Le leggi razziali fasciste. Due punti di vista.

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Le leggi razziali fasciste. Due punti di vista.

Messaggioda PietroG » 09/10/2017, 13:26

Le leggi razziali viste dalla prosopopea mediatica ufficiale, come contributo alla campagna elettorale per le prossime politiche e viste invece organicamente al contesto internazionale nel quale il Paese viveva.

http://www.dagospia.com/rubrica-29/cron ... 158112.htm
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Bisogna guardarlo bene, perché questo è «il primo atto antisemita mediatico del regime», spiega lo storico Marcello Pezzetti, il segno che le cose precipitano. Il filmato sarà al centro di una mostra che dal 16 ottobre, in vista degli ottant' anni dalle leggi razziali, verrà allestita nella Casina dei Vallati, in largo 16 ottobre 1943, il luogo della razzia nazista del ghetto di Roma.

Curata da Marcello Pezzetti e Sara Berger, della Fondazione Museo della Shoah, si intitola «1938» ed ha uno scopo molto semplice: «La gente non sa, i ragazzi non sanno che cosa sono state le leggi razziali. Con materiale quasi del tutto inedito - fotografie, immagini, documenti - facciamo vedere ciò che è accaduto».....
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Oggi si torna a parlare di "veri italiani" e cose simili. La mostra non ha riferimenti all' attualità perché sarebbe pleonastico. Il virus razzista sta penetrando nelle coscienze. Qui noi lo facciamo vedere: guardate i danni che ha fatto.


https://dietrolequintee.wordpress.com/2 ... la-storia/

MUSSOLINI , LE LEGGI RAZZIALI E LE VERITA’ CHE LA SINISTRA HA OMESSO DALLA STORIA

Per cominciare va detto che l’ebraismo italiano era “profondamente integrato nella società plasmata dal regime fascista! Gli ebrei fascisti non erano un corpo estraneo allo stato e i suoi più alti ed influenti esponenti proclamavano “l’assoluta fedeltà degli israeliti al fascismo e al suo duce”. Renzo De Felice, sul suo “Storia degli ebrei italiani”, scrive che gli ebrei furono fondatori, per esempio, dei fasci di combattimento di Milano, ebbero parte attiva nelle squadre di Italo Balbo e furono fra i protagonisti della “marcia su Roma”. I Caduti ebrei di quella epopea figurano nel “martirologio ufficiale della rivoluzione fascista”. Furono anche fra i finanziatori del partito fascista.
E’ noto che i provvedimenti a favore degli ebrei nel 1930, perfezionati nel 1931, risultarono tanto graditi alla comunità ebraica italiana che i rabbini innalzarono preghiere di ringraziamento nelle sinagoghe. E’ anche noto l’attacco lanciato dal Duce, contro le teorie nazionalsocialiste. Il 6 settembre 1934, dal palazzo del Governo di Bari Mussolini, dopo aver esaltato la civiltà mediterranea, disse: “Trenta secoli di storia ci permettono di guardare con sovrana pietà talune dottrine d’oltr’Alpe, sostenute da progenie di gente che ignorava la scrittura con la quale tramandare i documenti della propria vita, nel tempo in cui Roma aveva Cesare, Virgilio e Augusto”. Uno spietato attacco all’antiebraismo della Germania. Pertanto sino ad allora non esisteva alcuna pregiudiziale anti ebraica nell’animo di Mussolini. E allora, come si giunse alle leggi razziali?

