SPIGOLANDO......

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Riflessioni sulla democrazia

pensieri e idee per meglio comprendere i vari mali che assillano le nostre società.

Il termine demokratía comincia a circolare verso la fine del VI secolo avanti Cristo, con una accezione prevalentemente dispregiativa. In entrambe le componenti della parola. Da un lato, infatti, krátos non significa affatto genericamente «potere» (come per lo più si ritiene), ma si riferisce piuttosto a quella forma di potere che scaturisce da, e si fonda su, l’uso della forza. Analogamente, il termine démos viene adoperato per denominare non la totalità della popolazione, ma quella parte, ancorché maggioritaria, del popolo, che è in possesso di alcuni requisiti. Le occorrenze di démos nel senso di regime popolare, cioè di democrazia, sono pochissime e si trovano concentrate nel celebre dibattito sulle costituzioni, svoltosi verso la metà del V secolo. Le altre attestazioni di démos si presentano sostanzialmente come valutazioni negative della democrazia, quali potevano essere espresse soprattutto dai suoi avversari, i quali contestavano a questa forma di governo il fatto di privilegiare i (molti) cattivi, rispetto ai pochi (buoni), ovvero di pretendere che a governare fosse una moltitudine indistinta, anziché gli áristoi , i «migliori». Insomma, pur nell’estrema variabilità di significati, da un lato demokratía indica il dominio coercitivo, esercitato con la forza, di quella parte del popolo che è il démos (con la drastica esclusione delle donne), mentre dall’altro lato essa esprime il sopravvento della componente quantitativamente, ma non qualitativamente, più significativa del popolo.
Umberto Curi

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Riflessioni sulla democrazia


Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri… Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po’ di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l’ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere. Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo.
Alexis de Tocqueville

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Riflessioni sulla democrazia

Aristotele sosteneva che la necessità di badare a che nessuno si innalzi in potenza tanto da superare la giusta misura è comune alla democrazia, all’oligarchia, alla monarchia e ad ogni costituzione, ma evidentemente capite bene che alla luce della storia la realtà delle cose fa sembrare il monito dell’antico filosofo come una vera e propria battuta di spirito. Oggigiorno infatti la democrazia è un sistema chiuso dove una maggioranza di impotenti elegge una minoranza di potenti. La realtà in buona sostanza è questa: voi votate un partito e questo vi frega, allora ne votate un altro e questo vi frega, un poco adirati ritornate a votare il primo e questo vi frega un’altra volta; insomma questa è la vera democrazia, essere liberi di cambiare e di scegliere chi vi frega in continuazione. Dicono che la democrazia sia il governo del popolo, il lavoro del popolo, la beffa del popolo, la miseria del popolo. La democrazia è tutto, è soprattutto burocrazia e demagogia. E’ una grande industria economico finanziaria i cui principali azionisti sono però i potenti oligarchi del mondo. Continuando ancora, poiché in una democrazia è il popolo che decide, i potenti uomini dell’industria e dell’economia si mobilitano per istruire la società affinché scelga e decida in modo assolutamente autolesionista e a favore ovviamente delle elités del potere. Insomma, per concludere potremmo dire che la moderna democrazia potyrebbe essere definita come l’insieme di antagonismi collaboranti, in pratica i partiti di governo e quelli dell’opposizione, vale a dire le parti antagoniste, collaborano per metterglielo sempre in quel posto ai vari cittadini, che si illudono al tempo stesso di poter avere un minimo di potere e di capacità decisionale e che al contrario dimostrano il famoso assioma di Papini che recita, “l’imbecillità dei nove decimi degli uomini viventi non ha bisogno di essere dimostrata, dunque è un assioma. Da questo assioma poi si possono trarre parecchi corollari …”
Carl William Brown

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Riflessioni sulla Democrazia

La democrazia parlamentare attuale è una bagarre chiassosa di politici al potere, spesso neppure votati democraticamente, dove vince chi risponde al motto “chi grida di più vince la mucca!”. Lottano metallurgici e magistrati, ferrovieri e professori universitari, tranvieri e ufficiali di marina, e, perfino i pensionati dello Stato, perfino gli scolaretti delle scuole secondarie contro lo sfruttamento che eserciterebbero sopra di essi i loro maestri. […] Lo Stato è concepito come una lotteria, alla quale tutti giocano e nella quale si può vincere studiando un libro meno mistico di quello della Cabala, facendo chiasso sui giornali, agitandosi, minacciando e premendo su deputati e ministri.
Benedetto Croce

