SPIGOLANDO......

Tutto quello che non riguarda la politica.
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grazia
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Re: SPIGOLANDO......

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Spicchi di luna.........letterari


brano da
"Casa Howard"
di Edward Morgan Forster



Osservò una chiazza di luce lunare sul pavimento del loro alloggio e, come accade talvolta quando la mente è sovraccarica, si addormentò per quello che era il resto della camera, ma rimase sveglio con riferimento alla chiazza di luce lunare. Orribile! Poi cominciò uno di quei dialoghi disintegranti. Una parte di lui diceva: "Perché orribile? È normale luce della luna." "Ma si muove." "Così fa la luna." "Ma è un pugno chiuso." "Perché no?" "Ma sta per toccarmi." "Lascialo fare." E, come acquistando velocità, la macchia corse su per la coperta. Presto apparve un serpente azzurro; poi un altro, parallelo a questo. "C'è vita sulla luna?" "Naturalmente." "Ma io pensavo fosse disabitata." "Non dal Tempo, dalla Morte, dal Giudizio e dai serpenti più piccoli." "I serpenti più piccoli", disse Leonard con voce alta indignata. "Che idea!" Con lacerante sforzo di volontà divenne conscio del resto della stanza. Jacky, il letto, il loro cibo, i vestiti sulla sedia, gradualmente entrarono nella sua coscienza e l'orrore svanì verso l'esterno, come un cerchio che si allarga sull'acqua.
Lei respirava regolarmente. La macchia di luce uscì dalla coperta a strisce e cominciò a coprire lo scialle posato sopra i piedi di lei. Perché aveva avuto paura? Andò alla finestra e vide la luna che tramontava nel cielo sereno. Vide i suoi vulcani e le distese splendenti che un errore grazioso ha chiamato mari. Impallidivano, perché il sole che li aveva illuminati stava venendo a illuminare la terra. Mare della serenità, Mare della Tranquillità, Oceano delle Tempeste lunari, si fusero in una goccia lucente, che doveva scivolare nella sempiterna aurora. E lui aveva avuto paura della luna!

§§§§§

"Gita al Faro",
Virginia Woolf


Gli alberi autunnali splendono nella dorata luce lunare, allo splendore delle lune di settembre, lo splendore che matura l'energia dei contadini, addolcisce le stoppie, e conduce l'onda azzurra a lambire la riva.
Era una notte meravigliosa, piena di stelle; mentre salivano si sentivano le onde; la luna li stupì, enorme, pallida, quando passarono davanti alla finestra delle scale.

§§§§§


"Il dottor Živago"
Boris Pasternak


[..] Dietro i nidi di corvo del giardino si alzò un'enorme luna nero-rossastra. Dapprima simile al mulino di mattoni di Zybúšino, divenne poi gialla come la pompa di acqua della stazione Birjuči.

[..] La luna era già alta nel cielo. Tutto era soffuso della sua luce densa come biacca.

[..] La notte illuminata dalla luna era stupefacente, come la misericordia o come il dono della chiaroveggenza.

[..] Fra le colonnine del campanile della chiesa che sorgeva proprio davanti alla finestra, si mostrò una chiara luna piena. Quando la sua luce cadde dentro la valigia, sulla biancheria, i libri e gli oggetti da toilette, tutta la stanza parve illuminata diversamente ed egli la riconobbe.

[..] La luce della luna piena fasciava la radura nevosa con una vischiosità tattile d'albume o di biacca. La sontuosità della notte di gelo era indescrivibile.

[..] Proprio sulla cima del tetto, come infissa con un'estremità nella neve, una giovane mezza luna, appena sorta, stava immobile nel cielo e ardeva d'una grigia brace.
[...] E la giovane luna splendeva davanti a lui, quasi al livello della sua faccia, come un presagio di addio, un'immagine di solitudine.
[...] E la luna stava sempre lì, sopra la legnaia ad ardere senza scaldare, a risplendere senza illuminare.

§§§§§

"Il Signore delle Mosche",
William Golding


Un'unghia di luna si alzò sull'orizzonte, appena grande abbastanza per fare una striscia di luce lì dove toccava il mare; ma c'erano altre luci nel cielo, che si muovevano veloci, ammiccavano o si spegnevano, benché della battaglia combattuta a dieci miglia d'altezza non arrivasse nemmeno il più piccolo rumore.

