SPIGOLANDO......

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grazia
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ADDIO ESTATE- ECCO IL QUANDO E IL PERCHE' DELL'EQUINOZIO

Rispetto alle altre stagioni, l’equinozio d’autunno è quello più tardivo: esso accade sempre in una data che varia dal 21 e il 23 Settembre in base a una legge astronomica chiamata “seconda legge di Keplero“.



Questa legge, infatti, dice che il movimento della terra risulta leggermente più lento quando la terra, nel percorrere la sua orbita, è più vicina all’afelio. Nei prossimi decenni, inoltre, si prevede un ulteriore slittamento di questo momento che potrà variare dal 22 al 23 Settembre.

Tale slittamento è dovuto sostanzialmente all’organizzazione umana dell’anno solare con la presenza di anni bisestili nel calendario gregoriano. Tale organizzazione dei giorni, infatti, non corrisponde propriamente con l’anno solare e ha reso necessario il progressivo spostamento di un giorno di tutti gli avvenimenti celesti.
Perchè è così importante?

Per capire l’importanza di questo avvenimento è bene fare un salto a retroso nel tempo fino ad arrivare nell’antica Roma. I romani, infatti, lo chiamavano con il termine latino Aequinoctium, una parola composta da aequa e nox: indicava il momento nell’anno in cui la notte era di durata uguale al giorno.


Questo momento accade astronomicamente due volte l’anno: a settembre e a marzo rispettivamente per l’equinozio d’autunno e quello di primavera. In questi due giorni, in tutto il pianeta ci saranno perfettamente 12 ore di buio e 12 di luce.

Al contrario, il solstizio è quello che comporta l’arrivo dell’estate e dell’inverno: questi avvenimenti cadono nel giorno in cui l’emisfero Nord della Terra riceve il massimo in estate e il minimo in inverno numero di ore di luce all'anno.


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AUTUNNO


Iniziano a cadere le foglie
stanche ormai di ciondolare dai rami,
sazie di sole e di pioggia,
percosse e violentate
dal vento prepotente
che ora le induce a posarsi
librandosi qua e la'
come farfalle impazzite....

Maryella


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Perchè ci vogliono le regole in una società civile...



C’era una volta un complesso di sette strumenti musicali: erano un pianoforte, un violino, una chitarra classica, un flauto, un sassofono, una cornetta e una batteria.

Vivevano nella medesima stanza, ma non andavano d’accordo. Erano così orgogliosi che ognuno pensava di essere il re degli strumenti e di non aver bisogno degli altri. Non solo, ma ciascuno voleva suonare le melodie che aveva nel cuore e non accettava di eseguire uno spartito. Tutti ritenevano ciò una imposizione intollerabile che violava la loro libertà di espressione.

Quando al mattino si svegliavano ognuno cominciava a suonare liberamente le proprie melodie e per superare gli altri usava i toni più forti e violenti. Risultato: un inferno di caotici rumori.

Una notte capitò che la batteria non riuscisse a chiudere occhio per il nervoso. Per passare il tempo cominciò a scatenarsi con le sue percussioni. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Per la prima volta tutti gli strumenti si trovarono d’accordo su una cosa: la decisione di andare ognuno per conto suo.

Stavano per uscire quando alla porta bussò una bacchetta con uno spartito in cerca di strumenti da dirigere.

Parlando con garbo e diplomazia chiese loro di fare una nuova esperienza, quella di suonare ognuno secondo la propria natura, ma con note, ritmi e tempi armonizzati.

“Con un occhio guardate lo spartito, con l’altro i miei cenni, dopo che avrò dato il via, disse la bacchetta”.

Un po’ perché erano molto stanchi del caos in cui vivevano, un po’ per la curiosità di fare una nuova esperienza, accettarono.

Si misero a suonare con passione dando ognuno il meglio di se stesso e con una obbedienza totale alla bacchetta… magica.

A mano a mano che andavano avanti si ascoltavano l’un l’altro con grande piacere. Quando la bacchetta fece il cenno della fine un’immensa felicità riempiva il loro cuore: avevano eseguito il famoso Inno alla gioia di Beethoven.


