SPIGOLANDO......

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Re: SPIGOLANDO......

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L'esperienza
di Trilussa


─ So' cent'anni che sto ar monno;
─ barbottava un Pappagallo ─
oramai ciò fatto er callo,
lo conosco troppo a fonno
e per questo so' prudente
co' le cose e co' la gente.

Quanno parlo faccio in modo
che nun dico quer che penso;
sarò finto, ma in compenso
me la rido e me la godo
quanno sento un infelice
che nun pensa quer che dice.
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Re: SPIGOLANDO......

Messaggio da leggere da grazia »

Le classi sociali

George Orwell

...."Nell'intero corso del tempo, forse a partire dalla fine del Neolitico, sono esistiti al mondo tre tipi di persone: gli Alti, i Medie i Bassi [...] Lo scopo principale degli Alti è quello di restare al loro posto, quello dei Medi di mettersi al posto degli Alti. Obiettivo dei Bassi, sempre che ne abbiano uno (è infatti una caratteristica costante dei Bassi essere troppo disfatti dallafatica per prendere coscienza, se non occasionalmente, di ciò che esula dalle loro esistenze quotidiane), è invece l'abolizione di tutte le distinzioni e la creazione di una società in cui tutti gli uomini siano uguali tra loro". Quando si creano le condizioni per un ribaltamento dell'ordine costituito, i Medi ottengono l'aiuto materiale dei Bassi promettendogli una maggiore uguaglianza, e riescono spesso ad
ottenere il potere. Le promesse dei Medi non vengono quasi mai mantenute, così che i Medi diventanoAlti e gli Alti risultano declassati a Medi, senza che i Bassi riescano mai ad ottenere concreti vantaggi. Ma perché l'uomo è così assetato di potere, tanto da reiterare in millenni di storia questo processo dialettico, senza soluzione di continuità? La risposta di Orwell, che arriva tramite le parole di O'Brien, è emblematica:"Vogliamo il potere, il potere allo stato puro [...] Noi sappiamo che nessuno si impadronisce del potere con l'intenzione di cederlo successivamente. Il potere è un fine, non un mezzo.....
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Re: SPIGOLANDO......

Messaggio da leggere da grazia »

l'angolino del sorriso

POSSO PORTARE IL MIO CANE?
Kark Albrecht


Un signore scrisse una lettera a un piccolo albergo di una cittadina che prevedeva di visitare durante le vacanze.

Scrisse:

Mi piacerebbe portare con me il mio cane.
E' pulito e ben educato.
Mi consentireste di tenerlo nella mia camera durante la notte?
----------------------------------------------------------------------
Immediata giunse la risposta del titolare dell'albergo che scrisse:

Gestisco questo albergo da molti anni.
In tutto questo tempo non ho mai visto nessun cane rubare asciugamani, coperte o argenteria o quadri appesi alla parete.
Non ho mai dovuto cacciar via un cane in piena notte per ubriachezza molesta.
E non ho mai visto un cane andarsene senza pagare.
Sì, effettivamente il Suo cane è il benvenuto, nel mio albergo.
E se il Suo cane garantisce per Lei, anche Lei sarà il benvenuto.
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Re: SPIGOLANDO......

Messaggio da leggere da grazia »

Perchè ci vogliono le regole in una società civile...


C’era una volta un complesso di sette strumenti musicali: erano un pianoforte, un violino, una chitarra classica, un flauto, un sassofono, una cornetta e una batteria.

Vivevano nella medesima stanza, ma non andavano d’accordo. Erano così orgogliosi che ognuno pensava di essere il re degli strumenti e di non aver bisogno degli altri. Non solo, ma ciascuno voleva suonare le melodie che aveva nel cuore e non accettava di eseguire uno spartito. Tutti ritenevano ciò una imposizione intollerabile che violava la loro libertà di espressione.

Quando al mattino si svegliavano ognuno cominciava a suonare liberamente le proprie melodie e per superare gli altri usava i toni più forti e violenti. Risultato: un inferno di caotici rumori.

