heyoka ha scritto: 11 feb 2026, 14:51
Ero convinto che Blanco' avesse qualcosa da dire,su questo tema.
Ho tanto da dire.
Sia a livello di concetti filosofici che di esperienza personale.
Sui primi non mi dilunga, ognuno li interpreta a modo proprio, ed è pieno diritto di ogni individuo, ciò che per il Signor Bianchi è motivo di sofferenza può essere trascurabile o persino divertente per il Signor Rossi.
Un individuo dotato di empatia e umanità soffre quando Israele bombarda i gazawi, un islamofobo la trova una azione dovuta e persino eccitante, si può correre in aiuto di uno scooterista che va a sbattere contro un muro o contro una automobile dopo aver zigzagato a lungo nel traffico, oppure infischiarsene pensando che tanto + andato a cercarsela.
E così via.
Più di vent'anni fa ho subito un grave incidente, un grosso SUV mi è venuto addosso a velocità facendomi volare.
Il risultato della botta e del successivo atterraggio è stata la frantumazione di entrambi gli omeri, quattro pezzi a destra, sette pezzi a sinistra.
Non ci sono parole per descrivere il dolore che ho provato nelle settimane e nei mesi successivi, uno degli ortopedici che mi ha seguito mi ha detto che il dolore generato da due articolazioni tra loro collegate ed entrambi frantumate è paragonabile a quello del travaglio e del successivo parto.
Solo dopo circa tre mesi i dolori hanno iniziato ad attenuarsi, ma in questi tre mesi non ho dormito una sola notte, trascorrevo le notti a camminare da una stanza all'altra ed ho perso nove chili.
Durante la riabilitazione mi sono trovato a inginocchiarmi ai piedi dell'infermiera supplicandola di smettere perché non ce la facevo più, e non me ne vergogno minimamente.
Non potevo salire in automobile perché ogni minima buca o scarto improvviso mi procurava dolori lancinanti, non potevo prendere le scale perché ogni gradino era come una martellata alle spalle, non potevo portare il cibo alla bocca e potevo bere solo con la cannuccia perché incapace di sollevare un bicchiere, non potevo nemmeno vestirmi o svestirmi da solo.
Ora, vero che ogni singolo giorno sembrava durare mesi o anni, ma sapevo che si trattava di una condizione provvisoria, che col tempo il dolore si sarebbe attenuato e poi scomparsi, che le sofferenze che provavo durante la riabilitazione servivano a riconquistare la mobilità delle braccia, ecc.
Ma cosa avrei fatto se fossi stato cosciente che nulla sarebbe cambiato e che il dolore fisico che mi attanagliava e la limitazione di movimenti di cui soffrivo sarebbe durata per tutta la vita?