Una nazione di dèi

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Una nazione di dèi

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Una nazione di dèi
Rousseau parlava della «plebe abbrutita che ama il pane più della libertà», della «moltitudine ignorante e spregevole», e la democrazia era un sistema credibile solo «in una nazione di dèi».
Le cose sono cambiate, per fortuna. Ora abbiamo il suffragio universale, ogni testa un voto, ma soprattutto la massa non è più né feccia né canaglia né stupida né malvagia. Anzi, oggi la massa è applaudita e gestisce la verità – magari masse contrapposte con verità contrapposte, ma issate sulle picche e portate avanti su rullo di tamburi e senza l’incomodo di un dubbio. E il progresso delle idee? Mah. Spiacerebbe dare ragione a Diderot.
La domanda che da sempre lega la democrazia, è il sistema migliore, o si rischia che a governare il Paese ci si ritrovi una massa di ignoranti?
Giorgio Gaber ha scritto:Quello del popolo è sempre stato un problema, per chi governa. Se ti dà il suo consenso vuoi dire che ha capito, che è cosciente, consapevole, e anche intelligente. Se no è scemo.
E io purtroppo o per fortuna appartengo al popolo, ma stranamente passo sempre per quello scemo.
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Crossfire ha scritto: 28 nov 2020, 13:53 Una nazione di dèi
Rousseau parlava della «plebe abbrutita che ama il pane più della libertà», della «moltitudine ignorante e spregevole», e la democrazia era un sistema credibile solo «in una nazione di dèi».
Le cose sono cambiate, per fortuna. Ora abbiamo il suffragio universale, ogni testa un voto, ma soprattutto la massa non è più né feccia né canaglia né stupida né malvagia. Anzi, oggi la massa è applaudita e gestisce la verità – magari masse contrapposte con verità contrapposte, ma issate sulle picche e portate avanti su rullo di tamburi e senza l’incomodo di un dubbio. E il progresso delle idee? Mah. Spiacerebbe dare ragione a Diderot.
La domanda che da sempre lega la democrazia, è il sistema migliore, o si rischia che a governare il Paese ci si ritrovi una massa di ignoranti?
Giorgio Gaber ha scritto:Quello del popolo è sempre stato un problema, per chi governa. Se ti dà il suo consenso vuoi dire che ha capito, che è cosciente, consapevole, e anche intelligente. Se no è scemo.
E io purtroppo o per fortuna appartengo al popolo, ma stranamente passo sempre per quello scemo.
Per me la cosa è semplice.
Se un governo agisce contro il volere della maggioranza è dittatura, ed io sono contro le dittature, anche se la dittatura è illuminata.

Se il governo trova il plauso della maggioranza del popolo, allora il popolo ha quello che si merita, nel bene e nel male.

Quello che non mi va bene, e di non consentire al popolo di esprimersi, come sta attualmente accadenndo in Italia.

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Crossfire ha scritto: 28 nov 2020, 13:53 Una nazione di dèi
Rousseau parlava della «plebe abbrutita che ama il pane più della libertà», della «moltitudine ignorante e spregevole», e la democrazia era un sistema credibile solo «in una nazione di dèi».
Le cose sono cambiate, per fortuna. Ora abbiamo il suffragio universale, ogni testa un voto, ma soprattutto la massa non è più né feccia né canaglia né stupida né malvagia. Anzi, oggi la massa è applaudita e gestisce la verità – magari masse contrapposte con verità contrapposte, ma issate sulle picche e portate avanti su rullo di tamburi e senza l’incomodo di un dubbio. E il progresso delle idee? Mah. Spiacerebbe dare ragione a Diderot.
La domanda che da sempre lega la democrazia, è il sistema migliore, o si rischia che a governare il Paese ci si ritrovi una massa di ignoranti?
Giorgio Gaber ha scritto:Quello del popolo è sempre stato un problema, per chi governa. Se ti dà il suo consenso vuoi dire che ha capito, che è cosciente, consapevole, e anche intelligente. Se no è scemo.
E io purtroppo o per fortuna appartengo al popolo, ma stranamente passo sempre per quello scemo.
Finche parli cosi, scemo non sei.
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Re: Una nazione di dèi

