#come pensa un fisico#

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Holubice
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Ovidio ha scritto: 30 gen 2021, 11:32 ...
In ogni sistema non soggetto ad azioni esterne valgono le stesse Leggi Naturali.

Per formulare questa affermazione Galileo ricorre a quello che in fisica a volte si usa e che si chiama "esperimento concettuale".

Ne parlerò brevemente in seguito, ma quello che ora mi interessa sottolineare, è che questa affermazione non è altro che una professione di credo in un ente supremo...
Che se si prende un sasso e lo si scaglia forte, forte, nello spazio, questo sasso potrebbe continuare a viaggiare (teoricamente) all'infinito lo sapevo già. Ma questo tuo passaggio bisogna che lo argomenti meglio. Ricordo anche alcune parole di Einstein, nelle sue lettere, in cui manifestava una sorta di religiosità della scienza, ovvero il rimanere esterrefatti nello scoprire i meccanismi che sottendono il funzionamento dell'Universo.

Lettera Einstein
Spoiler:
In una famosa lettera del 1952 a un amico, Einstein esprime la sua totale lontananza da una visione atea dell’esistenza, seppur chiarisce allo stesso tempo l’impossibilità di conoscere tale “dio”, rimanendo dunque distante anche dalla visione cristiana: «Caro Solovine […]. Lei trova strano che io consideri la comprensibilità della natura (per quanto siamo autorizzati a parlare di comprensibilità), come un miracolo o un eterno mistero. Ebbene, ciò che ci dovremmo aspettare, a priori, è proprio un mondo caotico del tutto inaccessibile al pensiero. Ci si potrebbe (di più, ci si dovrebbe) aspettare che il mondo sia governato da leggi soltanto nella misura in cui interveniamo con la nostra intelligenza ordinatrice: sarebbe un ordine simile a quello alfabetico, del dizionario, laddove il tipo d’ordine creato ad esempio dalla teoria della gravitazione di Newton ha tutt’altro carattere. Anche se gli assiomi della teoria sono imposti dall’uomo, il successo di una tale costruzione presuppone un alto grado d’ordine del mondo oggettivo, e cioè un qualcosa che, a priori, non si è per nulla autorizzati ad attendersi. È questo il “miracolo” che vieppiù si rafforza con lo sviluppo delle nostre conoscenze. È qui che si trova il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, felici solo perché hanno la coscienza di avere, con pieno successo, spogliato il mondo non solo di Dio, ma anche dei miracoli. Il fatto curioso è che noi dobbiamo accontentarci di riconoscere “il miracolo” senza che ci sia una via legittima per andare oltre. Dico questo perché Lei non creda che io – fiaccato dall’età – sia ormai facile preda dei preti» (A. Einstein, Opere scelte, a cura di E. Bellone, Bollati Boringhieri 1988, pp. 740-741). Concetto ribadito in un’altra riflessione: «Io non sono ateo e non penso di potermi chiamare panteista. Noi siamo nella situazione di un bambino piccolo che entra in una vasta biblioteca riempita di libri scritti in molte lingue diverse. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri. Egli non conosce come. Il bambino sospetta che debba esserci un ordine misterioso nella sistemazione di quei libri, ma non conosce quale sia. Questo mi sembra essere il comportamento dell’essere umano più intelligente nei confronti di Dio. Noi vediamo un universo meravigliosamente ordinato che rispetta leggi precise, che possiamo però comprendere solo in modo oscuro. I nostri limitati pensieri non possono afferrare interamente la forza misteriosa che muove le costellazioni» (D. Brian, Einstein a life, 1996, p. 127; M. Jammer, Einstein and Religion: Physics and Theology, Princeton University press 1999, p. 48).



Magari però, prima, scodelli tutto quello che sai circa il pallino della mia vita ...

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... la Luce...

Mi piacerebbe sapere tutto quello che sono riusciti a capirci gli uomini sull'argomento. Dopo tutto, sei ha fatto il ricercatore tutto questo tempo, qualche cosa devi aver pur trovato...

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Scusa Holubice, devi ancora aspettare. Ma purtroppo i dubbi resteranno ad aeternum! Io ti posso solo dire quello che penso nel mio piccolo!

Il secondo esperimento di Galileo è un eperimento puramente mentale, perché al suo tempo non potva essere eseguito in pratica.

