Re: Media e dintorni

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heyoka
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Re: Media e dintorni

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grazia ha scritto: 28 giu 2020, 9:00 ""''Chi ‘parla come mangia’ spesso viene avvertito come genuino, naturale, senza costruzioni – – per questo arriva in modo diverso all'attenzione dell’ascoltatore. In parte è legato al fatto che l’irriverenza comunicativa prende sempre in contropiede e ‘buca’ la nostra attenzione, in parte è anche vero che si rivolge alla nostra parte più grezza""

Luca Mazzucchelli
vicepresidente dell’Ordine degli psicologi della Lombardia
In linea di principio hai assolutamente ragione, amica mia. Io però rimango della opinione che se UNO ha tutte le intenzioni di mettertelo in quel posto, di certo non parla come mangia ed in modo grezzo o addirittura volgare, come ad esempio fa Sgarbi.
Tu prova a chiedere a tutte le persone che sono state truffate dalle Banche, da qualche agenzia immobiliare o anche da qualche spasimante pieno/a di attenzioni e parole forbite ed accattivanti. NESSUNO di certo ha convinto io suoi POLLI presentandosi in modo volgare, irriverente e trasandato.
Se nella mia vita ho preso, un paio di INCULONI ( scusami per la volgarità) è perchè sono stato lusigato dai modi forbiti e pacati di colui che voleva mettermelo in quel posto.
La vita è come un ponte, puoi attraversarla ma non costruirci una casa sopra.
(Proverbio dei Sioux)
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grazia
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Re: Media e dintorni

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Strage di Bologna, le carte segrete di Licio Gelli

di Paolo Biondani
22 luglio 2020

I soldi sporchi di Licio Gelli: cinque milioni di dollari rubati al Banco Ambrosiano e distribuiti nei giorni cruciali della strage. I conti esteri segreti della super-spia Federico Umberto D'Amato. Le manovre per far sparire i documenti che collegano il capo della P2 all'eccidio di Bologna. I legami inconfessabili tra i terroristi dei Nar e il killer fascio-mafioso Paolo Bellini. E i ricatti allo Stato. Documentati da appunti «riservatissimi» dell'allora capo della polizia Vincenzo Parisi, trafugati dal Viminale e nascosti in un deposito clandestino, insieme a pezzi di ordigni esplosivi sottratti alle indagini sulle prime bombe nere.

Sono gli ultimi tasselli del mosaico criminale della strage di Bologna, il più grave attentato nella storia dell'Italia repubblicana. Quarant'anni dopo la bomba nera che il 2 agosto 1980 ha ucciso 85 innocenti nella stazione dei treni, le nuove indagini della procura generale hanno identificato, per la prima volta, i presunti mandanti, finanziatori e organizzatori. L'Espresso, nel prossimo numero in edicola da domenica 26 luglio e già online per i nostri abbonati, pubblica un'inchiesta con i nuovi documenti, intercettazioni e testimonianze che chiamano in causa personalmente il capo della loggia P2, Licio Gelli , morto nel 2015, già condannato per tutti i depistaggi successivi alla strage, il suo tesoriere e braccio destro Umberto Ortolani e il capo dell'Ufficio affari riservati del Viminale, Federico Umberto D'Amato.Al centro delle nuove accuse ci sono carte segrete di Licio Gelli, scritte di suo pugno, che erano state fatte sparire dagli atti del processo per la bancarotta dell'Ambrosiano e ora si possono finalmente rendere pubbliche.


Questo primo documento è stato sequestrato al capo della P2 nel giorno del suo arresto in Svizzera, il 13 settembre 1982: c'è il numero di un conto di Ginevra, dove Gelli custodiva milioni di dollari sottratti al Banco Ambrosiano, preceduto da un'indicazione: Bologna. Questo «documento Bologna» era stato fatto sparire dagli atti giudiziari.

Nel prospetto allegato, Gelli ha annotato di suo pugno le cifre e i nomi in codice dei beneficiari dell'operazione Bologna e di altri bonifici collegati: almeno cinque milioni di dollari usciti dal suo conto svizzero in date che coincidono con i giorni cruciali della pianificazione, esecuzione e successivi depistaggi della strage del 2 agosto 1980. La sigla «Zafferano» nasconde lo storico capo dell'Ufficio affari riservati, Federico Umberto D'Amato, iscritto alla P2, che ha incassato 850 mila dollari, secondo l'accusa, come presunto «organizzatore» della strage.

Questo terzo documento è un «appunto manoscritto» sequestrato a Castiglion Fibocchi il 17 marzo 1981, con la stessa perquisizione che portò a scoprire la lista segreta degli oltre 900 affiliati alla loggia massonica P2: Gelli riassume di aver distribuito, attraverso un fiduciario (M.C.), un milione di dollari in contanti tra il 20 e 30 luglio 1980, alla vigilia della strage, e altri quattro milioni il primo settembre 1980, quando iniziano i depistaggi. Altri documenti e testimonianze collegano questi soldi ai terroristi dei Nar, già condannati come esecutori della strage, e alle false «piste estere» create dagli ufficiali piduisti dei servizi per ostacolare le indagini sui neofascisti.

Come esecutori della strage di Bologna sono stati condannati, con diverse sentenze definitive, i terroristi dei Nar Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e, in primo grado, il killer nero Gilberto Cavallini. Le nuove indagini ora identificano il quinto presunto complice, anche lui neofascista, sospettato di aver portato a Bologna l'esplosivo: Paolo Bellini, ex pilota d'aereo e killer della 'ndrangheta, misterioso personaggio collegato a militari dei servizi segreti, magistrati massoni, boss di Cosa Nostra e terroristi neri, compresi gli stragisti dei Nar.

https://espresso.repubblica.it/attualit ... i-1.351225
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grazia
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La Costituzione americana: debolezza di un modello,

di Sabino Cassese
04/11/2020


La Carta che ha disegnato un sistema considerato un riferimento in tutto il mondo ormai mostra tutti i suoi anni. Ed emergono numerose storture…
La Costituzione americana: debolezza di un modello, di Sabino Cassese
Il 2 aprile del 1831 un magistrato ventiseienne francese si imbarcava a Le Havre, in compagnia di un amico, per New York, raggiunta dopo trentotto giorni di traversata. Si trattava di un viaggio di inchiesta, formalmente sul sistema penitenziario americano, di fatto sulla giovane democrazia di quel Paese. Dalle conversazioni e letture quel giovane aristocratico, Alexis de Tocqueville, trarrà, quattro anni dopo, la prima parte di un libro famoso e ancora oggi un classico, intitolato De la démocratie en Amérique.

Fino ad allora, la cultura europea e mondiale aveva glorificato la rivoluzione inglese del 1688 come esempio di democrazia. Tocqueville girerà lo sguardo del mondo verso l’altro modello, quello americano del 1776-1789. Da allora in poi il mondo ha guardato con ammirazione alla Costituzione americana del 1787. L’ammirazione è cresciuta con la crescita in estensione e potenza degli Stati Uniti. Questi, all’epoca del viaggio del nobiluomo francese, avevano 13 milioni di abitanti e 2 milioni di schiavi. Ora quel Paese è 25 volte più popoloso ed ha aumentato enormemente la sua estensione e potenza. Se un merito ha avuto la presidenza Trump è stato quello d’aver messo ora sotto gli occhi di tutti le debolezze di quel modello tanto ammirato.