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Ovidio ha scritto: 28 nov 2020, 14:29
Crossfire ha scritto: 28 nov 2020, 13:53 Una nazione di dèi
Rousseau parlava della «plebe abbrutita che ama il pane più della libertà», della «moltitudine ignorante e spregevole», e la democrazia era un sistema credibile solo «in una nazione di dèi».
Le cose sono cambiate, per fortuna. Ora abbiamo il suffragio universale, ogni testa un voto, ma soprattutto la massa non è più né feccia né canaglia né stupida né malvagia. Anzi, oggi la massa è applaudita e gestisce la verità – magari masse contrapposte con verità contrapposte, ma issate sulle picche e portate avanti su rullo di tamburi e senza l’incomodo di un dubbio. E il progresso delle idee? Mah. Spiacerebbe dare ragione a Diderot.
La domanda che da sempre lega la democrazia, è il sistema migliore, o si rischia che a governare il Paese ci si ritrovi una massa di ignoranti?
Giorgio Gaber ha scritto:Quello del popolo è sempre stato un problema, per chi governa. Se ti dà il suo consenso vuoi dire che ha capito, che è cosciente, consapevole, e anche intelligente. Se no è scemo.
E io purtroppo o per fortuna appartengo al popolo, ma stranamente passo sempre per quello scemo.
Per me la cosa è semplice.
Se un governo agisce contro il volere della maggioranza è dittatura, ed io sono contro le dittature, anche se la dittatura è illuminata.

Se il governo trova il plauso della maggioranza del popolo, allora il popolo ha quello che si merita, nel bene e nel male.

Quello che non mi va bene, e di non consentire al popolo di esprimersi, come sta attualmente accadenndo in Italia.

Oggi mi sento in una dittatura!
Forse e' il caso di ricorare la cronistoria di come siamo arrivati a questo. Ci fu un'elezione e il "popolo" scelse i rappresentanti peggiori che si unironoa formare il primo sgorbio di governo, quello gialloverde. Da li, l' origine di tutti i mali, incluso il governo attuale dove Conte sta cercando di tenere assieme due gruppi d'ideologie diverse. IL punto fatto inizialmente quindi vale: se il "popolo" fa scelte sbagliate, sulla base dell' entusiasmo e non del raziocinio, ne paga le conseguenze. Prima e dopo.
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Re: Una nazione di dèi

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Sayon ha scritto: 28 nov 2020, 15:02
Ovidio ha scritto: 28 nov 2020, 14:29
Crossfire ha scritto: 28 nov 2020, 13:53 Una nazione di dèi





La domanda che da sempre lega la democrazia, è il sistema migliore, o si rischia che a governare il Paese ci si ritrovi una massa di ignoranti?



E io purtroppo o per fortuna appartengo al popolo, ma stranamente passo sempre per quello scemo.
Per me la cosa è semplice.
Se un governo agisce contro il volere della maggioranza è dittatura, ed io sono contro le dittature, anche se la dittatura è illuminata.

Se il governo trova il plauso della maggioranza del popolo, allora il popolo ha quello che si merita, nel bene e nel male.

Quello che non mi va bene, e di non consentire al popolo di esprimersi, come sta attualmente accadenndo in Italia.

Oggi mi sento in una dittatura!
Forse e' il caso di ricorare la cronistoria di come siamo arrivati a questo. Ci fu un'elezione e il "popolo" scelse i rappresentanti peggiori che si unironoa formare il primo sgorbio di governo, quello gialloverde. Da li, l' origine di tutti i mali, incluso il governo attuale dove Conte sta cercando di tenere assieme due gruppi d'ideologie diverse. IL punto fatto inizialmente quindi vale: se il "popolo" fa scelte sbagliate, sulla base dell' entusiasmo e non del raziocinio, ne paga le conseguenze. Prima e dopo.
Si, ma è stata una scelta sua.