Le Sanzioni
la politica fascista cambiò repentinamente con la conquista dell’Etiopia. Con questa azione di forza, non concordata, l’Italia si mise in conflitto con le potenze che detenevano il potere e le ricchezze del mondo e non consentivano ad altri di intervenire sulla scena geopolitica mondiale. L’Italia era una nazione di serie B e tale doveva rimanere.
Bernard Show, in una intervista al Manchester Guardian (13 ottobre 1937) profetizzò: “Le cose già fatte da Mussolini lo condurranno prima o poi ad un serio conflitto con il capitalismo”. Infatti le nuove idee, che partivano dall’Italia fascista, si stavano espandendo in tutto il mondo; dalla Francia agli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna all’Australia, dall’Argentina alla Norvegia, nascevano movimenti di ispirazione fascista. Sembrava che, una volta ancora, l’Italia fosse ispiratrice di un nuovo messaggio universale di sapore rinascimentale: il Rinascimento del lavoro. Queste nuove idee, portavano in sé un difetto: mettevano in pericolo il sistema capitalistico allora vigente e padrone.
La guerra d’Etiopia provocò, dunque, un inasprimento delle relazioni con Francia e Inghilterra, le nazioni imperialiste per antonomasia, che guidavano la Società delle Nazioni. Anche per il subdolo intervento di Roosevelt, furono imposte all’Italia le “sanzioni”: cioè l’embargo economico. La Germania si dissociò e continuò ad intrattenere rapporti con l’Italia. Nel 1936 scoppia la guerra civile spagnola; i Paesi capitalisti si schierano, con l’Unione Sovietica, contro l’Italia che collabora con Francisco Franco. Di nuovo la Germania è accanto all’Italia. In questa fase storica si formano due schieramenti: uno di carattere democratico-capitalistico, guidato principalmente da Gran Bretagna, da Francia e dagli Stati Uniti di Roosevelt; l’altro da Germania e Italia. Mussolini cercò di evitare in ogni modo questa alleanza con il Führer di cui osteggiava fortemente la politica. Il 22 giugno 1936 rilasciò una intervista all’ex ministro francese Malvy, nella quale ribadiva la propria disponibilità a collaborare con la Francia e con l’Inghilterra: “Disse Mussolini: “La situazione è tale che mi obbliga a cercare altrove la sicurezza che ho perduto dal lato della Francia e della Gran Bretagna. A chi indirizzarmi se non a Hitler? Vi ho fatto venire perché informiate il vostro Governo della situazione. Io attenderò ancora, ma se prossimamente l’atteggiamento del Governo francese nei confronti dell’Italia fascista non si modifica, se non mi si darà l’assicurazione di cui ho bisogno, l’Italia diventerà alleata della Germania”. Questa testimonianza viene riportata da E. Bonnifour nella “Histoire politique de la troisième republique”.
Furono i Paesi capitalisti a “gettare l’Italia in braccio” alla Germania per annientarle successivamente entrambe. Lo affermano anche Winston Churchill e lo storico inglese George Trevelyan. Il primo (La Seconda Guerra Mondiale”, Vol. 2°, pag. 209) scrive: “Ora che la politica inglese aveva forzato Mussolini a schierarsi dall’altra parte, la Germania non era più sola”. George Trevelyan nella sua “Storia d’Inghilterra”, a pag. 834, scrive: “E l’Italia che per la sua posizione geografica poteva impedire i nostri contatti con l’Austria e con i Paesi balcanici, fu gettata in braccio alla Germania”. Mussolini chiese ripetutamente alla Comunità israelitica italiana di intervenire, presso le Comunità israelitiche anglosassoni e francesi, per dirimere la vertenza; la risposta fu negativa. Fu allora che il Duce abbandonò la politica favorevole agli ebrei [continua al link]..........
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Re: Le leggi razziali fasciste. Due punti di vista.

Messaggioda paolo iovine » 09/10/2017, 19:35

Mussolini fece le leggi razziali perché ai citati Cesari gli arrivava al ginocchio.
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Re: Le leggi razziali fasciste. Due punti di vista.

Messaggioda vento » 03/11/2017, 19:31

Interessanti, utili e doverose le tue riflessioni e soprattutto coraggiose, affrontando due temi come razzismo e fascismo, che scatenano aprioristicamente l’aggressività degli imbecilli. Il termine ‘razzismo’ andrebbe radiato, essendo ormai diventato un manganello in mano agli stolti e nulla più. Serve a zittire qualunque riflessione o discussione che si azzardi a toccare certi temi tabù.
La principale vicenda storica europea associata al termine ‘razzismo’ è lo sterminio degli ebrei tedeschi e penso che vederla in termini di razzismo, come spesso si fa, non aiuti la sua comprensione. A mio modo di vedere si è trattato di guerra civile tra tedeschi ed ebrei tedeschi, colpevoli agli occhi dei primi di voler distruggere il loro Stato, collaborando con la rivoluzione comunista, esterna e soprattutto interna.
Del resto il secolo scorso è stato un’orgia di violenze tra popoli e fissarsi su quelle tedesche, per il loro stile, mi pare poco sensato. Quella vicenda dovrebbe piuttosto allertare gli stolti europei contemporanei, rammentando i rischi insiti nelle incaute mescolanze di popoli.
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Re: Le leggi razziali fasciste. Due punti di vista.

