Schiavi della Pubblicità?

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Shamash
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Re: Schiavi della Pubblicità?

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Holubice ha scritto: 6 feb 2021, 19:44 Ti consiglio la lettura...
Per iniziare, questi sono ottimi! Beer

Oltre, ovviamente, ai grandi classici imprescindibili (come Gli Archetipi dell'inconscio collettivo di Jung).
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Re: Schiavi della Pubblicità?

Messaggio da leggere da Shamash »

nerorosso ha scritto: 6 feb 2021, 22:34 quindi capirai che su di me la pubblicità intesa come produzione di emozioni ha poca o nulla presa…
Vedi, questa è una sensazione comune che tutti abbiamo e di cui tutti ne siamo certi.
Ma non è così, ed è scientificamente dimostrato.
Siamo prima di tutto esseri emotivi e, solo successivamente razionali.
Non serve quindi che uno spot ti catturi emotivamente affinché tu ti metta a correre per acquistare quel prodotto. Ti hanno instillato un desiderio (che magari nemmeno sapevi di avere), di volere quel prodotto. A distanza di tempo, poi, quando lo vedrai in un negozio, sarai portato a ricordarlo (perché lo hai già visto e ciò che vedi che parla al tuo subconscio lo ricordi). E il gioco è fatto, magari sei portato a dare fiducia ad una marca famosa e l'acquisto è in un attimo. Oggi, poi, con una grandissima presenza degli e-commerce, come Amazon, tutto ciò si è spostato in rete.
E, si badi bene, non è solo un fatto di prezzo conveniente. Hai la consegna gratuita rapida (pagando però una somma mensile o annuale), hai un'esperienza di acquisto facile e comoda, con un'assistenza efficiente e rapidissima...insomma, dai fiducia al negozio perché ti offre (oltre ovviamente ad un prezzo spesso vantaggioso), una serie di esperienze di acquisto che valgono e fanno la differenza.
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Re: Schiavi della Pubblicità?

Messaggio da leggere da Shamash »

Tranne rarissimi casi, gli spot migliori si vedono lontano dall'Italia...
Ecco alcuni esempi che avevo già riportato altrove e che vi ripropongo qui, per capire come sia uno spot fatto bene (soprattutto l'ultimo!).
Tante emozioni e, nei migliori non si parla nemmeno né si vede cosa si pubblicizza. Si trasmettono valori, ed è ciò che conta veramente. Smiling


















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Re: Schiavi della Pubblicità?

Messaggio da leggere da Crossfire »

Vendere l'emozione la sento spesso, eppure non me ne suscitano. Un rasoio (meglio se di sicurezza con rasoio stile classico per la mia pelle, con cui posso permettermi rasatura giornaliera tranne il pizzetto che tengo da sempre) serve a radersi. Un auto per andare da A a B.
Sinceramente per me le emozioni sono altre, tipo oggi che sono andato sul lago di Viverone, quello suscita emozioni. O quando sono in montagna, ad osservare due marmotte che si inseguono mentre fumo la pipa, li sento le emozioni crescermi.
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Re: Schiavi della Pubblicità?

Messaggio da leggere da Shamash »

Crossfire ha scritto: 6 feb 2021, 23:25 Vendere l'emozione la sento spesso, eppure non me ne suscitano.
Come ho scritto tempo fa, in altra discussione:
Il corpo riceve gli stimoli dall'esterno, che vengono inviati al talamo, poi passano all'amigdala, al giro del cingolo e ad una variegata sinergia fra strutture corticali e sottocorticali che "traducono" tali stimoli e li arricchiscono di significato (utile per la sopravvivenza), infondendoli anche di valenza emotiva e, infine, cristallizzandoli nella memoria. Il comportamento (inconscio) degli uomini è guidato da questo (che è alla base anche della motivazione) e, solo dopo, molto dopo giunge la parte razionale che, attraverso la coscienza, ci permette di analizzare "i perché che tutti ci poniamo".

In sintesi, quindi, non puoi non avere emozioni, perché avvengono prima che la tua parte razionale si attivi e analizzi ciò che sta succedendo.
Certo, il tutto in un tempo infinitesimale, ma funziona così.
Le emozioni, secondo una definizione generalmente accettata, sono stati biologici associati al sistema nervoso, che provocano cambiamenti neurofisiologici e si associano a pensieri, sentimenti, ricordi e ad essi si relazionano provocando senso di piacere o dispiacere (da lì la classica differenziazione fra emozioni "positive" e "negative").
Nuove teorie, basate su ricerche più recenti (come quello della prof.ssa Lisa Feldman Barrett), asseriscono che le emozioni non si innescano, bensì sei tu a crearle (perché influisce anche la tua cultura e la tua educazione). Insomma, sono fenomeni che emergono nel momento opportuno attraverso un richiamo affettivo nel cervello.
Venendo specificamente al campo pubblicitario, ci viene in soccorso la famosa teoria di Jaak Panksepp, padre di quelle che chiamiamo "neuroscienze affettive", sui 7 Sistemi affettivi di base (sistema della ricerca, della collera, della paura, del desiderio, della cura, del panico-sofferenza e del gioco). Queste sono frutto di rigorosi studi neuroscientifici e sono abbondantemente dimostrate come efficaci.
Nel mondo della pubblicità si fa larghissimo uso di queste strategie (che vengono usate di volta in volta in base al prodotto, al brand, al pubblico e così via. Una o più di una insieme). Gli esempi che ho riportato sopra, a ben vedere, sono sapientemente costruiti con tutte queste. Smiling
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Holubice
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Re: Schiavi della Pubblicità?