Mettiamola sul pivato: se tu voi fare una cazzata credendo di fare una cosa giusta ed io provassi ad impedirtelo con la forza, come reagiresti?

Stessa domanda in materia di religione: perché il padreterno non intervine?

Sia che esita, sia che non esista, trovo giusto che non vi sia intervento.

lo stesso è valso riguardo ai miei genitori. La vita è mia, e me la gestisco io, con i miei pregi ed i miei difetti.

Quello che vale per me vale per il popolo, il popolino, o il popolaccio, comunque lo si voglia chiamare. Vox populi vox dei.
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Re: Una nazione di dèi

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Ovidio ha scritto: 28 nov 2020, 14:29
Crossfire ha scritto: 28 nov 2020, 13:53 Una nazione di dèi
Rousseau parlava della «plebe abbrutita che ama il pane più della libertà», della «moltitudine ignorante e spregevole», e la democrazia era un sistema credibile solo «in una nazione di dèi».
Le cose sono cambiate, per fortuna. Ora abbiamo il suffragio universale, ogni testa un voto, ma soprattutto la massa non è più né feccia né canaglia né stupida né malvagia. Anzi, oggi la massa è applaudita e gestisce la verità – magari masse contrapposte con verità contrapposte, ma issate sulle picche e portate avanti su rullo di tamburi e senza l’incomodo di un dubbio. E il progresso delle idee? Mah. Spiacerebbe dare ragione a Diderot.
La domanda che da sempre lega la democrazia, è il sistema migliore, o si rischia che a governare il Paese ci si ritrovi una massa di ignoranti?
Giorgio Gaber ha scritto:Quello del popolo è sempre stato un problema, per chi governa. Se ti dà il suo consenso vuoi dire che ha capito, che è cosciente, consapevole, e anche intelligente. Se no è scemo.
E io purtroppo o per fortuna appartengo al popolo, ma stranamente passo sempre per quello scemo.
Per me la cosa è semplice.
Se un governo agisce contro il volere della maggioranza è dittatura, ed io sono contro le dittature, anche se la dittatura è illuminata.

Se il governo trova il plauso della maggioranza del popolo, allora il popolo ha quello che si merita, nel bene e nel male.

Quello che non mi va bene, e di non consentire al popolo di esprimersi, come sta attualmente accadenndo in Italia.

Oggi mi sento in una dittatura!
Il problema è cosa sia realmente "il volere della maggioranza".
Nella democrazia liberale ottocentesca era l'opinione prevalente tra i rappresentanti del popolo, che però a quel tempo era solo in parte politicamente attivo, quindi una aristocrazia, pur estesa, costituita da coloro che maggiormente erano influenti e interessati alla cosa pubblica.
Oggi, nell'era dell'uomo massa, tutti esprimono un'opinione, o comunque molti, tutti quelli che lo vogliono per qualche ragione. Anche chi è poco interessato alla cosa pubblica è spinto ad esprimere una scelta, magari altrui. In realtà esiste anche oggi una aristocrazia che decide per tutti, ma è meno definita, nascosta dietro alla massa. Gran parte del popolo esprime scelte suggerite dai rappresentanti politici, che sono in genere professionisti, quindi fissi, come lo era l'aristocrazia di prima. Mentre prima era in fondo l’appartenenza di classe a orientare, oggi è quella partitica. Quindi prima erano interessi concreti che guidavano, oggi suggestioni, essendo scomparse la classi sociali.
Tutto più fluido e imprevedibile, così la propaganda assume un ruolo enorme: chi più riesce a suggestionare le masse, vince il potere.
Quindi chi controlla i media, oltre ai partiti, decide la vita pubblica. Una élite, una aristocrazia nascosta, ma più compatta e ridotta di quella della democrazia liberale. Altro che democrazia universale. D’altra parte la massa in sé non può tecnicamente governare in una società di una certa ampiezza.
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Vento ha scritto: 28 nov 2020, 17:40
Ovidio ha scritto: 28 nov 2020, 14:29
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La domanda che da sempre lega la democrazia, è il sistema migliore, o si rischia che a governare il Paese ci si ritrovi una massa di ignoranti?



