la socialdemocrazia europea

Discussioni legate alla Politica e alla Storia del XX secolo

Re: la socialdemocrazia europea

Messaggioda gasiot » 13/05/2018, 5:48

Kostantino ha scritto:
gasiot ha scritto:ma è anche vero che una vita senza sogni da realizzare o anche solo da inseguire è piuttosto grigia e spenta

Pensare che il raggiungimento di una condizione di equità equivalga a perdere un orizzonte o un senso è strano. E' come dire: "io preferisco un mondo di ricchi e poveri perchè è più avventuroso". Ma solitamente chi ha questo metro di giudizio è sempre, relativamente, il ricco. Trovami un povero che gode della sua povertà e dell'ingiustizia che vive. Se lo trovi assicurati che sia sano di mente e che goda realmente della sua condizione.

Per converso abbiamo "il ricco" (mediamente o estremamente) che gode necessariamente della condizione di ingiustizia, condizione strutturale alla sua esistenza. E ci sarebbe da dire "grazie al cazzo".

ma anche qui ,il concetto di povero va pesato nel contesto in cui esiste il povero
se il povero vive in mezzo ad altri poveri e non conosce il ricco, mica si sente povero, si sente normale se per lui e quelli che ha attorno il mondo è solo quello
però ha ragione infuriato
i nostri sogni indotti dal consumismo , a molti /troppi rovinano la vita
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Re: la socialdemocrazia europea

Messaggioda heyoka » 13/05/2018, 7:18

infuriato ha scritto:Qui avrei qualche dubbio…

A proposito di democrazia io sto ancora aspettando di rientrare dall' aventino.
icov aa
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Re: la socialdemocrazia europea

Messaggioda Valerio » 13/05/2018, 7:39

heyoka ha scritto:
infuriato ha scritto:Qui avrei qualche dubbio…

A proposito di democrazia io sto ancora aspettando di rientrare dall' aventino.
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Democrazia male interpretata. icov
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Re: la socialdemocrazia europea

Messaggioda MaIn » 13/05/2018, 8:11

Kostantino ha scritto:
gasiot ha scritto:ma è anche vero che una vita senza sogni da realizzare o anche solo da inseguire è piuttosto grigia e spenta

Pensare che il raggiungimento di una condizione di equità equivalga a perdere un orizzonte o un senso è strano. E' come dire: "io preferisco un mondo di ricchi e poveri perchè è più avventuroso". Ma solitamente chi ha questo metro di giudizio è sempre, relativamente, il ricco. Trovami un povero che gode della sua povertà e dell'ingiustizia che vive. Se lo trovi assicurati che sia sano di mente e che goda realmente della sua condizione.

Per converso abbiamo "il ricco" (mediamente o estremamente) che gode necessariamente della condizione di ingiustizia, condizione strutturale alla sua esistenza. E ci sarebbe da dire "grazie al cazzo".


ma guardate che l'indice Gini:
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Re: la socialdemocrazia europea

Messaggioda gasiot » 13/05/2018, 8:54

MaIn ha scritto:
Kostantino ha scritto:
gasiot ha scritto:ma è anche vero che una vita senza sogni da realizzare o anche solo da inseguire è piuttosto grigia e spenta

Pensare che il raggiungimento di una condizione di equità equivalga a perdere un orizzonte o un senso è strano. E' come dire: "io preferisco un mondo di ricchi e poveri perchè è più avventuroso". Ma solitamente chi ha questo metro di giudizio è sempre, relativamente, il ricco. Trovami un povero che gode della sua povertà e dell'ingiustizia che vive. Se lo trovi assicurati che sia sano di mente e che goda realmente della sua condizione.

Per converso abbiamo "il ricco" (mediamente o estremamente) che gode necessariamente della condizione di ingiustizia, condizione strutturale alla sua esistenza. E ci sarebbe da dire "grazie al cazzo".


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bella mappa del mondo ..istruttiva e dovrebbe far riflettere quelli che non credono che la finanza internazionale si interessi di cose nostre
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Re: la socialdemocrazia europea

Messaggioda Kostantino » 13/05/2018, 20:19

MaIn ha scritto:
Kostantino ha scritto:
gasiot ha scritto:ma è anche vero che una vita senza sogni da realizzare o anche solo da inseguire è piuttosto grigia e spenta

Pensare che il raggiungimento di una condizione di equità equivalga a perdere un orizzonte o un senso è strano. E' come dire: "io preferisco un mondo di ricchi e poveri perchè è più avventuroso". Ma solitamente chi ha questo metro di giudizio è sempre, relativamente, il ricco. Trovami un povero che gode della sua povertà e dell'ingiustizia che vive. Se lo trovi assicurati che sia sano di mente e che goda realmente della sua condizione.

