Già usato nella reazione dell'esercito israeliano all'attentato del 7 ottobre 2023, il sistema IA (ovvero AI) è stato indicato in attività anche per le azioni di guerra di USA e Israele contro l'Iran e in particolare contro l'autorità suprema Khamenei.
In questo ultimo caso il possessore del particolare sistema dava diniego per l'utilizzo, ma a quanto pare l'esercito americano ha aggirato il no giustificando l'operazione quale preliminare. Questo però significa solo evitare una completa robotizzazione, non anche l'utilizzo della IA.
Cosa è una IA? Non si tratta proprio di una sigla - nella espressione scritta mancano i punti e non a caso - perché non sarebbe corretto definirne l'azione vera intelligenza artificiale. Questa, in versione più estrema, è data da elaborazioni, fondamentalmente algoritmiche, necessitanti di un vaglio non artificiale; invece la cosiddetta "IA", in inglese "AI", sostituisce a tale vaglio una seconda elaborazione che esimendo, parzialmente o totalmente, da un intervento direttamente umano fa entrare in azione schemi informatici già preimpostati, generando così rischio di errore. Difatti tutte le IA non hanno funzionamento garantito! Interagire con esse accade tramite linguaggio umanoide della macchina, che viene presentato però per umano. Non fosse così, non sarebbe possibile fare richieste e ricevere le (insicure!) risposte, altrimenti le richieste stesse sarebbero in forma troppo complicata e ancor più le risposte. Proprio questa presentazione però guida le procedure della macchina, che accadono così probabilisticamente: c'è solo una probabilità che la richiesta umana riceva la risposta secondo previsione dei programmatori; inoltre questa è frutto di elementi in combinazione, cioè il funzionamento algoritmico non è rigoroso. Se accade la risposta stimata confacente, questa è da rivalutare umanamente, il che invece che accorciare i tempi li allunga. Potrebbe proprio accadere un errore invece che un dato impreciso o inadeguato; e in entrambi i casi la macchina anziché avvertire dà apparenza opposta. E' evidente che quando il dato ottenuto ha imprecisione tollerabile o inadeguatezza solo parziale, la macchina non offre aiuto per verificarlo; per cui se accade un parziale successo, questo è verificabile solo da chi già sapeva e sa la risposta da ottenere o saprebbe ottenerla da sé, in tal ultimo caso dovendo quindi procedere a tale còmpito per esser certo. Infine c'è il caso che per coincidenza il dato ottenuto è del tutto confacente, per via del fatto che la traduzione da linguaggio umanoide inserito nella macchina ad apparenza di linguaggio umano cui la macchina è preparata genera anche casualità.
A occultare il tutto è il funzionamento abbinato di semplice reperimento automatico di dati, il che non è abbastanza per essere intelligenza artificiale ma solo ricerca ordinata artificiale. Questa è del tipo sonda, niente a che vedere con la riproduzione artificiale della intelligenza umana. Questa riproduzione non può replicare la funzione dialettica della nostra mente, solo alcune funzioni logiche di calcolo. Propriamente l'intelligenza artificiale, per quanto evoluta, è solo quella dei calcolatori, perché gli algoritmi sono solo enti matematici. Perciò nessuna novità, solo un potenziamento che rivela oggi di esser giunti a un capolinea: difatti proprio le IA sono l'ultima evoluzione del calcolo automatizzato, applicato inanemente al dialogo in parole non in semplici numeri. Alcuni sviluppatori pensavano a un successo, cioè a IA garantibili e garantite, e questa speranza dipendeva da una sopravvalutazione delle scienze cibernetiche e di quelle linguistiche combinate assieme*.
Perché ricorrere a un sistema così in guerra? Per ignoranza e fraintendimento cioè illudendosi, per rimedio di fortuna, per disumanità e mancato rispetto per il nemico, verso cui invece ci si deve confrontare 'da uomo a uomo'.
Stando alle informazioni, si deve dire che le azioni di guerra con IA sono il passaggio dalla disumanità delle armi improprie alla inumanità di armamentari non solo impropri cioè direttamente falsi.
Quel che si sente in entrambi i casi di cronaca che ho menzionato è direttamente l'atmosfera dei cimiteri, non dei campi di battaglia.
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Si sa che esiste una psicologia scientifica che usa gli elaboratori automatici in qualità di modelli di funzionamento della mente umana stessa. Questo accade non solo perché tali macchine funzionano se rendono disponibili i propri dati prodotti - difatti questa disponibilità implica una uguaglianza con la aspettazione di chi ne deve usufruire (àmbito informatico) - ma anche perché i processi della macchina per funzionare ed essere quindi controllabili e controllati devono essere analoghi ai nostri processi mentali (àmbito della cibernetica). Ma tutto ciò riguarda direttamente il numero, anche nelle sue forme complesse, e solo per vuota corrispondenza la parola stessa. Per una macchina cibernetica, "uomo" non esiste, può esisterne solo un vuoto, arbitrario corrispettivo numerico, non una rappresentazione uguale alle nostre rappresentazioni mentali ma uno schema numerologico semplice, di ordine matematico non linguistico, costruibile secondo altri scopi, quali influenza, persuasione, confusione. Il produrre per le macchine uno schema linguistico corrispondente agli schemi numerici delle macchine, non genera una riproduzione del discorso umano, solo la sua apparenza, a volte coincidente a volte no secondo fattori esposti al caso o di altra natura. L'idea che si possa interdisciplinarmente unire linguistica e cibernetica in una sola scienza è fallace, filosoficamente smentibile, razionalmente smentita: l'interdisciplinarità non genera, combina soltanto dati scientifici. Ma nella illusione subculturale, scientista non scientifica e positivista, c'era la pretesa di riuscirci. Cosa si trova invece nel mondo a poter riprodurre interamente il linguaggio umano? Pappagalli, scimmie, anche merli e lucertole particolari, chissà quali pesci, sciami mimetici di insetti... forse anche i prodigiosi "cani parlanti" delle fiere di città??... Nessuna macchina elaboratrice, solo scherzi o inganni.
MAURO PASTORE