E io purtroppo o per fortuna appartengo al popolo, ma stranamente passo sempre per quello scemo.
Per me la cosa è semplice.
Se un governo agisce contro il volere della maggioranza è dittatura, ed io sono contro le dittature, anche se la dittatura è illuminata.

Se il governo trova il plauso della maggioranza del popolo, allora il popolo ha quello che si merita, nel bene e nel male.

Quello che non mi va bene, e di non consentire al popolo di esprimersi, come sta attualmente accadenndo in Italia.

Oggi mi sento in una dittatura!
Il problema è cosa sia realmente "il volere della maggioranza".
Nella democrazia liberale ottocentesca era l'opinione prevalente tra i rappresentanti del popolo, che però a quel tempo era solo in parte politicamente attivo, quindi una aristocrazia, pur estesa, costituita da coloro che maggiormente erano influenti e interessati alla cosa pubblica.
Oggi, nell'era dell'uomo massa, tutti esprimono un'opinione, o comunque molti, tutti quelli che lo vogliono per qualche ragione. Anche chi è poco interessato alla cosa pubblica è spinto ad esprimere una scelta, magari altrui. In realtà esiste anche oggi una aristocrazia che decide per tutti, ma è meno definita, nascosta dietro alla massa. Gran parte del popolo esprime scelte suggerite dai rappresentanti politici, che sono in genere professionisti, quindi fissi, come lo era l'aristocrazia di prima. Mentre prima era in fondo l’appartenenza di classe a orientare, oggi è quella partitica. Quindi prima erano interessi concreti che guidavano, oggi suggestioni, essendo scomparse la classi sociali.
Tutto più fluido e imprevedibile, così la propaganda assume un ruolo enorme: chi più riesce a suggestionare le masse, vince il potere.
Quindi chi controlla i media, oltre ai partiti, decide la vita pubblica. Una élite, una aristocrazia nascosta, ma più compatta e ridotta di quella della democrazia liberale. Altro che democrazia universale. D’altra parte la massa in sé non può tecnicamente governare in una società di una certa ampiezza.
In Atene si discuteva nell'Agorà. Oggi dovremmo studiare nuovi metodi di dibattito.
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Re: Una nazione di dèi

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Ovidio ha scritto: 28 nov 2020, 17:55
Vento ha scritto: 28 nov 2020, 17:40
Ovidio ha scritto: 28 nov 2020, 14:29
Per me la cosa è semplice.
Se un governo agisce contro il volere della maggioranza è dittatura, ed io sono contro le dittature, anche se la dittatura è illuminata.

Se il governo trova il plauso della maggioranza del popolo, allora il popolo ha quello che si merita, nel bene e nel male.

Quello che non mi va bene, e di non consentire al popolo di esprimersi, come sta attualmente accadenndo in Italia.

