SPIGOLANDO......

Tutto quello che non riguarda la politica.
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Ovidio
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Re: SPIGOLANDO......

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grazia ha scritto: 17 feb 2021, 17:17 l'angolino del sorriso

Politicamente Corretto....

Il presidente Renzi, in visita ufficiale in Inghilterra, viene invitato per un tè dalla Regina Elisabetta. Durante l’incontro le chiede qual è la sua strategia di leadership, e lei risponde che consiste nel circondarsi di persone intelligenti.
A questo punto Renzi le chiede come fa a giudicare se sono intelligenti. “Lo capisco facendogli la domanda giusta.” – risponde la Regina – “Mi permetta di dimostrarglielo”.
La regina allora telefona a David Cameron e dice: “Signor Primo Ministro, la prego di rispondere alla seguente domanda: sua madre ha un bambino, e suo padre ha un bambino, e questo bambino non è né suo fratello né sua sorella. Chi è?”.
David Cameron risponde: “Ovviamente sono io!”
“Corretto! Grazie, e a risentirci, sir.”, dice la Regina.
Sua Maestà attacca la cornetta e dice: “Ha capito Mr. Renzi?”.
“Sicuro. Grazie mille. Farò senz’altro anch’io così!”.
Al rientro a Roma decide di mettere alla prova Orfini: lo fa quindi venire a Palazzo Chigi, e gli dice: “Ascolta, Matteo, mi chiedevo se potessi rispondere a una domanda.”
“Certamente, signor Presidente, cosa vuole sapere?”.
“Ehm, tua madre ha un bambino, e tuo padre ha un bambino, e questo bambino non è né tuo fratello né tua sorella. Chi è?”.
Orfini ci pensa un po’, poi imbarazzato dice: “Posso pensarci meglio e rispondere poi correttamente?”. Renzi acconsente, e Orfini se ne va.
Appena uscito da Palazzo Chigi, Orfini organizza subito una riunione con altri colleghi di partito, i quali si lambiccano il cervello per diverse ore, ma nessuno riesce a trovare la risposta giusta.
Ad un certo punto ad Orfini viene in mente di interpellare il filosofo Cacciari e gli spiega la situazione: “Adesso ascolta la domanda: tua madre ha un bambino, e tuo padre ha un bambino, e questo bambino non è né tuo fratello né tua sorella. Chi è?”.
Cacciari risponde subito: “Ovviamente sono io!”Razza di deficienti!!”.
Estremamente sollevato, Orfini corre a Palazzo Chigi e dice al Presidente: “Presidente, so la risposta alla sua domanda! So chi è il bambino! E’ Cacciari!”.
E Renzi risponde, disgustato: “C.retino, è David Cameron!”.

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grazia
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Re: SPIGOLANDO......

Messaggio da leggere da grazia »