Nel primo esperimento Galileo in una stanza, tramite una molla lancia un disco su una tavola piana, e nota che tanto più leviga la tavola, tanto più lontano va il disco, tanto più tardi il disco si arresta. Ragionando al limite, Galileo desume che se il tavolo fosse perfettamente levigato, non avesse attrito e non esercitasse così alcuna forza frenante sul disco, questo continuerebbe a muoversi con la stessa velocità per sempre.

Galileo fa l'esperimento in una camera, cioè in uno spazio che lui chiama "suo sistema di riferimento", e si pone la domanda: le leggi della fisica che io studio nel mio sistema di riferimento, sono le stesse leggi che valgono se fossi in un sistema di riferimento diverso, ad esempio se facessi esperimenti non in una stanza che non si muove, ma in una stanza che rispetto a questa si muovesse, ad esempo nella cabina di una nave?

Nella sua stanza Galileo vede fiori crescere, una vasca di pesci che nuotano indisturbati, un disco sul tavolo che non si muove. Tutto quello che vedrebbe nella cabina di una nave che si muove su un mare piatto a velocltà costante. Le leggi che regolano la vita dei pesci, la crescita della pianta, il moto del disco sul tavolo, tutto sarebbe identico a quello che osserverebbe nella sua stanza a terra.

Nei due sistemi di riferimento, stanza e cabina, le leggi della fisica sono le tesse e gli esperimenti condurrebbero alle stesse conclusioni... a meno che ... la corsa della nave, causa una folata di vento, non venga accellerata o frenata.

Allora vedrebbe il vaso di pesci roversciarsi, i fiori cadere a terra, il disco muoversi. In pratica in tutta la stanza comparirebbe l'azione di una forza.

Ma questa forza è solo apparente, non esiste, e un esperimento lo porterbbe a formulare leggi naturali diverse da quelle riscontrate nella stanza: nello cabina vi è una forza in tutto lo spazio che muove gli oggetti là presenti. Una forza assente nella stanza a terra. Due sistemi di riferimento diversi, due leggi naturali diverse?

Per Galileo no. La legge formulata nella cabina sarebbe errata. Esiste sì una forza, quella del vento, ma questa non agisce sugli oggetti presenti in cabina, ma sulla nave.

È la nave che modifica il suo stato di moto, accellerando o rallentando rispetto agli oggetti presenti in cabina che, non essendo soggetti a forza, tendono a conservare il loro moto per inerzia prima del rufolo di vento e che di conseguenza mutano la loro posizione rispetto alla cabina, cioè alla nave.

Una cosa che si osserva sempre in macchina o in treno ogni volta che la macchina o il treno frena o accellera.

E allora? Allora per Galileo se si vogliono studiare le leggi della natura bisogna farlo in sistemi di riferimento, in ambienti non soggetti a forze esterne. Galileo li chiama "sistemi inerziali", sistemi che viaggiano per inerzia, cioè per moto proprio, a velocità costante.

E qui due osservazioni.
1. Le leggi della natura sono universali. Un asserto valido a tutt'oggi (la relatività Galileiana, un asserto che è risultato sempre valido, anche dopo Einstein, che non l'ha contraddetto, ma ampliato) e a tutt'oggi oggetto costante di indagine mai smentito dall'esperienza. Ma ... una legge universale non implica un ... Deus ex machina? Un pensiero? Il Peniero di Heyoka?
2. Nei sistemi inerziali le leggi della natura sono universali , cioè sono universali nei sistemi che non sono soggetti a forze esterne. Per Galileo, sistemi non soggetti ad accellerazione, e che quindi viaggiano a velocità costante. Per lui, con i mezzi di locomozione al tempo, nessun problema. Il suo mondo in fatto di moto o di accelerazione, è fatto di case statiche, corsa, cavalli, carrozze, navi. Galileo non studia ancora a fondo la gravità. Il problema si affaccia con Newton.
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heyoka ha scritto: 23 gen 2021, 12:23
Se vi interessa come pensa un fisico, potrei proseguire, cercando anche di rispondere ad hayek, altrimenti su vostro gentile invito la finisco qui, al punto 1.