Morale della favola:

L'essere umano non e' nato per vivere da solo, dunque per vivere in una comunita' sono importantissime le regole che comportano diritti e doveri. La liberta' assoluta non puo' che andare a ledere la liberta' degli altri, per cui e' necessario trovare dei compromessi affinche' si rispettino gli altri ed al tempo stesso gli altri rispettino noi,

Da qui l'importanza dell'insegnamento dell'educazione civica, sin dai primi mesi di vita da parte dei genitori , della scuola e della comunita'.

Chi urla forte pretendendo i propri diritti in genere e' proprio chi i diritti degli altri li calpesta, accecato dal proprio IO nemmeno se ne rende conto...

Come chi racconta tutto fiero che la fa in barba allo stato evadendo, non si rende conto che lo stato sono gli altri ed arreca loro danni, magari al proprio vicino che tanto gli e' simpatico e che non riesce a tirare a fine mese ma paga fino all'ultimo soldo le proprio tasse.



D.I.


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Re: SPIGOLANDO......

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"CAMBIAMENTO"


La parola cambiamento è oggi tra quelle maggiormente
usata ed abusata, ma nessuno pensa minimamente di provare
a cambiare se stesso, le proprie certezze, seguendo magari
una incoerenza positiva, quella di colui che, fermi
restando i suoi principi, adegua il suo pensiero alla
mutevolezza del tempo nel quale si trova a vivere,
adattandovisi con determinata quanto intelligente e
saggia "incoerenza".
Purtroppo però a volte il pessimismo
ci perseguita o per dirla come Mark Twain e più comodo
pensare:
"NULLA NECESSITA DI CAMBIAMENTO QUANTO LE ABITUDINI
DEGLI ALTRI"...


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LA GUIDA


di Trilussa


Quela Vecchietta ceca, che incontrai
la notte che me spersi in mezzo ar bosco,
me disse : - Se la strada nu' la sai,
te ciaccompagno io, chè la conosco.

Se ciai la forza de venimme appresso,
de tanto in tanto te darò una voce
fino là in fonno, dove c'è un cipresso,
fino là in cima, dove c'è la Croce... -

Io risposi: - Sarà... ma trovo strano
che me possa guidà chi nun ce vede... -
La Ceca, allora, me pijò la mano
e sospirò: - Cammina! -

Era la Fede.


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Re: SPIGOLANDO......

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PENSIERINI SCOMODI


""A un extraterrestre in visita direi che l'umanità è divisa in due parti:
quella di chi ha il potere, a cui non vale la pena dare attenzione
e quella degli uomini qualunque, che sono da tenere nella massima considerazione.""

Andrea Camilleri


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Re: SPIGOLANDO......

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LA GIOVENTU'

1. “La nostra gioventù ama il lusso, è maleducata, se ne infischia dell’autorità e non ha nessun rispetto per gli anziani. I ragazzi d’oggi sono tiranni. Non si alzano in piedi quando un anziano entra in un ambiente, rispondono male ai loro genitori...”

La citazione è di Socrate, filosofo greco, che visse dal 469 al 399 prima di Cristo.


2. “Non ho più speranza alcuna per l’avvenire del nostro Paese, se la gioventù d’oggi prenderà domani il comando, perché è una gioventù senza ritegno e pericolosa”

La citazione è del poeta greco Esidio, vissuto 720 anni prima di Cristo.


3. “Il nostro mondo ha raggiunto uno stadio critico. I ragazzi non ascoltano più i loro genitori. La fine del mondo non può essere lontana”

La citazione è di un sacerdote egiziano che viveva 2000 anni prima di Cristo.


4. “Questa gioventù è guasta fino in fondo al cuore. Non sarà mai come quella di una volta. Quella di oggi non sarà capace di conservare la nostra cultura...”

La citazione è stata scoperta recentemente in una cava di argilla tra le rovine di Babilonia, ed avrebbe più di 3000 anni.


5. “Oggi il padre teme i figli. I figli si credono uguali al padre e non hanno né rispetto né stima per i genitori. Ciò che essi vogliono è essere liberi. Il professore ha paura degli allievi, gli allievi insultano i professori; i giovani esigono immediatamente il posto degli anziani; gli anziani, per non apparire retrogradi o dispotici, acconsentono a tale cedimento e, a corona di tutto, in nome della libertà e dell'ugualianza, si reclama la libertà dei sessi”

La citazione è tolta dal libro VIII de "La Repubblica" di Platone, vissuto dal 428 al 347 prima di Cristo.



Conclusione?