ASSIOMA
E’ ciò che non ha bisogno di essere dimostrato perché troppo evidente. L’imbecillità dei nove decimi degli uomini viventi non ha bisogno di essere dimostrata , dunque è un assioma. da questo assioma si possono trarre parecchi corollari:
1) Che le idee degli uomini d’oggi sono imbecilli e per conseguenza da risputarsi; 2) Che le azioni dei suddetti uomini sono inficiate d’imbecillità e per conseguenza contrarie alla giustizia, alla verità, alla carità; 3) Che i figli di questi imbecilli, essendo allevati e istruiti da padri imbecilli, diventeranno sempre più raffinatamente imbecilli; 4) Infine che i pochi intelligenti rimasti, essendo un’infima minoranza sono, secondo le leggi della democrazia, nel torto, dunque sospetti, per conseguenza colpevoli e in quanto sospetti e colpevoli degni della pena capitale.
Giovanni Papini D. Giuliotti
Dizionario dell’Omo Salvatico 1923

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Riflessioni sulla Democrazia

La democrazia, come la concepiamo e la desideriamo, in breve, è il regime delle possibilità sempre aperte. Non basandosi su certezze definitive, essa è sempre disposta a correggersi perché – salvi i suoi presupposti procedurali (le deliberazioni popolari e parlamentari) e sostanziali (i diritti di libera, responsabile e uguale partecipazione politica), consacrati in norme intangibili della Costituzione, oggi garantiti da Tribunali costituzionali – tutto può sempre essere rimesso in discussione. In vita democratica è una continua ricerca e un continuo confronto su ciò che, per il consenso comune che di tempo in tempo viene a determinarsi modificandosi, può essere ritenuto prossimo al bene sociale. Il dogma – cioè l’affermazione definitiva e quindi indiscutibile di ciò che è vero, buono e giusto – come pure le decisioni di fatto irreversibili, cioè quelle che per loro natura non possono essere ripensate e modificate (come mettere a morte qualcuno), sono incompatibili con la democrazia.
Gustavo Zagrebelsky

Assistiamo a un revisionismo reazionario che apre la strada alla democrazia autoritaria, da noi e nel resto del mondo. Uno di quei cicli storici che dimostrano che anche la libertà ha le sue stagioni.[…] C’è stata una mutazione capitalistica, una rivoluzione tecnologica di effetto obbligato: ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri ed emarginati. È questa la ragione di fondo per cui la Resistenza e l’antifascismo democratico appaiono sempre più sgraditi, sempre più fastidiosi al nuovo potere. Padroni arroganti e impazienti non accettano più una legge uguale per tutti, la legge se la fabbricano ad personam con i loro parlamenti di yes-men.
Giorgio Bocca

Ma la causa vera di tutti i nostri mali, di questa tristezza nostra, sai qual è? La democrazia, mio caro, cioè il governo della maggioranza. Perchè, quando il potere è in mano d’uno solo, quest’uno sa d’essere uno e di dover contentare molti; ma quando i molti governano, pensano soltanto a contentar sé stessi, e si ha allora la tirannia più balorda e più odiosa: la tirannia mascherata da libertà! Ma sicuramente! Oh perchè credi che soffra io? Io soffro appunto per questa tirannia mascherata da libertà… torniamo a casa!
Luigi Pirandello

La stragrande maggioranza dei seggi parlamentari sono occupati dalla classe economica dominante, che sia di destra o della cosiddetta sinistra socialdemocratica. Il potere non è da conquistare, è da distruggere. È dispotico per natura, che sia esercitato da un re, un dittatore o un presidente eletto. L’unica differenza nel caso della “democrazia” parlamentare, è che gli schiavi hanno l’illusione di scegliere liberamente il padrone che dovranno servire, il voto ha fatto di loro i complici. Non sono schiavi perché esistono padroni, ma esistono padroni perché hanno scelto di rimanere schiavi.
J.F. Brient