§§§§§

"Se una notte d'inverno un viaggiatore",
Italo Calvino




Era un autunno sereno; approssimandosi il plenilunio di novembre mi trovai a discorrere un pomeriggio con Makiko riguardo al luogo più adatto per osservare la luna tra i rami degli alberi. Io sostenevo che nell'aiola sotto il ginko il riflesso sul tappeto di foglie cadute avrebbe diffuso il chiarore lunare in una luminosità sospesa. [...] La ragazza replicò che era da preferire il laghetto, in quanto la luna autunnale, quando la stagione è fredda e secca, si specchia sull'acqua con contorni più netti di quella estiva, spesso alonata di vapori.
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grazia
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Re: SPIGOLANDO......

Messaggio da leggere da grazia »

IL CONGRESSO DEI TOPI
Jean de La Fontaine


Un gatto chiamato Rodilardo faceva tale strage di topi che non se ne vedevano quasi più intorno, tanto grande era il numero di quelli che aveva mandato alla sepoltura. I pochi rimasti., mancando loro il coraggio di lasciare i rifugi in cui si celavano, erano ridotti a non mangiare nemmeno il quarto di ciò che occorreva loro per sfamarsi e Rodilardo era considerato fra quella povera gente, non un gatto, ma un vero e proprio demonio.

Un giorno però, quel gatto si mise in viaggio per certe sue private faccende e, approfittando di questa lontananza, i topi superstiti si riunirono a congresso per discutere e trovare un rimedio al grande pericolo che li sovrastava. Dichiarata aperta la seduta, il decano, vecchio topo noto per la sua prudenza, espose che, a suo parere, si sarebbe dovuto trovare il modo di attaccare al più presto un sonaglio al collo di Rodilardo. Così, quando costui si sarebbe avviato alla solita caccia di roditori, i topi, preavvertiti dal suono avrebbero fatto in tempo a rifugiarsi nei loro buchi. Non sapeva suggerire altro ripiego migliore di questo e tutti i congressisti condivisero il saggio parere del signor decano.

La difficoltà consisteva nel fatto di riuscire ad appendergli il sonaglio al collo:
Uno disse: “Io non ci vado; fossi pazzo!”.
Un altro mormorò: “Non me ne sento capace”.
La seduta fu sciolta senza venire a capo di nulla.


Ne ho visti anch’io di simili congressi che si sono riuniti per non approdare ad un bel niente. Congressi non di topi, ma di scienziati, e persino capitoli di canonici. Non mancano i buoni consiglieri quando si deve discutere, ma se si tratta di eseguire le decisioni prese, allora tutti si ritraggono indietro con qualunque pretesto.
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grazia
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TRILUSSA
ER PRESEPIO


” Ve ringrazio del core, brava gente,
pe’ li presepi che me preparate;
ma, che li fate a fa? Si poi v’odiate,
si de st’amore nun capite gnente…..
Pe’ st’amore so nato e ce so morto,
da secoli lo spargo dalla croce,
ma la parola mia pare ‘na voce
sperduta ner deserto, senza ascorto.
La gente fa er presepe e nun me sente;
cerca sempre de fallo più sfarzoso,
però cia er core freddo e indifferente
e nun capisce che senza l’amore
er presepe più ricco e costoso
è cianfrusaja che nun dà valore.”
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nerorosso
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Re: SPIGOLANDO......

Messaggio da leggere da nerorosso »

grazia ha scritto: 23 dic 2020, 18:59 TRILUSSA
ER PRESEPIO


” Ve ringrazio del core, brava gente,
pe’ li presepi che me preparate;
ma, che li fate a fa? Si poi v’odiate,
si de st’amore nun capite gnente…..
Pe’ st’amore so nato e ce so morto,
da secoli lo spargo dalla croce,
ma la parola mia pare ‘na voce
sperduta ner deserto, senza ascorto.
La gente fa er presepe e nun me sente;
cerca sempre de fallo più sfarzoso,
però cia er core freddo e indifferente
e nun capisce che senza l’amore
er presepe più ricco e costoso
è cianfrusaja che nun dà valore.”
Grazia cara, mi stai facendo scoprire, e anche amare, Trilussa.

Tanti auguri Grazia. LoveHeart
PATRIA O MUERTE!!!

(Fidel Castro)
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grazia
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Re: SPIGOLANDO......

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TRILUSSA
Natale 1915

***

Bentornato, Gesù Cristo.

Puro ‘st’anno hai ritrovati,

tutti l’ommini impegnati,

ne lo stesso acciaccapisto.

