spigolando spigolando

Discussioni di vario genere riguardanti l'istruzione, la cultura, la letteratura o poesia.
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grazia
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Messaggio da leggere da grazia »

LEOPARDI, DIALOGO DI UN FOLLETTO E DI UNO GNOMO

Folletto. Oh sei tu qua, figliuolo di Sabazio? Dove si va?
Gnomo. Mio padre m'ha spedito a raccapezzare che diamine si vadano macchinando questi furfanti degli uomini; perché ne sta con gran sospetto, a causa che da un pezzo in qua non ci danno briga, e in tutto il suo regno non se ne vede uno. Dubita che non gli apparecchino qualche gran cosa contro, se però non fosse tornato in uso il vendere e comperare a pecore, non a oro e argento; o se i popoli civili non si contentassero di polizzine per moneta, come hanno fatto più volte, o di paternostri di vetro, come fanno i barbari; o se pure non fossero state ravvalorate le leggi di Licurgo, che gli pare il meno credibile.
Folletto. Voi gli aspettate invan: son tutti morti, diceva la chiusa di una tragedia dove morivano tutti i personaggi.
Gnomo. Che vuoi tu inferire?
Folletto. Voglio inferire che gli uomini sono tutti morti, e la razza è perduta.
Gnomo. Oh cotesto è caso da gazzette. Ma pure fin qui non s'è veduto che ne ragionino.
Folletto. Sciocco, non pensi che, morti gli uomini, non si stampano più gazzette?
Gnomo. Tu dici il vero. Or come faremo a sapere le nuove del mondo?
Folletto. Che nuove? che il sole si è levato o coricato, che fa caldo o freddo, che qua o là è piovuto o nevicato o ha tirato vento? Perché, mancati gli uomini, la fortuna si ha cavato via la benda, e messosi gli occhiali e appiccato la ruota a un arpione, se ne sta colle braccia in croce a sedere, guardando le cose del mondo senza più mettervi le mani; non si trova più regni né imperi che vadano gonfiando e scoppiando come le bolle, perché sono tutti sfumati; non si fanno guerre, e tutti gli anni si assomigliano l'uno all'altro come uovo a uovo.
Gnomo. Né anche si potrà sapere a quanti siamo del mese, perché non si stamperanno più lunari.
Folletto. Non sarà gran male, che la luna per questo non fallirà la strada.
Gnomo. E i giorni della settimana non avranno più nome.
Folletto. Che, hai paura che se tu non li chiami per nome, che non vengano? o forse ti pensi, poiché sono passati, di farli tornare indietro se tu li chiami?
Gnomo. E non si potrà tenere il conto degli anni.
Folletto. Così ci spacceremo per giovani anche dopo il tempo; e non misurando l'età passata, ce ne daremo meno affanno, e quando saremo vecchissimi non istaremo aspettando la morte di giorno in giorno.
Gnomo. Ma come sono andati a mancare quei monelli?
Folletto. Parte guerreggiando tra loro, parte navigando, parte mangiandosi l'un l'altro, parte ammazzandosi non pochi di propria mano, parte infracidando nell'ozio, parte stillandosi il cervello sui libri, parte gozzovigliando, e disordinando in mille cose; in fine studiando tutte le vie di far contro la propria natura e di capitar male.
Gnomo. A ogni modo, io non mi so dare ad intendere che tutta una specie di animali si possa perdere di pianta, come tu dici.
Folletto. Tu che sei maestro in geologia, dovresti sapere che il caso non è nuovo, e che varie qualità di bestie si trovarono anticamente che oggi non si trovano, salvo pochi ossami impietriti. E certo che quelle povere creature non adoperarono niuno di tanti artifizi che, come io ti diceva, hanno usato gli uomini per andare in perdizione.
Gnomo. Sia come tu dici. Ben avrei caro che uno o due di quella ciurmaglia risuscitassero, e sapere quello che penserebbero vedendo che le altre cose, benché sia dileguato il genere umano, ancora durano e procedono come prima, dove essi credevano che tutto il mondo fosse fatto e mantenuto per loro soli.
Folletto. E non volevano intendere che egli è fatto e mantenuto per li folletti.
Gnomo. Tu folleggi veramente, se parli sul sodo.
Folletto. Perché? io parlo bene sul sodo.
Gnomo. Eh, buffoncello, va via. Chi non sa che il mondo e fatto per gli gnomi?