La Costituzione americana ha 233 anni di vita. È la più longeva al mondo. Ha avuto in tanti anni solo 27 emendamenti, nonostante ne siano stati proposti più di diecimila. È anche una delle più difficilmente emendabili (ambedue le procedure di cambiamento previste sono troppo complicate e farraginose). Questo ha nutrito le strane idee degli «originalisti» (lo era il giudice costituzionale Antonin Scalia e lo è la nuova giudice Amy Coney Barrett, sua seguace), per cui i giudici debbono sempre rispettare l’originaria volontà di chi scrisse una Costituzione antica di quasi due secoli e mezzo. Un modello tanto lontano nel tempo, pur pieno di tanti acuti accorgimenti per evitare il prevalere della «tirannide della maggioranza», temuta da John Adams, James Madison e Alexis de Tocqueville, non è sempre in grado di reggere il peso dell’età.

Alcune Costituzioni contemporanee contengono principi che i tedeschi definisco eterni perché non modificabili, ma si tratta di singole norme. La più grave conseguenza della sostanziale immodificabilità costituzionale americana è quella di squilibrare completamente il sistema, dando un potere enorme alla Corte Suprema, l’unico organo in grado di adeguare i principi costituzionali alla realtà di oggi. Così la Corte Suprema detta legge. Non si spiega altrimenti che anche la morte di un giudice abbia il rilievo della scomparsa di un sovrano.

Il secondo segno di debolezza del sistema costituzionale sta nell’aver consentito la crescita a dismisura dei poteri del presidente. In origine, il presidente non aveva un ruolo tanto importante: all’inizio del secolo scorso, William Howard Taft lasciò con piacere la carica per insegnare e poi divenire Chief Justice; alla fine della sua vita dichiarò che non ricordava neppure di essere stato presidente. Il presidente americano è il Commander-in-Chief delle forze armate, il capo del partito che l’ha candidato, il capo dello Stato e del governo, può porre il veto alle leggi, emanare executive orders, nominare at will, a sua discrezione, da 6 a 8 mila alti funzionari federali e, con l’assenso del Senato, tutti i giudici federali, compresi quelli della Corte Suprema. Il peso acquisito dagli Stati Uniti nella politica mondiale nel corso del 1900 ha ulteriormente accentuato ruolo e poteri del presidente. Lo storico Arthur Schlesinger, che fu anche consigliere di ben tre Kennedy, la chiamò «presidenza imperiale». Gli ha fatto eco Bruce Ackerman (Tutti i poteri del presidente, Bologna, il Mulino, 2012) con una analisi di questa straordinaria concentrazione di poteri.

Terzo punto debole: il presidente americano parla a nome della nazione, ma non è eletto dal popolo. Il 3 novembre vengono eletti gli elettori di uno dei candidati, e per esser eletti occorre assicurarsi la maggioranza degli Stati, non la maggioranza dei voti popolari (nelle votazioni del 2016 la signora Clinton ebbe quasi 3 milioni di voti in più di Trump e perdette). Questa contraddizione è accentuata dalla spinta estremistica di un presidente come Trump, che ha polarizzato tutta la sua politica ed è giunto a minacciare di non riconoscere il risultato elettorale.

Quarto: il motto americano è e pluribus unum (da molti, uno). Ma, se gli Stati sono uniti nel patto federale, non è unita la popolazione, considerato che il 14 per cento (i 45 milioni di afroamericani) non ha ancora ottenuto un pieno riconoscimento dei propri diritti. Ha ragione il grande giurista Guido Calabresi nel riconoscere che l’Unione Europea (che per motto ha più saggiamente scelto in varietate concordia, cioè unità nella diversità) è più unita degli Stati Uniti d’America, tante volte presi ad esempio dei futuri sviluppi dell’Europa. Quel Paese che si vanta di essere un melting pot (crogiolo) ha al suo interno divari che sono più forti di quelli territoriali, che noi abbiamo in Europa.

Un altro punto debole riguarda la Corte Suprema (e le altre corti federali), i cui membri sono messi sullo stesso piede di un re o del Papa, perché titolari della carica a vita. Questo non è solo un inconveniente in sé, perché assicura ricambi lentissimi, ma anche la fonte di un’altra stortura, perché permette, a caso, al presidente che debba nominare più di un giudice di lasciare una impronta della sua politica molto al di là del proprio mandato (limitato dal 1951 a quattro anni, rinnovabili una sola volta).

In conclusione, la Costituzione che ha disegnato un sistema politico preso a modello in tutto il mondo mostra tutti i suoi anni ed è ben poco esemplare. E Trump non si è rivelato un problema solo per il suo Paese, ma anche per la democrazia.

https://www.corriere.it/editoriali/20_n ... debolezza-


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grazia
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La democrazia sotto scacco

Il nuovo libro di Sabino Cassese (Mondadori) mette in luce le contraddizioni dei regimi rappresentativi e i meriti di Bruxelles: violenza e fanatismo religioso le peggiori minacce

di SERGIO ROMANO



In un «lessico di frequenza» (lo studio sull’uso quantitativo delle parole) è probabile che «democrazia», insieme a «Dio», sia una di quelle maggiormente utilizzate dagli esseri umani e, per di più, nella convinzione che abbia ovunque lo stesso significato. L’ultimo libro di Sabino Cassese (La democrazia e i suoi limiti, edito da Mondadori) dimostra invece che la democrazia è nella migliore delle ipotesi una formula generica dietro la quale si nascondono realtà alquanto diverse e molto spesso poco democratiche.


È democratico un regime in cui vige la regola del consenso e basta il dissenso di pochi a impedire l’approvazione di una regola desiderata dalla maggioranza? È democratico uno Stato in cui il Parlamento non è eletto dalla maggioranza dei cittadini elettori, ma dalla minoranza più forte? È democratico uno Stato che ricorre frequentemente ai referendum, quando è ormai evidente che la consultazione è molto spesso soltanto un plebiscito sulla persona che ne è promotrice? È democratico un movimento politico che affida alla Rete e ai suoi umori la soluzione di questioni che richiedono il contributo di persone esperte e competenti? Non è tutto. È più democratico eleggere i giudici, reclutarli per concorso, come accade nella maggior parte delle democrazie europee, o affidarne la nomina al capo dello Stato? La prima e la terza formula sono quelle adottate nella grande democrazia americana. Ma questa stessa democrazia, per molto tempo considerata un modello da studiare e imitare ha eletto alla presidenza Donald Trump; un discusso e contestato presidente degli Stati Uniti che avrà il diritto, dopo il giuramento, di nominare circa mille giudici federali.


Cassese conosce i limiti della democrazia. Ha assistito a fenomeni che hanno dato risultati alquanto diversi da quelli previsti e auspicati. La proliferazione delle sedi in cui si fanno regole e leggi ha ridotto notevolmente i poteri del governo e dell’amministrazione. La democrazia, nelle sue manifestazioni più rivendicative, ha creato una crescente domanda di giustizia che ha avuto l’effetto di aumentare, a scapito dell’esecutivo, governo, i poteri dei procuratori, dei tribunali amministrativi e della stessa Corte costituzionale. Come ricorda Cassese, un grande studioso inglese, Walter Bagehot, ha scritto che la principale prerogativa della Camera dei Comuni era la elezione del premier. L’Italia repubblicana non ha mai avuto un premier e, a giudicare dall’esito dell’ultimo referendum, sembra decisa a non averlo.