Messaggioda Kostantino » 17/11/2017, 4:03

Mi soffermo in particolare su questa frase: "Queste nuove idee, portavano in sé un difetto: mettevano in pericolo il sistema capitalistico allora vigente e padrone."

Scusami tanto ma a me l'imperialismo sembra una tendenza tutta capitalista. Un movimento reazionario è funzionale al capitalismo. Un movimento razzista è funzionale all'imperialismo, in quanto ne giustifica l'azione.
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Re: Le leggi razziali fasciste. Due punti di vista.

Messaggioda PietroG » 17/11/2017, 11:11

Kostantino ha scritto:Mi soffermo in particolare su questa frase: "Queste nuove idee, portavano in sé un difetto: mettevano in pericolo il sistema capitalistico allora vigente e padrone."

Scusami tanto ma a me l'imperialismo sembra una tendenza tutta capitalista. Un movimento reazionario è funzionale al capitalismo. Un movimento razzista è funzionale all'imperialismo, in quanto ne giustifica l'azione.

No, il nazionalsocialismo tollerava e sfruttava il capitalismo per i propri fini, ma non è mai stato a servizio degli interessi del grande capitale, per tutta una serie di ragioni : prima di tutto perché un movimento nazionalista e razzista non ha niente in comune con capitalismo essenzialmente, e per sua propria natura, globalizzato. Poi perché la parte finanziaria era (ed è) sostanzialmente dominata dalla finanza ebraica e infine perché il NSDAP era un movimento di popolo, non di classe.
Poi uno può benissimo discutere i fini politici e strategici del nazionalsocialismo, la sua crudeltà e mancanza di scrupoli non solo nei confronti di altri popoli, anche contro la propria gente. Il giudizio : 'servi dei padroni' che gli è stato affibbiato dalla sinistra però è, secondo me, profondamente sbagliato. Non solo, ma questo giudizio impedisce di comprendere le radici storiche e economiche dalle quali è nato e nasconde le gravi responsabilità della sinistra che hanno contribuito alla sua nascita.
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Re: Le leggi razziali fasciste. Due punti di vista.

Messaggioda heyoka » 17/11/2017, 17:31

PietroG ha scritto: No, il nazionalsocialismo tollerava e sfruttava il capitalismo per i propri fini, ma non è mai stato a servizio degli interessi del grande capitale, per tutta una serie di ragioni : prima di tutto perché un movimento nazionalista e razzista non ha niente in comune con capitalismo essenzialmente, e per sua propria natura, globalizzato. Poi perché la parte finanziaria era (ed è) sostanzialmente dominata dalla finanza ebraica e infine perché il NSDAP era un movimento di popolo, non di classe.
Poi uno può benissimo discutere i fini politici e strategici del nazionalsocialismo, la sua crudeltà e mancanza di scrupoli non solo nei confronti di altri popoli, anche contro la propria gente. Il giudizio : 'servi dei padroni' che gli è stato affibbiato dalla sinistra però è, secondo me, profondamente sbagliato. Non solo, ma questo giudizio impedisce di comprendere le radici storiche e economiche dalle quali è nato e nasconde le gravi responsabilità della sinistra che hanno contribuito alla sua nascita.

Complimenti G. Pietro! mipiace
Sono molto convinto anch' io di quanto scrivi sul fascismo.
Aspetto che intervenga anche il mio amico Ringhio su questo argomento molto interessante!
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Re: Le leggi razziali fasciste. Due punti di vista.

