Ringrazio Rosanna, il tema è per me molto interessante e mi scuso se mi dilungherò. Siamo animali politici (
zoon politikon), cioè ben più che animali sociali come le formiche e le pecore, quindi la Chiesa come ogni grande organizzazione umana fa politica. E la fa nel senso più lato e più nobile della parola, per fini coerenti coi princìpi evangelici, almeno si spera. In realtà
la Chiesa è un'organizzazione religiosa e politica nel contempo, e la cosa non deve sorprendere perché i due concetti non sono disgiunti: storicamente, logicamente, etimologicamente. Politica è arte o tecnica attinente alla
pólis, la città-Stato. Nel pensiero orientale è l'arte di governare; per i Greci, padri della democrazia, "
la politica è l'arte di vivere assieme" (Pericle). Anni fa sentii dire: "Ci vuole politica anche nel matrimonio" (e l'IA conferma). Non lo diceva un sindaco durante un matrimonio civile ma un prete durante il rito religioso! "Religione" viene dal latino
religāre: legare insieme. Le pagine di un libro o una comunità di credenti in certi valori e princìpi. Potremmo dire lo stesso di un partito politico. Infatti si parlava di "partito-chiesa" con riferimento alla Dc e soprattutto al Pci, ma se ne parla anche con riferimento alla Chiesa stessa. L'ovvia obiezione è che nella religione i valori e i princìpi sono calati dall'alto mentre nella politica si formano dal basso. Differenza più apparente che reale. In realtà i valori cristiani e di altre religioni, come fratellanza, giustizia, pace, sono per lo più di natura sociale. La vita eterna è una verità di fede calata dall'alto, ma anche un naturale desiderio o speranza presente in buona parte delle persone. Secondo Petronio e secondo molti atei, la religione e l'idea stessa di Dio nascono da una paura primordiale:
Primus in orbe deos fecit timor. A mio avviso è molto riduttivo ricondurre il Cristianesimo alla paura della morte. Da non credente nutro grande rispetto per la Chiesa e sconfinata ammirazione per la figura di Gesù; e considero la vita religiosa e la pratica religiosa modi più che dignitosi di stare al mondo. Agli inevitabili conflitti tra politica e religione, Stato e Chiesa, scienza e fede, applico il principio laico dettato da Gesù stesso:
A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio. La Chiesa (da
ekklēsía: assemblea) nasce con la prima comunità cristiana di Gerusalemme, descritta negli Atti degli Apostoli. Pietro, coprotagonista con Paolo, è il primo papa. Nei primi secoli il papa era solo un capo religioso, un
pontifex idealmente costruttore di ponti tra Terra e Cielo, dotato del potere spirituale (pastore di anime). Nel 728, con la donazione di Sutri da parte di Liutprando, re cattolico dei Longobardi, acquisì territori e con essi il potere temporale, un potere politico concomitante con quello spirituale. Ulteriori territori sottratti a Bizantini e Longobardi furono donati da Pipino il Breve, re dei Franchi, e da suo figlio Carlo Magno. Non a caso (
dai e ti sarà dato) furono i primi due di una lunga serie di monarchi europei incoronati dal papa, a simboleggiare una presunta origine divina del loro potere. Tuttora il pontefice è anche un capo politico: lo Stato della Chiesa, il Vaticano, oggi è il più piccolo al mondo ma non certo tra i meno importanti. In realtà la Chiesa esercitava un ruolo politico ben prima delle donazioni territoriali. Che ci fosse "politica" (nel senso nobile) perfino nella comunità primigenia dell'apostolo Pietro, a Gerusalemme, è testimoniato nientemeno che da Carlo Marx. Il quale coniò la famosa e fondamentale massima del Comunismo, "
Da ciascuno secondo le sue possibilità, a ognuno secondo i sui bisogni" (Critica del Programma di Gotha, 1875) ispirandosi a due precisi passi degli Atti degli Apostoli (At 2:44,45 e At 4:32,35). In effetti Wikipedia, alcuni studiosi e l'umile comunista che scrive, collocano le radici storiche del Comunismo proprio nelle pressoché clandestine comunità dei primi cristiani:
https://it.wikipedia.org/wiki/Comunismo_cristiano
Un inciso. Serve davvero una grande e salda fede in valori ideali e rivoluzionari (laici o religiosi fa poca differenza) per liberarsi dall'egoismo e dall'avidità, condividere tutti i beni materiali (nello Stato o nella comunità) e abbracciare e praticare il vero Comunismo.