Oggi la democrazia, in tutti i Paesi occidentali, è alle prese con nuovi problemi o, piuttosto, con la nuova configurazione di problemi che aveva già affrontato nel corso della sua storia. Esiste anzitutto quello del suo rapporto con la religione. Dopo avere faticosamente costruito una relazione di reciproco rispetto con le Chiese cristiane, le democrazie devono accogliere popolazioni musulmane per cui esiste soltanto una legge: quella del Corano. «Fino a che punto — si chiede a tal proposito Cassese — il rispetto delle diversità può convivere con l’unità degli ordini giuridici nazionali? Se si rispettano regole diverse in relazione alla diversità delle religioni, non si corre il rischio di tornare a ordinamenti di tipo medievale, con diritti personali o di categorie? Si può arrivare al punto che ciascuno scelga il tipo di regole e di giurisdizioni che preferisce?». Credo che nell’Islam vi sia spazio per atteggiamenti più concilianti e pragmatici; e credo che anche le democrazie possano essere non meno pragmatiche. Nove anni fa Robin Williams, arcivescovo di Canterbury e leader religioso della Chiesa anglicana, pronunciò una conferenza in cui sostenne che vi erano casi in cui la magistratura britannica avrebbe potuto applicare le regole della sharia. Pensava naturalmente, in primo luogo, alle vertenze matrimoniali. Ma anche il pragmatismo, purtroppo, smette di essere una virtù nel momento in cui una minoranza radicale brandisce l’Islam come un’arma da usare con spietata ferocia.

Il secondo problema con cui la democrazia deve fare i conti è il terrorismo. Sino a che punto uno Stato democratico può continuare ad applicare le regole liberali della sua costituzione quando è minacciato da eventi come quelli di Parigi, Nizza, Bruxelles e Berlino? Quando François Hollande ha proposto l’approvazione di una legge che avrebbe privato i militanti islamisti della cittadinanza francese, l’opinione pubblica del suo Paese glielo ha impedito. Ma sappiamo, come ricorda Cassese, che altri Stati si sono comportati ancora meno democraticamente. Gli Stati Uniti hanno creato un mostro giuridico (l’espressione è mia) quando hanno collocato la prigione di Guantanamo al di fuori del sistema giuridico americano e privato i prigionieri del ricorso alla giustizia

La questione che maggiormente ci concerne è quella della democrazia nell’Unione Europea in un momento in cui è minacciata non soltanto da un nemico esterno (il terrorismo), ma anche da nemici interni (i populismi nazionalisti di alcuni Paesi mitteleuropei). Su questo punto Cassese mi sembra ottimista e incoraggiante. Anziché denunciare il «deficit democratico» della commissione di Bruxelles, come va di moda negli ambienti euroscettici, l’autore di La democrazia e i suoi limiti constata che stiamo costruendo, pur fra molte esitazioni e contraddizioni, una Europa sempre più interdipendente, in cui la sovranità dei singoli Stati è progressivamente limitata dagli obblighi reciproci dei suoi membri e da una crescente legislazione comune. Esiste ormai un «obbligo reciproco orizzontale» — dice Cassese — che, per esempio, «consente all’Unione Europea di mandare alla Polonia un “avviso sullo Stato di diritto”, per chiedere spiegazioni sulle riforme varate da quel Paese, che pongono in dubbio — tra l’altro — l’indipendenza della Corte costituzionale polacca». Non abbiamo risolto il problema, ma abbiamo conferito legittimità ai polacchi che hanno pacificamente manifestato il loro dissenso. Sono i nostri concittadini.
20 gennaio 2017
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grazia
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Re: Media e dintorni

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Salvini si crede Donald, io l’unico Trump italiano

Alessandro Franzi
9 Novembre 2016

Il segretario della Lega è stato il solo a spendersi per il nuovo presidente Usa sin dall'inizio. Ora vuole cavalcare l'onda per rivendicare la leadership del centrodestra contro Parisi. Ma è Grillo che ha il grosso dei voti anti-sistema, e ha già elogiato il successore di Obama

Matteo Salvini ci aveva messo il cappello molto tempo fa, bisogna ammetterlo. Il segretario della Lega, insieme a pochi altri, ha tifato Donald Trump fin dalle prime battute della campagna elettorale per le presidenziali Usa. Ha scommesso sul magnate di New York quando la stampa americana lo trattava ancora come una macchietta. Questione di posizionamento politico da leader anti-sistema, forse. Ma anche simpatia personale per un personaggio che in questi mesi si è permesso di dire e fare quasi tutto quello che ha voluto. Anche ammettere di non conoscere lo stesso Salvini, che si era presentato al suo fianco per una photo-opportunity durante la campagna elettorale a Filadelfia.
PUBBLICITÀ

Non stupisce dunque che dopo la vittoria di Trump su Hillary Clinton, il leader della Lega passi subito all’incasso. Di primo mattino The Donald deve ancora pronunciare il suo primo discorso da presidente e Salvini è già a Radio Padania. Una fretta giustificata dall’imprevisto (per gli altri, dirà lui) risultato d’Oltreoceano. “Questa è stata la rivincita del popolo contro il sistema – racconta in radio -. Ora per la Lega è il momento di osare, di andare oltre i vecchi partiti. Non è più il tempo dei tentennamenti, chi ci ama ci segua”. Con un po’ di presunzione e parecchio ottimismo, Salvini vuole accreditarsi come il Trump italiano. Non solo per la Lega, ovviamente, ma anche per la leaderhsip del centrodestra che verrà.

Appeso il telefono con Radio Padania, alle 11.30 di mattina il leader leghista arriva a Montecitorio. Il suo staff ha organizzato un incontro con i giornalisti per celebrare la vittoria del nuovo inquilino della Casa Bianca. In platea ci sono diversi deputati padani, al suo fianco siede il volto istituzionale del Carroccio, il vice-segretario Giancarlo Giorgetti, che è uno che parla solo quando serve. “Adesso sarà difficile ridicolizzare le idee della Lega”, attaccano. “Noi stiamo già lavorando alla squadra di governo”, insiste Salvini.

E’ un messaggio per gli alleati del centrodestra – il capogruppo forzista Renato Brunetta è lì in sala stampa ad assistere – e per gli scontenti del suo partito. Soprattutto, il leader leghista si rivolge al Movimento 5 Stelle e al suo elettorato (e qui sta la nuova scommessa di Salvini). Non è un caso se nella corsa a salire sul carro del vincitore americano ci sia anche Beppe Grillo. In mattinata l’ex comico genovese si affida al solito blog. Racconta le evidenti similitudini tra la corsa del neopresidente Usa e il MoVimento. “E’ la delflagrazione di un’epoca – scrive – è un vaffanculo generale, Trump ha fatto un VDay pazzesco”. Dichiarazioni che fanno discutere, anche perché per tutta la campagna elettorale i grillini si erano ben guardati dal prendere posizione tra Hillary e Trump. Il risultato è a tratti grottesco. Nel giro di qualche minuto parte una gara per stabilire chi è il trumpista più puro. Quasi un derby tra populisti. “Grillo sale sul carro del vincitore dopo aver sputato il giorno prima su Trump – attacca Salvini – Troppo facile così. Questa non è coerenza.

Inevitabilmente l’attenzione si sposta sulla scena italiana. E’ sempre un po’ provinciale sbirciare le vicende internazionali dal cortile di casa, però è evidente che il fattore Trump rischia di influenzare l’ultimo scampolo della campagna referendaria, una campagna che più mediatica non si può. Sul fronte del No alla riforma costituzionale è già partita la competizione per rappresentare il trumpismo di casa nostra, usando il No per far cadere Matteo Renzi. Ma nel frattempo Salvini è impegnato anche nella difficile partita nel campo del centrodestra. Il leader del Carroccio si immagina infatti alla guida di uno schieramento totalmente diverso da quello che sogna Stefano Parisi: uno schieramento antisistema, un po’ bossiano, un po’ lepenista, un po’ trumpista, La prova generale sarà già sabato, a Firenze, la città di Renzi. E’ lì che Salvini ha convocato la sua manifestazione nazionale a sostegno del No. E tra i possibili alleati chi non ci sarà, ha detto, “si autoesclude”.