Messaggioda Kostantino » 17/11/2017, 23:50

Ora scarichiamo sulla sinistra? Vediamo un po'. Non mi hai risposto sul tema "imperialismo", e io ho una chiara idea dell'imperialismo. Inoltre vorrei capire quali sono le colpe della sinistra nei confronti del fascismo.
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Re: Le leggi razziali fasciste. Due punti di vista.

Messaggioda Sayonlytruth » 18/11/2017, 0:38

Kostantino ha scritto:Ora scarichiamo sulla sinistra? Vediamo un po'. Non mi hai risposto sul tema "imperialismo", e io ho una chiara idea dell'imperialismo. Inoltre vorrei capire quali sono le colpe della sinistra nei confronti del fascismo.


Le colpe della sinistra nei confronti della sinistra?
Quella di chiamare e giutificare "partigiani" gli assassini e stuptatori rossi del dopoguerra., gente che ha stuprato ed ucciso bambine, suore e mogli ed ha ucciso, a volte facendo strafi di 7 membri familiari definiti "fascisti' anche se non armati. Di aver "venerato" Togliatti che voleva far diventare colonia russa all' Italia, e quei rossi che hanno "venduto:" gli italiani dell;''Istria, Dalmazia e venezia Giulia agli assassini di Tito e alle foibe.
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Re: Le leggi razziali fasciste. Due punti di vista.

Messaggioda PietroG » 18/11/2017, 1:02

Le responsabilità della sinistra per la nascita del fascismo in Italia sono già gravi ma lo sono ancor più per l'affermazione del nazionalsocialismo tedesco. Il punto importante è che la sinistra si era messa al servizio di una potenza straniera la quale utilizzava l'ideologia per la conquista del potere o quanto meno per influenzare il governo delle nazioni dove il comunismo, o socialismo reale, andava al potere. Se questo non è imperialismo che cos'è? Non era forse naturale attendersi una reazione dei popoli che avevano e hanno come riferimento i valori della nazione e dell'indipendenza nazionale? A Berlino l'ambasciata sovietica era la centrale della sovversione, gli spartakisti erano supportati da Mosca e il loro giornale Die Rote Fahne, come ammette Viktor Suvorov, veniva stampato a San Pietroburgo. I nazionalsocialisti sono nati e cresciuti combattendo i comunisti nelle strade. La tesi di Ernst Nolte, che condivido : senza il comunismo sovietico non ci sarebbe stato nessun nazionalsocialismo. Non parliamo poi delle responsabilità della WWII perché anche qui ci sarebbe da discutere a lungo.
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Re: Le leggi razziali fasciste. Due punti di vista.

Messaggioda Kostantino » 18/11/2017, 21:17

PietroG ha scritto:Le responsabilità della sinistra per la nascita del fascismo in Italia sono già gravi ma lo sono ancor più per l'affermazione del nazionalsocialismo tedesco. Il punto importante è che la sinistra si era messa al servizio di una potenza straniera la quale utilizzava l'ideologia per la conquista del potere o quanto meno per influenzare il governo delle nazioni dove il comunismo, o socialismo reale, andava al potere. Se questo non è imperialismo che cos'è? Non era forse naturale attendersi una reazione dei popoli che avevano e hanno come riferimento i valori della nazione e dell'indipendenza nazionale? A Berlino l'ambasciata sovietica era la centrale della sovversione, gli spartakisti erano supportati da Mosca e il loro giornale Die Rote Fahne, come ammette Viktor Suvorov, veniva stampato a San Pietroburgo. I nazionalsocialisti sono nati e cresciuti combattendo i comunisti nelle strade. La tesi di Ernst Nolte, che condivido : senza il comunismo sovietico non ci sarebbe stato nessun nazionalsocialismo. Non parliamo poi delle responsabilità della WWII perché anche qui ci sarebbe da discutere a lungo.

Aaaah capisco.
Se crei un opposto crei anche il suo diretto opposto.
Ma questo discorso vale per tutto o solo per il comunismo? Perché a generare il comunismo è stato il capitalismo, e così via indietro nella storia dell'umanità intera.
Allora non parliamo di colpa: parliamo di causa/effetto.
Se no finiamo per decontestualizzare anche l'ovvio.
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