Pensa che a me, personalmente, interessa parlare e discutere molto di più di queste tematiche, rispetto anche alla discussione sulla SACROSANTA Secessione del Veneto da quell' aborto di Stato che chiamate Italia.
Perciò avanti a TUTTA!!!
Ad un fisico chiedo lumi sul fatto accertato dalla scienza dovbe i quanti avrebbero un comportamento diverso da quello naturale, quando si sentono "osservati". Sempre se ho capito bene!!!
In questo video dal minuto 14 ....
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heyoka ha scritto: 6 feb 2021, 16:42
heyoka ha scritto: 23 gen 2021, 12:23
Se vi interessa come pensa un fisico, potrei proseguire, cercando anche di rispondere ad hayek, altrimenti su vostro gentile invito la finisco qui, al punto 1.

Pensa che a me, personalmente, interessa parlare e discutere molto di più di queste tematiche, rispetto anche alla discussione sulla SACROSANTA Secessione del Veneto da quell' aborto di Stato che chiamate Italia.
Perciò avanti a TUTTA!!!
Ad un fisico chiedo lumi sul fatto accertato dalla scienza dovbe i quanti avrebbero un comportamento diverso da quello naturale, quando si sentono "osservati". Sempre se ho capito bene!!!
In questo video dal minuto 14 ....
Ci arrivo, dammi tempo. Quanto al video, è giusto quando dice che la scenza non può ripondere ai perché. Ma tutto il suo dicorso è un insieme di domande senza risposte.

Le risposte non sono nella scienza, e non saranno mai nella scienza, ma in ognuno di noi.

Per il resto sembra divulgazione scientifica, ma non lo è. Le particelle non ballano nelle camere a bolle, ma sono deviate da campi elettromagnetici messi ad hoc per riconoscerle e studiarle.

È vero che vi sono molte costanti fisiche che se fossero di un seppur minimo diverso valore il mondo attuale non esiterebbe, ma il pi greco non è una costante fisica ma un numero.

Non esiste un "potenziale quantistico" ma livelli energetici quantistici. Forse sente una cosa e ne capisce un'altra.

Non ha senso parlare di forma d'onda dicendo che è la cosa fondamentale, non l'enegia dell'onda. L'onda ha un'enegia ma non una forma.

Campo quantico che collassa? Non sa di che parla!

Fisica quantistica che si credeva valesse solo per microsistemi e per sistemi non umidi, non rumorosi, non illuminati? Affermazioni mai fatte da nessun fisico serio. Il fisico calcola con la fisica classica nei macro sistemi perché la sufficiente affiadbile. Potrebbe applicare la fisica quantistica, che è sempre valida ovunque, raggiungendo gli stessi risultati. Calcola con la fisica quantistica nei micro sistemi perché la fisica classica la non è applicabile. La fisica quantistica non ha niente a che fare con umidità, rumore, luce.

Non esiste una energia debole elettrodebole. Non ha compreso le interazioni deboli. E via dicendo.

È l'obiezione che ho fatto a Sara sui testi di scienza divulgativa. Possono essere male interpretati.

Ma le domande che si pone, quelle si, sono tutte giuste. Perché la vita? Perché la malattia? Perché il cosmo? Purtroppo resteranno senza risposta scientifica. Ciò non toglie che tu, io, il 90% degli uomini vi dà una risposta, ma andando su altri piani.
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Ovidio ha scritto: 1 feb 2021, 14:09 Scusa Holubice, devi ancora aspettare. Ma purtroppo i dubbi resteranno ad aeternum! Io ti posso solo dire quello che penso nel mio piccolo!

Il secondo esperimento di Galileo è un eperimento puramente mentale, perché al suo tempo non potva essere eseguito in pratica.

Nel primo esperimento Galileo in una stanza, tramite una molla lancia un disco su una tavola piana, e nota che tanto più leviga la tavola, tanto più lontano va il disco, tanto più tardi il disco si arresta. Ragionando al limite, Galileo desume che se il tavolo fosse perfettamente levigato, non avesse attrito e non esercitasse così alcuna forza frenante sul disco, questo continuerebbe a muoversi con la stessa velocità per sempre.

Galileo fa l'esperimento in una camera, cioè in uno spazio che lui chiama "suo sistema di riferimento", e si pone la domanda: le leggi della fisica che io studio nel mio sistema di riferimento, sono le stesse leggi che valgono se fossi in un sistema di riferimento diverso, ad esempio se facessi esperimenti non in una stanza che non si muove, ma in una stanza che rispetto a questa si muovesse, ad esempo nella cabina di una nave?

Nella sua stanza Galileo vede fiori crescere, una vasca di pesci che nuotano indisturbati, un disco sul tavolo che non si muove. Tutto quello che vedrebbe nella cabina di una nave che si muove su un mare piatto a velocltà costante. Le leggi che regolano la vita dei pesci, la crescita della pianta, il moto del disco sul tavolo, tutto sarebbe identico a quello che osserverebbe nella sua stanza a terra.

Nei due sistemi di riferimento, stanza e cabina, le leggi della fisica sono le tesse e gli esperimenti condurrebbero alle stesse conclusioni... a meno che ... la corsa della nave, causa una folata di vento, non venga accellerata o frenata.

Allora vedrebbe il vaso di pesci roversciarsi, i fiori cadere a terra, il disco muoversi. In pratica in tutta la stanza comparirebbe l'azione di una forza.

Ma questa forza è solo apparente, non esiste, e un esperimento lo porterbbe a formulare leggi naturali diverse da quelle riscontrate nella stanza: nello cabina vi è una forza in tutto lo spazio che muove gli oggetti là presenti. Una forza assente nella stanza a terra. Due sistemi di riferimento diversi, due leggi naturali diverse?

Per Galileo no. La legge formulata nella cabina sarebbe errata. Esiste sì una forza, quella del vento, ma questa non agisce sugli oggetti presenti in cabina, ma sulla nave.

È la nave che modifica il suo stato di moto, accellerando o rallentando rispetto agli oggetti presenti in cabina che, non essendo soggetti a forza, tendono a conservare il loro moto per inerzia prima del rufolo di vento e che di conseguenza mutano la loro posizione rispetto alla cabina, cioè alla nave.

Una cosa che si osserva sempre in macchina o in treno ogni volta che la macchina o il treno frena o accellera.

E allora? Allora per Galileo se si vogliono studiare le leggi della natura bisogna farlo in sistemi di riferimento, in ambienti non soggetti a forze esterne. Galileo li chiama "sistemi inerziali", sistemi che viaggiano per inerzia, cioè per moto proprio, a velocità costante.

E qui due osservazioni.
1. Le leggi della natura sono universali. Un asserto valido a tutt'oggi (la relatività Galileiana, un asserto che è risultato sempre valido, anche dopo Einstein, che non l'ha contraddetto, ma ampliato) e a tutt'oggi oggetto costante di indagine mai smentito dall'esperienza. Ma ... una legge universale non implica un ... Deus ex machina? Un pensiero? Il Peniero di Heyoka?
2. Nei sistemi inerziali le leggi della natura sono universali , cioè sono universali nei sistemi che non sono soggetti a forze esterne. Per Galileo, sistemi non soggetti ad accellerazione, e che quindi viaggiano a velocità costante. Per lui, con i mezzi di locomozione al tempo, nessun problema. Il suo mondo in fatto di moto o di accelerazione, è fatto di case statiche, corsa, cavalli, carrozze, navi. Galileo non studia ancora a fondo la gravità. Il problema si affaccia con Newton.
Non so Holubice, ma io sto ancora aspettando un pò di luce, su questi argomenti.
Sono sincero, finora ho fatto un pò di fatica a starti dietro.
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Re: #come pensa un fisico#

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heyoka ha scritto: 12 feb 2021, 17:00
Ovidio ha scritto: 1 feb 2021, 14:09 Scusa Holubice, devi ancora aspettare. Ma purtroppo i dubbi resteranno ad aeternum! Io ti posso solo dire quello che penso nel mio piccolo!

Il secondo esperimento di Galileo è un eperimento puramente mentale, perché al suo tempo non potva essere eseguito in pratica.

Nel primo esperimento Galileo in una stanza, tramite una molla lancia un disco su una tavola piana, e nota che tanto più leviga la tavola, tanto più lontano va il disco, tanto più tardi il disco si arresta. Ragionando al limite, Galileo desume che se il tavolo fosse perfettamente levigato, non avesse attrito e non esercitasse così alcuna forza frenante sul disco, questo continuerebbe a muoversi con la stessa velocità per sempre.

