spigolando spigolando

Discussioni di vario genere riguardanti l'istruzione, la cultura, la letteratura o poesia.
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grazia
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia »

Il tempo delle riflessioni

Ovviamente Trilussa non si limita al solo mondo dell’allegoria favolistica. In alcune poesie riflette su temi come la nostalgia e la vecchiaia, derivanti dalla consapevolezza del tempo che scorre e che non si può recuperare.

L'OROLOGIO A CUCU'

E' un orloggio de legno
fatto con un congegno
ch’ogni mezz’ora s’apre uno sportello
e s’affaccia un uccello a fa’ cuccù.
Lo tengo da trent’anni a capo al letto
e m’aricordo che da regazzetto
me divertiva come un giocarello.
M’incantavo a guardallo e avrei voluto
che l’ucelletto che faceva er verso
fosse scappato fòra ogni minuto…

[…]

Mó l’orloggio cammina come allora:
ma, quanno vede lo sportello aperto
co’ l’ucelletto che me dice l’ora,
nun me diverto più, nun me diverto…
Anzi me scoccia, e pare che me dia
un’impressione de malinconia…

In questi versi de L’orologio a cucù è ben evidente la tematica del tempo che scorre e che toglie agli uomini il piacere verso ogni cosa. Tutto si risolve in un annullamento delle passioni, a volte in una perdita di interesse anche verso quelle piccole cose che rendono la vita piacevole.

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heyoka
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da heyoka »

poesia di un'autrice irlandese dell'800 che sembra essere scritta per noi ora.

Kathleen O'Meara (1869)

E la gente rimase a casa
e lesse libri e ascoltò
e si riposò e fece esercizi
e fece arte e giocò
e imparò nuovi modi di essere
e si fermò
e ascoltò più in profondità
qualcuno meditava
qualcuno pregava
qualcuno ballava
qualcuno incontrò la propria ombra
e la gente cominciò a pensare in modo differente
e la gente guarì.
E nell’assenza di gente che viveva
in modi ignoranti
pericolosi
senza senso e senza cuore,
anche la terra cominciò a guarire
e quando il pericolo finì
e la gente si ritrovò
si addolorarono per i morti
e fecero nuove scelte
e sognarono nuove visioni
e crearono nuovi modi di vivere
e guarirono completamente la terra
così come erano guariti loro.
Non è come nasci, ma come muori, che rivela a quale popolo appartieni.
(Alce Nero)

giaguaro
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da giaguaro »

heyoka ha scritto:
20 mar 2020, 17:18
poesia di un'autrice irlandese dell'800 che sembra essere scritta per noi ora.

Kathleen O'Meara (1869)

E la gente rimase a casa
e lesse libri e ascoltò
e si riposò e fece esercizi
e fece arte e giocò
e imparò nuovi modi di essere
e si fermò
e ascoltò più in profondità
qualcuno meditava
qualcuno pregava
qualcuno ballava
qualcuno incontrò la propria ombra
e la gente cominciò a pensare in modo differente
e la gente guarì.
E nell’assenza di gente che viveva
in mo

giaguaro
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da giaguaro »

heyoka ha scritto:
20 mar 2020, 17:18
poesia di un'autrice irlandese dell'800 che sembra essere scritta per noi ora.

Kathleen O'Meara (1869)

E la gente rimase a casa
e lesse libri e ascoltò
e si riposò e fece esercizi
e fece arte e giocò
e imparò nuovi modi di essere
e si fermò
e ascoltò più in profondità
qualcuno meditava
qualcuno pregava
qualcuno ballava
qualcuno incontrò la propria ombra
e la gente cominciò a pensare in modo differente
e la gente guarì.
E nell’assenza di gente che viveva
in modi ignoranti
pericolosi
senza senso e senza cuore,
anche la terra cominciò a guarire
e quando il pericolo finì
e la gente si ritrovò
si addolorarono per i morti
e fecero nuove scelte
e sognarono nuove visioni
e crearono nuovi modi di vivere
e guarirono completamente la terra
così come erano guariti loro.
[/quot
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Pasquale Funelli:

""La verità sulla poesia “Guarire” e su Kathleen O’Meara
Per farvela breve, la poesia Guarire, con tutte le traduzioni del caso, è autentica ed è stata realmente scritta, ma non risale assolutamente al periodo della peste. Viene attribuita in modo errato a Kathleen O’Meara, morta alla fine del diciannovesimo secolo, quando l’autrice effettiva risulta essere viva e vegeta. Per questa ragione, tra l’altro estremamente banale, i versi di cui tutti parlano in questi giorni, non possono essere associati in alcun modo all’epidemia di oltre un secolo fa.

Per farvela breve, siamo al cospetto di una poesia scritta proprio nell’epoca segnata dalla diffusione del Coronavirus. Il nome della poetessa è Kitty O’ Meara come è stato possibile riscontrare su The Daily Round. La donna di recente ha rilasciato un’intervista a OprahMag spiegando anche cosa ci sia alla base di And The People Stayed Home. Questo il nome di quella che in Italia è conosciuta come poesia “Guarire”, nel tentativo di dare una risposta al forte senso di angoscia con cui tutti ........""

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heyoka
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da heyoka »

Grazie Giaguaro.
A conferma di ciò, come ben sai, ecco che bisogna sempre prendere con le pinze, le info che ci vengono dall' esterno.
Come heyoka, mi fido sempre di più di quelle che mi vengono direttamente dal Grande Spirito.
🤣🤣🤣
Non è come nasci, ma come muori, che rivela a quale popolo appartieni.
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heyoka
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da heyoka »

buon primo giorno di Primavera, tornata anche quest’ anno, ancora più splendida e colorata, in contrasto con questo particolare frangente di malattia e morte per gli uomini.

Noi stiamo chiudendoci e avvilendoci nella tristezza e nella paura, mentre la Natura esplode nella sua bellezza e vitalità. E’ alla Natura quindi che dobbiamo chiedere e imparare da lei come si può rinascere dalle malattie, dalle depressioni, dalle paure e dalla morte, come lei riesce a sbocciare all’ apice dell’ Inverno.
Lei ci direbbe: “Conservate con cura nel cuore del vostro apparente inverno i semi e le speranze della Vita, a suo tempo tutto fiorirà, anche quando sembra che il gelo e la morte abbiano il sopravvento. Come dice il saggio proverbio: “Se l’inverno dicesse: ho nel cuore la Primavera, chi gli crederebbe?”.
Noi uomini, siamo gli unici in Natura che vorrebbero, non solo saltare l’Inverno della Vita, ma anche l’Estate e avere subito i frutti dell’Autunno. Invece siamo anche noi gemme di una Realtà e di una Vita che sbocciano a tempo e luogo. Tutti oggi si appellano ai Poteri Superiori e pregano chi in altri momenti dimenticano facilmente, per uscire in fretta da questa situazione dolorosa.

Noi ci aiutiamo a non dire solo preghiere, o fare solo riti o chiedere miracoli, ma a crescere nello “Spirito di preghiera”, che, come ci ha insegnato Gesù ci porta a chiedere la luce e la forza per essere anche noi fedeli e rispettosi dei ritmi naturali, cioè di Dio e di non saltare miracolisticamente questi passaggi, convinti che Dio, la Madonna e i Santi fanno un solo vero miracolo: far crescere la Vita in noi, rispettandone i tempi!
Non serve chiedere a Loro che si ricordino di noi, loro lo fanno sempre, con amabile fedeltà, serve invece ricordarci di fare la nostra parte, senza i soliti voti, offerte ipocrite, promesse che poi non manterremo.
Gesù ci ha avvertito, con il suo esempio di non lasciarci affascinare dalle suggestioni dell’ opportunismo a basso prezzo, facendo attenzione al miracolismo diabolico che Egli ha incontrato e combattuto nel deserto (cfr. Mt. 4).