MISURARE LE PAROLE

Che il linguaggio contribuisca a forgiare ciò che pensiamo, sentiamo e addirittura percepiamo è qualcosa che la ricerca scientifica sa da tempo: schiere di psicologi, filosofi, sociologi e semiologi hanno ripetuto per tutto il Novecento che gli esseri umani sono fatti di parole e segni, oltre che di carne e ossa. È con le parole che costruiamo la nostra capacità di pensare, è di parole che sono fatti gran parte dei nostri pensieri, ed è dalle parole che dipende pure il mondo esterno, o almeno quella fetta che rientra nei limiti della nostra comprensione. Questa consapevolezza è ormai talmente diffusa da essere entrata nel senso comune: capita a tutti di sentir ripetere nei contesti più disparati, dai talk show ai supermercati, frasi come «Le parole sono pietre», che era il titolo di un libro di Carlo Levi, o «Le parole sono importanti», che fu urlata da Nanni Moretti nel film Palombella Rossa, per dar voce alla rabbia che il personaggio Michele Apicella provava contro i luoghi comuni sciorinati dalla giornalista che lo stava intervistando.
Le parole siamo noi insomma, e lo sappiamo. Inoltre sono pietre, nel senso che possono fare male, e molto. Se non si scelgono con ponderazione e non si usano con tatto. Anche di questa ponderazione ci riempiamo la bocca da anni, con il linguaggio politically correct: non diciamo più «handicappati» ma «disabili», non più «spazzini» ma «operatori ecologici», non più «negri» ma «neri» o «persone di colore». Per non parlare delle acrobazie linguistico-simboliche con cui cerchiamo di consolare le donne della loro discriminazione sociale ed economica, particolarmente più grave in Italia che in altri paesi sviluppati: «care colleghe e cari colleghi», «care/i colleghe/i», «car* collegh*» e via dicendo. Ma se da un lato ci esercitiamo in circonlocuzioni «politicamente corrette», dall’altro siamo pronti, oggi più di ieri, a usare la lingua in modo sbracato: turpiloquio, espressioni colorite, colloquiali e gergali hanno ormai invaso anche gli ambienti più colti ed elitari – dall’università all’azienda, dalla politica alle istituzioni – nell’idea che «parlare come si mangia» implichi maggiore autenticità ed efficacia del parlar forbito. Un’idea confermata tutti i giorni dai media, specie dalla televisione, dove l’aggressività linguistica è diventata per molti (giornalisti, star, ospiti) un vezzo, un fatto di stile. E in quanto tale fa tendenza e si riproduce ovunque, dai salotti chic ai flaming su internet.
Non è facile trovare un equilibrio fra questi due poli: da una parte, infatti, le formule politicamente corrette non bastano a costruire il rispetto che pretenderebbero di esprimere, ma restano spesso una semplice facciata, dietro alla quale si possono camuffare le peggiori tendenze razziste, omofobe e sessiste; d’altra parte è vero anche che la sciatteria linguistica può implicare sciatteria esistenziale e relazionale: «Chi parla male pensa male e vive male», diceva ancora Nanni Moretti/Michele Apicella. Ma se gli eccessi eufemistici possono cadere nell’ipocrisia, pure la posizione di Moretti corre i suoi rischi, che sono quelli dello snobismo: il mondo è pieno di persone che non hanno potuto dotarsi degli strumenti culturali necessari a raffinare il modo in cui parlano, ma sono ugualmente capaci di pensare e vivere benissimo, vale a dire con autenticità e rispetto per gli altri. Molto più di quanto non facciano certi sapientoni, la cui arroganza – verbale e non – vediamo all’opera tutti i giorni.
E allora, come se ne esce? Come si trova la misura giusta? Purtroppo non c’è una soluzione generale, perché l’attenzione, il senso di opportunità, il rispetto sono sempre relativi al contesto e al momento in cui si esercitano, ma soprattutto alla persona (o persone) a cui sono indirizzati. E oltre che con le parole possono essere trasmessi con l’espressione del volto, il tono della voce e gli atteggiamenti del corpo, con i quali si può confermare ciò che abbiamo detto, ma anche sconfessarlo. Perciò bisogna cercare la misura caso per caso, sempre ricordando che siamo ciò che diciamo e diciamo quel che siamo, ma lo diciamo con un mare di segni, sintomi e indizi ben più vasto delle parole, e lo diciamo anche con l’insieme dei nostri comportamenti e il tessuto delle nostre relazioni. Lo diciamo con tutta la nostra vita.

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Re: SPIGOLANDO......

Messaggio da leggere da nerorosso »

