SPIGOLANDO......

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grazia
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Re: SPIGOLANDO......

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est modus in rebus....
IL SAGGIO E LA VERITA


Una volta, un imperatore sognò di aver perso tutti i denti.

Si svegliò spaventato e fece chiamare un saggio in grado di interpretare

il suo sogno.

– Signore, che disgrazia! – esclamò il saggio.

Ciascuno dei denti caduti rappresenta la perdita di un famigliare

caro a Vostra Maestà .

– Ma che insolente! – gridò l'imperatore.

Come si permette di dire tale fesseria?

Chiamò le guardie ordinando loro di frustarlo.


Chiese in seguito che cercassero un'altro saggio.

L'altro saggio arrivò e disse:

– Signore, vi attende una grande felicità!
Il sogno rivela che lei vivrà più a lungo di tutti i suoi parenti.

Il volto dell'imperatore si illuminò.
Chiese che venissero consegnate cento monete d'oro a quel saggio.

Quando costui lasciò il palazzo, un suddito domandò:

- Com'è possibile?
L'interpretazione data da lei fu la stessa del suo collega.

Tuttavia lui prese delle frustate mentre lei ebbe delle monete d'oro!!

– Mio amico – rispose il saggio. Tutto dipende da come si vedono le cose…

Questa è la grande sfida dell'umanità .
Da ciò deriva la felicità o l'infelicità , la pace o la guerra.

La verità va sempre detta, non c'è alcun dubbio, ma il modo come la si dice…
E' quello che fa la differenza.

La verità deve essere comparata ad una pietra preziosa.Se la rinfacciamo a qualcuno, può ferire, provocando rivolta.

Ma se l'avvolgiamo in una delicata confezione e la offriamo con tenerezza, sarà sicuramente accettata con più felicità .
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grazia
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Re: SPIGOLANDO......

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Ironia: arma vincente nella societa’
e toccasana per una vita a colori


Fu Freud che per primo ha analizzato la valenza ironica nel comportamento umano e la sua valutazione psicologica non si distanzia dalla ironia filosofica, che parte da una capacità autoironica, che serve per iniettare una dose dubitativa nella persona con cui si dialoga.
Che cosa è l’ammissione di ignoranza di Socrate se non l’abbattimento di ogni certezza per pervenire ad una verità più consapevole?
L’ignoranza socratica serve per mettere l’interlocutore nella possibilità di rivisitare le proprie idee, rianalizzarle e trovare nuove risposte che, ahimè, si davano per scontate. L’ironia, che è pure la capacità di ridere delle proprie convinzioni, da a chi la pratica una connotazione di simpatia umoristica, forse momentaneamente destabilizzante, ma che certamente porta ad una sdrammatizzazione benevola di quegli atteggiamenti saccenti di tante persone, afflitte da stupida delirante onnipotenza e che, se invece imparano ad usarla, possono recuperare la propria dimensione umana, fatta di umiltà e scevra da ogni residuo di superiorità intellettuale. Come dice Fulvio Fiori, noto autore di aforismi, “l’ironia è il sale della vita, il pepe, il pinzimonio; è il colore essenziale della gioia del distacco, della capacità di ridere, di sorridere, di guardare le cose da un punto di vista disincantato; l’ironia consente di non aderire al dramma, consente di sdrammatizzare, per l’appunto, di alleggerire, di guardare i problemi appesi a un palloncino, il che aiuta sicuramente a risolverli”.