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1989-2009, praticamente un reperto archeologico. C'è stata la crisi, sai?

Almeno guardiamole le fonti.

Sicuramente i dati sono cambiati visto che, per dirne una, la povertà è aumentata del 5% dal 2008 al 2017.
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Re: la socialdemocrazia europea

Messaggioda MaIn » 13/05/2018, 20:53

Kostantino ha scritto:
MaIn ha scritto:
Kostantino ha scritto:
gasiot ha scritto:ma è anche vero che una vita senza sogni da realizzare o anche solo da inseguire è piuttosto grigia e spenta

Pensare che il raggiungimento di una condizione di equità equivalga a perdere un orizzonte o un senso è strano. E' come dire: "io preferisco un mondo di ricchi e poveri perchè è più avventuroso". Ma solitamente chi ha questo metro di giudizio è sempre, relativamente, il ricco. Trovami un povero che gode della sua povertà e dell'ingiustizia che vive. Se lo trovi assicurati che sia sano di mente e che goda realmente della sua condizione.

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1989-2009, praticamente un reperto archeologico. C'è stata la crisi, sai?




Almeno guardiamole le fonti.

Sicuramente i dati sono cambiati visto che, per dirne una, la povertà è aumentata del 5% dal 2008 al 2017.



i modo cortesi sono sconosciuti ai comunisti? icov

non volendo ho postato un indice vecchio che comunque è molto piu' attinente alla superiorità della redistribuzione della socialemocrazia che un indice nuovo visto che la socialdemocrazia è in esaurimento come fenomeno già dagli anni 90.
in sostanza, quel dato rispecchia meglio il valore di una socialdemocrazia nella redistribuzione piuttosto che un dato moderno dove abbiamo avuto attacchi alla socialdemocrazia persino in svezia. puppa
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Re: la socialdemocrazia europea

Messaggioda Kostantino » 14/05/2018, 3:07

MaIn ha scritto:
Kostantino ha scritto:
MaIn ha scritto:
Kostantino ha scritto:
gasiot ha scritto:ma è anche vero che una vita senza sogni da realizzare o anche solo da inseguire è piuttosto grigia e spenta

Pensare che il raggiungimento di una condizione di equità equivalga a perdere un orizzonte o un senso è strano. E' come dire: "io preferisco un mondo di ricchi e poveri perchè è più avventuroso". Ma solitamente chi ha questo metro di giudizio è sempre, relativamente, il ricco. Trovami un povero che gode della sua povertà e dell'ingiustizia che vive. Se lo trovi assicurati che sia sano di mente e che goda realmente della sua condizione.

Per converso abbiamo "il ricco" (mediamente o estremamente) che gode necessariamente della condizione di ingiustizia, condizione strutturale alla sua esistenza. E ci sarebbe da dire "grazie al cazzo".


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1989-2009, praticamente un reperto archeologico. C'è stata la crisi, sai?




Almeno guardiamole le fonti.

Sicuramente i dati sono cambiati visto che, per dirne una, la povertà è aumentata del 5% dal 2008 al 2017.



i modo cortesi sono sconosciuti ai comunisti? icov

non volendo ho postato un indice vecchio che comunque è molto piu' attinente alla superiorità della redistribuzione della socialemocrazia che un indice nuovo visto che la socialdemocrazia è in esaurimento come fenomeno già dagli anni 90.
in sostanza, quel dato rispecchia meglio il valore di una socialdemocrazia nella redistribuzione piuttosto che un dato moderno dove abbiamo avuto attacchi alla socialdemocrazia persino in svezia. puppa

Ci atteniamo ai fatti o alle astrazioni? Perché se dobbiamo fare congetture allora un regime socialista vincerebbe su tutto. Se dobbiamo attenerci ai fatti allora devi mettere in discussione anche la situazione attuale.

