SPIGOLANDO......

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grazia
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PLATONE
Della Giustizia

[..]«Per comprendere che anche chi pratica la giustizia si comporta così suo malgrado e solo perché non può commettere ingiustizia, l'espediente più opportuno è ricorrere a una situazione immaginaria. Concediamo ad entrambi, all'uomo giusto e all'ingiusto, la possibilità di fare ciò che vogliono, e poi seguiamoli osservando dove i loro desideri guideranno l'uno e l'altro. Allora sorprenderemo l'uomo giusto a percorrere la stessa strada dell'ingiusto a causa dell'avidità, che per natura ogni essere insegue come il proprio bene, quantunque la legge lo costringa con la forza ad onorare l'uguaglianza. E tale possibilità si realizzerebbe al più alto grado, se essi avessero quella risorsa che ebbe un tempo, a quanto si racconta, Gige, l'antenato di Creso re di Lidia. Egli era al servizio, in qualità di pastore, del sovrano che allora regnava in Lidia. Un giorno, durante un violento terremoto accompagnato dal temporale, la terra si spaccò e produsse una fenditura nel luogo in cui egli faceva pascolare il gregge. Gige la vide e scese giù pieno di stupore. Fra le molte meraviglie che scorse c'era, a quanto si narra, un cavallo di bronzo, cavo, con delle aperture. Egli v'infilò il capo e vide là dentro un cadavere di dimensioni sovrumane, assolutamente spoglio ma con un anello d'oro a una mano. Gige se lo mise al dito e uscì. Con tale anello partecipò anch'egli alla consueta riunione dei pastori per dare al re il rendiconto mensile sullo stato del gregge. Ma mentre era seduto con i compagni girò per caso il castone dell'anello verso di sé, all'interno della mano; e così divenne invisibile, e quelli seduti accanto a lui dissero che se n'era andato via. Egli allora, stupefatto, toccò di nuovo l'anello, voltò il castone verso l'esterno e appena l'ebbe voltato ritornò visibile. In considerazione di ciò, Gige ripeté il tentativo, per controllare il potere dell'anello: effettivamente constatò che quando voltava il castone verso l'interno egli diventava invisibile, e ritornava visibile quando lo voltava verso l'esterno. Non appena ebbe compreso ciò, fece in modo di essere incluso fra gli informatori del re. Giunse alla reggia, divenne l'amante della regina e con lei congiurò contro il re, lo uccise e prese il potere.
«Se dunque esistessero due anelli così e l'uno se lo infilasse al dito l'uomo giusto e l'altro l'uomo ingiusto, credo che nessuno sarebbe così costante da persistere nella giustizia e avere il coraggio di astenersi dai beni altrui senza neppure toccarli, malgrado la possibilità di prendere al mercato ciò che volesse, di entrare nelle case e unirsi con chi gli piacesse, e di uccidere qualcuno e liberare qualcun altro a suo arbitrio, e di fare tutto quanto lo rendesse fra gli uomini simile a un dio. Ma comportandosi così non sarebbe affatto diverso dall'altro uomo, anzi percorrerebbero entrambi la medesima strada. E in ciò si potrebbe scorgere una grande prova del fatto che nessuno è giusto di propria volontà, ma solo per forza, non perché ritenga la giustizia vantaggiosa di per sé: infatti ognuno, quando ritiene di poter commettere ingiustizia, la commette. E ognuno crede che l'ingiustizia gli sia molto più utile della giustizia; e ha ragione di crederlo, secondo il difensore di questa tesi. Chi infatti possedesse un simile potere eppure non volesse mai prevalere e nemmeno toccare i beni altrui, parrebbe a chi ne fosse al corrente l'uomo più infelice e più stolto; ma in pubblico lo loderebbero, ingannandosi a vicenda per timore di ricevere un danno. Proprio così stanno le cose![..]
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LA GIUSTIZIA SECONDO MANZONI