L’ironia è sempre bonaria e mai cattiva, altrimenti sfocerebbe nel sarcasmo che, diversamente, tende alla ridicolizzazione ed alla annientamento del dialogante. Al contrario, deve essere adoperata con intenti migliorativi e mai dispregiativi. L’ironia aiuta a conoscersi e conoscere meglio e, laddove riesce a far ridere anche delle proprie posizioni valutative (ridersi addosso), facilita i rapporti umani, che devono poggiare su una parità intellettuale e mai su una pretesa superiorità.
Ecco perché Freud sosteneva che “l’uomo ridendo si libera da inibizioni e rimozioni, mette temporaneamente a tacere l’istanza della censura, offre una valvola di sfogo all’aggressività”. L’ironia va supportata da un sorriso, che non è quello di chi mostra semplicemente i denti ma di chi, con dolcezza, bussa con discrezione ad una porta e non la sfonda per entrare con prepotenza. L’ironia è certamente un’arma vincente per chi vuole aprirsi agli altri e non abbrutirsi nella presunzione della propria autosufficienza. Ovviamente deve essere una ironia naturale, deve appartenere al proprio abito mentale e mai forzata, per semplice esibizione caratteriale, questa sì che infastidisce perché non poggia su una profondità di pensiero ma sulla vacuità del nulla. Riepilogando è ironico chi prende coscienza dei propri limiti, chi non si prende troppo sul serio, chi sa applicarla su sé stesso (autoironia), chi sa che le proprie idee sono discutibili e suscettibili di modifica.
Il contrasto aprioristico, la battuta tagliente, l’intolleranza verbale, lo sguardo sprezzante ed una antipatica presunzione sono i sintomi di una società che ha perduto il senso dell’ironia.

Aldo di Mauro
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Re: SPIGOLANDO......

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SPINOZA, LA DEMOCRAZIA
Lo stato, che è la forma in cui viene esercitato collettivamente il diritto di ciascuno, può avere anche le caratteristiche dell’assolutismo e reggersi prevalentemente sull’uso della forza: si hanno però in questo modo gravissimi rischi di rivolta e, soprattutto, non si garantiscono quei diritti che per Spinoza sono fondamentali - la libertà di pensiero e quella di espressione -, mentre si lascia spazio a un altro “diritto naturale”, il diritto alla ribellione. La via di uscita che propone Spinoza è “che ciascuno alieni a favore della società tutta la potenza di cui dispone”: dunque, la democrazia.

B. Spinoza, Trattato teologico-politico, cap. XVI

Certamente, se tutti gli uomini fossero tali da lasciarsi guidare facilmente dalla sola ragione e sapessero riconoscere l’utilità e l’esigenza suprema dello Stato, non ci sarebbe nessuno che non aborrisse frodi e inganni e tutti starebbero ai patti con perfetta lealtà, animati dal desiderio di quel bene supremo che è il mantenimento della società. Il presidio piú prezioso dell’organizzazione civile, la fedeltà, verrebbe mantenuto integro con il massimo impegno. Ma, nella realtà, gli uomini sono ben lungi dal poter essere sempre facilmente guidati dalla ragione; ciascuno è sospinto dai suoi personali impulsi al piacere e gli animi spessissimo sono a tal punto dominati dall’avidità, dalla bramosia degli onori, dall’invidia, dalla collera che nessun posto resta per la capacità di riflettere e di giudicare. Ecco perché, a meno che una qualche garanzia non si aggiunga alla promessa, nessuno può essere sicuro della lealtà dell’altro, nonostante che gli uomini pattuiscano e promettano di mantenere fede agli impegni con le piú persuasive sembianze di una intenzione onesta. Sappiamo infatti che ogni individuo può agire con l’inganno in forza del diritto di natura e che non è tenuto a stare ai patti se non in vista di un bene maggiore o per timore di un male peggiore.
Abbiamo già mostrato che il diritto di natura è determinato e delimitato esclusivamente dalla potenza di ciascun individuo: ne segue che se l’uno, a forza o spontaneamente, trasferisce all’altro una parte della potenza di cui dispone, cede anche, necessariamente, una parte corrispondente del suo diritto. E allora sarà depositario del diritto sovrano su tutti colui che potrà esercitare l’autorità suprema, colui che in base ad essa potrà costringere ognuno con la forza tenendolo a freno con il timore dell’estremo supplizio che è universalmente paventato. Questi avrà nelle proprie mani tale diritto per tutto il tempo (né piú né meno) che conserverà il potere di fare ciò che vuole; altrimenti la sua autorità sarà precaria e nessuno che abbia piú forza di lui sarà tenuto, non volendolo, ad obbedirgli.
La società può costituirsi senza che si venga a creare conflitto con il diritto naturale, e ogni patto può essere rispettato con piena lealtà soddisfacendo dunque a questa condizione: che ciascuno alieni a favore della società tutta la potenza di cui dispone. La società verrà cosí investita del sovrano diritto di natura su ogni cosa, cioè essa sola tratterrà nelle proprie mani l’autorità suprema alla quale ciascuno si troverà nella condizione di dover ubbidire, sia di sua spontanea volontà, sia per timore della pena capitale. Un cosí inteso diritto esercitato dalla società intera è detto “democrazia”: regime politico definibile appunto come unione di tutti i cittadini, che possiede ed esercita collegialmente un diritto sovrano su tutto ciò che è in suo potere. Ne risulta che questa potestà non può essere condizionata da nessuna legge e che tutti le debbono sottostare in ogni campo; sottomissione del resto che, espressamente o tacitamente, dovette essere pattuita quando tutti trasferirono nella società l’intera potenza di cui disponevano per difendersi, e quindi ogni loro diritto.
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La stretta de mano – La brillante poesia di Trilussa che già 100 anni fa anticipava, con tanta ironia, le preoccupazioni, i dubbi ed i timori che oggi il Coronavirus ha reso attuali…!