E allora parlammo della grande bellezza e importanza della Democrazia e ci demmo un gran da fare per comunicare al Conte un giusto sentimento dei vantaggi di cui godevamo vivendo in un luogo dove imperava il suffragio ad libitum, e non c’era re.
Il Conte ascoltò con palese interesse, e in verità sembrava non poco divertito. Quando avemmo finito, disse che, molto tempo prima, era accaduto qualcosa del genere. Tredici province egizie decisero di colpo di essere libere, proponendo in tal modo un magnifico esempio al resto dell’umanità. Riunirono i loro saggi, e apparecchiarono la costituzione più ingeniosa che fosse possibile concepire. Per qualche tempo se la cavarono non troppo male; soltanto, avevano preso l’abitudine di darsi delle arie in modo da non credersi. Alla fine, tuttavia, quei tredici stati, più altri quindici o venti, finirono in preda del più odioso, del più intollerabile dispotismo di cui mai si sia sentito parlare sulla faccia della Terra.
Chiesi quale mai fosse il nome del tiranno usurpatore. Per quel che il Conte riusciva a ricordare, il suo nome era Plebaglia.
Edgar Allan Poe

Il metodo della formazione della volontà attraverso la semplice fissazione della maggioranza è sensato ed accettabile se viene presupposta una sostanziale omogeneità di tutto il popolo. In tal caso non si verifica una sopraffazione della minoranza ma il voto serve solo a far risaltare un accordo ed un’unanimità già esistente e presupposta, seppur in forma latente. Infatti poiché ogni democrazia riposa sul presupposto del popolo nella sua interezza, unitarietà ed omogeneità, così non può esistere di fatto nessuna minoranza e tanto meno una pluralità di minoranze stabili e costanti.
Carl Schmitt

La democrazia maggioritaria, che attribuisce al popolo il potere di scelta del governo, togliendolo sia ai partiti sia al Parlamento, finisce inesorabilmente per produrre due effetti: rafforzare l’esecutivo rispetto al legislativo e diminuire il pluralismo. È a questi effetti – e agli inconvenienti che possono produrre – che occorre quindi guardare, chiedendosi che cosa possa temperare l’uno e l’altro. Per temperare un esecutivo forte, non c’è altro rimedio che un’investitura popolare separata del Parlamento e del governo. Solo se il governo non è figlio del Parlamento, questo gli si potrà opporre. Per moderare l’accentramento dei poteri in un corpo unico, non c’è altro che decentrare, deconcentrare, specializzare i poteri pubblici, dando a ciascuno di essi un campo o un’area di azione, sottraendo – dove possibile – la loro investitura al corpo politico e affidandola a custodi separati.
Sabino Cassese

La sostanza della democrazia è il potere dei cittadini di decidere del proprio destino in modo consapevole e pacifico nel quadro di una «società aperta», nella quale non si dia una distribuzione delle risorse materiali e culturali tale da impedire a qualsiasi cittadino di partecipare alla formazione delle decisioni politiche, come anche di accedere ai massimi livelli del potere […] Si pone quindi l’interrogativo: nelle attuali società democratiche si sono o no costituite barriere le quali impediscono loro di essere e di restare società effettivamente aperte, e cioè si sono o no stabilite posizioni di potere inaccessibili al controllo e alle decisioni della maggioranza?
Massimo L. Salvadori

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Er ragno socialista e er bagarozzo democratico-cristiano

Trilussa

Un povero Ragno
parlanno cor Bacco
je disse: - Compagno,
sei matto o imbriaco?
Perché, scusa er termine,
sei tanto minchione
da crede’ a un padrone
che vive sur vermine?
Nun sai che li fiocchi
che fai te li cambia
co’ tanti bajocchi?
Che mentre tu sudi
magnano la foja
quer boja guadambia
mijara de scudi?

Bisogna aprì’ l’occhi
chè ormai la questione
se basa sur detto
Né Dio, né padrone!
- Stà in guardia, fratello!
Stà in guardia da quello!
- Strillò un Bagarozzo
che usciva da un pozzo.
Che quela carogna
t’imbroja e nun vede
che invece bisogna
ridatte la fede!

Sortanto cor crede’
che c’è un Padreterno,
che c’è un Paradiso,
ch’esiste un Inferno,
sortanto co’ questo
io credo che presto
ciavremo un Governo
più bono e più onesto!
- Va via! disse er Ragno -
se no me te magno!
- Te strozzo! Te sfagno! -
Strillò er Bagarozzo
- Vijacco! Scagnozzo!
- Buffone! - Compagno!...