Folletto. Per gli gnomi, che stanno sempre sotterra? Oh questa e la più bella che si possa udire. Che fanno agli gnomi il sole, la luna, l'aria, il mare, le campagne?
Gnomo. Che fanno ai folletti le cave d'oro e d'argento, e tutto il corpo della terra fuor che la prima pelle?
Folletto. Ben bene, o che facciano o che non facciano, lasciamo stare questa contesa, che io tengo per fermo che anche le lucertole e i moscherini si credano che tutto il mondo sia fatto a posta per uso della loro specie. E però ciascuno si rimanga col suo parere, che niuno glielo caverebbe di capo: e per parte mia ti dico solamente questo, che se non fossi nato folletto, io mi dispererei.
Gnomo. Lo stesso accadrebbe a me se non fossi nato gnomo. Ora io saprei volentieri quel che direbbero gli uomini della loro presunzione, per la quale, tra l'altre cose che facevano a questo e a quello, s'inabissavano le mille braccia sotterra e ci rapivano per forza la roba nostra, dicendo che ella si apparteneva al genere umano, e che la natura gliel'aveva nascosta e sepolta laggiù per modo di burla, volendo provare se la troverebbero e la potrebbero cavar fuori.
Folletto. Che maraviglia? quando non solamente si persuadevano che le cose del mondo non avessero altro uffizio che di stare al servigio loro, ma facevano conto che tutte insieme, allato al genere umano, fossero una bagattella. E però le loro proprie vicende le chiamavano rivoluzioni del mondo, e le storie delle loro genti, storie del mondo: benché si potevano numerare, anche dentro ai termini della terra, forse tante altre specie, non dico di creature, ma solamente di animali, quanti capi d'uomini vivi: i quali animali, che erano fatti espressamente per coloro uso, non si accorgevano però mai che il mondo si rivoltasse.
Gnomo. Anche le zanzare e le pulci erano fatte per benefizio degli uomini?
Folletto. Sì erano; cioè per esercitarli nella pazienza, come essi dicevano.
Gnomo. In verità che mancava loro occasione di esercitar la pazienza, se non erano le pulci.
Folletto. Ma i porci, secondo Crisippo, erano pezzi di carne apparecchiati dalla natura a posta per le cucine e le dispense degli uomini, e, acciocché non imputridissero, conditi colle anime in vece di sale.
Gnomo. Io credo in contrario che se Crisippo avesse avuto nel cervello un poco di sale in vece dell'anima, non avrebbe immaginato uno sproposito simile.
Folletto. E anche quest'altra è piacevole; che infinite specie di animali non sono state mai viste né conosciute dagli uomini loro padroni; o perché elle vivono in luoghi dove coloro non misero mai piede, o per essere tanto minute che essi in qualsivoglia modo non le arrivavano a scoprire. E di moltissime altre specie non se ne accorsero prima degli ultimi tempi. Il simile si può dire circa al genere delle piante, e a mille altri. Parimente di tratto in tratto, per via de' loro cannocchiali, si avvedevano di qualche stella o pianeta, che insino allora, per migliaia e migliaia d'anni, non avevano mai saputo che fosse al mondo; e subito lo scrivevano tra le loro masserizie: perché s'immaginavano che le stelle e i pianeti fossero, come dire, moccoli da lanterna piantati lassù nell'alto a uso di far lume alle signorie loro, che la notte avevano gran faccende.
Gnomo. Sicché in tempo di state, quando vedevano cadere di quelle fiammoline che certe notti vengono giù per l'aria, avranno detto che qualche spirito andava smoccolando le stelle per servizio degli uomini.
Folletto. Ma ora che ei sono tutti spariti, la terra non sente che le manchi nulla, e i fiumi non sono stanchi di correre, e il mare, ancorché non abbia più da servire alla navigazione e al traffico, non si vede che si rasciughi.
Gnomo. E le stelle e i pianeti non mancano di nascere e di tramontare, e non hanno preso le gramaglie.
Folletto. E il sole non s'ha intonacato il viso di ruggine; come fece, secondo Virgilio, per la morte di Cesare: della quale io credo ch'ei si pigliasse tanto affanno quanto ne pigliò la statua di Pompeo.