La socialdemocrazia é fallimentare perché presuppone un compromesso. Questo entra naturalmente in contraddizione con lo stesso spirito dell'Organizzazione statale rendendola inefficace di fronte alla sua società di riferimento. Non a caso, per quanto sia fuori strada il Movimento 5 stelle, é comunque la spia di un sentimento di disagio comune e il sentore di una necessità di cambiamento (che poi loro non cambieranno un cavolo perché ci sguazzano nel compromesso). La socialdemocrazia é stato un tentativo di coniugare l'inconiugabile, perché ha tradito, dal canto dei socialisti, l'originaria analisi strutturale della realtà. La socialdemocrazia fa comodo solo al capitalismo, per continuare a riprodursi senza dover temere la spinta opposta, sostanzialmente scendendoci a patti. È semplicemente la dimostrazione empirica dell'inconsistenza delle "posizioni neutrali", del tacito accordo tra le forze opposte, della pace sociale.
Ps: é difficile evincere la scortesia da un testo scritto.
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Re: la socialdemocrazia europea

Messaggioda MaIn » 20/05/2018, 9:48

ehm ma guarda che i fatti sono i dati. e i dati dicono che la socialdemocrazia aveva un benessere notevole e diffuso in presenza di libertà individuali.
cose che un regime comunista non poteva vantare e neanche gli usa capitalisti.

le congetture invece sono le analisi secondo cui la socialdemocrazia non può riuscire perchè è compromesso (hai presente Lolli?) perchè di fatto è riuscita.


Io per carattere preferisco chi risolve grosso modo un problema qui e ora, anche se non è la soluzione perfetta
a chi prometterlo di risolverle in maniera perfetta un domani che non arriva mai.
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Re: la socialdemocrazia europea

Messaggioda Kostantino » 28/05/2018, 3:41

MaIn ha scritto:ehm ma guarda che i fatti sono i dati. e i dati dicono che la socialdemocrazia aveva un benessere notevole e diffuso in presenza di libertà individuali.
cose che un regime comunista non poteva vantare e neanche gli usa capitalisti.

le congetture invece sono le analisi secondo cui la socialdemocrazia non può riuscire perchè è compromesso (hai presente Lolli?) perchè di fatto è riuscita.


Io per carattere preferisco chi risolve grosso modo un problema qui e ora, anche se non è la soluzione perfetta
a chi prometterlo di risolverle in maniera perfetta un domani che non arriva mai.

Dipende da cosa intendi per "riuscire". Perché le socialdemocrazie, in quanto compromesso non reggono al tempo, stanno strette, sono limitative, sono un autogoal delle stesse forze politiche protagoniste di questi sistemi. Basta vedere gli ultimi eventi e avere il polso del senso comune per rendersi conto che un sistema che si regge su compromessi non rende più attuabile gli interessi di classe, di nessuna classe. Impoverisce e depotenzia tutti, in un equilibrio precario che danneggia lo stesso sistema.

Quanto al pragmatismo... Il pragmatismo é un atteggiamento antitetico rispetto alla politica. Politica pragmatica é un ossimoro. La politica é fatta di scelte, lungimiranti, non di pezze messe lì a coprire mancanze. Non di azioni scadenti in attesa di azioni migliori, ma di azioni allineate (in senso di scelte ideologiche), di visioni concrete e ad ampio respiro. A questo punto non è il metodo di scelta a fare la politica, ma la qualità e la concretezza di quella scelta. Neanche mi sforzo a imprimere un discorso di classe in quello che dico che tanto è inutile, per la maggior parte di voi é una categoria superata. Quindi mi limito ad un livello di astrazione medio.

Anche il pragmatismo, per come l'hai descritto" tu pecca di astrazione, sai? Anche chi attua in maniera mediocre oggi astrae completamente la temporalità dilatata della politica. Attuare male oggi, incidendo sulla realtà ma in maniera negativa produce effetti ben peggiori di riservarsi il giusto tempo per attuare meglio. Quindi anche chi assume un atteggiamento pragmatico, falsamente riconducibile ad una voglia di risolvere i problemi immediati, finisce per sperare in un "meglio" domani. Un meglio che, come dici tu, potrebbe non arrivare mai. Quindi siamo punto e a capo.
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Re: la socialdemocrazia europea