La sfida non è facile. Che cosa farà per esempio Silvio Berlusconi, che molti associano alla figura di Trump ma che resta lontano dalla scena? In mattinata, molti esponenti del centrodestra si sono affrettati a elogiare il prossimo presidente americano – da Giorgia Meloni a diversi berlusconiani -, ma non è così scontato che Salvini conquisti il fattore Trump. Anzitutto perché il grosso del consenso anti-sistema, in Italia, resta ben saldo nelle mani di Grillo e dei grillini. Senza dimenticare che tra il leader leghista e il magnate americano restano enormi differenze. Salvini non è un outsider come il successore di Obama, ma un politico di professione dal 1993. Trump è stato in parte disconosciuto dal partito Repubblicano. Salvini è il leader di un partito che difficilmente potrà accreditarsi come alternativo all’establishment. Sognare però costa poco. E qualche volta ci si azzecca pure.

9 Novembre 2016

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grazia
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a cura di Enrico Vigna 26 novembre 2020


Ad Memoriam del più grande sui campi di calcio e di un UOMO VERO nella vita.


“..Sono nero o bianco, non sarò mai grigio nella mia vita…Ho sbagliato..anche tanto, ma i miei errori li ho pagati io…”

Partito dal Barrio povero di Buenos Aires, dove era nato e cresciuto, è morto nella sua casa dello stesso Barrio, che, come ha sempre rivendicato orgogliosamente, erano le sue radici e la sua identità, mai rinnegata o dimenticata. Vorrei qui ricordare il Maradona “uomo”, l’altro sarà celebrato in tutte le “salse”, ora è amato da tutti i “grandi”, i “potenti”, in vita lo hanno dileggiato e odiato, perché non si è mai inchinato o asservito a nessuno di loro. Al contrario li ha sempre affrontati a viso aperto senza timori o calcoli di convenienza e ha pagato questa sua coerenza, rara, se non rarissima nella società dello spettacolo e in quel mondo dorato e non solo. Come da lui detto: “

…Mi piace attaccare le persone quando hanno entrambe le mani libere per potersi difendere. Quando le hanno incatenate, mi piace aiutarle…"

Con queste immagini vorrei solo ricordare e scolpire il Maradona “scomodo” , il ribelle, inadattabile alle regole dei potenti, dei padroni del mondo, non solo del pallone.

Nel calcio quest’uomo può essere di tutti, nella vita NO. Egli è appartenuto e simboleggiato un uomo dei popoli. Argentino, napoletano, figlio dell’America Latina bolivariana e indomita, ma anche cittadino e fratello di ogni oppresso, di ogni vinto, di ogni “ultimo” del mondo. Ha impersonato solo una speranza, ma pur sempre una luce di riscatto pur sempre parziale e momentanea, per chi sta ai gradini più bassi di questo mondo. Un “uomo” anche per i suoi errori e debolezze, per le contraddizioni che ha rappresentato. Un uomo capace di grandi e coraggiose scelte e di rovinose e banali cadute .Perché non era un Dio, solo un ragazzo arrivato dalla povertà più dura, che ad un certo punto è divenuto un Re, senza nemmeno capire perché. Ma tutti i suoi errori e cadute nella vita, li ha pagati caramente di persona, cercando ogni volta di rialzarsi in piedi, di tentare di vivere normalmente. Come solo uomini veri possono fare, al di là dei giudizi moralisti e benpensanti, dei maestri di vite “pulite” e linde, ma spesso solo ripulite esteticamente. Maradona si è insozzato nel fango della vita, come può succedere a chiunque di noi. Ma non si è venduto al “potere”, che avrebbe voluto riceverlo come un“figliol prodigo” redento e servile. Dopo ogni caduta, ha sempre rialzato la testa, fino alla fine, senza paure o timori. Mai sottomesso.

Maradona un figlio dei popoli. Uno di NOI, che veniamo e siamo il popolo,che fatichiamo a vivere. Come disse Fidel Castro: “…un Che Guevara del pallone”.

Il “nostro” Maradona. Quello scomodo.

Quando era in campo faceva sognare tifosi e appassionati di calcio, regalava gioie ed emozioni indimenticabili, quando ha lasciato l’erba dei campi, è diventato un megafono per urlare le ingiustizie del mondo che ha vissuto e visto. E’ diventato “partigiano” dei popoli, odiava l’ ”indifferenza”, si schierava e basta. Ha avuto denaro spropositatamente, lusso, avendo il coraggio di dire che gli piaceva, lo ha sperperato in mille modi, come con la cocaina, ma in mille modi lo ha anche usato per cause nobili dei bambini poveri, in decine di paesi del mondo, oltre alla sua Argentina. Contraddizioni e pochezze che ha ammesso e di cui poi, si vergognava anche. Ma è stato anche questo.

“Il dolore più grande dopo la morte dei miei genitori"
“..Mi hanno chiamato da Buenos Aires ed è stato qualcosa di sconvolgente. Un grido terribile mi è uscito dalla gola, perché Fidel era come il mio secondo padre. Ho vissuto a Cuba per quattro anni e Fidel mi chiamava alle due del mattino per parlare di politica, di sport o di qualunque cosa accadesse nel mondo, della vita, ed io ero pronto ad ascoltarlo e a parlare. Questo è il ricordo più bello che mi sia rimasto. Quando c'era un evento mi chiamava sempre per vedere se volevo andare, se volevo collaborare e questo non sarà facilmente dimenticato… ”, Maradona quando ha saputo della morte di Fidel.

“E’ morto un mio amico, un mio confidente, mi ha sempre consigliato… Per me Fidel è stato e sarà eterno, l’unico e il più grande. Mi fa male il cuore perché il mondo perde il più saggio di tutti…mi ha aperto le porte di Cuba, quando in Argentina molte cliniche non mi volevano. Ho avuto con lui un rapporto unico, mi ha aiutato a vivere…a non arrendermi . Addio e gracias comandante!”


Dopo il primo incontro con Chavez, Maradona affermò di essere andato in Venezuela per “incontrare un grande uomo”, ma di avere invece “incontrato un gigante”. “…Chavez ha liberato il Sudamerica dalle grinfie degli Stati Uniti d’America. Ci ha presi per mano e ci ha fatto alzare la testa, rendendoci orgogliosi di essere latinoamericani e camminare da soli “.

Maradona ha devoluto a Chavez e al Venezuela molti soldi per la costruzione di campi di gioco e scuole calcio per i bambini più poveri. In un comizio nel 2009, Diego si presentò alla destra di Chavez con la maglietta “Con Chavez, sì allo sport”. “…Hugo mi ha lasciato una grande amicizia e una visione politica incredibilmente saggia. Ci ha dimostrato che non dobbiamo essere schiavi degli Stati Uniti e che possiamo farcela da soli…”.

“ …Sono addolorato per il colpo di stato orchestrato in Bolivia, in particolare per il popolo boliviano e per Evo Morales, una brava persona che ha sempre lavorato per i più poveri…”

Morales: “ Ho appreso con un dolore al petto della morte del mio fratello dell’anima, Diego Armando Maradona. Una persona che aveva a cuore e lottava per gli umili, il miglior calciatore del mondo…”.