Leopardi, Operette morali)

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grazia
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Re: spigolando spigolando

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Natura Madre, Natura Matrigna



Periodicamente l’opinione pubblica è attraversata dal dibattito sul rapporto tra uomo e natura, rapporto che si declina spesso nei due estremi efficacemente sintetizzati dalle personificazioni di una natura Madre e di una Matrigna. Scatenato dai piccoli confronti e scontri che i due attori affrontano ogni giorno, come la recente questione del sovrappopolamento di determinate specie animali dannose per l’agricoltura o l’allevamento, il dibattito si acuisce ovviamente di fronte ai grandi disastri, umani o naturali, che trovano purtroppo posto assai spesso nelle pagine di cronaca di tutto il mondo.

In questi casi si troverà sempre qualcuno che rimprovererà all’uomo la sua cieca presunzione di essere padrone del mondo, quando di esso è solo una pedina, in balia della Natura stessa; oppure, viceversa, lo taccerà di ingratitudine di fronte ai doni che quest’ultima ci fa ogni giorno, e di cui nella nostra inesauribile sete di profitto non saremmo degni.

Come spesso accade delle opinioni dure a morire, entrambe contengono una parte di verità, ma tendono a dare risposte semplicistiche e in ultima analisi superficiali: l’estremo può indicare una direzione, ma non potrà mai essere l’effettiva soluzione pratica, perché è necessario sempre accettare anche la porzione di verità, seppur piccola, recata dalla controparte. Proprio a questa conclusione portano, a volerle leggere bene, anche le opere di un autore che spesso in queste questioni viene tirato in ballo in virtù di reminiscenze scolastiche: Giacomo Leopardi.

Il Dialogo della Natura e di un Islandese, contenuto nelle Operette morali, si indica in genere come punto di svolta, spartiacque nel pensiero leopardiano tra il pessimismo storico (l’infelicità causata dall’allontanamento dell’uomo moderno dalla Natura a causa del progresso) e il pessimismo cosmico (l’infelicità come ontologicamente connaturata all’esistenza umana, priva di meta, e vittima del continuo processo di creazione e distruzione che caratterizza la Natura). Eccola qui, dicono, la bandiera perfetta contro l’illusione di un contatto privilegiato con Madre Natura; eccola qui la prova che la Natura è a noi nemica e indifferente. Vero. La parabola del povero islandese, battuto, cacciato, oppresso dalla Natura ci mostra come noi, spesso ancora intrisi di immagini romantiche o new age, dimentichiamo la realtà delle cose. La Natura non è lì pronta a servirci, anzi a volte può mostrarsi ostile; e questa consapevolezza è radicata a fondo nella storia della nostra cultura, se una delle caratteristiche comuni a molte visioni ultraterrene, letterarie o popolari, consisteva nella presenza di alberi carichi di frutti, fiumi di latte e miele, armonia con la natura. D’altronde se Eva è punita con le doglie del parto, non è forse vero che la punizione per Adamo è proprio il sudore della fronte? E lo stesso Leopardi conclude con feroce ironia il suo Dialogo, presentando la mummia dell’islandese venerata in qualche museo europeo da raffinati estimatori che non si rendono conto di aver elevato un monumento non all’eternità umana ma alla sua insignificanza.