Messaggioda MaIn » 23/06/2018, 10:32

http://www.avantionline.it/2018/06/gius ... y4S_PZuLIU

L’11 giugno scorso l’«Associazione socialismo» e la rivista «Mondoperaio» hanno promosso un incontro per ricordare l’opera politica di Giuseppe Saragat (1898-1988). L’incontro, che si è tenuto nella sala Koch di Palazzo Madama di fronte alle massime cariche dello Stato, ha dato l’occasione al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di rivisitare la sua lezione politica incentrata sui valori democratici della Repubblica e della rappresentanza politica per la difesa di un sistema politico «dal volto umano».
La biografia e l’opera di Giuseppe Saragat – come ha ricordato il presidente della Repubblica – sono strettamente intrecciate alle vicende politiche del Novecento e alla sua «battaglia per conquistare all’idea socialista la piena qualifica di democratica, puntando alla universalizzazione delle libertà liberali» nella «difesa dei principi di libertà, democrazia e giustizia sociale». A questi valori si ispira infatti la vicenda biografica di Giuseppe Saragat dai primi indirizzi democratici fino alla sua elezione a presidente della Repubblica (29 dicembre 1964), di cui ha tracciato un interessante profilo Marcello Staglieno nel suo volume L’Italia Del Colle 1946-2006: sessant’anni di storia attraverso i dieci presidenti (Boroli editore, Milano 2006, pp. 201-221).
Formatosi alla scuola politica del padre Giovanni Saragat (1855-1938), avvocato liberale trasferitosi nel 1882 dalla natia Sardegna a Torino, il giovane Giuseppe acquisì la sua sensibilità vero le condizioni della classe operaia, crescendo in un clima fecondo di stimoli culturali a contatto con giovani democratici come Piero Gobetti e Andrea Viglongo. La guerra del 1915-18 lo trovò nelle file dell’interventismo salveminiano, verso cui espresse un acceso fervore tanto da arruolarsi volontario. Ma la conoscenza di Claudio Treves (1869-1933) e di Bruno Buozzi (1881-1944) lo spinse ad aderire al Partito socialista unitario (Psu), costituito il 4 ottobre 1922 in seguito all’uscita dei riformisti dal Psi.
L’esordio ufficiale di Giuseppe Saragat avvenne come rappresentante della Federazione provinciale di Torino nel convegno del Psu (28-31 marzo 1925) a Roma, dove pronunciò un discorso inneggiante al «metodo democratico» contro il regime mussoliniano e la «illegalità anarchica delle squadre armate» che negano il pluralismo politico in nome di una «stalolatria che giunge fino al crimine di stato» (cfr. Il discorso Saragat, in «La Giustizia», 31 marzo 1925, p. 1). Il suo appello ai principi democratici fu proposto come antitesi al giacobinismo dei comunisti tacciati di negare la libertà, il cui ripristino presupponeva un adeguamento dell’organizzazione partitica all’accettazione della legalità come «base stessa della immancabile rivoluzione futura».
Sulla rivista «Il Quarto Stato», di cui il primo numero uscì il 27 marzo 1926, Saragat auspicò un’azione comune con il Psi per condurre una lotta contro la dittatura fascista, culminata alcuni mesi prima nello scioglimento del Psu e quell’anno nella negazione delle libertà individuali. Di fronte al dilagare del fascismo egli decise così di emigrare a Vienna, dove nell’aprile 1927 trovò impiego nella banca cittadina Wiener Merkur, senza trascurare lo studio e la ricerca culturale: quello viennese fu un periodo fecondo di riflessioni politiche a stretto contatto con il socialista Otto Bauer (1881-1938) e alla sua elaborazione dell’austromarxismo. Questo permise a Saragat di comprendere la natura totalitaria del bolscevismo e dei mezzi spietati adoperati da Stalin per detenere il potere. Dal contatto con gli austro-marxisti egli trasse le sue riflessioni poi elaborate nel settembre 1929 in un saggio dal titolo Marxismo e democrazia (ESIL, Edizioni Sala dell’Italia Libera).