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Shamash ha scritto: 6 feb 2021, 22:40
Holubice ha scritto: 6 feb 2021, 19:44 Ti consiglio la lettura...
Per iniziare, questi sono ottimi! Beer
Oltre, ovviamente, ai grandi classici imprescindibili (come Gli Archetipi dell'inconscio collettivo di Jung).
...
Se fai un mestiere del genere, devi per forza conoscere cosa c'è scritto in quel libro...

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"... La prima parte del saggio è dedicata principalmente a un'analisi della storia delle tecniche di gestione del marchio e alle sue ripercussioni sulle dinamiche del lavoro. Nello specifico, Naomi Klein afferma che negli ultimi vent'anni avrebbe avuto luogo un radicale cambiamento nel capitalismo: se prima era centrale la fase della produzione di merci, ora quest'ultima diventa marginale e trascurabile, mentre si impiegano sempre più forze e denaro sul marchio e sulla proposta di una serie di valori immateriali ed ideali da collegare ad esso (branding), con lo scopo di crearsi una propria fetta di monopolio. Le ingenti risorse monetarie che queste strategie richiedono derivano dal risparmio sulla produzione, che viene dislocata nei paesi del Terzo mondo dove l'azienda può sfruttare impunemente la manodopera operaia. In questo contesto viene presentata un'analisi approfondita della realtà delle Export Processing Zones dell'Asia e dell'America latina (incluso un resoconto di una visita della giornalista nell'EPZ di Cavite), in cui gran parte delle imprese a cui i grandi marchi internazionali (Nike, Reebok, Adidas, Disney ecc.) subappaltano gran parte della loro attività produttiva..." (CONTINUA NEL LINK)

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Mirabile è quella ricostruzione di un consiglio di amministrazione della Levi's, in cui il loro amministratore delegato, all'ingrosso, disse:

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- Dovete mettervi in testa che l'azienda Levi's non produce del jeans: qualsiasi cretino, comprando un po' di buon cotone, può fabbricare del buon denim, anche molto meglio del nostro. Noi costruiamo dei Totem, i quali Totem, per attrazione, porterà il consumatore a comprarci i pantaloni. Dobbiamo mettergli nella testa che solo se indosserà il nostro marchio potrà emozionarsi e sentirsi appagato. Il pantalone è l'ultimo dei nostri problemi, ed è un'attività marginale della nostra azienda, totalmente subappaltata a dei fornitori lontani, spesso dall'altra parte del Pianeta.


Poi faceva i conti in tasca a (mi pare) Magic Jonson, il cestista plurimiliardario americano, per vedere, fatto 150 dollari il costo di una scarpa da ginnastica della Nike, quanti di quei dollari finissero nelle tasche del testimonial numero uno del mondo, e quanto nelle tasche degli operai centroamericani che le avevano costruire per intero.



Insomma, una accusa alle storture del nostro sistema economico, poco equo e solidale, anzi, molto iniquo e coloniale. E una derisione della nostra dabbenaggine, di persone (spesso anche in età matura) capaci di pagare un prodotto anche 20/30 volte il suo valore intrinseco. Tutto grazie al paziente lavoro di voi raffinati venditori di desideri e speranze in confezione spray (cit.)



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Re: Schiavi della Pubblicità?

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Shamash ha scritto: 6 feb 2021, 22:23 ...
Insomma, quando vedete uno spot pubblicitario, non guardatelo con razionalità, cercando caratteristiche, utilità di quel prodotto o un barlume di realismo nelle scene. Lì è fiaba, è un mondo fatto di emozioni e sentimenti, di sensazioni che si ottengono solo attraverso il possesso di quel bene.
Io uso la stessa tecnica che si usa per la carpa di lago. La spurga della melma...

Così come, con un po' di tempo, e un po' di pazienza, si riesce a far espellere tutta la zuzzura di una carpa pescata in un lago torbito, semplicemente lasciandola a ripulire in della acqua limpida, cambiandola due o tre volte, facendola 'decantare', alla stessa maniera ho trovato un sistema con cui godermi finalmente i film in televisione senza alcuna interruzione pubblicitaria. Con questo economico ed agguerritissimo congegno:

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Ogni fine settimana scruto tutti i film interessanti che danno sui 100 canali attualmente a disposizione, inserisco una schedina SD da 128 giga in quell'aggeggio, e programmo la registrazione di una decina di film. Film che mi guardo la settimana successiva, saltando a piè pari tutte le interruzioni con il tasto turbo forward. Non c'è neanche da smattirsi...