grazia ha scritto: 18 feb 2021, 14:55 MISURARE LE PAROLE

Che il linguaggio contribuisca a forgiare ciò che pensiamo, sentiamo e addirittura percepiamo è qualcosa che la ricerca scientifica sa da tempo: schiere di psicologi, filosofi, sociologi e semiologi hanno ripetuto per tutto il Novecento che gli esseri umani sono fatti di parole e segni, oltre che di carne e ossa. È con le parole che costruiamo la nostra capacità di pensare, è di parole che sono fatti gran parte dei nostri pensieri, ed è dalle parole che dipende pure il mondo esterno, o almeno quella fetta che rientra nei limiti della nostra comprensione. Questa consapevolezza è ormai talmente diffusa da essere entrata nel senso comune: capita a tutti di sentir ripetere nei contesti più disparati, dai talk show ai supermercati, frasi come «Le parole sono pietre», che era il titolo di un libro di Carlo Levi, o «Le parole sono importanti», che fu urlata da Nanni Moretti nel film Palombella Rossa, per dar voce alla rabbia che il personaggio Michele Apicella provava contro i luoghi comuni sciorinati dalla giornalista che lo stava intervistando.
Le parole siamo noi insomma, e lo sappiamo. Inoltre sono pietre, nel senso che possono fare male, e molto. Se non si scelgono con ponderazione e non si usano con tatto. Anche di questa ponderazione ci riempiamo la bocca da anni, con il linguaggio politically correct: non diciamo più «handicappati» ma «disabili», non più «spazzini» ma «operatori ecologici», non più «negri» ma «neri» o «persone di colore». Per non parlare delle acrobazie linguistico-simboliche con cui cerchiamo di consolare le donne della loro discriminazione sociale ed economica, particolarmente più grave in Italia che in altri paesi sviluppati: «care colleghe e cari colleghi», «care/i colleghe/i», «car* collegh*» e via dicendo. Ma se da un lato ci esercitiamo in circonlocuzioni «politicamente corrette», dall’altro siamo pronti, oggi più di ieri, a usare la lingua in modo sbracato: turpiloquio, espressioni colorite, colloquiali e gergali hanno ormai invaso anche gli ambienti più colti ed elitari – dall’università all’azienda, dalla politica alle istituzioni – nell’idea che «parlare come si mangia» implichi maggiore autenticità ed efficacia del parlar forbito. Un’idea confermata tutti i giorni dai media, specie dalla televisione, dove l’aggressività linguistica è diventata per molti (giornalisti, star, ospiti) un vezzo, un fatto di stile. E in quanto tale fa tendenza e si riproduce ovunque, dai salotti chic ai flaming su internet.
Non è facile trovare un equilibrio fra questi due poli: da una parte, infatti, le formule politicamente corrette non bastano a costruire il rispetto che pretenderebbero di esprimere, ma restano spesso una semplice facciata, dietro alla quale si possono camuffare le peggiori tendenze razziste, omofobe e sessiste; d’altra parte è vero anche che la sciatteria linguistica può implicare sciatteria esistenziale e relazionale: «Chi parla male pensa male e vive male», diceva ancora Nanni Moretti/Michele Apicella. Ma se gli eccessi eufemistici possono cadere nell’ipocrisia, pure la posizione di Moretti corre i suoi rischi, che sono quelli dello snobismo: il mondo è pieno di persone che non hanno potuto dotarsi degli strumenti culturali necessari a raffinare il modo in cui parlano, ma sono ugualmente capaci di pensare e vivere benissimo, vale a dire con autenticità e rispetto per gli altri. Molto più di quanto non facciano certi sapientoni, la cui arroganza – verbale e non – vediamo all’opera tutti i giorni.
E allora, come se ne esce? Come si trova la misura giusta? Purtroppo non c’è una soluzione generale, perché l’attenzione, il senso di opportunità, il rispetto sono sempre relativi al contesto e al momento in cui si esercitano, ma soprattutto alla persona (o persone) a cui sono indirizzati. E oltre che con le parole possono essere trasmessi con l’espressione del volto, il tono della voce e gli atteggiamenti del corpo, con i quali si può confermare ciò che abbiamo detto, ma anche sconfessarlo. Perciò bisogna cercare la misura caso per caso, sempre ricordando che siamo ciò che diciamo e diciamo quel che siamo, ma lo diciamo con un mare di segni, sintomi e indizi ben più vasto delle parole, e lo diciamo anche con l’insieme dei nostri comportamenti e il tessuto delle nostre relazioni. Lo diciamo con tutta la nostra vita.

G.Cosenza
Parlando di "collega", mi pare che secondo le regole dell'Italiano sia di genere neutro. Tutto sta al contesto in cui lo si usa e come lo si usa.
Se mi riferisco ad una mia precedente posizione lavorativa, in cui eravamo 5 o 6 individui di sesso maschile e una trentina di individui di sesso femminile (la polemica "gender" era di la da venire) forse parlarne come di "colleghe" non sarebbe sarebbe stato sbagliato. Nel contesto lavorativo attuale, dove abbiamo ben due donne su circa un centinaio, credo sia giusto, parlandone in generale, usare "i miei colleghi".