Er Baco, scocciato,
ner vedè in pericolo
la casa e la seta
ch’aveva filato,
- Qua, - disse l’affare
comincia a imbrojasse:
è mejo a fa’ sciopero
è mejo a squajasse;
fintanto che sento
che tira ‘sto vento,
starò co’ la lega
der chi se ne frega.
E chiuse bottega.

Trilussa
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Dicono che la natura ci abbia fornito un paio di orecchie, ma una lingua soltanto, per costringerci ad ascoltare di più e parlare di meno.


Così Plutarco (46-127 d.C.) al giovane Nicandro, in un’epistola esortativa tratta dai Moralia, miscellanea di interventi vari, a carattere etico-filosofico. Il primo brano, dedicato a L’arte di ascoltare, parte da considerazioni generiche sull’importanza dell’udito, il più discreto e sottovalutato dei sensi: quello che più ci dispone all’attenzione e al rispetto verso gli altri, ma che necessita di essere educato, per filtrare con oculatezza le parole che lo raggiungono, spesso inutili, fuorvianti, dannose. Soprattutto i giovani devono concentrarsi sull’ascolto silenzioso e meditativo dell’insegnamento di interlocutori saggi, evitando la presunzione e la polemica a cui spesso l’impulsività li induce.

Nell’eloquio si annidano inganni tutte quelle volte che lo si applichi ai fatti in maniera abbondante e carezzevole, non scevro di una certa alterigia e affettazione.

Fondamentale è un corretto allenamento all’oratoria e al dibattito, non inteso come un gareggiare nell’abilità espositiva, ma come capacità di arricchire il prossimo attraverso un’argomentazione ponderata ed essenziale, priva sia di adulazione e falsità, sia di provocazione aggressiva. Il giovane che partecipi a un dibattito, dovrebbe evitare di porre troppe domande, di chiedere precisazioni e o di intervenire con petulanza, ma disporsi a un ascolto educato, senza eccedere nell’assenso entusiastico o nella critica malevola.
In che maniera, quindi, è opportuno ascoltare?

Schiena dritta e postura composta, occhi rivolti a chi parla e atteggiamento vivamente interessato, viso che abbia un’espressione chiara, da cui non traspaiano soltanto supponenza o fastidio, ma anche pensieri e occupazioni di altra natura.

Nel secondo intervento, L’arte di tacere, Plutarco mette in guardia dai fanfaroni, dai logorroici, che vanno evitati perché producono noia e perdita di tempo, sono futili, vanesi e irriflessivi.

Il silenzio è qualcosa di profondo e religioso, qualcosa di sobrio… Non c’è parola detta che abbia giovato quanto le molte taciute: c’è sempre modo, infatti, di dire ciò che si è taciuto, ma non di tacere ciò che si è detto e che ormai è già fuoriuscito e va diffondendosi.

Sono numerosi gli esempi che Plutarco trae dalla storia romana e greca o dalla vita di uomini celebri per indicare quanto la chiacchiera e i pettegolezzi possano nuocere a livello personale e politico; altrettanto frequenti le citazioni e gli aforismi riportati, alcuni illuminanti e saggi, altri decisamente comici.
Sul valore del silenzio si sono scritte molte pagine, dalla Sacre Scritture (Pr 10,19; Is 30, 15; Mt 12,36…) ai poeti contemporanei. Forse basta ricordare l’epigrafe che Salvator Rosa incise alla base del suo famoso autoritratto: “Aut tace, aut loquere meliora silentio”, lapidaria e ironica nella sua severa ammonizione.
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L'angolino del sorriso.....

Ingegneri in treno

I più acclamati ingegneri e matematici di Pisa vengono invitati ad un convegno a Bologna. Arrivati alla stazione, i matematici, tutti precisini, comprano un biglietto a testa. Gli ingegneri invece fanno colletta e ne comprano uno solo. I matematici commentano: "Chissà che intenzioni hanno!?!"
Quando sul treno arriva il controllore gli ingegneri corrono a chiudersi tutti assieme in bagno. Il controllore, esaminati i biglietti dei matematici, bussa alla porta del bagno. Dall'interno un ingegnere risponde:"Occupato." E il controllore: "Biglietto, prego." Da sotto la porta, gli ingegneri mostrano il loro unico biglietto, il controllore lo esamina e glielo restituisce.
Al ritorno, alla stazione di Pisa, i matematici, vista la furbata degli ingegneri all'andata, comprano un solo biglietto per tutti. Gli ingegneri, invece.. nessuno! I matematici si interrogano a vicenda ma, non trovando una risposta valida e confortati dall'idea di pagare solo un biglietto in tanti, alzano le spalle e non ci danno peso. Sul treno, all'arrivo del controllore, i matematici corrono nel bagno e aspettano. Gli ingegneri (tutti tranne uno) in un altro bagno. A quel punto l'ingegnere rimasto fuori bussa alla porta del bagno dei matematici. Uno dei matematici risponde: "Occupato". E l'ingegnere: "Biglietto, prego!"
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grazia ha scritto: 11 mar 2021, 8:41 L'angolino del sorriso.....