Natura Matrigna, quindi. Neanche questo però è totalmente vero. Perché se la Natura è il Vesuvio che spazza via l’uomo e sparge in terra cenere infeconda, essa è anche la ginestra tenace, che sarà vittima della lava ma non per questo cessa di spandere il suo dolce profumo. Non è la Natura la vera nemica, bensì l’illusione di essere noi destinatari privilegiati del suo bene o del suo male. Noi siamo parte della Natura, anche oggi che ce ne sentiamo più distanti, e proprio in quanto parte della Natura costituiamo una delle variabili in gioco nel continuo processo di creazione e distruzione da cui essa, deterministicamente, è dominata. L’aumento di CO2 potrà portare alla fine della vita sulla Terra, ma ciò non toglie che in ogni caso il destino del nostro pianeta è segnato: fra qualche miliardo di anni sarà inglobato dal Sole in espansione per il suo naturale processo vitale. L’unica cosa su cui veramente incide il riscaldamento globale, così come la cura dell’ambiente, è la possibilità, nostra come di tutti gli esseri viventi, di arrivare a quel momento. L’uomo pecca sì di egoismo, ritenendo di poter liberamente decidere del futuro di tutte le specie viventi, ma pecca anche di miopia perché danneggiare la Natura vuol dire danneggiare noi stessi, proprio in quanto Natura.

Essere consapevoli della realtà dovrebbe, come era negli auspici dello stesso Leopardi, portare ad unire i nostri sforzi e fare di tutto per preservarci fino a quell’istante estremo di vita della Terra, con la speranza magari di potergli anche sopravvivere. Ma ciò non accadrà finché non capiremo che la Natura non è buona, ma non è neanche il nemico. Il nemico vero dell’uomo, è l’uomo stesso.

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grazia
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Re: spigolando spigolando

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LA LEZIONE DELLA FARFALLA


Un giorno, apparve un piccolo buco in un bozzolo; un uomo che passava per caso, si mise a
guardare la farfalla che per varie ore, si sforzava per uscire da quel piccolo buco.
Dopo molto tempo, sembrava che essa si fosse arresa ed il buco fosse sempre della stessa
dimensione. Sembrava che la farfalla ormai avesse fatto tutto quello che poteva, e che non
avesse più la possibilità di fare niente altro. Allora l’uomo decise di aiutare la farfalla: prese un temperino ed aprì il bozzolo.La farfalla uscì immediatamente. Però il suo corpo era piccolo e rattrappito e le sue ali erano poco sviluppate e si muovevano a stento. L’uomo continuò ad osservare perché sperava che, da un momento all’altro, le ali della farfalla si aprissero e fossero capaci di sostenere il corpo, e che essa cominciasse a volare. Non successe nulla! In quanto, la farfalla passò il resto della sua esistenza trascinandosi per terra con un corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate.Non fu mai capace di volare. Ciò che quell’uomo, con il suo gesto di gentilezza e con l’intenzione di aiutare non capiva, era che passare per lo stretto buco del bozzolo era lo sforzo necessario affinché la farfalla potesse trasmettere il fluido del suo corpo alle sue ali, così che essa potesse volare.
Era la forma con cui Dio la faceva crescere e sviluppare.
A volte, lo sforzo é esattamente ciò di cui abbiamo bisogno nella nostra vita.
Se Dio ci permettesse di vivere la nostra esistenza senza incontrare nessun ostacolo, saremmo limitati. Non potremmo essere così forti come siamo. Non potremmo mai volare.
Chiesi la forza…e Dio mi ha dato le difficoltà per farmi forte. Chiesi la sapienza… e Dio mi ha dato problemi da risolvere. Chiesi la prosperità… e Dio mi ha dato cervello e muscoli per lavorare. Chiesi di poter volare… e Dio mi ha dato ostacoli da superare.
Chiesi l’amore… e Dio mi ha dato persone con problemi da poter aiutare. Chiesi favori… e Dio mi ha dato opportunità.
Non ho ricevuto niente di quello che chiesi…
Però ho ricevuto tutto quello di cui avevo bisogno.