Non c'è nulla di nuovo sotto il sole! se avessimo un pò più di senso storico, non vivremmo in retromarcia, non cadremmo nel "complesso del gambero". Non saremmo "tarantolati" da inutili pensieri lagnosi. Saremmo più simpatici a tutti, a cominciare dai nostri ragazzi!


Preso da "Largo all'ottimismo!" di Pino Pellegrino

Bisognerebbe preoccuparsi di meno ed occuparsi di più dei giovani


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La vera storia dei Pellerossa


da Matteo Ghisolfi

Ricordati falsamente nei western e nel cimema americano del secolo scorso perlopiù come minacce per i pionieri in ricerca dell’oro o come selvaggi assassini che assaltavano le diligenze, i Pellerossa furono in realtà piuttosto vittime di un assedio da parte del governo e dall’esercito statunitense, perpetrato per ragioni prettamente economiche e territoriali. secondo gli storici furono decine di milioni i Pellerossa morti in 200 anni: un vero e proprio genocidio. Per lungo tempo un simile sterminio venne ignorato o sottovalutato dalla storiografia ufficiale, perlomeno fino alla metà del XX secolo.

Sfatiamo il falso con la realtà dei fatti:

Non c’erano grandi capi tribù. Esistevano esperti per la guerra, sciamani, uomini di medicina e così via. Grandi indiani come Nuvola Rossa o Cavallo Pazzo erano nati dal bisogno di coalizzarsi contro i “visi pallidi”. Tutte le decisioni venivano prese dai consigli delle tribù. Si ritiene che la Costituzione americana abbia preso spunto anche dalla democrazia degli Irochesi!.

Augh! Gli indiani non si salutavano con “augh”, bensì con “hog”. L’errore comune deriva dal modo in cui gli inglesi trascrivevano il saluto, ”haug”.

Un popolo imbattuto: I Seminole. «La loro forza era aver stabilito un patto di rispetto con la natura, l’essere stati una società pacifica e matriarcale, aperta all’accoglienza. Anche sessuale. L’amore tra una donna della loro tribù e chi arrivava da terre lontane era benvisto, portatore di figli sani e vigorosi» racconta Dario Fo nel suo libro Storia proibita dell’America.

Macabri per necessità? Collezionare scalpi come cimeli di guerra non era tipico della cultura nativa americana. Fu adottato dalla resistenza indiana durante gli scontri tra francesi ed inglesi, i quali davano un premio ai soldati per ogni indiano ucciso.

Vecchi saggi. Le tribù indiane non erano assistenziali. Quando i vecchi, nonostante fossero molto ascoltati, diventavano un peso in genere si allontanavano dal gruppo per andare a morire.

Il cavallo selvatico fu reintrodotto per sbaglio in Nord America. Un gruppo di cavalli scappati da un forte spagnolo in Messico nel 1600 (circa) diede origine alla razza dei mustang. Gli indiani riuscirono ad addomesticarli abilmente inventando persino uno specifico stile di cavalcata.

Geronimo! Geronimo fu un condottiero nativo americano, si tratta di uno dei più famosi capi degli Apache, che per oltre 25 anni guerreggiò contro gli Stati Uniti e la loro espansione ad occidente. L’abitudine a gridare “Geronimo” deriva da alcuni paracadutisti dell’esercito degli Stati Uniti d’America, i quali videro l’omonimo film del 1939 in cui il protagonista urlava il suo nome prima di lanciarsi da un alto burrone in un fiume. Il soldato scelto Aubrey Eberhardt per primo decise di imitarlo per dimostrare che non aveva paura e fu poi seguito dai suoi compagni: da li poi il grido si diffuse nella cultura popolare.


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Re: SPIGOLANDO......

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QUESTIONE DI PELLE


Trilussa

Che cane buffo! E dove l’ hai trovato? –
Er vecchio me rispose: – é brutto assai,
ma nun me lascia mai: s’ é affezzionato.
L’ unica compagnia che m’ é rimasta,
fra tanti amichi, é ‘ sto lupetto nero:
nun é de razza, é vero,
ma m’ é fedele e basta.
Io nun faccio questioni de colore:
l’ azzioni bone e belle
vengheno su dar core
sotto qualunque pelle.


