Re: Media e dintorni

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grazia
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Re: Media e dintorni

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Un confronto televisivo intenso in cui la femminista più tosta incastrò il giornalista più scaltro sulla sua condotta giovanile in Africa

Al candido entusiasmo maschile con cui Indro Montanelli raccontava in TV l’esperienza giovanile di soldato in Abissinia si contrappose, ad un certo punto, la chiara voce femminile di una bellissima ragazza che gli chiese: «Quindi lei ha violentato una bambina di 12 anni?».
Lei era una giovane Elvira Banotti, una vita di battaglie femministe ancora tutta davanti e da vivere, e il programma in cui accadde il confronto era L’ora della verità di Gianni Bisiach, siamo nel 1972. L’irruenza della Banotti di fronte al guru del giornalismo lasciò basiti gli altri ospiti nello studio e il conduttore stesso, poche battute ancora tra i due e la trasmissione s’interruppe.


Dieci anni più tardi, senza interlocutori a spiazzarlo con la disarmante verità, Indro Montanelli raccontò tutta la sua versione dell’avventura in Africa alla telecamera di Enzo Biagi. Ripercorriamo i fatti narrati.
Nel 1935 l’Italia invase l’Etiopia. Montanelli lavorava già come giornalista per l’americana United Press, si propose come inviato in zona di guerra, ma l’agenzia non acconsentì perché essendo italiano non avrebbe potuto essere obiettivo nelle sue corrispondenze, così lasciò il giornale e si arruolò volontario.
A soli 23 anni fu messo a capo di un esercito indigeno di 100 uomini, senza conoscere nulla dell’Africa e lui stesso riconosce l’errore delle forza armate in questo. Ma furono due anni bellissimi, dice.

Ebbi due anni di vita all’aria aperta, bella, di avventura e in cui credetti di essere un personaggio di Kipling. (da Cento anni)

Quando Enzo Biagi introduce l’argomento della giovane moglie che Montanelli ebbe in Africa, il fondatore de Il Giornale risponde con allegria leggera:

Regolarmente sposata, in quanto regolamente comprata dal padre. Aveva 12 anni, ma non mi prendere per un bruto: a 12 anni quelle lì sono già donne. […] Avevo bisogno di una donna a quell’età. Me la comprò il mio sottufficiale insieme a un cavallo e un fucile, in tutto 500 lire. […]. Lei era un animalino docile; ogni 15 giorni mi raggiungeva ovunque fossi insieme alle mogli degli altri. (Ibid.)


""Quella lì, comprata, animalino docile"". Sono parole effettivamente pesanti e che non credo andrebbero in onda in nessuna trasmissione di oggi. Non che sia cambiata del tutto la mentalità, ma senz’altro la forma di esprimere certi pensieri è percepita come intollerabile.

Annalisa Teggi
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grazia
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PICCOLA STANZA
di Indro Montanelli

Mussolini mi disse: «Il razzismo è roba da biondi»


Che il fascismo sia stato, o meglio sia diventato antisemita, non c'è nessun De Felice che possa contestarlo. Faccio questa distinzione fra essere e diventare in base a una modesta esperienza personale. Io ho parlato con Mussolini una sola volta. Fu quando, nel 1934, mi convocò a Palazzo Venezia per elogiarmi per un articolo scritto contro il razzismo su L'Universale, piccolo quindicinale fascista o che si presumeva tale, come fascista ero, o presumevo di essere io. Ricordo le sue precise parole: «Bravo! Il razzismo è roba da biondi!». Purtroppo non passano quattro anni che il razzismo diventa roba anche da bruni perché Mussolini vara leggi razziali. Lei dice che questo fu colpa anche di Grandi che, come presidente della Camera, poteva opporsi. Ma questo vuol dire che lei non ha nemmeno la più lontana idea di cosa fosse la Camera fascista.

Da «Corriere della Sera», 1 luglio 1996
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