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nerorosso
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Messaggio da leggere da nerorosso »

grazia ha scritto:
1 apr 2020, 23:41
LA LEZIONE DELLA FARFALLA


Un giorno, apparve un piccolo buco in un bozzolo; un uomo che passava per caso, si mise a
guardare la farfalla che per varie ore, si sforzava per uscire da quel piccolo buco.
Dopo molto tempo, sembrava che essa si fosse arresa ed il buco fosse sempre della stessa
dimensione. Sembrava che la farfalla ormai avesse fatto tutto quello che poteva, e che non
avesse più la possibilità di fare niente altro. Allora l’uomo decise di aiutare la farfalla: prese un temperino ed aprì il bozzolo.La farfalla uscì immediatamente. Però il suo corpo era piccolo e rattrappito e le sue ali erano poco sviluppate e si muovevano a stento. L’uomo continuò ad osservare perché sperava che, da un momento all’altro, le ali della farfalla si aprissero e fossero capaci di sostenere il corpo, e che essa cominciasse a volare. Non successe nulla! In quanto, la farfalla passò il resto della sua esistenza trascinandosi per terra con un corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate.Non fu mai capace di volare. Ciò che quell’uomo, con il suo gesto di gentilezza e con l’intenzione di aiutare non capiva, era che passare per lo stretto buco del bozzolo era lo sforzo necessario affinché la farfalla potesse trasmettere il fluido del suo corpo alle sue ali, così che essa potesse volare.
Era la forma con cui Dio la faceva crescere e sviluppare.
A volte, lo sforzo é esattamente ciò di cui abbiamo bisogno nella nostra vita.
Se Dio ci permettesse di vivere la nostra esistenza senza incontrare nessun ostacolo, saremmo limitati. Non potremmo essere così forti come siamo. Non potremmo mai volare.
Chiesi la forza…e Dio mi ha dato le difficoltà per farmi forte. Chiesi la sapienza… e Dio mi ha dato problemi da risolvere. Chiesi la prosperità… e Dio mi ha dato cervello e muscoli per lavorare. Chiesi di poter volare… e Dio mi ha dato ostacoli da superare.
Chiesi l’amore… e Dio mi ha dato persone con problemi da poter aiutare. Chiesi favori… e Dio mi ha dato opportunità.
Non ho ricevuto niente di quello che chiesi…
Però ho ricevuto tutto quello di cui avevo bisogno.
le tue spigolature offrono sempre di che pensare.

LoveHeart LoveHeart
PATRIA O MUERTE!!!

(Fidel Castro)

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grazia
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia »

Buona giornata carissimo nerorosso Bye LoveHeart

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heyoka
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da heyoka »

le tue spigolature offrono sempre di che pensare.
E cosa hai pensato, dopo aver letto questo brano scritto da MADRE NATURA nella Sua Bibbia?
Bibbia che possono leggere TUTTI gli Uomini di qualsiasi razza, religione, idea politica.
Una Bibbia che, a quanto pare, erano e sono più capace di leggere gli analfabeti piuttosto che gli uomini di Scienza ( eccetto qualche caso, come quello di Einstein).
In un topic avevo fatto l' esempio del FETO che deve maturare nel bozzolo materno per NOVE mesi, fino a che ha sviluppato BENE, tutto quello che gli serve per poter vivere in modo SANO, la vita che gli aspetta da essere Umano.
La stessa vita da essere Umano è programmata per essere vissuta un tot di anni ( questi sì dati alla fantasia del CASO) per dar modo all' Uomo di sviluppare al MEGLIO, quelle DOTI che gli serviranno a vivere al meglio, la futura vita che lo aspetta in un mondo spirituale.
Il baco, fintanto che era nel bozzolo, mica sapeva che sarebbe diventato una farfalla.
Sciagurato quell' Uomo /( che si credeva uno Scienziato BUONISTA) che ha voluto intervenire CONTRO NATURA per farlo nascere PRIMA, come lo è la SCIENZA che vuole trattenere, CONTRONATURA, nel bozzolo quel bruco destinato a diventare farfalla.
E questa operazione IMPUTRIDISCE tutto il mondo dei bruchi, che toglie la LINFA ai bruchi nuovi di crescere come Madre Natura COMANDA, per questa PARANOIA BUONISTA della Scienza di non lasciare andare per la loro strada di Farfalla, quei bruchi maturi per esserlo.