PS
Il genere di "collega" è dato dall'articolo che viene anteposto al termine.
PATRIA O MUERTE!!!

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Re: SPIGOLANDO......

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LE PAROLE INUTILI
Trilussa (Carlo Alberto Salustri)

Er Pappagallo, tutto soddisfatto
magna un biscotto silenziosamente.
— Perché nun parli mai? —je chiede un Gatto —
Com'è che nun t'insegneno a di' gnente?
S'io fossi quer che sei
quarche parola me l'imparerei. —
Er Pappagallo cór ciuffetto dritto
spalanca l'ale e se le sgrulla ar sole;
poi dice ar Gatto: — Più che le parole,
ho imparato a sta' zitto.
È inutile che insisti. Addio, Miciotto! —
E se rimette a rosicà er biscotto.
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Re: SPIGOLANDO......

Messaggio da leggere da grazia »

l'angolino delle "riflessioni famose"


"""Quando un popolo, divorato dalla sete di libertà, si trova ad avere come capi dei coppieri
che gliene versano a volontà, sino ad ubriacarlo, accade che, se i governatori resistono alle
richieste dei sempre più esigenti sudditi son dichiarati tiranni. E avviene pure che chi si
dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere e servo ;
che il padre impaurito finisce col trattare il figlio come suo pari e non è rispettato, che il
maestro non osa rimproverare gli scolari, e costoro si fanno beffe di lui, che i giovani
pretendono gli stessi diritti dei vecchi, e questi, per non parere troppo severi, danno
ragione ai giovani. In questo clima di libertà nel nome della medesima, non vi è più
riguardo né rispetto per nessuno, e in mezzo a tanta licenza, nasce e si sviluppa una
mala pianta: la tirannia.

PLATONE



„"""Uomini arretrati e uomini precorritori. – Il carattere sgradevole, che è pieno di diffidenza,
che prova invidia per ogni successo del suo competitore e del suo prossimo ed è violento e
collerico contro le opinioni divergenti, mostra di appartenere a un livello precedente di cultura,
e di essere dunque un residuo: infatti il suo rapporto con gli uomini era giusto e adeguato in
un'epoca in cui vigeva il diritto del più forte: è un uomo rimasto indietro. Un altro carattere,
che partecipa alla gioia altrui, si fa amici dappertutto, sente amore per tutto quanto cresce e
diviene, gode insieme con gli altri dei loro onori e successi e non si arroga la prerogativa di
essere il solo a conoscere la verità ed anzi è pieno di un'umile diffidenza – questo è un uomo
che precorre, che aspira a una cultura umana superiore. Il carattere sgradevole proviene dai
tempi in cui le rudimentali fondamenta dei rapporti umani erano ancora da costruire, l'altro
vive sul piano più alto di tali rapporti, il più lontano possibile dalla belva selvaggia che infuria
e urla nei sotterranei, rinchiusa sotto le fondamenta della cultura.“"" —

FRIEDRICH NIETZSCHE
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Re: SPIGOLANDO......

Messaggio da leggere da grazia »

SCOCCIACO' (Trilussa)

Vònni la libertà? Je la darò...
disse Naticchia appena fatto re
der paesetto de li Scocciacò.
E detto fatto se vestì da sé
se mise la corona e s'affacciò.

Scocciacojoni! - disse - fin d'adesso
potrete fa' quer che ve pare e piace
compreso quello che nun è permesso:
basta, però, che me lassate in pace...
E er popolo strillò: Te sia concesso!
Se terrai fede a le promesse tue
resteremo sovrani tutt'e due.

Così cambiò governo e tra le prime
riforme der partito liberale,
fu rimpastato er Codice penale
secondo l'esiggenze der reggime.

Ma, un brutto giorno, quella stessa folla
tornò a la Reggia e improvisò un comizzio
che fece zompà er re come una molla.
Qua - disse - se nun mettono giudizzio
preferisco magnà pane e cipolla...