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"La vera storia dei Pellerossa"

Purtroppo queste vittime non furono le uniche che hanno subìto un simile genocidio. Stessa sorte, purtroppo, è toccata anche ai nativi del Messico, del Perù, del Brasile, dell'Australia, e di tante altre nazioni sparse in tutto il mondo.
Gli Europei che hanno occupato i loro territori si sono sempre sentiti in dovere di eliminare senza un minimo di rispetto e di compassione tutti, o quasi, i "NATIVI" del territorio dove sbarcavano .... e questo, anche in tempi relativamente recenti, come i bambini nativi australiani.
Quando si hanno interessi da conquistare, non c'è coscienza!


Non posso insegnare niente a nessuno, posso solo cercare di farli riflettere - SOCRATE
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Re: SPIGOLANDO......

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IL CONSULENTE... QUESTO SCONOSCIUTO

Un pastore sta pascolando il suo gregge di pecore, in un pascolo lontano e isolato quando all'improvviso vede avvicinarsi una BMW nuova fiammante che avanza in una nuvola di polvere. Il guidatore, in un elegante abito di Versace, scarpe Gucci, occhiali Ray Ban e cravatta Yves Saint Laurent rallenta, si sporge dal finestrino dell'auto e dice al pastore:
"Se ti dico esattamente quante pecore hai nel tuo gregge, me ne regali una?"
Il pastore guarda l'uomo, evidentemente uno yuppie, poi si volta verso il suo gregge e risponde con calma:
"Certo, perché no?"
A questo punto lo yuppie posteggia l'auto, tira fuori il suo computer portatile Dell e lo collega al suo cellulare. Entra in Internet, naviga in una pagina della NASA, seleziona un sistema satellitare GPS per avere un'esatta posizione di dove si trova e invia questi dati a un altro satellite NASA che scansiona l'area e ne fa una foto in risoluzione ultradefinita. Apre quindi un programma di foto digitale della Adobe ed esporta l'immagine a un laboratorio di Amburgo in Germania che dopo pochi secondi gli spedisce un e-mail sul suo Iphone confermando che l'immagine e stata elaborata e i dati sono stati completamente memorizzati. Tramite una connessione ODBC accede a un database MS-SQL e su un foglio di lavoro Excel con centinaia di formule complesse carica tutti i dati tramite e-mail. Dopo pochi minuti elabora la risposta e alla fine stampa una relazione completa di 150 pagine, a colori, sulla sua nuovissima stampante HP LaserJet portatile iper-tecnologica e miniaturizzata, e rivolgendosi al pastore esclama:
"Tu possiedi ESATTAMENTE 1586 pecore".
"Giusto!! Beh... a questo punto immagino che tu possa prenderti la tua pecora" dice il pastore e guarda l'uomo scegliere un animale, che si appresta poi a mettere nel baule dell'auto. Prima che l'uomo riparta il pastore aggiunge:
"Ehi, se indovino che mestiere fai, mi restituisci la 'pecora'?".
Lo yuppie ci pensa su un attimo e dice: "Okay, mi pare giusto, perché no?"
"Tu sei un consulente" dice il pastore.
"Caspita, e vero - dice l'uomo - ma come hai fatto a indovinare?"
"Beh non c'è molto da indovinare, mi pare piuttosto evidente - dice il pastore - sei comparso senza che nessuno ti cercasse, vuoi essere pagato per una risposta che io gia conosco, a una domanda che nessuno ti ha fatto e - soprattutto - non capisci un cavolo del mio lavoro...
Ora restituiscimi il mio cane!!!"


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Re: SPIGOLANDO......

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l'attimo fuggente.....
O vergine,cogli l’attimo che fugge,
Cogli la rosa quand’è il momento,
Ché il tempo, lo sai, vola:
E lo stesso fiore che sboccia oggi,
Domani appassirà.
(Orazio


Vi ricordate la famosa lezione del prof, Keating nel film "L'attimo fuggente"?