Nei primi sei capitoli dei Promessi Sposi, Manzoni pone particolare attenzione al tema della giustizia; evidenziando e, per meglio dire, criticando la “giustizia” seicentesca.
Nell’Italia del 600, sotto il dominio spagnolo, la giustizia nei comuni era piuttosto arbitraria e, come ci sottolinea l’autore, nelle mani dei più potenti. Succedeva, infatti, che gli unici ad essere vittime del sistema giudiziario fossero proprio i più bisognosi: gli umili e indifesi.
È evidente il desiderio dell’autore di denunciare e criticare la giustizia dell’epoca dal fatto che abbia scelto (per primo fra tutti) come protagonisti del suo romanzo proprio due semplici e umili contadini, che ci rappresentano e manifestano le angherie delle quali erano vittime i deboli dell’Italia secentesca.
Le istituzioni, certo, non negavano leggi e punizioni per angherie o soprusi commessi, anzi, queste erano parecchie, ma , molto spesso, venivano gestite e amministrate da giudici in modo piuttosto arbitrario; di fatto la giustizia nell’epoca secentesca era uno strumento, in più, al servizio dei potenti che consentiva loro di commettere ingiustizie essendo, spesso, coperti dalla legge e che condannava i più deboli e indifesi a subire.
La critica, del Manzoni, a riguardo si fa sentire con piccole sfumature in ogni capitolo.
A partire dal primo capitolo, quando l’autore traccia un generale quadro della situazione sotto il dominio straniero, e , tramite l’incontro di don Abbondio con i bravi, evidenzia la popolazione per lo più divisa tra oppressi e oppressori, e la condizione nella quale si trovavano i meno pavidi e coraggiosi che, per non essere vittime di tali angherie, erano costrette a raggrupparsi in corporazioni o a rifugiarsi sotto la protezione di una delle due più potenti classi sociali: la chiesa.
Il piccolo clero locale era, tuttavia, impotente di fronte a tale prepotenza e presa di potere da parte dei nobili, ricchi e potenti, e viveva, quindi, in un continuo clima di terrore, spesso costretto ad atteggiamenti di servilismo.
La giustizia, all’epoca dei Promessi Sposi, era gestita dai potenti, i signorotti dei paesi che, tramite un considerevole numero di bravi (rifugiatisi sotto la loro protezione dopo aver commesso reati) al loro servizio, commettevano soprusi e angherie ed, inoltre, grazie il loro potere, corrompevano altri rappresentanti della giustizia o si facevano amici di altri potenti. I nobili molto spesso pretendevano di sostituirsi alla legge, di far coincidere le loro volontà con essa.
La dimostrazione lampante del sistema giudiziario secentesco l’abbiamo nel terzo capitolo, quando Renzo, consigliato da Agnese si reca dall‘avvocato soprannominato Azzeccagarbugli, nella speranza che questo possa perorare la sua causa. L’avvocato inizialmente, quando ancora crede che Renzo sia un bravo, gli espone tutte le strategie giuridiche per risolvere il problema, ma quando infine scopre che egli è la vittima e non il malfattore, e pertanto non un bravo, lo caccia con sgarbate parole. Azzeccagarbugli ha una professionalità distorta, è un servo del potere, un servo dell’amico e protettore don Rodrigo, del quale è solito difendere i bravi. In mano sua la legge è uno strumento ed è spregiudicato e abile nel manovrarla con artifizi verbali. L’avvocato è, in realtà, una figura piuttosto drammatica perché, attraverso lui, è rappresentata tutta la società corrotta del ‘600.
Nel quinto capitolo, invece, viene illustrato un banchetto fra nobili che ha luogo a casa di don Rodrigo, durante il quale vengono discusse, dai convitati (il cugino Attilio, l’avvocato Azzeccagarbugli, il podestà di Lecco e due sconosciuti), le tematiche più svariate. Durante il convito viene affrontata una discussione riguardo se fosse giusto o meno bastonare un portatore di una sfida. Sull’argomento si dimostrano piuttosto contrari il potestà, sfavorevole, e il conte Attilio, favorevole, che proseguono discutendo riguardo le regole della cavalleria.
La giustizia viene menzionata un’ultima volta nel sesto capitolo quando fra Cristoforo si reca a casa di don Rodrigo per chiedere un atto di giustizia, che viene prontamente rifiutato dal nobile, troppo orgoglioso, testardo e capriccioso.
In questi primi sei capitoli si può ben dedurre il pessimismo giuridico dell’autore e la sua scontentezza, delusione e critica riguardo la giustizia.
Manzoni, infatti, non crede che la giustizia possa attuarsi tra gli uomini, mentre egli sogna uno stato di diritto, dove tutti, compresi gli stessi governatori, siano tenuti a rispettare le stesse leggi, una società basata sui principi della rivoluzione francese, dell’illuminismo e sui valori cristiani
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Poesia "In pretura" di Trilussa
Tags: Giustizia




- Alzatevi, accusata: vi chiamate?
- Pia Tonzi.
- Maritata?
- Sissignora.
- Con prole?
- No... con uno che lavora...
- D'anni?
- Ventotto.
- Che mestiere fate?