Le famose "
radici cristiane" dell'Italia e dell'Europa affondano nel tardo Impero Romano, con gli ultimi imperatori convertiti al Cristianesimo, come Costantino che pose fine alle persecuzioni e introdusse la libertà di culto, e quelli già praticanti, come Teodosio che fece del Cristianesimo l'unica religione ufficiale dell'Impero. È con l'ispanico Teodosio che prende concretezza l'obbiettivo missionario dell'Apostolo delle Genti: la Chiesa Cattolica, cioè universale. Ma le radici cristiane affondano soprattutto nei cd. Regni romano-barbarici instaurati in Italia e in Europa occidentale, dopo la caduta dell'Impero d'Occidente, da re barbari latinizzati e convertiti al Cristianesimo. Accennavo ai Longobardi di Liutprando e ai Franchi di Pipino il Breve. Un altro caso è l'ostrogoto Teoderico, nativo della Pannonia ma che può considerarsi
de facto il primo re d'Italia, precedendo di 14 secoli Vittorio Emanuele II di Savoia. Cristiane sono anche le radici dell'Europa orientale, con riferimento all'impero bizantino e alle chiese greco-ortodosse. Le radici cristiane di cui si riempiono la bocca i politici europei di centrodestra hanno dato frutti straordinari in campo artistico (Dante, Michelangelo, Bach...); frutti alterni in campo politico e militare (la riconquista della Spagna araba e la vittoria di Lepanto, ma anche il fallimento delle crociate, il colonialismo rapace e sanguinario dei
conquistadores spagnoli e due guerre mondiali scoppiate in Europa); frutti divisivi e sempre più scarsi in campo religioso (i vari scismi, le guerre di religione, le chiese oggi sempre più vuote); frutti tardivi e inadeguati in campo socioeconomico. Ci vollero 14 secoli tra l'editto di Teodosio e la Rivoluzione francese solo per cominciare ad affermare a livello politico il rivoluzionario principio evangelico di
uguaglianza e di dignità degli ultimi. Per non parlare del principio di
accoglienza (
Ero straniero e non mi avete ospitato...). Per giunta la Rivoluzione francese fu diretta anche contro il clero (e per metonimia contro la religione) che per secoli aveva fatto blocco con la classe aristocratica e puntellato le monarchie assolute. Pensiamo ai potenti cardinali-ministri Richelieu e Mazzarino nella Francia di Luigi XIII e Luigi XIV. In questo il Vangelo somiglia un po' alla nostra bella Costituzione: scritta e apprezzata sulla carta ma lungi dall'essere attuata. Al punto che c'è chi cerca maldestramente di cambiarla non potendo o non volendo attuarla. Però il Vangelo non cambia, è un punto fermo, e questo è un tangibile vantaggio della religione sulla politica. Potremmo paragonare la Chiesa a un partito politico con un programma molto ambizioso ma chiaro e immutabile. I ministri della Chiesa (preti, vescovi, papa) fanno politica non solo nel senso lato e nobile della parola (cioè per affermare e difendere valori e princìpi) ma anche per interessi materiali? Entro certi limiti lo trovo legittimo. Non si vive di solo pane ma anche di pane: il sostentamento del clero, delle missioni e delle opere di carità richiede fondi. A volte anzi spesso si esagera con i privilegi (anche fiscali) della Chiesa e del clero, ma in ogni caso io credo che oggi sia molto più la politica a usare la religione che il contrario. Pensiamo al "nazionalismo cristiano" di Trump e delle destre europee. Certo le parole "Dio è con noi" in bocca a un guerrafondaio razzista in odore di pedofilia suonano come una bestemmia. Era anche il motto del Terzo Reich:
Gott mit uns.
Non sono d'accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo