Matteo Sereni: “Sapevo di non essere un mostro, ma è difficile parare l’ingiustizia”

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Matteo Sereni: “Sapevo di non essere un mostro, ma è difficile parare l’ingiustizia”

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Matteo Sereni: “Sapevo di non essere un mostro, ma è difficile parare l’ingiustizia”
Nel 2011 ha abbandonato la carriera calcistica, dopo 370 partite e due edizioni vinte della Coppa Italia. Le hanno chiuso le porte?
«Non ce la facevo più, sia a livello psicologico che fisico. Ho avuto un’ernia, protusioni cervicali. Emotivamente pensavo di essere più forte, ma è stato un calvario. Così ho lasciato il Brescia. Il calcio era il mio mondo, ma questa vicenda mi ha precluso qualsiasi lavoro in quell’ambito. Le accuse nei miei confronti erano infamanti e, in questi casi, è difficile trovare chi è disposto ad esporsi al cento per cento per aiutarti. Per undici anni, il mondo mi ha chiuso le porte».
L’ha ritrovata? (ndr: la serenitá)
«Non è semplice. Ho una bimba che compirà quattro anni a maggio e insieme alla mia compagnia abbiamo rimesso in piedi la nostra vita. La mia preoccupazione principale, adesso, è proteggere la mia famiglia e ritrovare un equilibrio psicofisico. Vorrei fare qualcosa per i tanti padri che si trovano nella mia situazione, è un mio dovere morale. In queste vicende, l’uomo rischia di diventare un capro espiatorio a priori. Mi creda, è dura fare emergere la verità».
Poshibel 'na cavra de het quintai.
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