Uno parlò pe' tutti: Maestà!
visto e considerato che l'orchestra
che ce sona sta musica nun va,
te riportamo quella libertà
che ciài buttato giù da la finestra.
Qui ciàbbisogna un uomo positivo
che rinforzi er potere esecutivo.

Er re disse: Benone! E tra le prime
riforme der governo autoritario,
fu rimpastato tutto er calendario
secondo l'esiggenze der reggime.
Però nun finì lì. Doppo quarch'anno
ch'er macchinario funzionava male,
er popolo s'accorse de l'inganno:
nun volle più sentì l'inno reale
e principiò a strillà: Morte ar tiranno!

Naticchia, che sentì, fece un fagotto
cor manto, co lo scettro e la corona
corse a la loggia e lo buttò de sotto.
Io - disse - me la squajo e me ne fotto.

Che Santa Pupa ve la manni bona!
Che volete che speri, a conti fatti,
da un popolo guidato da li matti?

Doppo d'avè risposto pe' le rime
la massa se divise in tre correnti,
co' dodici partiti differenti
secondo l'esiggenze der reggime.

MORALE:
Quanta gente, in politica ha addoprato
er vecchio lavamano de Pilato?
e quanti lasceranno pe' memoria
l'impronte diggitali ne la Storia?
Perfino a Scocciacò, per esse giusti,
so' più li piedistalli che li busti.
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Re: SPIGOLANDO......

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grazia ha scritto: 19 feb 2021, 19:54 SCOCCIACO' (Trilussa)

Vònni la libertà? Je la darò...
disse Naticchia appena fatto re
der paesetto de li Scocciacò.
E detto fatto se vestì da sé
se mise la corona e s'affacciò.

Scocciacojoni! - disse - fin d'adesso
potrete fa' quer che ve pare e piace
compreso quello che nun è permesso:
basta, però, che me lassate in pace...
E er popolo strillò: Te sia concesso!
Se terrai fede a le promesse tue
resteremo sovrani tutt'e due.

Così cambiò governo e tra le prime
riforme der partito liberale,
fu rimpastato er Codice penale
secondo l'esiggenze der reggime.

Ma, un brutto giorno, quella stessa folla
tornò a la Reggia e improvisò un comizzio
che fece zompà er re come una molla.
Qua - disse - se nun mettono giudizzio
preferisco magnà pane e cipolla...

Uno parlò pe' tutti: Maestà!
visto e considerato che l'orchestra
che ce sona sta musica nun va,
te riportamo quella libertà
che ciài buttato giù da la finestra.
Qui ciàbbisogna un uomo positivo
che rinforzi er potere esecutivo.

Er re disse: Benone! E tra le prime
riforme der governo autoritario,
fu rimpastato tutto er calendario
secondo l'esiggenze der reggime.
Però nun finì lì. Doppo quarch'anno
ch'er macchinario funzionava male,
er popolo s'accorse de l'inganno:
nun volle più sentì l'inno reale
e principiò a strillà: Morte ar tiranno!

Naticchia, che sentì, fece un fagotto
cor manto, co lo scettro e la corona
corse a la loggia e lo buttò de sotto.
Io - disse - me la squajo e me ne fotto.

Che Santa Pupa ve la manni bona!
Che volete che speri, a conti fatti,
da un popolo guidato da li matti?

Doppo d'avè risposto pe' le rime
la massa se divise in tre correnti,
co' dodici partiti differenti
secondo l'esiggenze der reggime.

MORALE:
Quanta gente, in politica ha addoprato
er vecchio lavamano de Pilato?
e quanti lasceranno pe' memoria
l'impronte diggitali ne la Storia?
Perfino a Scocciacò, per esse giusti,
so' più li piedistalli che li busti.
È come sul lavoro da me: mi dicessero ma tu vuoi fare il "responsabile" di questo o quel reparto? gli risponderei senza dubbio alcuno No grazie! Il gioco non vale la candela!
PATRIA O MUERTE!!!

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Re: SPIGOLANDO......