- Esco la sera verso una cert'ora...
- Già, comprendo benissimo, abbordate...
- Oh, dico, sor pretore, rispettate
l'onorabbilità d'una signora!

- Ma le guardie vi presero al momento
che facevate i segni ad un signore,
scandalizzando tutto il casamento...

- Loro potranno divve quer che vonno:
ma io, su le questioni de l'onore,
fo come li Ministri: nun risponno!
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La calunnia è un venticello…

dall’opera buffa “Il Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini. Musicata su libretto di Cesare Sterbini l’opera ha al suo interno un’aria assai famosa.

Eccola:

[…] La calunnia è un venticello, un’auretta assai gentile che insensibile, sottile, leggermente, dolcemente incomincia a sussurrar. Piano piano, terra terra, sotto voce, sibilando, va scorrendo, va ronzando; nelle orecchie della gente s’introduce destramente e le teste ed i cervelli fa stordire e fa gonfiar. Dalla bocca fuori uscendo lo schiamazzo va crescendo: prende forza a poco a poco, vola già di loco in loco, sembra il tuono, la tempesta che nel sen della foresta, va fischiando, brontolando e ti fa d’orror gelar. Alla fin trabocca e scoppia, si propaga, si raddoppia e produce un’esplosione come un colpo di cannone, un tremuoto, un temporale, un tumulto generale, che fa l’aria rimbombar. E il meschino calunniato, avvilito, calpestato sotto il pubblico flagello per gran sorte va a crepar […].


Calunnia… calunnia… Beh, credo che molti, chi più chi meno, possono dire di esserne stati vittime ....
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Calunnia… calunnia… Beh, credo che molti, chi più chi meno, possono dire di esserne stati vittime ....
Solo vittime, Grazia????
Io sono sempre molto più preoccupato di non essere, anche inconsapevolmente, dall' altra parte della barricata.
Finché sono vittima di calunnie, so di avere sufficienti anticorpi per cavarmela....
Non so invece se ne hanno a sufficienza, coloro che rimangono vittime delle MIE calunnie.
Prendi ad esempio il nostro Sayon???
Io non ho infierito più di tanto nei suoi confronti, ma ero convinto fosse quasi più forte di me, nel sostenere il dileggio...
Invece ha mollato la presa....
La vita è come un ponte, puoi attraversarla ma non costruirci una casa sopra.
(Proverbio dei Sioux)
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L''angolino del sorriso

Un giorno, nel giardino dell'Eden, Eva disse a Dio...
"Signore, ho un problema"
<Che tipo di problema, Eva? >
"Signore, so che mi hai creata e che hai provveduto per questo giardino bellissimo, e per tutti questi meravigliosi animali, e quell'allegro e buffo serpente... ma io non mi sento davvero felice"
<Come mai Eva? >
"Signore, mi sento sola. E sono proprio stufa delle mele... "
<Bene Eva, in questo caso ho una soluzione; creerò un uomo per te>
"Che cos'è un uomo?"
<Quest' 'uomo' sarà una creatura difettosa, con molti aspetti negativi. Mentirà, ti prenderà in giro e sarà vanaglorioso, in pratica ti darà un sacco di problemi. Sarà più grande di te e più veloce, e amerà cacciare e uccidere. Avrà uno sguardo scioccamente curioso, ma, visto che ti stai lamentando, lo creerò in modo che possa soddisfare le tue.... ehm.... necessità fisiche. Sarà inoltre scarso d'intelletto e si impegnerà in occupazioni infantili come la lotta o prendere a calci una palla. Non sarà molto sveglio, e avrà spesso bisogno dei tuoi consigli per pensare correttamente. >
"Sembra una cosa divertente!" commentò Eva ammiccando ironicamente "Dove stà la fregatura?"
<Beh... lo puoi avere ad una condizione.... >
"Quale?"
<Come ti ho detto sarà orgoglioso, arrogante e autocompiacente... perciò dovrai fargli credere che è stato lui ad essere creato per primo.... però ricorda.... è il nostro segreto.... da donna a donna!>
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heyoka ha scritto: 27 apr 2021, 9:01
Calunnia… calunnia… Beh, credo che molti, chi più chi meno, possono dire di esserne stati vittime ....
Solo vittime, Grazia????
Io sono sempre molto più preoccupato di non essere, anche inconsapevolmente, dall' altra parte della barricata.
Finché sono vittima di calunnie, so di avere sufficienti anticorpi per cavarmela....
Non so invece se ne hanno a sufficienza, coloro che rimangono vittime delle MIE calunnie.
Prendi ad esempio il nostro Sayon???
Io non ho infierito più di tanto nei suoi confronti, ma ero convinto fosse quasi più forte di me, nel sostenere il dileggio...
Invece ha mollato la presa....
Al buon Sayon gli avevo un giorno sussurrato: Non ti curar di lor ma guarda e passa ....
il "troppo" all fine purtroppo scoppia...e a te sussurro che "del senno del poi son piene le fosse"....
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Re: SPIGOLANDO......