Galileo fa l'esperimento in una camera, cioè in uno spazio che lui chiama "suo sistema di riferimento", e si pone la domanda: le leggi della fisica che io studio nel mio sistema di riferimento, sono le stesse leggi che valgono se fossi in un sistema di riferimento diverso, ad esempio se facessi esperimenti non in una stanza che non si muove, ma in una stanza che rispetto a questa si muovesse, ad esempo nella cabina di una nave?

Nella sua stanza Galileo vede fiori crescere, una vasca di pesci che nuotano indisturbati, un disco sul tavolo che non si muove. Tutto quello che vedrebbe nella cabina di una nave che si muove su un mare piatto a velocltà costante. Le leggi che regolano la vita dei pesci, la crescita della pianta, il moto del disco sul tavolo, tutto sarebbe identico a quello che osserverebbe nella sua stanza a terra.

Nei due sistemi di riferimento, stanza e cabina, le leggi della fisica sono le tesse e gli esperimenti condurrebbero alle stesse conclusioni... a meno che ... la corsa della nave, causa una folata di vento, non venga accellerata o frenata.

Allora vedrebbe il vaso di pesci roversciarsi, i fiori cadere a terra, il disco muoversi. In pratica in tutta la stanza comparirebbe l'azione di una forza.

Ma questa forza è solo apparente, non esiste, e un esperimento lo porterbbe a formulare leggi naturali diverse da quelle riscontrate nella stanza: nello cabina vi è una forza in tutto lo spazio che muove gli oggetti là presenti. Una forza assente nella stanza a terra. Due sistemi di riferimento diversi, due leggi naturali diverse?

Per Galileo no. La legge formulata nella cabina sarebbe errata. Esiste sì una forza, quella del vento, ma questa non agisce sugli oggetti presenti in cabina, ma sulla nave.

È la nave che modifica il suo stato di moto, accellerando o rallentando rispetto agli oggetti presenti in cabina che, non essendo soggetti a forza, tendono a conservare il loro moto per inerzia prima del rufolo di vento e che di conseguenza mutano la loro posizione rispetto alla cabina, cioè alla nave.

Una cosa che si osserva sempre in macchina o in treno ogni volta che la macchina o il treno frena o accellera.

E allora? Allora per Galileo se si vogliono studiare le leggi della natura bisogna farlo in sistemi di riferimento, in ambienti non soggetti a forze esterne. Galileo li chiama "sistemi inerziali", sistemi che viaggiano per inerzia, cioè per moto proprio, a velocità costante.

E qui due osservazioni.
1. Le leggi della natura sono universali. Un asserto valido a tutt'oggi (la relatività Galileiana, un asserto che è risultato sempre valido, anche dopo Einstein, che non l'ha contraddetto, ma ampliato) e a tutt'oggi oggetto costante di indagine mai smentito dall'esperienza. Ma ... una legge universale non implica un ... Deus ex machina? Un pensiero? Il Peniero di Heyoka?
2. Nei sistemi inerziali le leggi della natura sono universali , cioè sono universali nei sistemi che non sono soggetti a forze esterne. Per Galileo, sistemi non soggetti ad accellerazione, e che quindi viaggiano a velocità costante. Per lui, con i mezzi di locomozione al tempo, nessun problema. Il suo mondo in fatto di moto o di accelerazione, è fatto di case statiche, corsa, cavalli, carrozze, navi. Galileo non studia ancora a fondo la gravità. Il problema si affaccia con Newton.
Non so Holubice, ma io sto ancora aspettando un pò di luce, su questi argomenti.
Sono sincero, finora ho fatto un pò di fatica a starti dietro.
Vediamo alla prossima!
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Re: #come pensa un fisico#

Messaggio da leggere da Ovidio »

GEP, Interazione

Porsi domande, osservare la natura, proporre teorie, cercare l’universalità. È questo la scienza.

Aristotele (domande), Galileo (osservazioni), Newton (teorie), Einstein (universalità).

Aristotele si pone una domanda: perchè un corpo si muove? E risponde: perché soggetto a una forza.

Galileo osserva e corregge. Il tavolo nella cabina di una nave in corsa è immobile rispetto a chi sta nella cabina, ma in moto per chi lo osserva dalla terraferma. Quindi il moto è relativo, e pertanto non necessita una causa: non è il moto ma il cambiamento di moto che necessita una causa, una forza.

