avevano più a cuore le sorti del proletariato, o meglio della borghesia chic di sinistra, quella che faceva le vacanze giuste e vedeva i film giusti e odiava i politici giusti.

Per dire di Indro Montanelli, la gente che io frequentavo negli anni Ottanta mi guardava sprezzante chiedendomi com’è che potessi scrivere su un giornale “fascista” come quello diretto da Indro. Taluni quella puttanata me la dicevano con le parole, taluni con lo sguardo, il che era peggio. Appena Indro si mise a sparare calci in faccia contro un Silvio Berlusconi che era tutto fuorché un santo ma senza le cui sovvenzioni Il Giornale non avrebbe oltrepassato i due anni di vita, Indro venne santificato, applaudito, osannato. Dato che in quegli ultimi suoi anni erano decaduti i nostri rapporti, mi sono sempre chiesto che cosa ne pensasse Indro nel suo profondo di quelli che lo applaudivano dopo averlo detto “fascista” sino al giorno prima.
Scorra come acqua il diritto e la giustizia come un torrente perenne. Amos 5,24
Rispondi