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grazia ha scritto: 27 apr 2021, 9:51 Al buon Sayon gli avevo un giorno sussurrato: Non ti curar di lor ma guarda e passa ....
il "troppo" all fine purtroppo scoppia...e a te sussurro che "del senno del poi son piene le fosse"....
Quando si entra in arena come è il forum, bisogna mettere nel conto che si può essere presi di mira, da qualcuno che ha paturnie diverse dalle tue. E quì entra in gioco il nostro peggior nemico ( anche della vita reale) che è il nostro EGO. :geek: :geek: :geek:
Ti ringrazio del sussurro, Grazia, ma credo di saper tenere sotto controllo il mio ego abbastanza bene.
Non sò invece, se il BENE che cerco di fare ai miei amici/nemici, per aiutarli ad eliminare il loro ego, sia sempre calibrato in maniera giusta.
Ma non siamo fatti con lo stampino, CHE GIOCO SAREBBE ALTRIMENTI, ed ecco che spesso capita che invece di fare il BENE al nostro prossimo come può essere Sayon, Ginger, Carletto e Grazia, gli facciamo MALE.
Ma in realtà non siamo NOI, che magari con qualche ( a volte involontaria) calunnia, gli facciamo MALE, ma è il SUO ego, a fargli Male.
Questo almeno, per quanta riguarda questa vita virtuale della tribù di questo forum.
Nella vita reale, mi rendo conto, che il mio pensiero è più ostico da applicare.
Ma questa del forum, mi sembra una ottima palestra e Sayon, per me, ne è uscito male.
La vita è come un ponte, puoi attraversarla ma non costruirci una casa sopra.
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""L’intelligenza rispettosa è il modo di pensare di chi accoglie le diversità che esistono tra i singoli e tra le comunità umane, senza tentare di annullarle attraverso l’amore o l’odio. «Non possiamo più semplicemente tirare una tenda o costruire un muro per isolare permanentemente i gruppi l’uno dall’altro. L’homo sapiens dovrà in qualche modo imparare ad abitare i suoi paraggi - e il pianeta tutto - senza odio per i suoi simili, senza brama di ferirsi o uccidersi l’un l’altro, senza agire sulla base di tendenze xenofobe anche se il proprio gruppo potrebbe, a breve termine, risultare vincente» scrive Gardner nel saggio Cinque chiavi per il futuro, Feltrinelli, 2007. Lo psicologo sottolinea costantemente l’importanza dell’educazione. Ma a chi compete la funzione educativa? Secondo Gardner è una sfida che riguarda tutti coloro che lavorano con altre persone: genitori, insegnanti ma anche istituzioni, aziende, mezzi di comunicazione.""
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La bellezza secondo Kant: un invito alla riflessione

di Elena Romano

Che la bellezza sia un piacere è cosa innegabile. La contemplazione di un paesaggio, l’ascolto di una sinfonia, la presenza di quel fiore nel giardino, così come l’ammirazione di un dipinto, sono tutte esperienze che determinano in noi un certo godimento. In via preliminare si può pertanto affermare che una cosa è bella innanzitutto perché piace. Ma non tutto ciò che semplicemente piace è per questo definibile come bello e la definizione della bellezza in funzione del piacere richiede pertanto una caratterizzazione specifica di questo piacere. Il giudizio “questa rosa mi piace” non è in altre parole equivalente al giudizio “questa rosa è bella”, così come le esperienze da cui si originano questi due giudizi estetici non implicano la stessa tipologia di piacere.