“…Voglio dire ai nicaraguensi che tornerò, che sappiano che Diego Maradona è un amico, un amico del Nicaargua, del comandante Ortega e un amico della lotta del popolo nicaraguense e un soldato di Ortega…un Presidente che viene da una onesta famiglia di lavoratori e lo si vede negli occhi…”. Il Nicaragua lo ha insignito dell’Ordine Sandinista

“…Correa è il futuro politico dell’America Latina, un rivoluzionario moderno che non viene dalle campagne abbracciando un AK-47, ma che ha studiato con attenzione i pregi ed i difetti del capitalismo…”..

"Siamo chavisti fino alla morte e quando Maduro l'ordinerà, indosserò l'uniforme per un Venezuela libero, per combattere l'imperialismo e contro chi vuole impadronirsi delle nostre bandiere, ciò che abbiamo di più prezioso…Viva Chavez, viva Maduro, viva la rivoluzione, viva i veri venezuelani ".

“..Pepe Mujica,Un grande uomo che si è tagliato lo stipendio ed andava in giro in utilitaria e sandaletti, che in passato aveva combattuto per la rivoluzione uruguaiana imbracciando un fucile…”. Pepe Mujica: “ Grazie per averti conosciuto e abbracciato…”

“..Sono un soldato di Dilma Rousseff e Lula, hanno la mia solidarietà. Quando dei sudamericani vengono attaccati dagli Usa e sono in difficoltà, io ci sono…”

Lula: “…La sua genialità e pazzia in campo, la sua intensità nella vita e il suo impegno per la sovranità del Sudamerica hanno marcato la nostra epoca…".

“…Tutto il mio sostegno sincero a Hebe de Bonafini e alle Madres de Plaza de Mayo. Tutti noi vogliamo che il nostro popolo sia rialzi, mangi, che sia felice e sereno…Un grande bacio a Hebe…”. Hebe: “ ..Diego è sempre preoccupato per la nostra situazzione. per l’Argentina. E’ una di quelle persone indispensabili. Ci vogliamo molto bene. Quando ci incontriamo è sempre un momento particolare. Cominciamo a parlare, ci intristiamo e piangiamo insieme. E’ molto amato dai giovani, lo adorano e anch’io lo amo come un figlio…Era sempre dalla parte che doveva essere. Il mondo intero lo ama perché era una brava persona, non ha mai smesso di riconoscere da dove veniva…Ha sempre racccontato, mille volte, di essersi reso conto che sua madre non mangiava e di notte le faceva male lo stomaco, non lo dimentico mai..”.

"Ha sempre criticato la Chiesa perché secondo lui non fa abbastanza per aiutare il prossimo e i poveri. Poi secondo lui è arrivato Papa Francesco, E ha dichiarato dopo averlo incontrato, che da quel momento sarebbe stato ilcapitano della sua squadra, “De ahora en adelante soy el capitán del equipo de Francisco …Vorrei davvero ringraziare Francesco per tutto l'affetto che mi ha dato… Ha promesso che farà qualcosa per i ragazzi poveri. Abbiamo parlato di molte cose, dell'impegno affinché i giocatori si uniscano e facciano qualcosa per i bambini che non mangiano in molte parti del mondo. Oggi posso dire di essere un sostenitore di Francesco…”.

Cristina Fernandez Kirchner, attuale vice presidente dell'Argentina, si è unita al dolore per la scomparsa di Diego Maradona.. "Molta tristezza... Molta. Un "enorme perdita per tutti noi, abbraccio" i familiari. "Hasta siempre, Diego". Maradona aveva più volte espresso il suo sostegno ai governi della famiglia Kirchner.

“…Mohammed Alì è stato l'unico uomo che mi ha permesso di vedere mio padre piangere, accadde quando lo vide dal vivo in un incontro a Las Vegas, nel 1981…Un grande uomo coraggioso e lottatore non solo sul ring…”.

Diego quando incontrò Alì era tremendamente emozionato, ha raccontato Marco Ciriello in “Maradona Presidente”, circa la visita alla casa di Alì con Don King, manager e grande amico di Alì: “… Alì non poteva parlare per la malattia e accoglierlo, poi si lasciò abbracciare e lo ha stretto a sè. È stato un incontro stranissimo…poi Diego ha raccontato del gol con la mano all’Inghilterra che fece sorridere Ali ed ha cambiato la situazione. Quando siamo usciti, Diego sembrava rinato, liberato e io non ho avuto il coraggio di chiedere niente altro, perché avevo assistito a una confessione… In quella stanza ci siamo sentiti tutti vicini e solidali, mentre Diego ammetteva di aver sbagliato a segnare con la mano: «Avrei dovuto chiedere scusa, andare dall’arbitro e dire che non era la mano de Dios ma la mia, quella di un argentino scaltro. Ho sbagliato». Ali l’ha guardato credo come nella bibbia il padre guardò il figlio che tornava a casa e Don King sembrava un cardinale, eccentrico, ma comunque un cardinale e stringeva la spalla di Diego. Una scena che avrei dovuto fotografare, piena di luce, una redenzione muta. Non so dire quanto sia durata, siamo stati sospesi per pochi secondi o per molti minuti, non ha importanza, perché era una scena fuori dal normale. Ali, tremando come un budino, ha scritto su un foglio che teneva sua moglie Yolanda qualcosa di incomprensibile a tutti tranne che a lei, e sua moglie dopo averlo guardato e avergli parlato in un orecchio, ha detto a Diego: fallo sapere alla gente e Diego annuì…”.

Gianni Minà il grande giornalista e grande amico di Maradona così ha ricordato l’uomo e l’amico: “

“Tante volte criminalizzato. Ora silenzio. Con Maradona il mio rapporto è stato sempre molto franco. Io rispettavo il campione, il genio del pallone, ma anche l’uomo, sul quale sapevo di non avere alcun diritto, solo perché lui era un personaggio pubblico e io un giornalista. Per questo credo lui abbia sempre rispettato anche i miei diritti e la mia esigenza, a volte, di proporgli domande scabrose. Dalla polvere di Villa Fiorito, nella provincia di Buenos Aires, dove è cominciata la sua avventura di più grande calciatore mai nato alla militanza politica nei partiti progressisti latinoamericani per i quali ha dato molte volte la propria faccia. Nessun calciatore è mai arrivato a tanto. Diego, per una ironia del destino, se n’è andato da questo mondo lo stesso giorno di un altro gigante, Fidel Castro. Alla fine li rimpiangeremo, come succede a chi ha lasciato una traccia indelebile nel gioco del calcio e della vita. E ora silenzio. Il suo prezzo al mondo del pallone lo ha pagato da tempo…”.

La famosa “mano de Dios”. Il gol che Maradona dichiarò di aver fatto per conto del Padre Eterno, il quale così volle punire l’Inghilterra dopo che la stessa, 4 anni prima, aveva invaso le Falkland-Malvinas, uccidendo centinaia di giovani argentini e poi fece imporre l’embargo sul paese, immiserendo e portando alla fame il popolo argentino. La giustificazione a quel gol, Maradona, l’ha sempre data così, come una lotta politica al potere imperialista del Regno Unito e dei suoi alleati. Una forma di rivincita equa.

Il Maradona per i niños…sempre disponibile e pronto



“…Sono cresciuto in un quartiere povero di Buenos Aires. Privo di elettricità, acqua, telefono. Io SO cosa significa per un bambino essere povero, non avere niente, solo i sogni…”.