Ingegneri in treno

I più acclamati ingegneri e matematici di Pisa vengono invitati ad un convegno a Bologna. Arrivati alla stazione, i matematici, tutti precisini, comprano un biglietto a testa. Gli ingegneri invece fanno colletta e ne comprano uno solo. I matematici commentano: "Chissà che intenzioni hanno!?!"
Quando sul treno arriva il controllore gli ingegneri corrono a chiudersi tutti assieme in bagno. Il controllore, esaminati i biglietti dei matematici, bussa alla porta del bagno. Dall'interno un ingegnere risponde:"Occupato." E il controllore: "Biglietto, prego." Da sotto la porta, gli ingegneri mostrano il loro unico biglietto, il controllore lo esamina e glielo restituisce.
Al ritorno, alla stazione di Pisa, i matematici, vista la furbata degli ingegneri all'andata, comprano un solo biglietto per tutti. Gli ingegneri, invece.. nessuno! I matematici si interrogano a vicenda ma, non trovando una risposta valida e confortati dall'idea di pagare solo un biglietto in tanti, alzano le spalle e non ci danno peso. Sul treno, all'arrivo del controllore, i matematici corrono nel bagno e aspettano. Gli ingegneri (tutti tranne uno) in un altro bagno. A quel punto l'ingegnere rimasto fuori bussa alla porta del bagno dei matematici. Uno dei matematici risponde: "Occupato". E l'ingegnere: "Biglietto, prego!"
Questa è buona!
Tenere sempre a mente la „regola d‘oro“
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grazia
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Andrea Camilleri: "Le parole sono pallottole e hanno il potere di cambiare il mondo"

Andrea Camilleri, recentemente, ha lanciato l’allarme contro l’odio che dilaga e che rischiamo di trasmettere ai ragazzi. Queste le sue parole:

“Stiamo perdendo la misura, il peso, il valore della parola. Le parole sono pietre, possono essere pallottole. Bisogna saper pesare il peso delle parole e soprattutto far cessare il vento dell’odio che è veramente atroce. Lo si sente palpabile attorno a noi. Ma perché l’altro è diverso da me? L’altro non è altro che me allo specchio. È di oggi la notizia di quel pazzo che entra in una sinagoga e uccide 11 persone urlando: “Gli ebrei tutti a morte!”. Ma ci si rende conto a che livelli ci abbassiamo quando non solo lo diciamo, ma siamo capaci di pensare questo. Peggio degli animali che hanno la fortuna di non parlare. Le parole della senatrice Liliana Segre dovrebbero essere dette e scritte all’ingresso di ogni scuola perché il terribile è che stiamo educando una gioventù all’odio. Il motivo? Perché abbiamo perso il senso dei valori. I veri valori della vita li abbiamo persi”.

La lotta all’odio non è cosa semplice: il web, in questo senso, è una polveriera impossibile da controllare e censire. L’unico rimedio, ancora una volta, è l’educazione: dobbiamo trasmettere l’idea che odio e violenza non sono strumenti, dobbiamo aiutare i ragazzi a distinguere la determinazione dall’aggressione. Abbiamo bisogno di un programma massiccio di educazione emotiva, a cui va aggiunto l’impegno civico di ciascuno di noi. Questa pericolosa cultura si può combattere solo contrapponendole un’altra cultura, quella della ragione e della gentilezza.

Dobbiamo anche educare all’uso delle parole, alla consapevolezza del linguaggio: oggi regna l’idea che le parole non siano importanti, che siano un fatto trascurabile. Non è così: le parole hanno il potere di cambiare il mondo, ma con la stessa facilità possono distruggerlo.
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