In questa operazione di distinzione della bellezza da ciò che le è simile e che quotidianamente viene frainteso con essa è implicito il tentativo di recuperare e di garantire l’autonomia del campo estetico del bello. Un simile tentativo non può non ignorare il risultato raggiunto dall’Analitica del bello della Critica del Giudizio estetico di Kant. È difatti esattamente in questo luogo che l’operazione analitica di individuazione della specificità della bellezza giunge ad un esito tanto contro-intuitivo quanto sorprendente: il piacere che caratterizza l’esperienza estetica del bello nasconde, nell’immediatezza del suo accompagnare una tale esperienza, il suo radicamento nel dominio delle facoltà conoscitive.



In questo modo, ovvero seguendo il procedimento analitico kantiano nella ricostruzione della scoperta della vera natura della bellezza, questo breve intervento vuole contribuire a rispondere alla domanda: “in cosa consiste l’esperienza estetica della bellezza?”. La risposta sarà un tentativo di cogliere la sfida dell’estetica kantiana di garantire un’unione tra bellezza e riflessione, senza sopprimere il legame inequivocabile della prima con il sentimento di piacere.



Mi trovo di fronte ad un oggetto bello, un ente naturale come un fiore, o un prodotto artistico. Formulo il giudizio: “questa rosa è bella”. Cosa indica il predicato della bellezza? Che cosa esprime dell’oggetto a cui viene legato nel giudizio? Sono queste le questioni da cui si origina l’analisi sulla bellezza. Quest’ultima non viene difatti considerata in sé, ad essere analizzata è piuttosto l’esperienza di un oggetto bello, definita dalla formulazione di un giudizio specifico, definito giudizio di gusto. La bellezza rappresenta per Kant un predicato affatto particolare: non determina nulla dell’oggetto di cui è predicato, ma esprime bensì un qualcosa riguardo al soggetto stesso che formula il giudizio in questione. La bellezza è in altre parole il predicato di un giudizio che in primo luogo è un giudizio estetico, attraverso il quale quindi non si conosce nulla dell’oggetto rappresentato, ma viene piuttosto espressa una relazione con il soggetto percepente e in particolare con il suo sentimento di piacere.



Il soggetto viene affetto da una rappresentazione: si trova di fronte ad una rosa rossa e formula il giudizio: “la rosa è rossa”. Con questo giudizio egli ha determinato una qualità dell’oggetto, della rosa, ovvero il suo essere rossa. Il giudizio in questione è un giudizio conoscitivo: la rappresentazione del rosso della rosa si riferisce all’oggetto a cui viene legato come predicato nel giudizio. Il caso è completamente diverso se il nostro soggetto di fronte alla stessa rosa rossa dice: “questa rosa è bella”. Come anticipato, questo giudizio è un giudizio estetico, ovvero il predicato della bellezza non è riferito alla rosa - sebbene sia legato ad esso in un giudizio - ma al soggetto stesso attraverso il piacere che egli prova nella contemplazione della rosa. Attraverso questo piacere del bello, attraverso la sua formalizzazione in un tale giudizio estetico, il soggetto, scrive Kant, sente se stesso, è il suo senso vitale ad essere chiamato direttamente in causa. Dell’oggetto non viene determinato nulla, ma la bellezza della rappresentazione evidenzia nel e per il soggetto un meccanismo che rimane nascosto nello stesso procedimento conoscitivo.
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Re: SPIGOLANDO......