Oggi mi sento in una dittatura!
Il problema è cosa sia realmente "il volere della maggioranza".
Nella democrazia liberale ottocentesca era l'opinione prevalente tra i rappresentanti del popolo, che però a quel tempo era solo in parte politicamente attivo, quindi una aristocrazia, pur estesa, costituita da coloro che maggiormente erano influenti e interessati alla cosa pubblica.
Oggi, nell'era dell'uomo massa, tutti esprimono un'opinione, o comunque molti, tutti quelli che lo vogliono per qualche ragione. Anche chi è poco interessato alla cosa pubblica è spinto ad esprimere una scelta, magari altrui. In realtà esiste anche oggi una aristocrazia che decide per tutti, ma è meno definita, nascosta dietro alla massa. Gran parte del popolo esprime scelte suggerite dai rappresentanti politici, che sono in genere professionisti, quindi fissi, come lo era l'aristocrazia di prima. Mentre prima era in fondo l’appartenenza di classe a orientare, oggi è quella partitica. Quindi prima erano interessi concreti che guidavano, oggi suggestioni, essendo scomparse la classi sociali.
Tutto più fluido e imprevedibile, così la propaganda assume un ruolo enorme: chi più riesce a suggestionare le masse, vince il potere.
Quindi chi controlla i media, oltre ai partiti, decide la vita pubblica. Una élite, una aristocrazia nascosta, ma più compatta e ridotta di quella della democrazia liberale. Altro che democrazia universale. D’altra parte la massa in sé non può tecnicamente governare in una società di una certa ampiezza.
In Atene si discuteva nell'Agorà. Oggi dovremmo studiare nuovi metodi di dibattito.
Oggi abbiamo i forum, che creano una ulteriore aristocrazia, i loro proprietari e gestori. I media invece sono solo dispensatori di propaganda. Credo sia inevitabile che a decidere la cosa pubblica sia una qualche élite. Prima l'aristocrazia determinata dal sangue, poi dal censo, oggi dalla propaganda, una specie di roulette manovrata da cinici professionisti che manipola e scommette sulle debolezze umane. Sangue e censo esprimevano appartenenza, la propaganda no: solitudine totale dell'uomo massa. Peggio di così credo sia impossibile.
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Re: Una nazione di dèi

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Ovidio ha scritto: 28 nov 2020, 17:55
Vento ha scritto: 28 nov 2020, 17:40
Ovidio ha scritto: 28 nov 2020, 14:29
Per me la cosa è semplice.
Se un governo agisce contro il volere della maggioranza è dittatura, ed io sono contro le dittature, anche se la dittatura è illuminata.

Se il governo trova il plauso della maggioranza del popolo, allora il popolo ha quello che si merita, nel bene e nel male.

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Il problema è cosa sia realmente "il volere della maggioranza".
Nella democrazia liberale ottocentesca era l'opinione prevalente tra i rappresentanti del popolo, che però a quel tempo era solo in parte politicamente attivo, quindi una aristocrazia, pur estesa, costituita da coloro che maggiormente erano influenti e interessati alla cosa pubblica.
Oggi, nell'era dell'uomo massa, tutti esprimono un'opinione, o comunque molti, tutti quelli che lo vogliono per qualche ragione. Anche chi è poco interessato alla cosa pubblica è spinto ad esprimere una scelta, magari altrui. In realtà esiste anche oggi una aristocrazia che decide per tutti, ma è meno definita, nascosta dietro alla massa. Gran parte del popolo esprime scelte suggerite dai rappresentanti politici, che sono in genere professionisti, quindi fissi, come lo era l'aristocrazia di prima. Mentre prima era in fondo l’appartenenza di classe a orientare, oggi è quella partitica. Quindi prima erano interessi concreti che guidavano, oggi suggestioni, essendo scomparse la classi sociali.
Tutto più fluido e imprevedibile, così la propaganda assume un ruolo enorme: chi più riesce a suggestionare le masse, vince il potere.
Quindi chi controlla i media, oltre ai partiti, decide la vita pubblica. Una élite, una aristocrazia nascosta, ma più compatta e ridotta di quella della democrazia liberale. Altro che democrazia universale. D’altra parte la massa in sé non può tecnicamente governare in una società di una certa ampiezza.
In Atene si discuteva nell'Agorà. Oggi dovremmo studiare nuovi metodi di dibattito.
A Roma si usava il Senato, che non mi dispiaceva (ammetto la mia colpa, adoro la storia, specialmente romana).
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Re: Una nazione di dèi