Una notte capitò che la batteria non riuscisse a chiudere occhio per il nervoso. Per passare il tempo cominciò a scatenarsi con le sue percussioni. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Per la prima volta tutti gli strumenti si trovarono d’accordo su una cosa: la decisione di andare ognuno per conto suo.

Stavano per uscire quando alla porta bussò una bacchetta con uno spartito in cerca di strumenti da dirigere.

Parlando con garbo e diplomazia chiese loro di fare una nuova esperienza, quella di suonare ognuno secondo la propria natura, ma con note, ritmi e tempi armonizzati.

“Con un occhio guardate lo spartito, con l’altro i miei cenni, dopo che avrò dato il via, disse la bacchetta”.

Un po’ perché erano molto stanchi del caos in cui vivevano, un po’ per la curiosità di fare una nuova esperienza, accettarono.

Si misero a suonare con passione dando ognuno il meglio di se stesso e con una obbedienza totale alla bacchetta… magica.

A mano a mano che andavano avanti si ascoltavano l’un l’altro con grande piacere. Quando la bacchetta fece il cenno della fine un’immensa felicità riempiva il loro cuore: avevano eseguito il famoso Inno alla gioia di Beethoven.


Morale della favola:

L'essere umano non e' nato per vivere da solo, dunque per vivere in una comunita' sono importantissime le regole che comportano diritti e doveri. La liberta' assoluta non puo' che andare a ledere la liberta' degli altri, per cui e' necessario trovare dei compromessi affinche' si rispettino gli altri ed al tempo stesso gli altri rispettino noi,

Da qui l'importanza dell'insegnamento dell'educazione civica, sin dai primi mesi di vita da parte dei genitori , della scuola e della comunita'.

Chi urla forte pretendendo i propri diritti in genere e' proprio chi i diritti degli altri li calpesta, accecato dal proprio IO nemmeno se ne rende conto...

Come chi racconta tutto fiero che la fa in barba allo stato evadendo, non si rende conto che lo stato sono gli altri ed arreca loro danni, magari al proprio vicino che tanto gli e' simpatico e che non riesce a tirare a fine mese ma paga fino all'ultimo soldo le proprio tasse.
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Re: SPIGOLANDO......

Messaggio da leggere da grazia »

Sorridi e la vita ti sorriderà. Il sorriso rallegra i cuori ...


Carofiglio,
ti scrivo queste poche righe perche tu sappia che ti ho scritto. Se ricevi questa lettera, vuol dire che è arrivata. Se non la ricevi, fammelo sapere, così te la rimanderò. Scrivo lentamente perché so che tu non sai leggere in fretta.
Qualche tempo fa tuo padre ha letto sul giornale che la maggior parte degli incidenti capitano entro un raggio di un chilometro dal luogo di abitazione.
Allora abbiamo deciso di traslocare un po' più lontano. La nuova casa è meravigliosa. C'è una lavatrice, ma non sono sicura che funzioni.
Proprio ieri ci ho messo dentro il bucato, ho tirato l'acqua e poi il bucato è sparito completamente.
Il tempo qui non è troppo brutto. La settimana scorsa ha piovuto due volte: la prima volta per tre giorni e la seconda per quattro.
A proposito della giacca che mi avevi chiesto, tuo zio Piero mi ha detto che spedirtela coi bottoni sarebbe stato molto caro (per via del peso dei bottoni).
Allora li ho staccati. Se pensi di riattaccarli, te li ho messi tutti nella tasca interna.
Tuo fratello Gianni ha fatto una grossa sciocchezza con la macchina: è sceso e ha chiuso di scatto la portiera lasciando dentro le chiavi. Allora è dovuto rientrare a casa a prendere il secondo mazzo di chiavi, e così anche
noi abbiamo potuto scendere dalla macchina.
Se vedi Margherita salutala da parte mia. Se non la vedi, non dirle niente.

La tua mamma che ti vuole tanto bene!

P. S.: volevo metterti anche un po' di soldi, ma avevo gia chiuso la busta.
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Re: SPIGOLANDO......