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heyoka ha scritto: 27 apr 2021, 10:30
grazia ha scritto: 27 apr 2021, 9:51 Al buon Sayon gli avevo un giorno sussurrato: Non ti curar di lor ma guarda e passa ....
il "troppo" all fine purtroppo scoppia...e a te sussurro che "del senno del poi son piene le fosse"....
Quando si entra in arena come è il forum, bisogna mettere nel conto che si può essere presi di mira, da qualcuno che ha paturnie diverse dalle tue. E quì entra in gioco il nostro peggior nemico ( anche della vita reale) che è il nostro EGO. :geek: :geek: :geek:
Ti ringrazio del sussurro, Grazia, ma credo di saper tenere sotto controllo il mio ego abbastanza bene.
Non sò invece, se il BENE che cerco di fare ai miei amici/nemici, per aiutarli ad eliminare il loro ego, sia sempre calibrato in maniera giusta.
Ma non siamo fatti con lo stampino, CHE GIOCO SAREBBE ALTRIMENTI, ed ecco che spesso capita che invece di fare il BENE al nostro prossimo come può essere Sayon, Ginger, Carletto e Grazia, gli facciamo MALE.
Ma in realtà non siamo NOI, che magari con qualche ( a volte involontaria) calunnia, gli facciamo MALE, ma è il SUO ego, a fargli Male.
Questo almeno, per quanta riguarda questa vita virtuale della tribù di questo forum.
Nella vita reale, mi rendo conto, che il mio pensiero è più ostico da applicare.
Ma questa del forum, mi sembra una ottima palestra e Sayon, per me, ne è uscito male.
Spero che Sayon ritorni, al di là delle divergenze penso sia un'ottima persona.E che vuoi che ti dica...caro Heyoka, anch'io a volte sarei tentato di aiutare qualcuno a superare il proprio ego, però penso pure che devo pensare anzitutto ad affrontare il mio. Per il resto hai ragione, vedo i forum come un gioco, ma un gioco abbastanza serio. Una palestra, una cartina al tornasole, un luogo dove sperimentare e sperimentarsi. Senza per questo farsi troppo male come capita nella vita...Due frasi sul dialogo, valide anche per un forum:

La prima condizione perché il dialogo sia possibile è il rispetto reciproco, che implica il dovere di comprendere lealmente ciò che l’altro dice.
(Norberto Bobbio)

Nel vero dialogo, entrambe le parti sono disposte a cambiare.
(Thich Nhat Hanh)
Ci saranno sempre degli Eschimesi pronti a dettar norme su come devono comportarsi gli abitanti del Congo durante la calura.
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Altro che retorica , è razionalità umanità e saggezza


(..) Sentirsi “comunità” significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri. Significa “pensarsi” dentro un futuro comune, da costruire insieme. Significa responsabilità, perché ciascuno di noi è, in misura più o meno grande, protagonista del futuro del nostro Paese. Vuol dire anche essere rispettosi gli uni degli altri. Vuol dire essere consapevoli degli elementi che ci uniscono e nel battersi, come è giusto, per le proprie idee rifiutare l’astio, l’insulto, l’intolleranza, che creano ostilità e timore. So bene che alcuni diranno: questa è retorica dei buoni sentimenti, che la realtà è purtroppo un’altra; che vi sono tanti problemi e che bisogna pensare soprattutto alla sicurezza.
Certo, la sicurezza è condizione di un’esistenza serena. Ma la sicurezza parte da qui: da un ambiente in cui tutti si sentano rispettati e rispettino le regole del vivere comune.(..)

Sergio Mattarella
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Re: SPIGOLANDO......

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L'angolino del sorriso



""Dopo 15 anni di matrimonio e di frequenti litigi, 2 coniugi decidono di consultare un terapeuta di coppia. La donna appena entrata si lancia subito in una lunga tirata sui problemi di coppia di questi 15 anni, specificandoli uno ad uno: non mi ama più, non mi considera, mi lascia sola, non mi da affetto, mi sento incompresa ecc. ecc. Finalmente, dopo averla pazientemente ascoltata, il terapeuta si alza, fa il giro della scrivania, chiede alla donna di alzarsi, la abbraccia a lungo, con foga e passione. La signora, ora finalmente silenziosa, si risiede tutta calma, beata, come volando. “Ecco – dice il medico al marito – quello di cui la vostra sposa ha bisogno, ogni giorno – insiste – ogni giorno della settimana, siete d’accordo?” “Dal Lunedì al Venerdì – risponde il marito – sono anche d’accordo a portarvela qui tutti i giorni, ma il Sabato e la Domenica li dedico alla bicicletta!”"
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grazia ha scritto: 1 mag 2021, 18:38
L'angolino del sorriso