Tramite le sue osservazioni Galileo non solo afferma che ogni cambiamento di moto implica l’intervento di una forza, ma che in ogni laboratorio non soggetto a forze esterne valgono le stesse leggi della natura.

Ma quali sono le leggi della natura?

Newon risponde a questa domanda e, nel farlo, allarga ulteriormente l’orizzonte della fisica. Accanto alle forze meccaniche (una molla, un cavallo, l’arco di una freccia, …) introduce il campo gravitazionale: ogni corpo agisce verso gli altri corpi che lo circondano tramite una forza che li attira a se. Una forza la cui intensità dipende dalla reciproca distanza tra i corpi che la subiscono. È come se un corpo creasse intorno a se nello spazio un campo di forza, il campo gravitazionale.

A questo punto si possono incominiare a introdurre nuovi termini. La molla per Galileo era la forza che agiva sul moto del disco. Ben visibile. Ma la gravità di Newton che agisce su ogni corpo non è visibile. È un’azione i cui effetti si possono vedere solo osservando i cambiamenti del moto di un corpo.

Il moto diventa così un osservabiile, e dalla sua osservazione si può stabilire il suo stato (in accelerazione, in decelerazione, a velocità costante, cambiamento di direzione, …), eventuali suoi cambiamenti, e quindi sapere se su lui agisce un’azione, anche invisibile (la gravità non si vede, ma agisce sul moto di un corpo e cambia il suo stato, costantemente accellerandolo nella sua caduta).

Nella fisica della dinamica dei corpi Newton introduce tre principi fisici, principi che a tutt’oggi hanno validità generale in tutta la fisica.

Il primo, l’inerzia, già formulato da Galileo (se su un corpo non agiscono azioni, lo stato del corpo non muta).

Del secondo parleremo in seguito.

Con il terzo introduce un’importante innovazione concettuale, l’interazione: ad ogni azione corrisponde un’azione uguale e contraria. Se un primo corpo esercita su un secondo corpo una forza attrattiva, la stessa forza attrattiva, uguale di intensità ma di direzione contraria, viene esercitata dal secondo corpo sul primo. I due corpi si attraggono mutualmente.

Interazine, un nuova parola chiave per cercare di capire cosa è la luce.

La fisica diventa sempre più astratta, sempre più concettuale. Da forza (Aristotele], ad azione (Galileo) ad interazione (Newton).

E poi altre nuove parole che la fisica a poco a poco introduce, parole talmente ovvie, che non abbisognano di interpretazione per capirle: stato, osservabile, gravitazione, campo gravitazionale, campo di forza, campo di interazione.

Ma è con il secondo principio che Newton imprime alla fisica un decisivo sviluppo, esprimendo in modo matematico quello che Galileo aveva espresso in modo verbale.

Esprime le forze e le osservabili come funzioni matematiche, funzioni dello spazio e del tempo e tramite costanti le correla in un’equazione in cui l’incognita, la variabile da calcolare, è l’osservabile. Equazione che, se risolta, descrive il comportamento nello spazio e nel tempo delle osservabili.

L’esperimento poi può confermare la giustezza della teoria, misurando se nello spazio e nel tempo le osservabili sottoposte all’azione delle forze espresse nell’equazione si comportano come previsto dalle soluzioni matematiche trovate.

Per la scienza in generale le leggi della natura sono le leggi che relazionano lo stato di un osservabile alla interazione che agisce su di esso.

Leggi della natura, ad esempio … il crescere di una pianta è l’osservabile. E l’interazione? A questo dovrebbe rispondere la biologia. Non essendo un biologo, resto nel mio campo.

Leggi della natura che il fisico cerca di interpretare (non di capire) esprimendole con equazioni matematiche.

È questo il più importante contributo di Newton: parlare con l’essere supremo con il linguaggio della matematica. Il linguaggio di Dio.

Forse pochi sanno che il maggiore impegno di Newton non era nella fisica, ma nell’alchimia, e che per questo probabilmente è stato tra i fodatori della massoneria speculativa. La ricerca del potere, non quello materiale, ma quello spirituale. La ricerca della pietra filosofale, che tramuta la materia in oro, il pensiero in verità.