Anche questa emergenza non la superiamo con i miracoli, ma con il riallinearci umilmente con i ritmi e tempi della natura e vivendoli intensamente, capendo che non siamo i padroni del mondo, ma i figli del Padrone del modo. Egli ci avverte: “Dopo che avete fatto voi quello che potevate fare, lasciate, che il resto lo faccio Io”.
Non è come nasci, ma come muori, che rivela a quale popolo appartieni.
(Alce Nero)

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grazia
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia »

“non vedi che razza di vita ci ha promesso la natura,
che ha voluto che l’uomo inaugurasse la sua esistenza con un pianto”.

SENECA

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia »

"""L'assalto del male è di breve durata; simile ad un temporale, passa, di solito, dopo un'ora. Chi, infatti, potrebbe sopportare a lungo quest'agonia? Ormai ho provato tutti i malanni e tutti i pericoli, ma nessuno per me è più penoso. E perché no? In ogni altro caso si è ammalati; in questo ci si sente morire. Perciò i medici chiamano questo male "meditazione della morte": talvolta, infatti, tale mancanza di respiro provoca la soffocazione. Pensi che ti scriva queste cose per la gioia di essere sfuggito al pericolo? Se mi rallegrassi di questa cessazione del male, come se avessi riacquistato la perfetta salute, sarei ridicolo come chi credesse di aver vinto la causa solo perché è riuscito a rinviare il processo.“

SENECA

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia »

CARITA' CRISTIANA
Trilussa


Er Chirichetto d’una sacrestia
sfasciò l’ombrello su la groppa a un gatto
pe’ castigallo d’una porcheria.
– Che fai? – je strillò er Prete ner vedello

– Ce vò un coraccio nero come er tuo
pe’ menaje in quer modo… Poverello!…
– Che? – fece er Chirichetto – er gatto è suo? –
Er Prete disse: – No… ma è mio l’ombrello!-

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grazia
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia »

“Dialogo di un folletto e di uno gnomo” di Giacomo Leopardi: riassunto e analisi

Introduzione



All’interno delle Operette morali di Giacomo Leopardi, il Dialogo di un folletto e di uno gnomo sviluppa uno dei temi centrali dell’intera raccolta, ovvero quello della polemica antiantropocentrica dell’autore, che mette in scena la scomparsa del genere umano, derubricandolo però a fatto di trascurabile importanza. Il Folletto e lo Gnomo, finalmente liberi dalle angherie degli uomini, possono liberamente irriderne le presuntuose convinzioni antropocentriche. Quella specie che si era autoproclamata migliore e più potente delle altre è ora silenziosamente svanita nel nulla, rivelandosi non solo indegna di commiserazione, ma addirittura oggetto di beffe e scherno sarcastico. Sulla stessa linea d’onda, possiamo ricordare il Dialogo della terra e della luna e il dialogo Copernico (incentrato sulla figura del celebre astronomo polacco).

Riassunto

Il dialogo tra i due protagonisti è vivace e brioso, le battute sono generalmente brevi e incalzanti, sia nella prima che nell’ultima parte. Si fanno invece più ampie nel mezzo del testo, dove si argomentano le ragioni della scomparsa dell’umanità e si sminuisce l’importanza che gli uomini davano a certe loro invenzioni e si scredita l’idea diffusa ma falsa che gli elementi naturali e gli altri esseri viventi fossero presenti sulla terra solo in quanto necessari all’uomo. Osservata da un’altra prospettiva, nessuna invenzione umana ha infatti utilità generale o un valore assoluto, così come nessun animale e nessun elemento naturale può essere stato creato per servire all’uomo, tanto che dopo la sua scomparsa tutto sopravvive come è sempre stato prima di lui. Le stesse scelte lessicali dei due interlocutori sono spie interessanti per rivelare la considerazione che il Folletto e lo Gnomo hanno degli uomini: essi sono definiti “furfanti” e “monelli”, oppure gente che “dà briga” e che è sempre intenta ad “apparecchiare” qualcosa contro le altre razze dei viventi. Non mancano inoltre le soluzioni umoristiche, spesso poste in boccca al Folletto, che confuta sistematicamente i riferimenti antropocentrici proposti dallo Gnomo. Si veda questo passaggio del dialogo:

[Folletto] “Voglio inferire che gli uomini sono tutti morti, e la razza è perduta”.
[Gnomo] “Oh cotesto è caso da gazzette. Ma pure fin qui non s'è veduto che ne ragionino”.
[Folletto] “Sciocco, non pensi che, morti gli uomini, non si stampano più gazzette?”
[Gnomo] “Tu dici il vero. Or come faremo a sapere le nuove del mondo?”
[Folletto] “Che nuove? che il sole si è levato o coricato, che fa caldo o freddo, che qua o là è piovuto o nevicato o ha tirato vento?”

È al Folletto che Leopardi affida la propria voce, tesa a dimostrare come la Natura prosegua imperterrita il suo corso, per nulla scalfita dalla scomparsa di una specie uguale alle altre 1, anzi più stolta perché annientatasi con le sue stesse mani. Del resto, precisa il Folletto, non c’è da stupirsi: casi in cui intere specie sono scomparse di sana pianta dalla faccia della Terra sono capitati di frequente.

Dopo che il Folletto ha convinto lo Gnomo dell’effettiva morte del genere umano e, a furia di rimproveri, lo ha spinto ad abbandonare i riferimenti antropocentrici, passa ad elencare le ragioni di questa scomparsa. Gli uomini sono infatti morti perché “disordinavano tra loro”, continuavano cioè ad andare contro le prescrizioni della Natura; perché hanno “navigato”, e dunque si sono spinti troppo in là con le scoperte e le conoscenze, distruggendo l’illusione e l’immaginazione 2; perché si sono mangiati tra loro, hanno cioè praticato il più mostruoso dei gesti, il cannibalismo, che Leopardi sa essere praticato dalle popolazioni del Nuovo Mondo (dove, si badi, dovrebbero vivere gli uomini più vicini alla condizione edenica del primitivo!); perché si sono suicidati, proprio come il lord inglese di un’altra operetta, La scommessa di Prometeo, il quale, vivendo in una società troppo “stretta” e conducendo una vita che risponde solamente ai principi della ragione, ha smarrito tutte le illusioni, scoprendo il dolore incurabile della noia; perché sono “infracidati” nell’ozio, ossia hanno smesso di praticare, come facevano gli antichi, una vita attiva, all’insegna di gesti eroici e di amor patrio. Insomma, conclude il Folletto, hanno studiato “tutte le vie di far contro la propria natura e di capitar male”.

È proprio da questa battuta che comprendiamo come la posizione ideologica di Leopardi risulti qui ancorata a un pessimismo ancora di tipo storico, in cui i soli responsabili dell’infelicità e della morte sono proprio gli uomini, insuperbiti e ormai per sempre lontani dalle prescrizioni della Natura. Ma l’operetta vuole anche dimostrare come la presunzione di superiorità che caratterizza l’uomo non sia per niente originale. Essa è infatti ontologica, cioè appartiene da sempre a tutte le specie. L’uomo non era il solo a credere che il mondo fosse stato creato a suo uso e consumo: ogni essere vivente ne è convinto, e Folletto e Gnomo non mancano di battibeccare sull’argomento, restituendo con quelle battute la verve umoristica che avevamo trovato in apertura. La Natura, invece, cammina su un percorso parallelo, che ignora deliberatamente le pretese dei viventi. Essa segue un percorso drammaticamente indifferente alla vita di tutti i terrestri. I suoi elementi (la luna, il mare, le stelle qui citate) si prestano soltanto alla contemplazione, ma non si piegano ad essere utilizzati da nessuno.

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