Messaggio da leggere da grazia »

dal Dizionario Filosofico di Voltaire
STATI, GOVERNO, QUAL'E' IL MIGLIORE


Fino ad oggi non ho mai conosciuto nessuno che non avesse governato uno Stato. Io non parlo dei sigg. ministri, che governano in effetto, chi per due o tre anni, chi per sei mesi o per sei settimane: parlo di tutti gli altri uomini che, a cena o chiacchierando nel loro studio, sviluppano il loro sistema di governo, riformano la Guerra, la Giustizia, la Chiesa e la Finanza [...].
I vantaggi e gli svantaggi di tutte le forme di governo sono stati esaminati assai accuratamente in questi ultimi tempi. Ditemi un po', voi, uomo istruito, che avrete viaggiato e visto molti paesi, in quale Stato, sotto che tipo di governo vorreste essere nato? io mi figuro che un gran proprietario terriero francese non sarebbe scontento d'esser nato in Germania, perché là si troverebbe principe invece d'esser suddito. E così un Pari di Francia sarebbe molto contento di godere i privilegi dei Pari d'Inghilterra: là potrebbe legiferare; mentre il magistrato e il finanziere preferrebbero la Francia agli altri paesi.
Ma qual patria sceglierà, potendolo, un uomo savio, libero, di giusta agiatezza, e senza pregiudizi? Una volta un membro della Reggenza di Pondichèry, piuttosto colto, tornava in Europa con un bramino, più istruito di quel che siano di solito i bramini. "Come trovate il governo del Gran Mogol?" disse il consigliere. "Abominevole" rispose il bramino. "Come volete che uno Stato possa esser ben governato da un tartaro? I nostri rajà, i nostri nababbi, per parte loro ne sono contentissimi; ma i loro cittadini no certo, e l'opinione di qualche milione di cittadini conterà pur qualcosa."
Il consigliere e il bramino attraversarono così ragionando tutta l'Asia antica. "Voglio notare una cosa" disse il bramino: "che non ce una sola repubblica in tutta questa parte del mondo, che è pur grande". "C'è stata una volta la Repubblica di Tiro," disse il consigliere, "ma non è durata molto. Ce n'era anche un'altra, dalle parti dell'Arabia Petrea, in un piccolo angolo chiamato Palestina" [...].
"Capisco," disse il bramino, "come sulla Terra si trovino assai poche repubbliche. Gli uomini sono ben dirado degni di governarsi da soli. Questa fortuna non può toccare se non a certi piccoli popoli, appartati in qualche isola o fra le montagne, come i conigli che si tengono nascosti dagli animali carnivori; ma alla lunga sono scoperti e divorati". Quando i due viaggiatori furono arrivati in Asia Minore, il consigliere disse al bramino:
"Credereste voi che c'è stata una repubblica, fondata in una piccola regione d'Italia, che ha durato più di cinquecento anni, e che ha posseduto questa Asia Minore, un altro bel pezzo d'Asia, l'Africa, la Grecia, e le Gallie, e la Spagna, oltre a tutta l'Italia?". "Essa dové trasformarsi assai presto in monarchia" rispose il bramino. "L'avete indovinata" disse l'altro. "Ma poi quella monarchia è caduta, e noi facciamo ogni dì le più belle dissertazioni per trovare le cause della sua decadenza e della sua fine." "Vi affaticate molto per nulla," disse l'indiano: "quell'impero è caduto perché prima esisteva. Bisogna pur che tutto finisca; e io ho ferma speranza che capiterà lo stesso all'impero del Gran Mogol". "A proposito," disse l'europeo, "vi sembra vero che sia più necessario l'onore sotto un re dispotico, o più necessaria la virtù in una repubblica?". L'indiano, dopo di essersi fatto spiegare che cosa significa onore, rispose che l'onore era più necessario in una repubblica, e che c'era molto bisogno di virtù in uno stato monarchico. "Perché" diceva "un uomo che pretende di farsi eleggere dal popolo, non ci riuscirà se è disonorato; mentre in Corte potrà facilmente ottenere una carica, secondo quella sentenza di un gran principe, che un cortigiano, per far strada, non deve avere né onore né carattere. E in quanto alla virtù, ce ne vuol parecchia, con un principe dispotico, per avere il coraggio di dire la verità. Ma d'altronde l'uomo virtuoso si trova molto meglio in una repubblica, dove non è obbligato ad adular nessuno" [...].
"Già. Ma sentite: in quale Stato, sotto quale governo preferireste vivere?" disse il consigliere. "In qualunque altro paese che non fosse il mio" rispose pronto il suo compagno. "E ho già trovato molti siamesi, tonchinesi, persiani, turchi, che dicevano la stessa cosa." "Va bene," disse l'europeo, "ma insomma, quale tipo di Stato scegliereste?". "Quello dove si obbedisce soltanto alle leggi" rispose il bramino. "È una risposta vecchia" disse il consigliere. "Vecchia ma sempre buona" ribatté l'altro. "Ma dove sarà questo paese?" disse il consigliere. Il bramino rispose: "Bisognerebbe cercarlo".