Se sbranamo come cani,

se scannamo tutti quanti,

pe tre grinte de briganti,

mascherati da sovrani.

Mentre er Turco fa da palo

uno rubba, l’antro impicca.

Maledetta sia la cricca,

che cià fatto ‘sto regalo.

***

Tu, ch’hai sempre messo in pratica

la dottrina de l’amore

e nun mascheri er dolore

pe raggione dipromatica,

che ne penzi de ‘sti ladri

che ficcarono l’artiji

ne l’onore de le madri,

ne la carne de li fiji?

Che ne penzi, Gesù mio,

de chi appoggia sottomano

la ferocia d’un sovrano

che bombarda puro Iddio?

***

Fa’ in magnera, Gesù bello,

che ‘na scheggia de mitraja,

spacchi er còre a la canaja

ch’ha voluto ‘sto macello.

Fa’ ch’armeno l’impresario

der teatro de la guera

possa vede sottotera,

la calata der sipario.

Fa’ ch’appena libberato,

da li barbari tiranni,

ogni popolo commanni,

ne la patria ‘ndov’è nato.

***

Quanno un giorno azzitteremo

sin a l’urtimo cannone,

ch’imponeva la raggione

d’un re matto e un re scemo,

solo allora avranno fine

tante infamie e tante pene,

fischieranno le sirene

fumeranno l’officine.

E, tornata l’armonia,

su ‘na base più sicura,

resteremo (finché dura)

tutti in pace … E così sia.

***
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grazia
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Re: SPIGOLANDO......

Messaggio da leggere da grazia »

auguroni carissimo rossonero e soppratutto buon anno 2021(sperem!)
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albatros
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Re: SPIGOLANDO......

Messaggio da leggere da albatros »

NATALE

di Giuseppe Ungaretti


Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

Napoli, il 26 dicembre 1916
Ci saranno sempre degli Eschimesi pronti a dettar norme su come devono comportarsi gli abitanti del Congo durante la calura.
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Holubice
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Re: SPIGOLANDO......

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"Ricordatevi sempre che nel nostro Parlamento siedono i nostri rappresentanti. E che ci rappresentano benissimo"
(Indro Montanelli)
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grazia
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Re: SPIGOLANDO......

Messaggio da leggere da grazia »

Misurare le parole

Che il linguaggio contribuisca a forgiare ciò che pensiamo, sentiamo e addirittura percepiamo è qualcosa che la ricerca scientifica sa da tempo: schiere di psicologi, filosofi, sociologi e semiologi hanno ripetuto per tutto il Novecento che gli esseri umani sono fatti di parole e segni, oltre che di carne e ossa. È con le parole che costruiamo la nostra capacità di pensare, è di parole che sono fatti gran parte dei nostri pensieri, ed è dalle parole che dipende pure il mondo esterno, o almeno quella fetta che rientra nei limiti della nostra comprensione. Questa consapevolezza è ormai talmente diffusa da essere entrata nel senso comune: capita a tutti di sentir ripetere nei contesti più disparati, dai talk show ai supermercati, frasi come «Le parole sono pietre», che era il titolo di un libro di Carlo Levi, o «Le parole sono importanti», che fu urlata da Nanni Moretti nel film Palombella Rossa, per dar voce alla rabbia che il personaggio Michele Apicella provava contro i luoghi comuni sciorinati dalla giornalista che lo stava intervistando.

Le parole siamo noi insomma, e lo sappiamo. Inoltre sono pietre, nel senso che possono fare male, e molto. Se non si scelgono con ponderazione e non si usano con tatto. Anche di questa ponderazione ci riempiamo la bocca da anni, con il linguaggio politically correct: non diciamo più «handicappati» ma «disabili», non più «spazzini» ma «operatori ecologici», non più «negri» ma «neri» o «persone di colore». Per non parlare delle acrobazie linguistico-simboliche con cui cerchiamo di consolare le donne della loro discriminazione sociale ed economica, particolarmente più grave in Italia che in altri paesi sviluppati: «care colleghe e cari colleghi», «care/i colleghe/i», «car* collegh*» e via dicendo. Ma se da un lato ci esercitiamo in circonlocuzioni «politicamente corrette», dall’altro siamo pronti, oggi più di ieri, a usare la lingua in modo sbracato: turpiloquio, espressioni colorite, colloquiali e gergali hanno ormai invaso anche gli ambienti più colti ed elitari – dall’università all’azienda, dalla politica alle istituzioni – nell’idea che «parlare come si mangia» implichi maggiore autenticità ed efficacia del parlar forbito. Un’idea confermata tutti i giorni dai media, specie dalla televisione, dove l’aggressività linguistica è diventata per molti (giornalisti, star, ospiti) un vezzo, un fatto di stile. E in quanto tale fa tendenza e si riproduce ovunque, dai salotti chic ai flaming su internet.