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... quel gingello ha la funzione Electronic Program Guide, ovvero, per ogni canale, puoi vedere il palinsesto della settimana successiva. Quindi, per impostare la registrazione di un film basta andare sulla giornata giusta, sulla voce giusta, cliccarci sopra, poi dare conferma alla voce 'Vuoi registrare'?

Il resto lo fa tutto la tecnologia, e un padrone all'altezza delle sue periferiche...

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Crossfire ha scritto: 6 feb 2021, 23:25 ...
Sinceramente per me le emozioni sono altre, tipo oggi che sono andato sul lago di Viverone, quello suscita emozioni. O quando sono in montagna, ad osservare due marmotte che si inseguono mentre fumo la pipa, li sento le emozioni crescermi.
Hai visto anche le marmotte che impacchettano le stecche di cioccolato Milka...?

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Re: Schiavi della Pubblicità?

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E poi...

Io sono ricco, perché è di niente che ho bisogno

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(Nella foto, un caso tipico di pubblicità progresso...)


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Holubice ha scritto: 7 feb 2021, 1:11 Se fai un mestiere del genere, devi per forza conoscere cosa c'è scritto in quel libro...

Mirabile è quella ricostruzione di un consiglio di amministrazione della Levi's, in cui il loro amministratore delegato, all'ingrosso, disse:

- Dovete mettervi in testa che l'azienda Levi's non produce del jeans: qualsiasi cretino, comprando un po' di buon cotone, può fabbricare del buon denim, anche molto meglio del nostro. Noi costruiamo dei Totem, i quali Totem, per attrazione, porterà il consumatore a comprarci i pantaloni. Dobbiamo mettergli nella testa che solo se indosserà il nostro marchio potrà emozionarsi e sentirsi appagato. Il pantalone è l'ultimo dei nostri problemi, ed è un'attività marginale della nostra azienda, totalmente subappaltata a dei fornitori lontani, spesso dall'altra parte del Pianeta.[/i]

Poi faceva i conti in tasca a (mi pare) Magic Jonson, il cestista plurimiliardario americano, per vedere, fatto 150 dollari il costo di una scarpa da ginnastica della Nike, quanti di quei dollari finissero nelle tasche del testimonial numero uno del mondo, e quanto nelle tasche degli operai centroamericani che le avevano costruire per intero.

Insomma, una accusa alle storture del nostro sistema economico, poco equo e solidale, anzi, molto iniquo e coloniale. E una derisione della nostra dabbenaggine, di persone (spesso anche in età matura) capaci di pagare un prodotto anche 20/30 volte il suo valore intrinseco. Tutto grazie al paziente lavoro di voi raffinati venditori di desideri e speranze in confezione spray (cit.)
Conosco il libro e l'analisi circa la situazione della Levi's (e di molte altre, con esempi di prim'ordine, come Apple, Porsche, Nike, Adidas, Chanel e così via). Diciamo che, in taluni contesti, ciò è vero ed è fedele alla realtà. Non si paga per quel determinato bene, ma per lo status symbol che si ottiene possedendolo. Quindi, a volte il prezzo pagato è di gran lunga superiore al valore di produzione del bene in oggetto, ma pur sempre inferiore a quanto saremmo disposti a pagare per la felicità. Questa, ha un prezzo?

In molti altri contesti, ciò non è così.
Quando acquisti il detersivo, quando scegli una penna per scrivere, quando vuoi acquistare un nuovo televisore o pannolini per il tuo bebè, ci sono sul mercato decine, a volte centinaia di competitors che fanno guerra fra loro per conquistare il tuo interesse, il tuo cuore e il tuo portafoglio.
Ora, il bene è sempre il medesimo, il prezzo è più o meno sempre quello, ma cambia il brand. A chi darai i tuoi soldi?
Semplice, a quello che ti ispira maggior fiducia, che soddisfa i tuoi standard qualitativi e che, in generale, cattura la tua attenzione meglio degli altri. E qui la pubblicità è determinante, così come ovviamente la storia del brand stesso e i suoi valori, il packaging e così via.
Un'azienda, oggi più che mai, non potrebbe fare a meno di questi strumenti, altrimenti chiuderebbe subito.

L'analisi della Klein è corretta nella misura in cui punta il dito sul sistema capitalistico contemporaneo e, dunque, il valore centrale della comunicazione. Oggi, oltretutto, si attinge moltissimo anche all'ambito psicologico (ecco perché faccio spesso riferimento a questi elementi nei miei interventi), perché la pubblicità deve essere confezionata tenendo in considerazione principi quali la percezione, l'attenzione, la memoria, i processi cognitivi, le emozioni, senza tralasciare la cultura a cui ci si rivolge.

Ovviamente, tutte queste conoscenze al servizio di chi crea questo materiale devono essere usate in modo etico, nel pieno rispetto dei consumatori. Sono essi infatti che devono decidere liberamente, senza essere indotti, oltre ad essere informati in modo corretto, trasparente e soprattutto sincero. Bye
«Siate il meglio di qualunque cosa siate» [Martin Luther King]
«Dove regna la saggezza, non vi è alcun conflitto tra pensiero e sentimento» [Carl Gustav Jung]
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