Stringere le mani? Oggi, con il coronavirus, pensiamo che sia meglio non farlo. Ma 100 anni fa Trilussa, pur senza rischio di contagio, aveva già capito tutto…

La stretta de mano


Quela de da’ la mano a chissesia
nun è certo un’usanza troppo bella:
te pô succede ch’hai da strigne quella
d’un ladro, d’un ruffiano o d’una spia.

Deppiù la mano, asciutta o sudarella,
quanno ha toccato quarche porcheria,
contiè er bacillo d’una malatia
che t’entra in bocca e va ne le budella.

Invece, a salutà romanamente,
ce se guadagna un tanto co’ l’iggene
eppoi nun c’è pericolo de gnente.

Perché la mossa te viè a di’ in sostanza:
Semo amiconi… se volemo bene…
ma restamo a una debbita distanza.

Trilussa (Carlo Alberto Salustri)

Nota: Trilussa era un antifascista più che convinto. La poesia pertanto non va assolutamente letta come un elogio al saluto romano, anzi in realta vuole rappresentare una parodia satirica del pensiero fascista.
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l'angolino del sorriso

Due studenti in ingegneria passeggiano per l'università' quando uno dei due dice all'altro, ammirato
"Dove hai trovato quella bici ?" Il secondo gli risponde "In realtà, mentre passeggiavo, ieri, ed ero assorto nei miei pensieri, ho incontrato una bellissima ragazza in bici che si ferma davanti a me, posa la bici in terra, si spoglia completamente e mi dice Prendi quello che vuoi -" Il primo annuisce e gli dice : "Hai fatto bene, i vestiti sarebbero stati sicuramente troppo stretti."
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Re: SPIGOLANDO......

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Da UTOPIA di Tommaso Moro

SUL LAVORO

[i""]Eliminate queste pericolose aberrazioni, create leggi per cui quelli che hanno distrutto i villaggi siano costretti a ricostruirli, oppure la proprietà dei terreni passi nelle mani di chi s'impegna a farlo. Non permettete ai più ricchi di comprare tutte le terre e controllare monopolisticamente il mercato. Fate che non vi siano così tante persone mantenute nell'ozio, ridate fiato all'agricoltura e all'artigianato della lana affinché chi è ridotto in povertà dalla mancanza di lavoro, o chi si da all'ozio e al vagabondaggio, possa guadagnarsi da vivere onestamente: in caso contrario, prima o poi, diventeranno tutti ladri. Se non risolverete questi enormi problemi sarà inutile appellarsi a una giustizia severa, perché questa è più spettacolare che giusta o efficace. Far su che i vostri giovani crescano nell'ozio e nella corruzione, permettendo che fin dalla più tenera età siano avvelenati a poco a poco dal vizio, per poi volerli punire quando sono adulti, non è forse, ti domando, come crescerli ladri per poi impiccarli?""
[/i]