Messaggio da leggere da grazia »

Ironia: arma vincente nella societa’ e toccasana per una vita a colori


Fu Freud che per primo ha analizzato la valenza ironica nel comportamento umano e la sua valutazione psicologica non si distanzia dalla ironia filosofica, che parte da una capacità autoironica, che serve per iniettare una dose dubitativa nella persona con cui si dialoga.

Che cosa è l’ammissione di ignoranza di Socrate se non l’abbattimento di ogni certezza per pervenire ad una verità più consapevole?

L’ignoranza socratica serve per mettere l’interlocutore nella possibilità di rivisitare le proprie idee, rianalizzarle e trovare nuove risposte che, ahimè, si davano per scontate. L’ironia, che è pure la capacità di ridere delle proprie convinzioni, da a chi la pratica una connotazione di simpatia umoristica, forse momentaneamente destabilizzante, ma che certamente porta ad una sdrammatizzazione benevola di quegli atteggiamenti saccenti di tante persone, afflitte da stupida delirante onnipotenza e che, se invece imparano ad usarla, possono recuperare la propria dimensione umana, fatta di umiltà e scevra da ogni residuo di superiorità intellettuale. Come dice Fulvio Fiori, noto autore di aforismi, “l’ironia è il sale della vita, il pepe, il pinzimonio; è il colore essenziale della gioia del distacco, della capacità di ridere, di sorridere, di guardare le cose da un punto di vista disincantato; l’ironia consente di non aderire al dramma, consente di sdrammatizzare, per l’appunto, di alleggerire, di guardare i problemi appesi a un palloncino, il che aiuta sicuramente a risolverli”.

L’ironia è sempre bonaria e mai cattiva, altrimenti sfocerebbe nel sarcasmo che, diversamente, tende alla ridicolizzazione ed alla annientamento del dialogante. Al contrario, deve essere adoperata con intenti migliorativi e mai dispregiativi. L’ironia aiuta a conoscersi e conoscere meglio e, laddove riesce a far ridere anche delle proprie posizioni valutative (ridersi addosso), facilita i rapporti umani, che devono poggiare su una parità intellettuale e mai su una pretesa superiorità.

Ecco perché Freud sosteneva che “l’uomo ridendo si libera da inibizioni e rimozioni, mette temporaneamente a tacere l’istanza della censura, offre una valvola di sfogo all’aggressività”. L’ironia va supportata da un sorriso, che non è quello di chi mostra semplicemente i denti ma di chi, con dolcezza, bussa con discrezione ad una porta e non la sfonda per entrare con prepotenza. L’ironia è certamente un’arma vincente per chi vuole aprirsi agli altri e non abbrutirsi nella presunzione della propria autosufficienza. Ovviamente deve essere una ironia naturale, deve appartenere al proprio abito mentale e mai forzata, per semplice esibizione caratteriale, questa sì che infastidisce perché non poggia su una profondità di pensiero ma sulla vacuità del nulla. Riepilogando è ironico chi prende coscienza dei propri limiti, chi non si prende troppo sul serio, chi sa applicarla su sé stesso (autoironia), chi sa che le proprie idee sono discutibili e suscettibili di modifica.

Il contrasto aprioristico, la battuta tagliente, l’intolleranza verbale, lo sguardo sprezzante ed una antipatica presunzione sono i sintomi di una società che ha perduto il senso dell’ironia.

Aldo di Mauro*

*Scrittore, poeta, filosofo
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Re: SPIGOLANDO......

Messaggio da leggere da grazia »


LA STATISTICA


Trilussa


Sai ched'è la statistica? È na' cosa
che serve pe fà un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.

Ma pè me la statistica curiosa
è dove c'entra la percentuale,
pè via che, lì, la media è sempre eguale
puro co' la persona bisognosa.

Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all'anno:

e, se nun entra nelle spese tue,
t'entra ne la statistica lo stesso
perch'è c'è un antro che ne magna due.
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Re: SPIGOLANDO......

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Pensierino:

Coloro che sanno usare la parola giusta non offendono
mai nessuno, eppure dicono la verità. Le loro espressioni sono chiare
e non violente. Non si lasciano mai umiliare e non umiliano mai
nessuno....
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