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Ma attenti. Il problema riguarda solamente la "politica" ed i "politici" perche in ogni altra professione il problema non esiste. Mi spiego: se vuoi fare il ottore, devi fare dei lunghi corsi universitari, dei corsi di specializzazione e gaudagnarti l' espeienza anno dopo anno e lo stesso vale per ogni altra professione o lavoro. Per divenire un idraulico riconosciuto, a parte i diplomi e conoscere a fondo il mestiere, ci vogliono anni di lavoro.
In politica no. Negli ultimi anni abbiamo sformato decine e decine di "politici" che altro non erano che giovanotti senza lavoro che si accodavno a d un partito di vecchia o nuova formazione.
Il risultato e' stato che abiamo politici, ministri e addirittura leaders di scarsa capacita e lungimiranza, che addirittura arivano a GOVERNARE, come accade con il governo giallo-verde.
idolo del pallone o dello schermo
La soluzione forse sarebbe avere dei migliori politici usando gli stesi sistemi che accettiamo per dottori ed idraulici, considerando che "governare" dovrebbe essere considerata come una ARTE ancora piu complessa,
E allora, che se questo suscitera' immediate proteste, insisstere che i POLITICI abbiano almeno un titolo di studio superiore e un'esperienza nel campo politico o nel settore specifico (salute, esteri, educazione agricoltura...) di vari anni prima che possano acceere a cariche importanti. Perche' se guardiamo all' Italia , dove non ci sono barriere di cultura, abbiamo una delle classi politiche meno colte e preparate del mondo intero
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Re: Una nazione di dèi

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Sayon ha scritto: 28 nov 2020, 18:42 Ma attenti. Il problema riguarda solamente la "politica" ed i "politici" perche in ogni altra professione il problema non esiste. Mi spiego: se vuoi fare il ottore, devi fare dei lunghi corsi universitari, dei corsi di specializzazione e gaudagnarti l' espeienza anno dopo anno e lo stesso vale per ogni altra professione o lavoro. Per divenire un idraulico riconosciuto, a parte i diplomi e conoscere a fondo il mestiere, ci vogliono anni di lavoro.
In politica no. Negli ultimi anni abbiamo sformato decine e decine di "politici" che altro non erano che giovanotti senza lavoro che si accodavno a d un partito di vecchia o nuova formazione.
Il risultato e' stato che abiamo politici, ministri e addirittura leaders di scarsa capacita e lungimiranza, che addirittura arivano a GOVERNARE, come accade con il governo giallo-verde.
idolo del pallone o dello schermo
La soluzione forse sarebbe avere dei migliori politici usando gli stesi sistemi che accettiamo per dottori ed idraulici, considerando che "governare" dovrebbe essere considerata come una ARTE ancora piu complessa,
E allora, che se questo suscitera' immediate proteste, insisstere che i POLITICI abbiano almeno un titolo di studio superiore e un'esperienza nel campo politico o nel settore specifico (salute, esteri, educazione agricoltura...) di vari anni prima che possano acceere a cariche importanti. Perche' se guardiamo all' Italia , dove non ci sono barriere di cultura, abbiamo una delle classi politiche meno colte e preparate del mondo intero
Io non mi fido della così detta "intellighentia".

Un buon filosofo, nonostante quello che diceva Plone, non è a priori un buon politico. Neppure un buon matematico, o ingegnere, o ...

Un buon politico può essere anche un analfabeta, ma deve saper sentire e giudicare.
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Re: Una nazione di dèi

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La società non è un’azienda. Non è un problema di competenza, ma di appartenenza. Ci si fida di coloro con cui vogliamo condividere il nostro
destino, perché ci unisce una visione comune della vita pubblica. Ecco perché prima la democrazia funzionava ed oggi no. Prima era una parte omogenea della società che aveva il timone, mentre oggi non ce l’ha nessuno ed abbiamo il caos. Oggi si costituiscono aristocrazie intorno a ideologie, parole d’ordine, suggestioni, che accaparrano voti e potere, ma poi non si possono più scostare da quelle posizioni ‘ideali’ se no perdono tutto. Così assistiamo alle politiche demenziali dei ‘no borders’, che durano anni, qualunque cosa accada, perché non si possono cambiare. Questo non è governare, ma solo mantenere il potere.
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Re: Una nazione di dèi