&&&&&

Siamo nella seconda metà del 1700, certi discorsi si adattano ai tempi ma fondamentalmente c'è sempre qualcosa che li accomuna a quelli di oggi..
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grazia
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Re: SPIGOLANDO......

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PARABOLA DELLA FORMICA DEMOTIVATA E SCARTATA


La parabola del licenziamento della formica immotivata: applicabile in tanti ambiti e soprattutto nel campo della sanità ove l'operatore conta sempre meno :-), :-)
- C’era una volta una formica (vedi medico, infermiere o altra professione) che ogni mattina si recava presto nel suo ufficio.
Svolgeva il suo lavoro con dedizione e attenzione e per questo eccelleva.
Era produttiva e felice!
- Un giorno, il direttore vespa, vedendo che la formica svolgeva così bene il suo lavoro pur non avendo un supervisore, ebbe un pensiero:
“Se la formica è così produttiva senza la supervisione di qualcuno, lo sarebbe ancora di più se invece ne avesse uno! ”
- Quindi il direttore stabilì che lo scarafaggio le facesse da supervisore. Questi era molto competente e svolgeva il suo ruolo in modo impeccabile.
-Nella sua nuova funzione la prima misura che prese lo scarafaggio, fu quella di regolare l’orario di entrata e di uscita della formica. (quando ho iniziato a lavorare in ospedale non c'era il cartellino ma si facevano più ore dell'orologio)
-Quindi le fornì una scrivania per aiutarla a tenere i registri e chiamò un ragno affinché organizzasse i documenti e rispondesse al telefono (dilagante aumento di assunzione di personale amministrativo).
Il direttore vespa era felice che il lavoro aumentasse di qualità e a basso costo.
Ne discusse anche in alcune riunioni mostrando i grafici del grande miglioramento.
Intanto, per meglio adempiere alla sua funzione, lo scarafaggio assunse una mosca e acquistò più attrezzature.
- La formica (operatore sanitario), che una volta era così produttiva e felice del suo lavoro, cominciò a sentirsi oppressa tra tante carte, apparati e riunioni.
- Con il reparto in piena fase di sviluppo, il direttore vespa pensò che fosse arrivato il momento di assumere un direttore di zona (vedi aumento delle assunzioni di direttori di distretto ad es.).
- Scelse quindi la cicala che essendo molto esigente, si mise subito ad esaminare l’ufficio della formica. (e giù c orsi di management).
- Non passò molto tempo prima che la nuova manager sentisse la necessità di attrezzature personali e di una assistente (sempre più personale amministrativo e aumento della burocrazia).
Assunse quindi la pulce, che aveva già lavorato con lei in precedenza.
- Insieme studiarono una strategia di miglioramento per il reparto e un controllo del bilancio per l’area in cui lavorava la formica.(vedi i vari corsi e certificati di qualità ISO, Joint Commission ecc.)
- Intanto la poverina, diventava ogni giorno più triste e sfiduciata.
Non cantava più …(operatori in burn out)
Un giorno lo scarafaggio parlò al direttore vespa della possibilità di investire dei fondi in un nuovo progetto per ottimizzare il tempo.
- Il direttore vespa si mostrò subito d’accordo, ma analizzando le finanze dell’azienda per stabilire il fondo, si accorse che la formica non era più produttiva come una volta e i guadagni dell’azienda erano scesi notevolmente.(livellamento degli stipendi)
Per questa ragione assunse il gufo, che era un consulente molto noto nell’ambiente delle finanze.
- Il direttore vespa gli chiese di fare una diagnosi della situazione.(i vari commissari che finora sono serviti a dare dei soldi a gente che poco nulla ha risolto ma ha preso stipendi superiori a quelli degli operatori in sanità)
Il gufo lavorò per tre mesi su questa diagnosi e nella sua ampia relazione di conclusione, scrisse che la società aveva un numero troppo alto dipendenti, alcuni dei quali, inutili.
Era giunto il momento di licenziare qualcuno e indovinate chi fu l’unico dipendente a perdere il posto di lavoro?
- Si, avete indovinato, la formica. (nel campo della sanità invece si arriva a "privatizzare)
La poverina era molto cambiata negli ultimi tempi, si sentiva demoralizzata e immotivata a causa di tutti quei cambiamenti e quelle assunzioni.
Non riusciva più a concentrarsi e a tenere il passo con la compagnia.
Morale della storia:
-il direttore, rendendosi conto dei grossi guadagni che la formica portava all’azienda, fu preso dall’avidità e senza pensare alle necessità e ai bisogni della sua dipendente, pensò solo ad incrementare i guadagni e ad assumere altro personale. (