Commento a cura di Alessandra Benenati

La mancanza di lavoro è un problema che ha da sempre caratterizzato la maggior parte dei Paesi e, come afferma Moro nella sua Utopia, questo dilemma è il primo e importante sintomo di un malfunzionamento nell’organizzazione dello Stato; bisogna che il governo si occupi seriamente di inserire ogni individuo nel mondo del lavoro, a partire dai giovani, educandoli a faticare per guadagnarsi da vivere e impedendo loro che intraprendano strade sbagliate. Chiaramente, è necessaria anche la volontà del singolo cittadino per far sì che questo piano vada a buon fine, per cui collaborazione tra Stato e popolo diventa un binomio inscindibile. La conquista del lavoro deve quindi diventare una garanzia, per assicurare all’uomo la conquista della propria dignità, poiché un uomo senza lavoro è in balia dei vizi e degli ozi; quella dignità che conduce tutti a rispettare le regole propinate dai governi, in quanto il popolo gode della situazione di benessere collettivo in cui si trova, senza ricorrere ad atti di delinquenza o vandalismo per crearsi uno spazio ideale. Del resto, anche la Costituzione Italiana, nel suo primo articolo, sancisce che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, lavoro che diventa sia un dovere, per risollevare le sorti di uno Stato, che un diritto, che garantisce al cittadino di ottenere un’esistenza serena fondata sul benessere e sulla legalità.

""“Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l'intelligenza di saperle distinguere.”" _Thomas More
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Re: SPIGOLANDO......

Messaggio da leggere da heyoka »

San Tommaso Moro.
👍👍👍👍👍👍👍
Con Tommaso apostolo ed EVANGELISTA, detto il Gemello, sono i due santi che venero di più.

Da aggiungere che San Tommaso Moro è il patrono dei politici.
Nessuno conosce la strada per conciliare comunità e individuo.
( Mugik)
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Re: SPIGOLANDO......

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Er Rospo e la Gallina

Trilussa

Un Rospo, ner sentì che 'na Gallina

cantava come un'anima addannata,

je domannò: - Ched'è che strilli tanto?

Ho fatto un ovo fresco de giornata:

rispose la Gallina - apposta canto.

Fai male, - disse er Rospo - male assai!

Tu lavori pe' l'ommini, ma loro

come t'aricompenseno el lavoro?

Te tireranno er collo

com'hanno fatto ar pollo, lo vedrai.

Nun te fidà de 'sta canaja infame

che t'ha cotto er marito ne la pila

e un fijo ner tegame!

Nun te fidà de 'sta gentaccia ingrata

che te se pija l'ova che je dài

pe' facce la frittata!...

Pianta 'sti sfruttatori e impara a vive!

Se loro vônno l'ova de giornata

nu' je dà retta: fajele stantive!
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Re: SPIGOLANDO......

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La Gallina lavoratora


Trilussa


Una Gallina disse ar Pappagallo:
― Tu forse parlerai senza rifrette,
ma oggiggiorno la bestia che sa mette
quattro parole assieme sta a cavallo;
t'abbasta d'aprì bocca e daje fiato
pe' mette sottosopra er vicinato.

Io, invece, che je caccio un ovo ar giorno
e Dio sa co' che sforzo personale,
io che tengo de dietro un capitale
nun ciò nessuno che me venga intorno,
nessuno che m'apprezza e che me loda
la mercanzia che m'esce da la coda!

Fra poco, già lo sento, farò un ovo:
ma visto che' sto popolo de matti
preferisce le chiacchiere a li fatti,
je lo vojo scoccià mentre lo covo...
Anzi, pe' fa' le cose co' giudizzio,
lo tengo in corpo e chiudo l'esercizzio!
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Re: SPIGOLANDO......

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Disagio generazionale della gioventù di oggi

Il disagio socio, morale e culturale di cui soffre la gioventù d'oggi è più allarmante e complesso di quanto all'apparenza si possa immaginare. Bisogna, di necessità, andare ad analizzare le cause e le ragioni profonde di un vivissimo malessere che lacera e disturba intimamente e, in modo subdolo e inquietante il tessuto comportamentale della nuova generazione, alquanto vulnerabile, anche se, per fortuna, ancora non devastante si mostra nel suo complesso il vulnus che accompagna la violazione e la corruzione di tutta la intelaiatura e l'integrità morale dei nuovi modelli comportamentali, che investono e compromettono la new age, sfiduciata e irreverente riguardo ai veri valori tradizionali.