Non è facile trovare un equilibrio fra questi due poli: da una parte, infatti, le formule politicamente corrette non bastano a costruire il rispetto che pretenderebbero di esprimere, ma restano spesso una semplice facciata, dietro alla quale si possono camuffare le peggiori tendenze razziste, omofobe e sessiste; d’altra parte è vero anche che la sciatteria linguistica può implicare sciatteria esistenziale e relazionale: «Chi parla male pensa male e vive male», diceva ancora Nanni Moretti/Michele Apicella. Ma se gli eccessi eufemistici possono cadere nell’ipocrisia, pure la posizione di Moretti corre i suoi rischi, che sono quelli dello snobismo: il mondo è pieno di persone che non hanno potuto dotarsi degli strumenti culturali necessari a raffinare il modo in cui parlano, ma sono ugualmente capaci di pensare e vivere benissimo, vale a dire con autenticità e rispetto per gli altri. Molto più di quanto non facciano certi sapientoni, la cui arroganza – verbale e non – vediamo all’opera tutti i giorni.

E allora, come se ne esce? Come si trova la misura giusta? Purtroppo non c’è una soluzione generale, perché l’attenzione, il senso di opportunità, il rispetto sono sempre relativi al contesto e al momento in cui si esercitano, ma soprattutto alla persona (o persone) a cui sono indirizzati. E oltre che con le parole possono essere trasmessi con l’espressione del volto, il tono della voce e gli atteggiamenti del corpo, con i quali si può confermare ciò che abbiamo detto, ma anche sconfessarlo. Perciò bisogna cercare la misura caso per caso, sempre ricordando che siamo ciò che diciamo e diciamo quel che siamo, ma lo diciamo con un mare di segni, sintomi e indizi ben più vasto delle parole, e lo diciamo anche con l’insieme dei nostri comportamenti e il tessuto delle nostre relazioni. Lo diciamo con tutta la nostra vita.

GIOVANNA COSENZA
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Re: SPIGOLANDO......

Messaggio da leggere da grazia »

....Come vada il mondo lo aveva messo in versi, e molto bene, sor Trilussa. Nel 1900, mica ieri (teatri così e così, cinema pochini e televisione niente ancora). Sarà che la poesia presto o tardi cade in prescrizione. Ma per fortuna non nell'oblio.
Comunque:

C'era 'na vorta un povero Ortolano
che, se j'annava un pelo a l'incontrario,
dava de piccio a tutto er calennario,
metteva en ballo er paradiso sano;
Dio guardi! Cominciava a biastimà:
Corpo de...! Sangue de...! Mannaggia la...! -
***
Un giorno, mentre stava a tajà un cavolo
e che pe' sbajo invece tajò un broccolo,
come faceva sempre attaccò un moccolo:
però, 'sta vorta, scappò fôra er Diavolo,
che l'agguantò da dove l'impiegati
cianno li pantaloni più lograti.
***
Ner sentisse per aria, straportato,
l'Ortolano diceva l'orazzione,
pregava le medesime persone
che poco prima aveva biastimato:
Dio! Cristo santo! Vergine Maria!
M'ariccommanno a voi! Madonna mia!...-
***
Er Diavolo, a 'sti nomi, è naturale
che aprì la mano e lo lasciò de botto:
l'Ortolano cascò, come un fagotto,
sopra un pajone senza fasse male.
L'ho avuta bona! - disse ner cascà. -
Corpo de...! Sangue de...! Mannaggia la...!

Trilussa

Ecco: avere la bocca sporca non sarà reato ma è un'indecenza. “Le proteste? Si fanno, quando sono utili e ragionevoli. E quanto all'ira, dobbiamo essere non i servi ma i dominatori delle nostre passioni": non è la Cassazione, è Albino Luciani, tra le altre cose anche Papa (e lettore di Trilussa). Detto così suona meglio. Perché le parolacce si sono dette sempre proprio per questo: perché si sono dette sempre. Non è il caso di dare ulteriori giustificazioni a chi mastica oltraggio e semina insolenze. Soprattutto in tempi bislacchi, quando il costume evolve ma il lessico decade. Corpo de... sangue de... mannaggia la...!
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