Maradona realizza il sogno di Ali, un bambino di otto anni nato senza gambe

Con un video in cui, dove indossava la maglietta Albiceleste dell’Argentina, ha spiegato che gli piace molto giocare a calcio e chiesto di incontrare Maradona, in quel momento allenatore dell’Al Fujairah. ha realiIl suo sogno si è realizzato insieme ad altri bambini e al suo eroe Maradona. Che ha condiviso con loro alcune ore sul campo, dedicando particolare attenzione e affetto ad Ali.

Acerra 1984 - Pietro Puzone,allora riserva del Napoli, viene contattato da un padre di Acerra in disperato bisogno di raccogliere fondi per un'operazione urgente, ma troppo costosa, che avrebbe salvato la vita del figlio piccolo e malato. Il padre aveva cercato di contattare il Napoli per organizzare una partita di beneficenza, ma Ferlaino non aveva acconsentito alla richiesta per paura che i suoi giocatori si infortunassero. Tramite Puzone la voce giunse però alle orecchie di Diego Armando Maradona, che si ribella al presidente, paga di propria tasca la clausola di 12 milioni alla sua assicurazione contro gli infortuni esclamando: "Che si fottano i Lloyd di Londra! Questa partita si deve fare per quel bambino", e nel gennaio del 1985 si presenta in un fangoso terreno di periferia per giocare. Il resto è storia

“ Voglio essere l'idolo dei bambini poveri di Napoli e del mondo, perché loro sono come ero io a Buenos Aires".


Il suo ultimo saluto

“Gracias, amigos. Grazie a tutti. Grazie per gli auguri, per la vicinanza e per l’affetto che continuate a mostrarmi. Mi danno forza e sensazioni positive, cose che in tempi di grande paura per la salute di tutti e di grandi sofferenze economiche per tanti sono assai preziose. Sessant’anni, sì. Sono pochi o sono tanti? Devo cominciare a sentirmi pure io un po’ vecchietto, oppure no? Beh, l’ammetto, me lo sono chiesto. Ma non so darmi una risposta. Se penso, se ragiono, se mi fido della mia voglia di futuro sono pochi perché pensavo e ragionavo così anche quando di anni ne avevo la metà. Se invece penso di fare una corsa, uno scatto, beh, allora mi sembrano tanti…Non credo che a sessant’anni sia già tempo di bilanci, ma non rinnego nulla di quel che è stato e di quel che ho fatto. Non ho rimpianti. Non voglio averne. Certo, so di non aver fatto sempre cose giuste, ma se ho fatto del male, l’ho già detto, l’ho fatto solo a me stesso, non agli altri. Però da una quindicina di anni ho imparato a volermi più bene e ora sono felice. Che regalo mi piacerebbe avere? Niente per me. Vorrei che questa pandemia assassina se ne andasse via, questo sì. Vorrei che lasciasse in pace tutti e soprattutto quei Paesi e quei popoli e quei bambini tanto poveri da non potersi neppure difendere. Vorrei che qui in Argentina come in tante, troppe, altre parti del mondo fossero sconfitti anche i virus della fame e della mancanza di lavoro che divorano la dignità delle persone. E poi, visto che non ce la faccio proprio a non parlare di pallone, vorrei che il mio Gimnasia, prossimo a tornare in campo, dopo novant’anni e più, rivincesse il campionato. E se è vero che non c’è due senza tre, vorrei che un altro scudetto lo vincesse presto pure il Napoli. Lo seguo. Mi piace. Caro Gattuso, vai avanti così: con la tua grinta e la tua capacità di fare calcio. Faccio il tifo per te e voglio dirti una cosa: c’è gente che si vanta di aver giocato nel Barcellona, nel Real Madrid, nella Juventus. Io mi vanto e sono orgoglioso di aver fatto parte del Napoli. Spero che un giorno possa dirlo pure tu. Grazie ancora, amici miei. Vi abbraccio tutti, Forse anche un po’ commosso. ..Sarà colpa dell’età “

“…Se muoio, voglio rinascere e voglio fare il calciatore. E voglio essere ancora Diego Armando Maradona. Sono un giocatore che ha dato gioia alle persone e questo mi basta e ne ho in abbondanza".

“ Ci sono uomini, nell’animo dei popoli, la cui morte pesa come una piuma e altri la cui morte pesa come una montagna” (Mao)

Addio Dieguito. Che la terra ti sia lieve.


https://www.lantidiplomatico.it/dettnew ... 790_38407/
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Re: Media e dintorni

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giaguaro ha scritto: 11 giu 2020, 14:00 Forse bisognerebbe cercare di capire come sia andata a finire questa storia d'amore di Montanelli e moglie.
Il fatto che sia stata venduta dalla propria famiglia e acquistata da Montanelli, o chi per lui, potrebbe essere ininfluente, se poi si è comportato come un marito normale, considerandola come moglie regolare sia quando era in Etiopia e sia quando è rientrato in Italia.
Ciò, in quanto il padre l'ha venduta secondo il modus operandi in uso nella cultura di quei paesi. Effettivamente la giovane età della bambina è condannabile. Ma questo è dovuto anche alla mentalità culturale di quei popoli.
Se però Montanelli, quando è rientrato in Italia, si è dimenticato dell'esistenza della consorte, soprattutto perché troppo giovane e infinitamente povera e di colore, allora si è macchiato di un peccato difficilmente perdonabile. Mi auguro che le cose non siano andate in questo modo; perché, altrimenti, il suo comportamento offusca la sua immagine più dell'effettiva rimozione della sua statua!
Sì, però tu il pieno alla tua auto lo vuoi fare...



... come la famiglia di Sordi voleva vivere con tutti i comfort. Ne parlavo con mio fratello tempo fa, che criticava i cosiddetti contractors, termine fumoso traducibile con i vecchi mercenari, i quali vengono assoldati da tutti i governi occidentali in Iraq, e in tutti quegli scenari di guerra in cui con tanta lena andiamo ad esportare 'democrazia' e ad importare petrolio e materie prime a contratti di favore. Per avere un certo benessere, bisogna andarsi a prendersi quei materiali, e lo si deve fare in concorrenza con tantissime altre nazioni che vi hanno messo gli occhi. Così è ora, così era nell'Italia degli anni '30 in cui Montanelli se ne andò in Etiopia. Dove ci sono soldati di vent'anni, ci sono sempre bordelli. E' inevitabile. O quelle mogli abissine. Che sono comunque molto meglio dell'alternativa: gli stupri sulla popolazione civile.

Si fa presto a puntare il dito dal divano di casa propria. Con il termostato fisso sui 24 gradi...


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Perché la pandemia Covid-19 non è la peggiore che vivremo: l’allarme dell’Oms e cosa fare
Poiché viviamo in una società globale sempre più complessa, queste minacce continueranno
30 Dicembre 2020


Negli ultimi 12 mesi, vite ed economie sono state sconvolte dal Covid-19. Ma negli anni l’Oms aveva avvertito che il mondo non sarebbe stato preparato a una pandemia. Che poi ci tra travolto.

Oggi contiamo 82 milioni di contagi in tutto il mondo, 46,3 milioni di guariti, 1,79 milioni di vittime, con gli Stati Uniti in testa sia per numero di positivi che di morti.

Mentre il presidente Biden critica il piano vaccini di Trump e promette 100 milioni di dosi nei suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca, in Germania si registra il record di decessi in un giorno, in America Latina sono stati superati i 500mila morti mentre in Francia per ora il Governo non intende imporre un nuovo lockdown per arginare il contagio, anche se potrebbe anticipare il coprifuoco nelle aree orientali, le più colpite.