Messaggio da leggere da Sayon »

Ovidio ha scritto: 28 nov 2020, 18:55
Sayon ha scritto: 28 nov 2020, 18:42 Ma attenti. Il problema riguarda solamente la "politica" ed i "politici" perche in ogni altra professione il problema non esiste. Mi spiego: se vuoi fare il ottore, devi fare dei lunghi corsi universitari, dei corsi di specializzazione e gaudagnarti l' espeienza anno dopo anno e lo stesso vale per ogni altra professione o lavoro. Per divenire un idraulico riconosciuto, a parte i diplomi e conoscere a fondo il mestiere, ci vogliono anni di lavoro.
In politica no. Negli ultimi anni abbiamo sformato decine e decine di "politici" che altro non erano che giovanotti senza lavoro che si accodavno a d un partito di vecchia o nuova formazione.
Il risultato e' stato che abiamo politici, ministri e addirittura leaders di scarsa capacita e lungimiranza, che addirittura arivano a GOVERNARE, come accade con il governo giallo-verde.
idolo del pallone o dello schermo
La soluzione forse sarebbe avere dei migliori politici usando gli stesi sistemi che accettiamo per dottori ed idraulici, considerando che "governare" dovrebbe essere considerata come una ARTE ancora piu complessa,
E allora, che se questo suscitera' immediate proteste, insisstere che i POLITICI abbiano almeno un titolo di studio superiore e un'esperienza nel campo politico o nel settore specifico (salute, esteri, educazione agricoltura...) di vari anni prima che possano acceere a cariche importanti. Perche' se guardiamo all' Italia , dove non ci sono barriere di cultura, abbiamo una delle classi politiche meno colte e preparate del mondo intero
Io non mi fido della così detta "intellighentia".

Un buon filosofo, nonostante quello che diceva Plone, non è a priori un buon politico. Neppure un buon matematico, o ingegnere, o ...

Un buon politico può essere anche un analfabeta, ma deve saper sentire e giudicare.
NON E" VERO!!! Piu' bassa e' la cultura di un politico, piu forte sara la sua tendenza ad "arraffare" il potere. Quindi se a te piacciono i dittatofelli di destra e di sinistra, potresti anche aver ragione. Ma io i dittatori non li chiamo "buoni politici" . Sono persone che pensano solo a come arrivare al potere, per restarci da soli.
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Re: Una nazione di dèi

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La "cultura" aiuta, ma più di tutto aiutano doti come l'intuito, la sensibilità umana, la capacità di programmare...Doti purtroppo assai rare in un politico al giorno d'oggi. Perché si affermano l'egoismo, la mancanza di scrupoli, l'interesse privato, l'atteggiamento ipocrita e parolaio. Discorso trito e ritrito, ma fondamentalmente vero.
Ci saranno sempre degli Eschimesi pronti a dettar norme su come devono comportarsi gli abitanti del Congo durante la calura.
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Ovidio
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Re: Una nazione di dèi

Messaggio da leggere da Ovidio »

albatros ha scritto: 28 nov 2020, 21:10 La "cultura" aiuta, ma più di tutto aiutano doti come l'intuito, la sensibilità umana, la capacità di programmare...Doti purtroppo assai rare in un politico al giorno d'oggi. Perché si affermano l'egoismo, la mancanza di scrupoli, l'interesse privato, l'atteggiamento ipocrita e parolaio. Discorso trito e ritrito, ma fondamentalmente vero.
Ma i politici di rango, gli statisti, purtroppo sono rari come i geni nell'arte, nelle scienze, nella musica, nella letteratura.

Uno per secolo, o forse meno!
Tenere sempre a mente la „regola d‘oro“
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