In questo saggio Saragat ribadisce il nesso tra democrazia e libertà, senza la quale essa diventa «un vuoto formalismo» da diffondere tra i cittadini: riflessione che riprende in una serie di articoli pubblicati sul periodico «Rinascita Socialista» di Giuseppe Emanuele Modigliani (1872-1947). Il 19 aprile del 1930 invia una «lettera aperta» all’«Avanti!», diretto in quell’anno da Pietro Nenni (1891-1980), per superare la scissione del 1922 e impedire il successo del massimalismo sostenuto da Angelica Balabanoff (1869-1965). Nella Carta dell’unità, approvata nel Congresso di Parigi (20-21 luglio) auspica una convergenza unitaria con il nucleo operativo diretto da Nenni, a cui danno il consenso di Claudio Treves e di Filippo Turati (1857-1932).
Nella sua relazione Saragat propone una lucida analisi del fascismo, considerato «un prodotto dello sviluppo organico della economia capitalistica» che «non può essere sostituito a base di decreti», ma solo attraverso l’azione di un partito in grado di promuovere un’alleanza organica di tutte le forze progressiste e richiamare la classe operaia alla coscienza del suo compito storico. Le cause del fascismo, che egli attribuisce ad una «mancata rivoluzione liberale italiana», possono essere superate sul piano politico dall’alleanza tra repubblicani e socialisti, senza mai dimenticare il nesso tra democrazia e socialismo.
Critico verso il liberal-socialismo di Carlo Rosselli e le posizioni antimarxiste sostenute nel saggio Socialismo liberale (1930), Saragat rimane fedele al materialismo storico non sempre valutato nella sua intrinseca essenza. La sua critica è rivolta anche ai comunisti per la loro incomprensione della libertà, elemento che può far sorgere uno spirito rivoluzionario in grado di coniugarlo con la lotta di classe. Lungo gli anni Trenta Saragat pubblica una serie di articoli sull’«Avanti!» e su «La Libertà», con quali ribadisce questo nesso inscindibile in un’aspra polemica con i comunisti per la loro sottomissione alla centrale moscovita.
Tuttavia, sul patto d’azione tra Psi e Pci, Saragat difende l’unità tattica, unica via per sottrarre i comunisti alla loro visione politica catastrofica e per favorire il loro processo di «socialdemocratizzazione». Nel volume L’Umanisme marxiste (ESIL, Marsiglia 1936), egli si distanzia dalla lettura comunista di Marx, interpretato anche alla stregua di Benedetto Croce come «canone di interpretazione storica» utile alla conoscenza della società umana. Non rinuncia però a rivolgere una critica al bolscevismo e ai piani quinquennali sovietici, nei quali vede un’accelerazione forzata del ritmo di sviluppo economico a detrimento dei lavoratori e un inevitabile inasprimento del regime poliziesco.
La guerra civile spagnola, cominciata nel luglio 1936, conferma la proposta di Saragat di un ampio fronte antifascista, che è così riproposto a sostegno della lotta contro il franchismo e in difesa del messaggio «Oggi in Spagna, domani in Italia» che Carlo Rosselli (1899-1937) lancia proprio durante la torbida vicenda spagnola. Il terzo congresso dei socialisti in esilio, tenuto a Parigi dal 26 al 28 giugno 1937, si caratterizza per il serrato confronto tra i sostenitori dell’alleanza con i comunisti e i critici verso l’immediato passaggio del loro partito nell’ambito dell’unità d’azione. Un confronto che non impedisce a Saragat di rivolgere una critica devastante alle purghe staliniane e ai processi di Mosca del 1938.
Lo scoppio della Seconda guerra mondiale accentua la critica all’Unione sovietica che, per Saragat, ha instaurato un regime poliziesco e burocratico alla stregua delle analisi politiche espresse da Bruno Rizzi (1901-1977) nel suo volume La burocratisation du monde (Paris 1939). Ma il mutato clima, provocato dall’aggressione nazista all’Unione sovietica, favorisce un clima più distensivo tra socialisti e comunisti, che porta alla firma comune di un appello per la costituzione di un fronte nazionale antifascista.