L’anno della pandemia, questo drammatico 2020 che si chiude con un record di morti per Covid in Italia (primo Paese in Europa), con un numero di vittime che supera persino quelle del 1944, quando eravamo in guerra, ci lascia con due probabili certezze.

L’assoluta importanza del vaccino anti-Covid
Il vaccino anti-Covid potrà salvare oltre 30mila italiani se verrà superata la soglia dell’immunità di gregge e se la copertura arriverà all’80% tra le popolazioni più a rischio, ovvero immunodepressi e anziani.

Al contrario, se non si riuscisse a coprire un target adeguato entro il secondo trimestre del prossimo anno, cioè entro giugno 2021, rischieremmo di avere oltre 8 mila decessi in più. Se per assurdo nessuno in Italia dovesse sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid, situazione evidentemente – e fortunatamente – irrealistica, potremmo contare altre 62 mila morti per Coronavirus.

“Si è aperto un nuovo terreno, non da ultimo con la straordinaria collaborazione tra settore pubblico e privato in questa pandemia. E nelle ultime settimane, il lancio di vaccini sicuri ed efficaci è iniziato in numerosi Paesi, il che è un risultato scientifico incredibile. Questo è fantastico, ma l’Oms non si fermerà fino a quando i bisognosi non avranno accesso ai nuovi vaccini e saranno protetti” ha detto l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Covid-19 diventerà endemico?
Sembra che il destino del virus sia quello di diventare endemico, così come altri quattro Coronavirus umani, e che continuerà a mutare mentre si riproduce nelle cellule umane, specialmente nelle aree di ricovero più intenso, ha annunciato il prof. David Heymann, presidente del gruppo consultivo strategico, tecnico dell’Oms per i rischi infettivi ed epidemiologo alla London School of Hygiene and Tropical Medicine.

“Fortunatamente, abbiamo strumenti per salvare vite umane e questi, in combinazione con una buona salute pubblica, ci permetteranno di imparare a convivere con Covid-19″.

Secondo il capo del programma di emergenza dell’Oms, Mike Ryan, “lo scenario probabile è che il virus diventerà un altro virus endemico che rimarrà in qualche modo una minaccia, ma una minaccia di livello molto basso nel contesto di un efficace programma di vaccinazione globale”.

Resta da vedere quante persone decideranno di vaccinarsi, motivo per cui si sta anche valutando l’obbligatorietà del vaccino, anche se in Italia per il Governo Conte sembra un’ipotesi lontana. L’esistenza di un vaccino, anche ad alta efficacia, non garantisce comunque per forza l’eliminazione o l’eradicazione di una malattia infettiva.

Il capo scienziato dell’Oms, Soumya Swaminathan, ha dichiarato anche che essere vaccinati contro il virus non significa che misure di salute pubblica come l’allontanamento sociale possano essere interrotte in futuro.

Ma gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno avvertito che il mondo dovrà imparare a convivere con il Coronavirus e, anche se la pandemia di Covid è stata molto grave, non è necessariamente “quella più grande”. Potrebbe cioè non essere la peggiore che vivremo.

Perché la prossima pandemia potrebbe essere più grave
La prossima potrebbe essere anche più grave. “Questo è un campanello d’allarme. Stiamo imparando, ora, come fare le cose meglio: scienza, logistica, formazione e governance, come comunicare meglio. Ma il pianeta è fragile” avverte. Poiché viviamo in una società globale sempre più complessa, queste minacce continueranno. “Se c’è una cosa che dobbiamo cogliere da questa pandemia, con tutta la tragedia che si porta dietro, è che dobbiamo agire insieme”.

Il primo ruolo del vaccino è quello di prevenire malattie sintomatiche, malattie gravi e decessi. Ma resta da vedere se i vaccini ridurranno anche il numero di infezioni o impediranno alle persone di trasmettere il virus.

Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’Oms, ha sottolineato l’importanza di un “One Health Approach”, che integri la salute umana, la salute degli animali e la salute delle piante, nonché i fattori ambientali.

75% delle malattie infettive arrivano da germi
Aspetto trascuratissimo ma ormai incontrovertibile, visto che il 75% delle malattie infettive umane nuove ed emergenti sono zoonotiche, causate cioè da germi che si diffondono tra animali e persone. “Qualsiasi sforzo per migliorare la salute umana è destinato a fallire, a meno che non affronti l’interfaccia critica tra uomo e animali”, ha affermato Tedros (qui trovate i possibili virus con cui ci troveremo a lottare nei prossimi anni e che rischiamo di trasformarsi in pandemia).

Il capo dell’Oms ha anche esortato i paesi a investire nella capacità di preparazione per prevenire, rilevare e mitigare le emergenze, e ha ribadito l’importanza di forti sistemi sanitari primari come fondamento della copertura sanitaria universale e degli “occhi e orecchie” dei sistemi sanitari ovunque. “La vera preparazione non è solo un lavoro del settore sanitario, richiede un approccio per tutto il governo e per tutta la società”.
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Ora vogliono colpire la casa Patrimoniale? Cosa ci aspetta
Tra i banchi dell’attuale maggioranza resta l’ipotesi di una patrimoniale. L'Ance tuona: "Rischi grossi per l'economia". Cosa può accadere


Stefano Damiano - Gio, 21/01/2021 - 07:42
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Che in questo momento di difficoltà economiche (oltre che politiche) si possa pensare ad una nuova tassa sulla casa sembrerebbe quantomeno ‘paradossale", eppure l'ipotesi c'è ed è tutt’altro che remota.

Già lo scorso dicembre, difatti, durante i lavori in parlamento era uscito un provvedimento con cui si sarebbe impegnato il governo “a inserire in prossimi provvedimenti legislativi una riforma delle imposte patrimoniali oggi vigenti”.



Nei fatti, l’idea che circola è quella di una nuova forma di tassazione sulla ricchezza - una sorta di patrimoniale - rivolta a coloro i quali abbiano un patrimonio superiore ai 500mila euro compresi beni come la prima casa.

Con 19 sì, sei astenuti e 462 contrari la Camera ha bloccato questa misura su cui, però, parte del Pd e di Leu potrebbero tornare alla carica. Negli scorsi giorni, ad esempio, Nicola Fratoianni di Leu aveva scritto su facebook : "Anche la Banca d'Italia si esprime a favore di una patrimoniale […] Secondo l'istituto aiuterebbe a redistribuire la ricchezza e incentiverebbe impieghi più produttivi delle risorse, soprattutto in un Paese con un'elevata evasione fiscale come, purtroppo, il nostro. E il rischio che i capitali fuggano all'estero, uno degli argomenti più forti dei nostri detrattori, oggi sarebbe ridotto grazie al continuo scambio di informazioni tra amministrazioni fiscali".

Ad essere colpito dalla patrimoniale, però, sarebbe soprattutto il ceto medio che vedrebbe "aggredito" un bene primario il cui valore, negli scorsi anni, è stato sfalsato da speculazioni, scarsi investimenti pubblici nell'edilizia sociale e popolare e da una (forse voluta) disattenzione al settore edile.

Da Forza Italia è già arrivato il no categorico all’ipotesi patrimoniale, con Deborah Bergamini che - ribadendo le posizioni già espresse da Giorgio Mulè - ha dichiarato: "Chiunque siano i responsabili e ovunque siano nascosti, sappiano che il nuovo governo Conte riproporrà la patrimoniale. Lo ha messo nero su bianco Fratoianni alla Camera dei Deputati. A chi ha già perso molto con la crisi economica, con la patrimoniale toglieranno anche quel poco che rimane. Forza Italia con il presidente Berlusconi non lo permetterà. Difendere le proprietà e i risparmi degli italiani, soprattutto in una fase di grande emergenza come quella che stiamo vivendo, è un imperativo".


