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porterrockwell
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Messaggio da leggere da porterrockwell »

L'ineffabile corrispondente da Londra del Corriere il 14 maggio 2019 vaticinava:

I Tory stanno affrontando un disastro, avverte il corrispondente londinese del Corriere della Sera Luigi Ippolito:

“Nelle elezioni europee il partito di Winston Churchill e Margaret Thatcher ora affronta la prospettiva di rimanere dietro al nuovo partito Brexit di Nigel Farage, i laburisti, i liberaldemocratici e persino i verdi con appena il dieci per cento dei voti. Un disastro che ha due cause principali: David Cameron e Theresa May, i due politici più incompetenti che abbiano mai guidato i Tory. Cameron perché ha tenuto un referendum sulla questione chiave dell'Europa per motivi puramente interni, May perché non è stata in grado di svolgere l'unico compito che le era stato affidato, ovvero la Brexit. Questo fiasco è un elisir per Farage, che sta cannibalizzando i conservatori promettendo un ritiro senza compromessi dall'Europa ".

Il 23 luglio 2019 Il cannibale Farage non c'era in onda e Johnson veniva nominato capo del governo. Ippolito aveva capito tutto.

A ottobre 2020 con soddisfazione fiottava:

Boris Johnson, già fine di un’epoca? Il «Times»: nuovoleader per i Tories
Il quotidiano conservatore dipinge il premier come una bestia ferita, e fa una domanda ormai
sulla bocca di molti: provato dalla pandemia e dai problemi personali, il johnsonismo è arrivato
alla fine?
di LUIGI IPPOLITO di Luigi Ippolito
Quanto dura Boris? La domanda non è più tabù, i giornali inglesi ormai ne parlano apertamente.
Oggi è toccato al Times, che ha pubblicato un ampio editoriale dal titolo inequivocabile:
«L’anno prossimo dovrebbe portare un nuovo leader per i conservatori». Il primo ministro
appare esausto, scrive il giornale pur vicino al centro-destra, i suoi deputati sono ribelli e si
avvicina il momento in cui appare «in carica ma non al potere». Si «vedono le ferite» e si sente
«l’odore del sangue». La lista dei fallimenti di Johnson è lunga: dunque «deve riconoscere
che il 2021 è il momento di lasciare la
scena». Perché altrimenti saranno i suoi a
farlo fuori: «Sappiamo quanto spietato sia il
partito conservatore con i leader
considerati scaduti», quindi Boris dovrebbe
preparare la sua uscita. In conclusione, i
conservatori devono puntare al
rinnovamento «nella primavera o
nell’estate del prossimo anno».
È una traiettoria stupefacente per un leader
che lo scorso dicembre aveva condotto il suo partito al più grande trionfo dall’epoca della
Thatcher: e che sembrava avere davanti a sé un glorioso decennio. Ma da allora tutto è andato
storto: sulla Gran Bretagna (e sul mondo) si è abbattuta la più grave emergenza dalla
seconda guerra mondiale, che ha messo a nudo tutti i limiti di Johnson. Lui era un leader
ottimista per tempi solari, non la guida di un Paese che ogni giorno fa la conta dei morti: lo stile
guascone (e un po’ cialtrone) poco si addice a una pandemia.
D’altra parte, è Boris stesso che sta attraversando un periodo cupissimo: non trova
soddisfazione nel fare il primo ministro, ha scoperto che il peso del comando è eccessivo per il
suo carattere distratto e confusionario. Come è stato detto, lui in fondo voleva «essere stato»
premier, non «essere» premier. È in uno stato confusionale aggravato dai problemi personali.
Molto si è detto del fatto che dopo il divorzio è finito sul lastrico: e, come fanno notare nel partito,
non si era mai visto finora un primo ministro in bancarotta. Poi c’è il rapporto, non facile, con la
giovane fidanzata Carrie Symonds: nonostante le smentite, si rincorrono le voci su una crisi della
coppia, alimentate anche dalla sua recente vacanza da sola sul lago di Como, cui si aggiungono
pettegolezzi di ogni tipo.

POVERO JOHNSON !!
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