Alla caduta di Mussolini, Saragat ritorna nel 1943 a Roma, dove contribuisce alla ricomposizione del Partito socialista e alla rinascita dell’«Avanti!». Arrestato dai tedeschi il 18 ottobre, egli viene tradotto nel carcere di Regina Coeli, dove è rinchiuso per quattro mesi, insieme a Sandro Pertini e a Carlo Andreoni (1901-1957). La vicenda, raccontata nei libri Saragat. Il coraggio delle idee (Roma 1984?) di Vittorio Statera e Saragat e il socialismo italiano dal 1922 al 1946 (Venezia 1984) di Ugo Indrio, coinvolge Giuliano Vassalli (1915-2009) e Massimo Severo Giannini 1915-2000, l’uno futuro presidente della Corte costituzionale e l’altro futuro ministro della Funzione Pubblica. Ma nuovi elementi sono aggiunti nei libri Saragat (Eri, Torino 1991) di Antonio G. Casanova e Giuseppe Saragat (Marsilio, Venezia 2003) di Federico Fornaro.
Condirettore dell’«Avanti!», con Nenni direttore, Saragat contribuisce al rilancio del giornale socialista, che nella prima metà del 1946 raggiunge le 100 mila copie. Ministro senza portafoglio nel governo presieduto da Ivanoe Bonomi (18 giugno-12 dicembre 1944), poi ambasciatore a Parigi (15 marzo 1945-23 marzo 1946), egli è deputato all’Assemblea costituente e suo presidente con 401 voti su 468. Sostenitore dell’assoluta autonomia socialista e dei valori democratici dell’Occidente, Saragat ribadisce il nesso tra democrazia e socialismo, interpretando il marxismo in chiave umanistica come unica visione in grado di recuperare la tradizione riformista del socialismo italiano.
In quest’ottica deve essere inquadrata la cosiddetta «scissione di Palazzo Barberini» (11-12 gennaio 1947) e la costituzione del Partito socialista dei lavoratori italiani (Psli), cui aderiscono 52 parlamentari su 115, la maggioranza della giovanile socialista e un cospicuo numero di militanti attratti dal verbo anticomunista e dal «massimalfusionismo della maggioranza». L’anno successivo Saragat, durante le elezioni politiche del 18 aprile, assume una posizione critica verso il «Fronte Democratico Popolare», provocando le invettive dei comunisti: in un intervento alla Camera viene definito da Gian Carlo Pajetta un «traditore del socialismo».
Tra il 1948 e la sua nomina a presidente della Repubblica Saragat vive gli episodi più significativi del socialismo italiano nella ricerca dell’unità socialista: l’incontro del 25 agosto 1956 a Pralognan con Nenni segna l’inizio di un processo che porta alla costituzione di un partito unitario che si conclude solo nella costituzione del PSU realizzatosi nel XXXVII congresso (ottobre 1966). Per l’occasione egli suggerisce a Nenni di inserire nella «Carta dell’unificazione socialista» l’appello ai valori «universalmente umani» e agli ideali «di libertà, di giustizia e pace», come pure il richiamo alla collaborazione tra forze democratiche e cattoliche per avviare una politica riformista.
Come presidente della Repubblica (28 dicembre 1964-29 dicembre 1971), Saragat osservò la divisione dei poteri con il rispetto dei vari organi costituzionali e non rinviò mai un provvedimento alla Camere per riesame, conferendo sempre l’incarico di formare il governo ai membri indicati dalla maggioranza parlamentare. L’esperienza del Centro-sinistra fu vissuta come formula di governo in grado di condizionare i processi di trasformazione sociale nell’ambito di una visione democratica contraria ad ogni forma di violenza e all’insegna di un riformismo inteso come fattore di crescita economica e culturale.
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Re: la socialdemocrazia europea