""Dopo 15 anni di matrimonio e di frequenti litigi, 2 coniugi decidono di consultare un terapeuta di coppia. La donna appena entrata si lancia subito in una lunga tirata sui problemi di coppia di questi 15 anni, specificandoli uno ad uno: non mi ama più, non mi considera, mi lascia sola, non mi da affetto, mi sento incompresa ecc. ecc. Finalmente, dopo averla pazientemente ascoltata, il terapeuta si alza, fa il giro della scrivania, chiede alla donna di alzarsi, la abbraccia a lungo, con foga e passione. La signora, ora finalmente silenziosa, si risiede tutta calma, beata, come volando. “Ecco – dice il medico al marito – quello di cui la vostra sposa ha bisogno, ogni giorno – insiste – ogni giorno della settimana, siete d’accordo?” “Dal Lunedì al Venerdì – risponde il marito – sono anche d’accordo a portarvela qui tutti i giorni, ma il Sabato e la Domenica li dedico alla bicicletta!”"
Un giorno, nel giardino dell'Eden, Eva disse a Dio...
"Signore, ho un problema"
<Che tipo di problema, Eva? >
"Signore, so che mi hai creata e che hai provveduto per questo giardino bellissimo, e per tutti questi meravigliosi animali, e quell'allegro e buffo serpente... ma io non mi sento davvero felice"
<Come mai Eva? >
"Signore, mi sento sola. E sono proprio stufa delle mele... "
<Bene Eva, in questo caso ho una soluzione; creerò un uomo per te>
"Che cos'è un uomo?"
<Quest' 'uomo' sarà una creatura difettosa, con molti aspetti negativi. Mentirà, ti prenderà in giro e sarà vanaglorioso, in pratica ti darà un sacco di problemi. Sarà più grande di te e più veloce, e amerà cacciare e uccidere. Avrà uno sguardo scioccamente curioso, ma, visto che ti stai lamentando, lo creerò in modo che possa soddisfare le tue.... ehm.... necessità fisiche. Sarà inoltre scarso d'intelletto e si impegnerà in occupazioni infantili come la lotta o prendere a calci una palla. Non sarà molto sveglio, e avrà spesso bisogno dei tuoi consigli per pensare correttamente. >
"Sembra una cosa divertente!" commentò Eva ammiccando ironicamente "Dove stà la fregatura?"
<Beh... lo puoi avere ad una condizione.... >
"Quale?"
<Come ti ho detto sarà orgoglioso, arrogante e autocompiacente... perciò dovrai fargli credere che è stato lui ad essere creato per primo.... però ricorda.... è il nostro segreto.... da donna a donna!>
La vita è come un ponte, puoi attraversarla ma non costruirci una casa sopra.
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Re: SPIGOLANDO......

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Della gentilezza


Oggi vorrei scrivere qualcosa di veramente impopolare, per cui
parlerò della gentilezza. Della sua prematura e così poco
rimpianta scomparsa.
La defunta non richiedeva sacrifici particolari e nemmeno eroismi.
Solo un po’ di educazione e, prima ancora, di umanità. Era una
forma mentale. Talvolta ipocrita, e però utile ad ammorbidire le
asprezze della vita quotidiana. Grazie, prego, passi pure, mi scusi,
ma si figuri, non me n’ero accorto, ha bisogno?, c’era prima il signore,
non si preoccupi, disturbo? Ciascuna di queste espressioni, e dei
gesti che spesso le accompagnavano, era una pennellata di grasso
sugli ingranaggi esistenziali. Un balsamo che non migliorava le cose,
ma consentiva di affrontarle per quel che erano, senza dovervi
aggiungere lo sconforto che sempre ci assale quando abbiamo la
sensazione di andare contromano.

Forme sporadiche di gentilezza sopravvivono nei rapporti
sentimentali, almeno nella prima fase. Per quanto, anche
lì. Tracce residue si ravvisano in piccole comunità non ancora
divorate dall’individualismo dei diffidenti e dei disperati. Non
si hanno notizie sicure di altri avvistamenti. A dire il vero,
qualcuno che provi a essere gentile ogni tanto lo si incontra
relazioni umane sia ancora possibile mettersi nei panni
degli altri è considerata bizzarra. Ma non me ne vengono
in mente di migliori per uscire da una crisi che ha spolpato
i portafogli solo perché da tempo aveva già corroso i cuori.

Da "La magia di un Buongiorno" di
Massimo Gramellini
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