PhyroSphera ha scritto: 1 apr 2026, 1:02
Ho fatto tante aggiunte, non che volessi discutere da solo. Mi aspettavo risposte o repliche altrui, invece niente.
Forse per far decollare la discussione potrebbe essere opportuno dire dell'evento sportivo di quest'oggi: Italia eliminata dalla partecipazione alla fase finale dei Mondiali di Calcio.
L'allenatore Gattuso, che aveva iniziato con semplicità e concretezza poi si era messo a credere in inesistente questione fondamentale, intervistato dopo la sconfitta ha continuato sulla stessa
falsariga - su tutto mi colpiva la sua affermazione: 'era importante per le nostre famiglie'.
Proprio dopo essere stato spettatore a un bar degli ultimi momenti della partita e aver ascoltato l'intervista all'allenatore, io esternavo il mio pensiero:
se non si dà giusta importanza all'evento sportivo, nello sport non si può andare avanti. La reazione di una, che pareva voler riformare quello che dicevo per designificarlo e prendere il mio posto, non mi tranquillizzava affatto e notavo una relazione con le dichiarazioni dell'allenatore, evidentemente in accordo con tanta gente che vuol essere protagonista a torto.
Se chi allena menziona "le nostre famiglie", a nome di chi parla? Di moltitudini di perdigiorno che vogliono vivere a scrocco, anche quando lavorano? Che non hanno mai notato che c'è anche il ruolo o la semplice attività in Costituzione, non solo il lavoro? Un semplice commesso in un bar lavora senza fare lui stesso attività; uno che ha un ruolo sociale importante a volte deve impegnarsi molto più che in un lavoro... e giocare a palla in un grande campo d'erba, fare agonismo, esercitarsi e ottenere abilità in un benefico esercizio, questo non è esattamente lavoro.
L'allenatore Gattuso - non bisogna farsi abbindolare dai tentativi anche verbali che inscenava sommessamente per escludere questa comprensione - chiedeva scusa come se la
sua gente fosse anche il proprio capo e datore di lavoro; ma non tutti i pagamenti si fanno per un lavoro. Obiettivamente: i "calciatori professionisti" faticano e si impegnano molto, ci mettono talento e a volte un po' di genio, ma non si tratta proprio di lavoro. Inutile presentarsi come se si stesse prestando servizio nell'esercito o in una chiesa.
Se prevale il "dio pallone", il mondo del calcio, come si suol dire, "entra con la testa nel pallone" e si perde giusta cognizione - così finanche il drogaggio può sembrare una cosa degna. Per reazione alcuni giocatori si dànno alle scommesse, e nemmeno così va bene - certo non è discorso da lasciare ai preti, passando schizofrenicamente dal vaneggiare sulle traiettorie delle palle al vaneggiare sul supplizio raffigurato nei crocifissi: nel primo caso c'è da considerare proprio la cosa in sé per quel che vale, nel secondo c'è riferimento ad altro,
allegoria, un alludere anche pubblicamente a un
Mistero.
Lo sport deve essere fatto dandogli il giusto valore, citarlo direttamente in Costituzione senza porlo accanto a quant'altro di dovuto, è stato educativo, positivo, una buona esperienza? Se i campi di calcio non sono diventati tristi come certe presunte rappresentazioni politiche, cosa sta accadendo? Che la politica è stata fatta lievitare
in paradiso dal gioco della palla, o che lo Stato rischia di diventate proprio un po' troppo giocoliere invece che restare libero? Invece di presentarsi in tivù come un prete o un generale dell'esercito, l'allenatore della squadra di calcio italiana doveva forse bere un po' d'acqua in più per capire se la sua pratica sportiva ufficiale è rimasta ancora una cosa sana e naturale? O fare solo una brutta faccia per raccontare l'accaduto?
E quanti davvero si accorgono della indegniità dei discorsi che in tivù eleggono cose di altro conto a questioni capitali? E' lo stesso quando negli stadi si prendono a scusa gli accadimenti sul campo per scatenare risse sugli spalti: un pessimo sfruttamento.
MAURO PASTORE
Credo che lo Stato non possa "permettersi" di dare il giusto ( normale, razionale, ragionevole ) valore ad una attività come il calcio - essendo
solo uno sport - perché, a mio avviso, rappresenta nella società "LA CAROTA"; in contrapposizione a "IL BASTONE" : ovvero le iniquità, le ruberie, l'usura, le vessazioni che subisce nella sua esistenza il popolo, dalla politica / istituzioni.
Il calcio - a differenza degli altri sport ( rimasti genuini e meritocratici ) a cui viene data una importanza
proporzionata ad una attività ricreativa - penso che sia stato "designato" da subito per essere l'equivalente dello spettacolo che veniva offerto nell'Antica Roma al Colosseo ( scannamento tra gladiatori ). In fin dei conti l'uomo è sempre rimasto tale e quale, nei suoi istinti animaleschi, nelle sue necessità e soprattutto nel suo accontentarsi delle briciole.
Facendo una analisi sommaria ( e/o semplicistica ) dunque, potremmo dire che la rivisitazione del
PANEM ET CIRCENSES, sia la politica in veste di
panem e il calcio in veste di
circenses.
Quindi, un allenatore della nazionale di calcio, evidentemente, è ben consapevole ( e ben istruito ai piani alti ) che - nell'attuale società - quello che viene offerto al popolo non sia solo uno sport, ma sia il solo e unico "zuccherino" ( l'unico che funziona e che "allevia i dolori" ), dove l'animalesco e sempliciotto essere umano ( mai evoluto, salvo are eccezioni ) riesce a trovare la sua
quiete dopo la tempesta. O riesce a trovare la sua valvola di sfogo. E dunque, anche se tutto va male all'interno di uno Stato, un successo calcistico e una coppa portata a casa, curiosamente riesce sempre a fungere da "sbornia", dove i cittadini si dimenticano ( per un po' )di tutti i problemi che avevano sino al giorno prima. Come una sorta di RESET.
Per quanto mi riguarda, trovo che il CIRCENSES sia perfettamente rappresentato già nella politica e, dunque, in teoria non ci sarebbe bisogno del calcio per fare "divertire " ( si fa per dire ) i cittadini. Più che mai quando si generano degli scandali effimeri, si attuano o propongono riforme scientemente divisive e, genericamente, quando si producono ad hoc delle "distrazioni di massa".
Non a caso, il cittadino tende ad approcciarsi alla politica alla stessa stregua del tifo calcistico.
A mio avviso, così come dovremmo dire, per il calcio:
"E' solo uno sport; sono 22 uomini che rincorrono un pallone! " allo stesso modo dovremmo dire, per la politica:
"E' solo politica; sono 600 uomini che rincorrono una poltrona! "
Concludendo: probabilmente, se e quando la politica tornerà ad essere una
attività seria, anche al calcio, magari, verrà dato il giusto valore, cioè il valore che si può dare ad una semplice attività sportiva, di svago e NON una attività di vitale importanza, come viene considerata oggi.