-In tutto questo dimenticò di fare la cosa più importante: prendersi cura e investire soprattutto in chi aveva contributo a far crescere l’azienda. (il cosiddetto trascurato CAPITALE UMANO)

- La formica, sentendosi demotivata e inibita de tante novità, iniziò a produrre meno e presto venne “scartata”come se si trattasse di un problema.
Tutto questo, spesso, accade anche nella vita reale.
Quando intrecciamo nuove relazioni, tendiamo a trascurare e a svalutare quelle persone che sono con noi fin dall’inizio.
Pensiamo solo ai nuovi amici, alle novità e così giorno dopo giorno, distruggiamo i rapporti più autentici e che tanto ci hanno aiutato durante la nostra vita.
Riflettete con saggezza su questa parabola e condividetela con i vostri amici, lo apprezzeranno!
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Re: SPIGOLANDO......

Messaggio da leggere da grazia »

L’IMPORTANZA DI SAPER ASCOLTARE


Ascoltare significa liberarsi da una serie di vincoli e di pregiudizi che invece stanno crescendo a dismisura, anche per effetto della viralità del web, che concede a tutti la possibilità di coltivarli e di esprimerli. Il dogmatismo, il cinismo sterile, il relativismo, le convinzioni che si propagano come false verità. Sono tutti virus che inquinano l’ascolto. Ne azzerano la voglia, ne uccidono la potenza, in fasce, all’origine. Un mio zio molto simpatico, quando si trovava a conversare con qualcuno che si parlava addosso, a colpi di convinzioni e di editti, a un tratto lo liquidiva con questa battuta: «Ho capito, quando hai finito di parlare spegni la luce…». Era una frase fulminante che metteva l’interlocutore spalle al muro, con il suo autismo e la sua autoreferenzialità.

Ascoltare significa non accettare le semplificazioni degli slogan. E significa non parlare a colpi di frasi fatte, di retorica, alla pancia più che al cervello e al cuore. Quanto più stravolgiamo il linguaggio, lo degradiamo a insulto e semplificazione, tanto più riduciamo i mezzi dell’ascolto. E rischiamo di parlarci, o di insultarci, addosso. Quando la realtà è complessa, e capita spesso, anche nella sfera dei sentimenti, uno dei modi per scansarla, è quello di «non volere sentire ragioni», ovvero chiudersi nel proprio Io, magari un Io utente, e non accettare qualsiasi forma di confronto con il Noi. Perdendo così una grande opportunità, in quanto come diceva Leonardo Da Vinci, sapere ascoltare «significa possedere, oltre al proprio, anche il cervello degli altri». E quindi moltiplicare energia, sogni, ambizioni, idee. Non vi sfugge che il meccanismo dell’ascolto presuppone anche un uso non limitato della risorsa dell’umiltà: se hai l’arroganza di sentirti un portatore di verità assolute, difficilmente sarai in grado solo di ascoltare le ragioni degli altri, che non sono sempre infondate. E comunque non possono essere infondate a priori, e come tali inascoltabili. Ovviamente l’ascolto non è una cessione passiva alle motivazioni degli altri, non è il perdono sempre e comunque dei torti che si sono subiti, non è la sconfitta delle proprie idee. Semmai è la verifica della loro fondatezza: non possiamo ascoltare, come se fossero comprensibili e giustificabili, le idee dei terroristi islamici che pensano di risolvere i problemi uccidendo persone innocenti e non riconoscendo alcun valore alla vita.