Ma di cosa si tratta e quali potrebbero essere gli effetti di una patrimoniale sulla casa… andiamo per ordine

Cosa è una patrimoniale
La patrimoniale è un’imposta che riguarda i beni sia mobili che immobili. L'imposta riguarda, pertanto, denaro, case, azioni, valori preziosi, obbligazioni e può "colpire" le persone fisiche e quelle giuridiche.

Si definisce imposta e non tassa perché viene corrisposta non per un servizio ricevuto ma per servizi che lo Stato o gli Enti pubblici corrispondono alla collettività. La patrimoniale può essere, inoltre, fissa o variabile: nel primo caso riguarda tutti i contribuenti per lo stesso importo mentre, nel secondo caso, varia in relazione al patrimonio.

Infine, queste imposta può essere periodica - versata con cadenza regolare - o “straordinaria”, cioè applicata una sola volta.

Secondo i dati della Cgia di Mestre relativa all'annualità 2017, si contavano circa una quindicina di patrimoniale tra cui: bollo auto, l’imposta di bollo, il canone Rai, l’imposta su aeromobili e imbarcazioni, le tasse sulle successioni, donazioni e transazioni finanziarie.

Il valore, sempre relativo al 2017, era di circa 46miliardi di euro di cui le imposte sugli immobili hanno consentito all'Erario di incassare 21,8 miliardi anche considerando che l’Italia è tra i paesi europei con i più alti tassi di proprietà da parte delle famiglie (superiore al 70%, mentre in Francia sono il 65%, in Germania il 51%. Dati Acer - Associazione dei Costruttori Edili di Roma e Provincia).


L'idea di agire con una patrimoniale sulla casa, come riportato in un precedente articolo de IlGiornale.it, nascerebbe dall'intento di alleggerire il carico fiscale sui lavoratori aumentando, invece, le tasse sui consumi e sulla ricchezza, "considerato (non si sa da chi. Ndr) meno dannoso per la crescita".

Difatti, questa nuova Imu colpirebbe soprattutto il ceto medio essenziale alla ripresa dell’economia del nostro Paese, che già si trova ad essere tassato, in media, tra il 38 e il 43%. Una patrimoniale, quindi, potrebbe rappresentare un aggravio di spesa con effetti estremamente negativi sul portafoglio delle famiglie degli italiani.

“Un aumento della tassazione di un bene come quello della casa – dichiara Nicolò Rebecchini, presidente dell’Associazione dei Costruttori di Roma - avrebbe un pericoloso effetto negativo per le famiglie che spesso, con grande sacrificio, hanno acquistato la propria abitazione o quella per i propri figli”.

Quali tasse sulla casa esistono già
La proprietà di una casa implica il pagamento di alcune tasse tra cui, in primis, l'Imu (senza dimenticarsi di Tasi, Tari). L'imposta unica municipale concede l'esenzione dal pagamento per le prime case ad eccezione solo dei seguenti immobili di lusso:

Categoria catastale: A/1; Tipologia di immobile: Abitazioni di tipo signorile
Categoria catastale: A/8; Tipologia di immobile: Abitazioni in ville
Categoria catastale A/9; Tipologia di immobile: Castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici
Secondo quanto previsto dalla legge di Bilancio 2020, l’esenzione prima casa si applica anche alle pertinenze classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, fino a un massimo di un’unità per categoria.


Il Mef ha stabilito che le aliquote per le prime case appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8 e A/9 siano del 5 per mille con la facoltà dei Comuni di ridurre o aumentare dell’1 per mille e di applicare un’ulteriore riduzione di 200 euro.

Sulle seconde case, invece, viene applicata un’aliquota minima dell’8,6 per mille che può arrivare fino al 10,6 o maggiorata ulteriormente fino all’11,4 su delibera del Comune che deve stabilire le aliquote entro il 28 febbraio. L’idea di un reinserimento dell’Imu sulla prima casa attraverso una patrimoniale rappresenterebbe, pertanto, un vero salasso per il ceto medio effetti negativi non solo sul portafoglio delle famiglie ma sull’intera economia.

“Un’eventuale patrimoniale sulla casa - dichiara Rebecchini - oltre ai riflessi negativi sull’economia in generale, evidenzierebbe un paradosso: da una parte aumenterebbero le entrate per l’erario per la maggiore tassazione e, dall’altra, si avrebbe una diminuzione delle stesse a causa dei minori investimenti”. “Approcciare con questo metodo al bene casa evidenzierebbe – continua il presidente Acer - una confusione a livello Istituzionale in quanto, da una parte lo Stato interviene con incentivi fiscali dedicati alle famiglie (superbonus), per consentire la trasformazione green del patrimonio immobiliare e, dall’altro, ridurrebbe fortemente l’impatto con una tassazione dello stesso patrimonio incentivato”.

Quali sarebbero gli effetti di una patrimoniale sulla casa
Per capire gli effetti di una patrimoniale sulla casa basta fare due calcoli. Prendiamo come esempio le grandi città dove il costo di una casa - anche di piccole dimensione - rappresenta una spesa ingente.

Tra la casa di proprietà, i risparmi e tutto il resto, il tetto di 500mila euro significherebbe andare a colpire buona parte del ceto medio italiano che si si troverebbe a pagare una tassa tra lo 0,2-0,5% e il 2% a seconda del valore del proprio patrimonio.


Facciamo un esempio… Fabio e Maria abitano con i propri 2 figli a Roma. Lei è un'insegnate e lui un commerciante e nell'anno mettono insieme una reddito di circa 60/70mila euro. Un reddito buono che gli permette di vivere in modo tranquilli senza eccessi. Sono in comunione dei beni e proprietari di 2 case frutto degli sforzi dei genitori di entrambi.

La casa di Roma è di 120 mq; nella capitale il valore medio (stima Immobiliare.it) 3.241 €/m² è di conseguenza il loro stato patrimoniale di partenza sarebbe, così, già di oltre 380mila euro. La casa in cui abitano i coniugi è stata comprata dai genitori di lui che hanno pagato il mutuo, l'Imu sulla seconda casa - fino a quando è stata di loro proprietà - e, infine, la donazione.

I genitori di lei, invece, le hanno lasciato una casa in provincia; la proprietà di Maria vale circa 100mila euro e la donna non vuole vendere per motivi affettivi nonostante, essendo seconda casa, paghi moltissime tasse.

Calcolatrice alla mano i 500mila euro di patrimonio complessivo sono stati già raggiunti e ora, oltre alle imposte altissime sulle case di Maria, anche la prima casa comporterà l'obbligo di pagare un'imposta che potrebbe oscillare tra lo 0,2/0,5% e il 2% .

“È venuto il momento che il Parlamento affronti una riforma fiscale che inquadri in maniera chiara ed inequivocabile quali sono gli obiettivi e le strategie per la casa”, conclude il presidente dell’Ance di Roma: “In altre parole, i processi di rigenerazione del patrimonio esistente finalizzati a dare una migliore sicurezza e funzionalità delle abitazioni, la riqualificazione delle periferie, per ridurre il disagio sociale, sono un obiettivo fortemente voluto o sono solo dichiarazioni di facciata per poi andare nelle direzione opposta?”

Da "IL GIORNALE"
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