Eccone uno stralcio:[...] "Grazie per aver partecipato al nostro gioco. Perché siamo cibo per i vermi, ragazzi. Perché, strano a dirsi, ognuno di noi in questa stanza, un giorno smetterà di respirare, diventerà freddo e morirà. Adesso avvicinatevi tutti, e guardate questi visi del passato: li avrete visti mille volte, ma non credo che li abbiate mai guardati. Non sono molto diversi da voi, vero? Stesso taglio di capelli, pieni di ormoni, come voi, invincibili, come vi sentite voi. Il mondo è la loro ostrica, pensano di essere destinati a grandi cose, come molti di voi, i loro occhi sono pieni di speranza, proprio come i vostri. Avranno atteso finché non è stato troppo tardi per realizzare almeno un briciolo del loro potenziale? Perché vedete, questi ragazzi ora, sono concime per i fiori. Ma se ascoltate con attenzione, li sentirete bisbigliare il loro monito. Coraggio, accostatevi. Ascoltateli. Sentite? Carpe... Sentito? Carpe... Carpe diem... Cogliete l'attimo, ragazzi... rendete straordinaria la vostra vita..."

Io aggiungerei al carpe diem un'altra famosa frase...perchè"del doman non v'è certezza"....purtroppo...


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Re: SPIGOLANDO......

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Racconto di R. Mari
Il diavolo e la castagna


Nel tempo dei tempi il buon Dio aveva deciso di donare all'uomo, per certi suoi meriti, un frutto davvero eccellente.
Pensò un attimo e la sua sapienza infinita gli suggerì di crearne uno con la polpa candida e dolce, con la camiciola
lanosa contro i rigori del gelo e con la buccia solida contro gli insetti e i roditori del bosco.
L'uomo assaggiò il nuovo frutto e lo trovò delizioso e quando la stella del vespro salì a curiosare oltre il monte,
egli piegò le ginocchia a ringraziare il Signore.
li diavolo, però, ne fu così seccato e invidioso che passò sull'istante all'azione. li mattino seguente l'uomo, tornato
ai suoi frutti, li trovò avvolti in una corazza di spine, impenetrabile.
Corse, allora, al trono di Dio e così disse:
Signore, non mi è più possibile gustare il tuo dono: è tutto una spina.
li buon Dio sorrise e lo assicùrò:
Torna tranquillo alle tue faccende, attendi con molta fede, con un po' di pazienza e vedrai...
Passarono alcuni giorni, poi, quasi d'improvviso avvenne il miracolo. Un mattino che la nebbia, sul monte, pareva d'argento, il riccio arcigno si aprì in forma di croce, liberando non una, ma tre, quattro castagne. ..
L'uomo ripetè sulla sua fronte il segno di croce apparso nel riccio, mentre il diavolo, sconfitto, dalla rabbia si
morse la coda, sprofondando sotto terra.


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Re: SPIGOLANDO......

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"Le parole sono pietre "è il titolo di un libro che evidenzia l’importanza del significato delle parole.

Come una pietra, una parola può ferire o lasciare il segno per sempre sia in senso positivo che negativo. Una parola offensiva detta per sottolineare errori o difetti di chi ci sta vicino crea stati d’animo negativi in chi la riceve. Se poi queste parole vengono ripetute giornalmente in maniera continua a una persona, possono farla stare male soprattutto se questa è sensibile. Mi sono chiesta perché uno o più persone tendono ad offendere un’altra con le parole. Lo possono fare per difendersi, o per antipatia, o per cattiveria, o perché non riflettono abbastanza sulle conseguenze, semplicemente perché immature o non educate abbastanza. Chi usa parole offensive e inopportune può provocare anche conseguenze gravi in chi le riceve, conseguenze che rimangono per sempre. Ricevere continuamente offese comporta dispiacere, perdita dell’autostima, fino al cambiamento del carattere. Una parola può unire e creare dei buoni rapporti tra le persone o separare e rompere questi rapporti. Come una parola offensiva può danneggiare una persona, così una parola gentile, di gratitudine e di affetto può influenzare positivamente una persona per tutta la giornata o per tutta la vita. Quindi è importante riflettere prima di parlare.


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Re: SPIGOLANDO......

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Il miracolo

Bruno Ferrero

Questa è la storia vera di una bambina di otto anni che sapeva che l'amore può fare meraviglie. Il suo fratellino era destinato a morire per un tumore al cervello. I suoi genitori erano poveri, ma avevano fatto di tutto per salvarlo, spendendo tutti i loro risparmi.

Una sera, il papà disse alla mamma in lacrime: "Non ce la facciamo più, cara. Credo sia finita. Solo un miracolo potrebbe salvarlo".

La piccola, con il fiato sospeso, in un angolo della stanza aveva sentito.