( questi sì dati alla fantasia del CASO) Questo è un bel mistero, al quale credo di aver trovato una molto probabile spiegazione.
Non è come nasci, ma come muori, che rivela a quale popolo appartieni.
(Alce Nero)

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grazia
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia »

STORIE PER RIFLETTERE

Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d'ospedale.

Ad uno dei due uomini era permesso mettersi seduto per un'ora ogni pomeriggio in modo da permettere il drenaggio dei fluidi dal suo corpo ed il suo letto era vicino all'unica finestra della stanza.

L'altro uomo invece doveva restare sempre sdraiato.

Col passare dei giorni i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore. Parlarono delle loro mogli, delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto.

Ogni pomeriggio l'uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere e l'altro paziente cominciò a vivere per quelle ore in cui la sua sofferenza veniva lenita dai colori del mondo esterno.

La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto dove Le anatre e i cigni giocavano nell'acqua, mentre i bambini facevano navigare le loro barche giocattolo. Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c'era una bella vista della città in lontananza.

Mentre l'uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l'uomo dall'altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena.

In un caldo pomeriggio l'uomo della finestra descrisse una parata che stava passando. Sebbene l'altro uomo non potesse vedere la banda, poteva sentirla e vederla con gli occhi della sua mente, così come l'uomo dalla finestra gliela descriveva. Passavano i giorni e le settimane.

Un mattino l'infermiera del turno di giorno portò loro l'acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell'uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno. L'infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo.

Non appena gli sembrò appropriato, l'altro uomo chiese se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra. L'infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo.

Lentamente, dolorosamente, l'uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno, voltandosi lentamente per guardare fuori.

Essa si affacciava su un muro bianco...

L'uomo, allora, chiese all'infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori da quella finestra.

L'infermiera rispose che l'uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro:'Forse, voleva farle coraggio..' disse.

Epilogo: vi è una tremenda felicità nel rendere felici gli altri, anche a dispetto della nostra situazione.
Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata!!
Se vuoi sentirti ricco conta le cose che possiedi che il denaro non può comprare. L'oggi è un dono, e per questo motivo che si chiama 'presente'.

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grazia
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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia »

Ho sceso dandoti il braccio...

Montale

""Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue. ""


&&&&

Montale attraverso la metafora del viaggio, ribadisce
la proprio concezione dell'esistenza. La realtà non è
quella che si vede con gli occhi e si percepisce con i
sensi, fatta di impegni e di quotidianità, ma è qualcosa
che va al di là delle apparenze, un senso profondo del
reale che si riesce a cogliere con gli occhi dell'anima..

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Re: spigolando spigolando

Messaggio da leggere da grazia »