Messaggioda MaIn » 29/06/2018, 23:29

è interessante come nel partito democratico si stia rafforzando l'area di sinistra mentre da noi la sinistra si sia spostata sempre piu' su posizioni moderate e capitaliste

https://left.it/2018/06/29/portoricana- ... t-dei-dem/

Ha 28 anni, origini portoricane, una laurea in Economia e Relazioni internazionali ma, soprattutto, non ha paura di essere di sinistra. Alexandria Ocasio-Cortez ha appena vinto le primarie del Partito democratico americano nel XIV Distretto congressuale di New York, battendo a sorpresa Joseph Crowley, membro storico dell’establishment e titolare di tale seggio al Congresso da 19 anni. Questa volta, invece, i quartieri di Queens e Bronx (ai quali corrisponde l’area coperta) hanno preferito la novità alla certezza: il 57% dei voti è andato alla rappresentante supportata dai Democratic socialist of America.
Alexandria Ocasio-Cortez è quella che tecnicamente si definisce una outsider: fino a nove mesi fa faceva la barista in un ristorante messicano a Union square per aiutare sua madre a mantenersi. La politica, però, è da sempre una sua grande passione, della quale le proposte “ultraliberal” della sua campagna sono state buona testimonianza. Ha rifiutato i finanziamenti delle lobby, mettendo insieme 300mila dollari di donazioni dei sostenitori di cui la maggior parte sotto i 250. Sul suo sito internet gioca con l’assonanza tra “Ocasio” e l’inglese “occasion”, trasformando il suo cognome in uno slogan e stampandolo su magliette e sacchette di tela che si possono ricevere in cambio di piccoli contributi economici. Fa sorridere l’ultima sezione della pagina, nella quale i volontari possono offrire il proprio aiuto scegliendo tra varie opzioni, tra cui c’è “bussare alle porte”. Un metodo vecchio stampo che si è rivelato essere ancora funzionante, soprattutto in quartieri popolari come Bronx e Queens.
La nuova candidata al Congresso ha fatto del Medicare-for-all, l’assistenza sanitaria gratuita per tutti, uno dei punti focali del suo programma. Un tema che era stato già portato avanti da Bernie Sanders durante le primarie presidenziali del 2016, campagna alla quale Ocasio-Cortez ha partecipato attivamente come assistente. Sanders era riuscito a imporsi sulla scena dei Democratici nonostante le sue proposte di stampo socialista, una corrente politica che negli Stati Uniti non è mai riuscita ad avere grossa eco. L’errore che gli analisti del settore tendono a imputargli è quello di aver puntato troppo sulla lotta ai miliardari e troppo poco su questioni che riuscissero ad attirare anche i voti degli elettori dell’ala più moderata, i quali hanno finito per dare la loro preferenza a un membro dell’establishment come Hillary Clinton. Ocasio-Cortez è riuscita invece ad allargare campo, puntando su temi cari alla popolazione di ceto medio-basso e cercando di darsi più visibilità possibile, facendo largo uso dei social network e acconsentendo a farsi intervistare da testate note come Vogue. La sua giovane età ha contribuito a rendere la strategia efficace, facendola apparire al passo con i tempi e non frutto di un mero artificio elettorale.
Una missione con un potenziale così evidente, quella di Ocasio-Cortez, da spingere lo stesso Sanders a concederle il suo aperto appoggio, inserendola nell’organizzazione Our revolution di cui fanno parte tutti i candidati di stampo sandersiano appartenenti a quella che i media americani chiamano “l’onda blu” (dal colore tipico dei Democratici) che sta attraversando gli Usa. Il sito dell’organizzazione rivendica la vittoria di più della metà dei propri candidati nei distretti di Maryland, Oklahoma e New York.
Questa fase del mid-term, infatti, sta dimostrando come l’elettorato americano si stia polarizzando, facendo registrare vittorie tra i candidati Democratici esponenti del “Sandersism” oppure tra quelli appartenenti all’ala trumpista dei Repubblicani. Un’osservazione appoggiata anche dall’ex responsabile della campagna di Hillary Clinton, Jack Sullivan, il quale ha dichiarato che i Democratici hanno bisogno di abbracciare un’idea più radicale di governo, se vogliono ritornare a vincere. Ocasio-Cortez lo ha decisamente fatto non solo con il suo programma, ma anche in merito alle posizioni sui rifugiati, quando si è recata in Texas per protestare personalmente contro la crudele politica di separazione portata avanti da Trump nei confronti dei migranti provenienti dal confine con il Messico.
Con i suoi ideali di uguaglianza e di pari opportunità che fanno eco alla sinistra europea, Ocasio-Cortez è fortemente parte della corrente avviata da Sanders nel 2016. Da quella campagna ha preso in prestito alcuni temi e alcune forme di comunicazione, raccogliendo migliaia di consensi. In un momento politico dalle tinte fosche, l’emergere di figure come quella di Alexandria Ocasio-Cortez spinge a sperare che questa “onda blu” possa travolgere anche il resto del Paese, riportando in auge persone ricche di umanità come questa ventottenne che ha organizzato la sua festa di attesa dei risultati in una sala da biliardo e si è commossa in diretta quando ha scoperto di aver compiuto un’impresa che sembrava impossibile.
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Re: la socialdemocrazia europea

Messaggioda infuriato » 29/06/2018, 23:58

MaIn ha scritto:è interessante come nel partito democratico si stia rafforzando l'area di sinistra mentre da noi la sinistra si sia spostata sempre piu' su posizioni moderate e capitaliste