Corse nella sua stanza, ruppe il salvadanaio e, senza far rumore, si diresse alla farmacia più vicina. Attese pazientemente il suo turno. Si avvicinò al bancone, si alzò sulla punta dei piedi e, davanti al farmacista meravigliato, posò sul banco tutte le monete.
"Per cos'è? Che cosa vuoi piccola?".

"È per il mio fratellino, signor farmacista. È molto malato e io sono venuta a comprare un miracolo".
"Che cosa dici?" borbottò il farmacista.

"Si chiama Andrea, e ha una cosa che gli cresce dentro la testa, e papà ha detto alla mamma che è finita, non c'è più niente da fare e che ci vorrebbe un miracolo per salvarlo. Vede, io voglio tanto bene al mio fratellino, per questo ho preso tutti i miei soldi e sono venuta a comperare un miracolo".
Il farmacista accennò un sorriso triste.
"Piccola mia, noi qui non vendiamo miracoli".

"Ma se non bastano questi soldi posso darmi da fare per trovarne ancora. Quanto costa un miracolo?".

C'era nella farmacia un uomo alto ed elegante, dall'aria molto seria, che sembrava interessato alla strana conversazione.

Il farmacista allargò le braccia mortificato. La bambina, con le lacrime agli occhi, cominciò a recuperare le sue monetine. L'uomo si avvicinò a lei.
"Perché piangi, piccola? Che cosa ti succede?".

"Il signor farmacista non vuole vendermi un miracolo e neanche dirmi quanto costa…. È per il mio fratellino Andrea che è molto malato. Mamma dice che ci vorrebbe un'operazione, ma papà dice che costa troppo e non possiamo pagare e che ci vorrebbe un miracolo per salvarlo. Per questo ho portato tutto quello che ho".
"Quanto hai?".

"Un dollaro e undici centesimi…. Ma, sapete…." Aggiunse con un filo di voce, "posso trovare ancora qualcosa….".

L'uomo sorrise "Guarda, non credo sia necessario. Un dollaro e undici centesimi è esattamente il prezzo di un miracolo per il tuo fratellino!". Con una mano raccolse la piccola somma e con l'altra prese dolcemente la manina della bambina.

"Portami a casa tua, piccola. Voglio vedere il tuo pratellino e anche il tuo papà e la tua mamma e vedere con loro se possiamo trovare il piccolo miracolo di cui avete bisogno".

Il signore alto ed elegante e la bambina uscirono tenendosi per mano.

Quell'uomo era il professor Carlton Armstrong, uno dei più grandi neurochirurghi del mondo. Operò il piccolo Andrea, che potè tornare a casa qualche settimana dopo completamente guarito.

"Questa operazione" mormorò la mamma "è un vero miracolo. Mi chiedo quanto sia costata…".

La sorellina sorrise senza dire niente. Lei sapeva quanto era costato il miracolo: un dollaro e undici centesimi…. più, naturalmente l'amore e la fede di una bambina.
_____________

Se aveste almeno una fede piccola come un granello di senape, potreste dire a questo monte: "Spostati da qui a là e il monte si sposterà". Niente sarà impossibile per voi (Vangelo di Matteo 17,20).


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Re: SPIGOLANDO......

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PICCOLE STORIE PER L'ANIMA

Bruno Ferrero


C’era una volta un re che rispondeva al nobile nome di Enrico il Saggio. Aveva tre figlie che si chiamavano Alba, Bettina e Carlotta. In segreto, il re preferiva Carlotta. Tuttavia, dovendo designare una sola di esse per la successione al trono, le fece chiamare tutte e tre e domandò loro: “Mie care figlie, come mi amate?”.

La più grande rispose: “Padre, io ti amo come la luce del giorno, come il sole che dona la vita alle piante. Sei tu la mia luce!”.

Soddisfatto, il re fece sedere Alba alla sua destra, poi chiamò la seconda figlia.

Bettina dichiarò: “Padre, io ti amo come il più grande tesoro del mondo, la tua saggezza vale più dell’oro e delle pietre preziose. Sei tu la mia ricchezza!”.

Lusingato e cullato da questo filiale elogio, il re fece sedere Bettina alla sua sinistra.

Poi chiamò Carlotta. “E tu, piccola mia, come mi ami?”, chiese teneramente.

La ragazza lo guardò fisso negli occhi e rispose senza esitare: “Padre, io ti amo come il sale da cucina!”.