STATI, GOVERNO, QUAL'E' IL MIGLIORE

dal Dizionario Filosofico di Voltaire

Fino ad oggi non ho mai conosciuto nessuno che non avesse governato uno Stato. Io non parlo dei sigg. ministri, che governano in effetto, chi per due o tre anni, chi per sei mesi o per sei settimane: parlo di tutti gli altri uomini che, a cena o chiacchierando nel loro studio, sviluppano il loro sistema di governo, riformano la Guerra, la Giustizia, la Chiesa e la Finanza [...].
I vantaggi e gli svantaggi di tutte le forme di governo sono stati esaminati assai accuratamente in questi ultimi tempi. Ditemi un po', voi, uomo istruito, che avrete viaggiato e visto molti paesi, in quale Stato, sotto che tipo di governo vorreste essere nato? io mi figuro che un gran proprietario terriero francese non sarebbe scontento d'esser nato in Germania, perché là si troverebbe principe invece d'esser suddito. E così un Pari di Francia sarebbe molto contento di godere i privilegi dei Pari d'Inghilterra: là potrebbe legiferare; mentre il magistrato e il finanziere preferrebbero la Francia agli altri paesi.
Ma qual patria sceglierà, potendolo, un uomo savio, libero, di giusta agiatezza, e senza pregiudizi? Una volta un membro della Reggenza di Pondichèry, piuttosto colto, tornava in Europa con un bramino, più istruito di quel che siano di solito i bramini. "Come trovate il governo del Gran Mogol?" disse il consigliere. "Abominevole" rispose il bramino. "Come volete che uno Stato possa esser ben governato da un tartaro? I nostri rajà, i nostri nababbi, per parte loro ne sono contentissimi; ma i loro cittadini no certo, e l'opinione di qualche milione di cittadini conterà pur qualcosa."
Il consigliere e il bramino attraversarono così ragionando tutta l'Asia antica. "Voglio notare una cosa" disse il bramino: "che non ce una sola repubblica in tutta questa parte del mondo, che è pur grande". "C'è stata una volta la Repubblica di Tiro," disse il consigliere, "ma non è durata molto. Ce n'era anche un'altra, dalle parti dell'Arabia Petrea, in un piccolo angolo chiamato Palestina" [...].
"Capisco," disse il bramino, "come sulla Terra si trovino assai poche repubbliche. Gli uomini sono ben dirado degni di governarsi da soli. Questa fortuna non può toccare se non a certi piccoli popoli, appartati in qualche isola o fra le montagne, come i conigli che si tengono nascosti dagli animali carnivori; ma alla lunga sono scoperti e divorati". Quando i due viaggiatori furono arrivati in Asia Minore, il consigliere disse al bramino:
"Credereste voi che c'è stata una repubblica, fondata in una piccola regione d'Italia, che ha durato più di cinquecento anni, e che ha posseduto questa Asia Minore, un altro bel pezzo d'Asia, l'Africa, la Grecia, e le Gallie, e la Spagna, oltre a tutta l'Italia?". "Essa dové trasformarsi assai presto in monarchia" rispose il bramino. "L'avete indovinata" disse l'altro. "Ma poi quella monarchia è caduta, e noi facciamo ogni dì le più belle dissertazioni per trovare le cause della sua decadenza e della sua fine." "Vi affaticate molto per nulla," disse l'indiano: "quell'impero è caduto perché prima esisteva. Bisogna pur che tutto finisca; e io ho ferma speranza che capiterà lo stesso all'impero del Gran Mogol". "A proposito," disse l'europeo, "vi sembra vero che sia più necessario l'onore sotto un re dispotico, o più necessaria la virtù in una repubblica?". L'indiano, dopo di essersi fatto spiegare che cosa significa onore, rispose che l'onore era più necessario in una repubblica, e che c'era molto bisogno di virtù in uno stato monarchico. "Perché" diceva "un uomo che pretende di farsi eleggere dal popolo, non ci riuscirà se è disonorato; mentre in Corte potrà facilmente ottenere una carica, secondo quella sentenza di un gran principe, che un cortigiano, per far strada, non deve avere né onore né carattere. E in quanto alla virtù, ce ne vuol parecchia, con un principe dispotico, per avere il coraggio di dire la verità. Ma d'altronde l'uomo virtuoso si trova molto meglio in una repubblica, dove non è obbligato ad adular nessuno" [...].
"Già. Ma sentite: in quale Stato, sotto quale governo preferireste vivere?" disse il consigliere. "In qualunque altro paese che non fosse il mio" rispose pronto il suo compagno. "E ho già trovato molti siamesi, tonchinesi, persiani, turchi, che dicevano la stessa cosa." "Va bene," disse l'europeo, "ma insomma, quale tipo di Stato scegliereste?". "Quello dove si obbedisce soltanto alle leggi" rispose il bramino. "È una risposta vecchia" disse il consigliere. "Vecchia ma sempre buona" ribatté l'altro. "Ma dove sarà questo paese?" disse il consigliere. Il bramino rispose: "Bisognerebbe cercarlo".

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Siamo nella seconda metà del 1700, certi discorsi si adattano ai tempi ma fondamentalmente c'è sempre qualcosa che li accomuna a quelli di oggi....

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