PER APPROFONDIRE: Scoprite i piaceri e il benessere che regala la gentilezza. La vostra salute migliora

Infine l’ascolto è una pagina di galateo. Molto stringente. Per ascoltare bisogna essere persone aperte, educate, capaci di apprendere e di comprendere. Il cafone non ha alcuna possibilità di accedere all’ascolto, E quindi l’ascolto, come scrive in un bel libro dedicato al suo valore lo scrittore e psichiatra Eugenio Borgna è per sua definizione «gentile». Già, ma la gentilezza è come il silenzio: una virtù smarrita nell’epoca del caos della nuova modernità.
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Re: SPIGOLANDO......

Messaggio da leggere da albatros »

Nel suo dialogare, Socrate assumeva spesso un tono piuttosto veemente: allora i suoi interlocutori lo colpivano con pugni o gli strappavano i capelli; nella maggior parte dei casi era disprezzato e deriso, ma tutto sopportava con animo rassegnato. A tal punto che una volta sopportando con la consueta calma i calci che aveva ricevuti da un tale, a chi si meravigliava del suo atteggiamento rassegnato, rispose: "Se mi avesse preso a calci un asino, l'avrei forse condotto in giudizio?".
Ci saranno sempre degli Eschimesi pronti a dettar norme su come devono comportarsi gli abitanti del Congo durante la calura.
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Re: SPIGOLANDO......

Messaggio da leggere da grazia »

dall'Amleto di Shakespeare

Essere, o non essere…
questo è il nodo: se sia più nobil animo sopportar le fiondate e le frecciate
d’una sorte oltraggiosa,
o armarsi contro un mare di sciagure,
e contrastandole finir con esse.
Morire… addormentarsi: nulla più.
E con un sonno dirsi di por fine
alle doglie del cuore e ai mille mali
che da natura eredita la carne.
Questa è la conclusione
che dovremmo augurarci a mani giunte.
Morir… dormire, e poi sognare, forse…
Già, ma qui si dismaga l’intelletto:
perché dentro quel sonno della morte
quali sogni ci possono venire,
quando ci fossimo scrollati via
da questo nostro fastidioso involucro?
Ecco il pensiero che deve arrestarci.
Ecco il dubbio che fa così longevo
il nostro vivere in tal miseria.
Se no, chi s’indurrebbe a sopportare
le frustate e i malanni della vita,
le angherie dei tiranni,
il borioso linguaggio dei superbi,
le pene dell’amore disprezzato,
le remore nell’applicar le leggi,
l’arroganza dei pubblici poteri,
gli oltraggi fatti dagli immeritevoli
al merito paziente,
quand’uno, di sua mano, d’un solo colpo
potrebbe firmar subito alla vita
la quietanza, sul filo d’un pugnale?
E chi vorrebbe trascinarsi dietro
questi fardelli, e gemere e sudare
sotto il peso d’un’esistenza grama,
se il timore di un “che” dopo la morte
- quella regione oscura, inesplorata,
dai cui confini non v’è viaggiatore
che ritorni - non intrigasse tanto
la volontà, da indurci a sopportare
quei mali che già abbiamo,
piuttosto che a volar, nell’aldilà,
incontro ad altri mali sconosciuti?
Ed è così che la nostra coscienza
ci fa vili; è così che si scolora
al pallido riflesso del pensiero
il nativo colore del coraggio,
ed alte imprese e di grande momento,
a cagione di questo, si disviano
e perdono anche il nome dell’azione.

Ma zitto, adesso!… La leggiadra Ofelia!
Ninfa, nelle tue preci
rammemoràti siano i miei peccati.
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