Il re rimase interdetto: “Che cosa hai detto?”.

“Padre, io ti amo come il sale da cucina”.

La collera del re tuonò terribile: “Insolente! Come osi, tu, luce dei miei occhi, trattarmi così? Vattene! Sei esiliata e diseredata!”.

La povera Carlotta, piangendo tutte le sue lacrime, lasciò il castello e il regno di suo padre. Trovò un posto nelle cucine del re vicino e, siccome era bella, buona e brava, divenne in breve la capocuoca del re.

Un giorno arrivò al palazzo il re Enrico. Tutti dicevano che era triste e solo. Aveva avuto tre figlie ma la prima era fuggita con un chitarrista californiano, la seconda era andata in Australia ad allevare canguri e la più piccola l’aveva cacciata via lui…

Carlotta riconobbe subito suo padre. Si mise ai fornelli e preparò i suoi piatti migliori. Ma invece del sale usò in tutti lo zucchero.

Il pranzo divenne il festival delle smorfie: tutti assaggiavano e sputavano poco educatamente nel tovagliolo.

Il re, rosso di collera, fece chiamare la cuoca.

La dolce Carlotta arrivò e soavemente disse: “Tempo fa, mio padre mi cacciò perchè‚ avevo detto che lo amavo come il sale di cucina che dà gusto a tutti i cibi. Così, per non dargli un altro dispiacere, ho sostituito il sale importuno con lo zucchero”.

Il re Enrico si alzò con le lacrime agli occhi: “E il sale della saggezza che parla per bocca tua, figlia mia. Perdonami e accetta la mia corona”.

Si fece una gran festa e tutti versarono lacrime di gioia: erano tutte salate, assicurano le cronache del tempo.

Voi siete il sale della terra (Matteo 5,13).


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Re: SPIGOLANDO......

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L'Angolino del Sorriso

Una donna entra in farmacia:
– Per favore, vorrei dell’arsenico.
Trattandosi di un veleno letale,
il farmacista chiede informazioni prima di accontentarla.
– E a che le serve, signora?
– Per ammazzare mio marito.
– Ah! capisco … pero’ in questo caso purtroppo non posso darglielo!
La donna senza dire una parola estrae dalla borsetta
una foto di suo marito a letto con la moglie del farmacista.
-Le chiedo scusa, signora, bastava dirlo che aveva la ricetta!


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Re: SPIGOLANDO......

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Frasi più belle tratte dai libri

""Gli uomini sono artefici del proprio destino: possono commettere sempre gli stessi errori, possono fuggire costantemente da ciò che desiderano, e che magari la vita gli offre in modo generoso; oppure possono abbandonarsi al destino e lottare per i propri sogni accettando il fatto che si presentano sempre nel momento giusto""

Paulo Coelho, dal libro Brida

*******

Tutto cambia. Ciò che oggi ritieni giusto, domani potrai considerare sbagliato…ciò che oggi approvi, domani potrai disapprovare. Ciò che oggi ti piace tanto, domani potrà disgustarti…ciò che oggi scansi come dannoso, domani potrai cercare come vantaggioso. Ciò che oggi ami, domani potrai odiare. Non dare mai niente per certo. Finché vivi niente resta immutato. Ciò che non cambia muore. Se vuoi vivere, cambia.

Omar Falworth, dal libro Capirsi, stimarsi, amarsi


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Re: SPIGOLANDO......

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Discorso agli ateniesi 461 a.c. Pericle -

Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo
viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro
dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell'eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di
altri,chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una
ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non
siamo sospettosi l'uno dell'altro e non infastidiamo mai il nostro
prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia
siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle
proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici
affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato
anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo
proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che
risiedono nell'universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è
buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo,
ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una
politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della
democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà
sia solo il frutto del valore.


Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell'Ellade e che ogni
ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso,
la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la
nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così


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Re: SPIGOLANDO......

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l'angolo del sorriso


Caffè con biliardo

Sull’insegna di un bar c’è scritto "Caffè con biliardo".
Un uomo entra e si rivolge al barista:
"Un caffè con biliardo".
Il barista un po’ imbarazzato:
"Ma … guardi, signore, veramente …
c’è un’equivoco!"
E l’uomo:
"E va bè, ok… ho capito, ci metta anche quello!"


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