https://left.it/2018/06/29/portoricana- ... t-dei-dem/

Ha 28 anni, origini portoricane, una laurea in Economia e Relazioni internazionali ma, soprattutto, non ha paura di essere di sinistra. Alexandria Ocasio-Cortez ha appena vinto le primarie del Partito democratico americano nel XIV Distretto congressuale di New York, battendo a sorpresa Joseph Crowley, membro storico dell’establishment e titolare di tale seggio al Congresso da 19 anni. Questa volta, invece, i quartieri di Queens e Bronx (ai quali corrisponde l’area coperta) hanno preferito la novità alla certezza: il 57% dei voti è andato alla rappresentante supportata dai Democratic socialist of America.
Alexandria Ocasio-Cortez è quella che tecnicamente si definisce una outsider: fino a nove mesi fa faceva la barista in un ristorante messicano a Union square per aiutare sua madre a mantenersi. La politica, però, è da sempre una sua grande passione, della quale le proposte “ultraliberal” della sua campagna sono state buona testimonianza. Ha rifiutato i finanziamenti delle lobby, mettendo insieme 300mila dollari di donazioni dei sostenitori di cui la maggior parte sotto i 250. Sul suo sito internet gioca con l’assonanza tra “Ocasio” e l’inglese “occasion”, trasformando il suo cognome in uno slogan e stampandolo su magliette e sacchette di tela che si possono ricevere in cambio di piccoli contributi economici. Fa sorridere l’ultima sezione della pagina, nella quale i volontari possono offrire il proprio aiuto scegliendo tra varie opzioni, tra cui c’è “bussare alle porte”. Un metodo vecchio stampo che si è rivelato essere ancora funzionante, soprattutto in quartieri popolari come Bronx e Queens.
La nuova candidata al Congresso ha fatto del Medicare-for-all, l’assistenza sanitaria gratuita per tutti, uno dei punti focali del suo programma. Un tema che era stato già portato avanti da Bernie Sanders durante le primarie presidenziali del 2016, campagna alla quale Ocasio-Cortez ha partecipato attivamente come assistente. Sanders era riuscito a imporsi sulla scena dei Democratici nonostante le sue proposte di stampo socialista, una corrente politica che negli Stati Uniti non è mai riuscita ad avere grossa eco. L’errore che gli analisti del settore tendono a imputargli è quello di aver puntato troppo sulla lotta ai miliardari e troppo poco su questioni che riuscissero ad attirare anche i voti degli elettori dell’ala più moderata, i quali hanno finito per dare la loro preferenza a un membro dell’establishment come Hillary Clinton. Ocasio-Cortez è riuscita invece ad allargare campo, puntando su temi cari alla popolazione di ceto medio-basso e cercando di darsi più visibilità possibile, facendo largo uso dei social network e acconsentendo a farsi intervistare da testate note come Vogue. La sua giovane età ha contribuito a rendere la strategia efficace, facendola apparire al passo con i tempi e non frutto di un mero artificio elettorale.
Una missione con un potenziale così evidente, quella di Ocasio-Cortez, da spingere lo stesso Sanders a concederle il suo aperto appoggio, inserendola nell’organizzazione Our revolution di cui fanno parte tutti i candidati di stampo sandersiano appartenenti a quella che i media americani chiamano “l’onda blu” (dal colore tipico dei Democratici) che sta attraversando gli Usa. Il sito dell’organizzazione rivendica la vittoria di più della metà dei propri candidati nei distretti di Maryland, Oklahoma e New York.
Questa fase del mid-term, infatti, sta dimostrando come l’elettorato americano si stia polarizzando, facendo registrare vittorie tra i candidati Democratici esponenti del “Sandersism” oppure tra quelli appartenenti all’ala trumpista dei Repubblicani. Un’osservazione appoggiata anche dall’ex responsabile della campagna di Hillary Clinton, Jack Sullivan, il quale ha dichiarato che i Democratici hanno bisogno di abbracciare un’idea più radicale di governo, se vogliono ritornare a vincere. Ocasio-Cortez lo ha decisamente fatto non solo con il suo programma, ma anche in merito alle posizioni sui rifugiati, quando si è recata in Texas per protestare personalmente contro la crudele politica di separazione portata avanti da Trump nei confronti dei migranti provenienti dal confine con il Messico.
Con i suoi ideali di uguaglianza e di pari opportunità che fanno eco alla sinistra europea, Ocasio-Cortez è fortemente parte della corrente avviata da Sanders nel 2016. Da quella campagna ha preso in prestito alcuni temi e alcune forme di comunicazione, raccogliendo migliaia di consensi. In un momento politico dalle tinte fosche, l’emergere di figure come quella di Alexandria Ocasio-Cortez spinge a sperare che questa “onda blu” possa travolgere anche il resto del Paese, riportando in auge persone ricche di umanità come questa ventottenne che ha organizzato la sua festa di attesa dei risultati in una sala da biliardo e si è commossa in diretta quando ha scoperto di aver compiuto un’impresa che sembrava impossibile.


Ben venga una persona come questa in un posto come gli U$A.

Da noi la sedicente "sinistra" post 89 si è limitata a scimmiottare, ormai priva di riferimenti, il PD americano, che di socialista non ha mai avuto nulla.

Adesso, non sono un profondo conoscitore della politica U$A, ma mi pare che definirli, anche solo lontanamente, socialisti, sia quantomeno una forzatura.

Devo informarmi meglio in merito…
Una menzogna, ripetuta all'infinito, diventa verità...

Meditate su queste parole gente, meditate...
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Re: la socialdemocrazia europea

Messaggioda Kostantino » 04/07/2018, 1:14

La sinistra di un partito borghese capitalista non è una sinistra tout court.
Non è la coscienza degli uomini che determina la loro vita, ma le condizioni della loro vita che ne determinano la coscienza. (Karl Marx)
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Re: la socialdemocrazia europea

Messaggioda MaIn » 08/07/2018, 19:48

perchè il psi aveva il garofano rosso:
https://www.youtube.com/watch?v=Cf_1UX3 ... e=youtu.be
:)
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