Penso che la spinta alla ricerca scientifica sia la risposta al desiderio di universale che è in ognuno di noi, e per cercare di poterlo mostrare, devierò per un attimo dal tema base, la luce, per passare al mondo della matematica, che non è una scienza, ma pura logica.

Non mi fraintendete. Ragiono come fisico, sto con i piedi per terra, ma bisogna guardare i fatti per quello che sono! Ed il motore della scienza, dell'economia, della politica, del progresso è l’anelito a qualcosa di superiore. Qualcosa di superiore che si esprime in leggi universali.

È con Galileo che inizia la riceca dell'universalità? Allorquando egli postula che le leggi di natura sono le stesse per tutti gli osservatori, qualunque sia il mondo in cui osserva, basta che nessuna azione esterna agisca su questo mondo?

Nessuna azione esterna che agisca su questo mondo? Ma Newton scopre che su qualunque laboratorio terrestre agisce una azione esterna, la gravità. È allora impossibile per chi sperimenta sulla terra arrivare a leggi della natura di valore universale?

A questa legittima domanda risponde Einstein partendo, credo, da una sua intima professione di fede!

Einstein postula che in tutto il cosmo, in qualunque luogo o modo si sperimenti, anche in mondi come la terra, soggetta all’azione esterna della gravità, valgano sempre e ovunque le stesse leggi naturli, leggi universali.

Partendo da questa ipotesi a carattere puramente metafisico, e utilizzando il linguaggio di Dio, la matematica, senza fare alcuna osservazione o alcun esperimento, arriva a formulare la teoria generale di relatività.

Una teoria che, a mio avviso, ha un nome errato! Dovrebbe chiamarsi non "teoria di relatività generale» ma "teoria di validità generale». Una teoria che a posteriori ha trovato sempre conferme sperimentali su cose prima semplicemente impensabili, come la curvatura dello spazio dovuta all’azione del campo gravitazionale.

Aritotele, Galileo, Newton, Einstein, quattro giganti che hanno sviluppato il pensiero scientifico credendo fortemente in una Grande Energia Pensante (GEP, grazie heyoka per questo suggerimento!).

GEP con cui il mondo della scienza da sempre, ma in modo marcato da Newton è entrato in dialogo.

Tutti noi con la vita siamo in costante mutamento. Siamo uno stato soggetto ad azione, anzi, secondo Newton, in interazione. Con chi? Con Cosa? Come? A mio modo di vedere interagiamo con la Grande Energia Pensante, tramite il pensiero, grazie a due linguaggi comuni a tutto il genere umano: la lingua di Dio, la matematica, e la lingua dell’anima, la coscienza.

La matematica, la lingua di Dio. Penso sia giusto dedicare un post separato a questo tema. Un’altro separato all’Energia.
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Re: #come pensa un fisico#

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. la Luce...

Mi piacerebbe sapere tutto quello che sono riusciti a capirci gli uomini sull'argomento. Dopo tutto, sei ha fatto il ricercatore tutto questo tempo, qualche cosa devi aver pur trovato...
Una talpa può vedere la luce?
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Re: #come pensa un fisico#

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heyoka ha scritto: 23 feb 2021, 20:50
. la Luce...

Mi piacerebbe sapere tutto quello che sono riusciti a capirci gli uomini sull'argomento. Dopo tutto, sei ha fatto il ricercatore tutto questo tempo, qualche cosa devi aver pur trovato...
Una talpa può vedere la luce?
Nei buchi neri c' è la luce?
Calma ... passo dopo passo ... comunque
Non conosco gli organi sensori delle talpa e ...
non si conosce la fisica dei buchi neri
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Re: #come pensa un fisico#

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heyoka ha scritto: 23 feb 2021, 20:55
Aritotele, Galileo, Newton, Einstein, quattro giganti che hanno sviluppato il pensiero scientifico credendo fortemente in una Grande Energia Pensante (GEP, grazie heyoka per questo suggerimento!).
Certo Ovidio che se, pure in minuscolo, metti un mio suggerimento assieme ai 4 giganti che hai citato, mi metti in imbarazzo.
😂😂😂😂😂
A me sembra un'idea geniale che mi ha dato da pensare, ma ci arriverò quando parlerò dell'energia.
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