Il disagio generazionale si inserisce in una nuova e pervertita concezione di libertarismo che decade in una prospettiva di modernismo tout-court e individualismo/materialismo portato alle sue estreme conseguenze, che respinge tutte le passate regole di vita, per imporre nuovi modelli attraverso una linea netta di demarcazione fra il passato e il presente. I nuovi prototipi scellerati, messi a punto da una sorta di noia collettiva, in un avamposto d'inettitudine e di emarginazione/solitudine psicologica registrano al primo posto: l'atteggiamento di sfida nei confronti della società che li frustra, della famiglia che li trascura e del disfacimento di un tessuto sociale fatto essenzialmente d'inadempienze, di corruzione, di miserie intellettuali, costruito sulle falde argillose e frananti di una disaffezione ottusa e becera verso i valori reali che non corrispondono più ai secoli passati, ma in émpito rivoluzionario di abbattimento e amoralità si ritrovano a costruire nuovi miti, nuovi soggetti di emulazione: l'impotenza, la rabbia, le incertezze future, la disoccupazione, di una società devastata da squallidi e occasionali mercinomi, modellati al sovvertimento di tutte le categorie comportamentali e razionali, logiche e naturali della specie, intendono accogliere il nuovo modello epocale d'isolamento e di emarginazione in una deformata e ammalata solitudine spirituale, in assenza di valori, di ideali, di significati categoriali autentici si vanno affievolendo sempre di più il contegno, la dignità, la temperanza a favore dell'esibizionismo, della ostentazione, della vanagloria.

La gioventù dei nostri giorni tende l'orecchio alla fascinazione del disincanto, rimanendo ingabbiata in una strabiliante usurpazione e mistificazione d'immagine, dei principali miti della mitomania e megalomania irriducibili. La psiche deviata e malata annulla i freni inibitori e va dritto allo scopo che è quello del – tutto e subito –, dell'egoismo a fronte dei sacrifici, della libera e arbitraria finalità dei propri interessi individuali, a discapito della collettività, del buon senso, della morale, dei legami affettivi e della cultura.

Si relizza pertanto quella che io ritengo un'imperfetta versione dell'imperativo categorico kantiamo: l'analisi che ne consegue e di un esacerbato e contorto ostracismo nei riguardi della vita stessa, che non ha più alcun significato, scade nella condotta liberticida e nella disonestà sfacciata e provocatoria di un bene illusorio . L'esistenza come episodio irripetibile viene respinta, in sostituzione vengono messi i poteri forti della sfera emozionale, del sesso facile, del guadagno immediato. dell'interesse materico. Si tratta di vedere le cose come stanno: i nostri figli sono dominati da una irresponsabile e, spesso catastrofica insufficienza, di valori e di significati affettivi e morali. Si sentono spesso soli e incompresi. I più fragili si dedicano alla droga, i più forti (solo all'apparenza) preferiscono giochi pericolosi, meccanismi perfidi e crudeli di ribellione: bullismo, atti di arroganza e prepotenza verso i minorati, lanci di pietre dal cavalcavia, atti di libidine perpetrata in gruppo, sette sataniche, delitti efferati senza logica, pedofilia e atti indecenti d' ogni natura stanno a dimostrare la loro efferatezza. Spira un vento distruttivo di alienazione e di declino comportamentale che sembra sempre più prendere forma e divenire prassi o norma attitudinale di una gioventù allo sbando, o perlomeno, in cerca di spericolate esperienze da innescare in un una situazione deviante, che tende ad un lento e irrimediabile perturbamento della psiche aliena ad ogni regola morale. La perversione e l'aggressività violente che dominano la profonda crisi di oggi è messa in evidenza da episodi reiterati di eccessivo dominio dei sensi, i quali privati dalla funzione del discernimento, senza freni inibitori, insistono nel perpetrare danni ad, altri, senza la virtù della logica e del buon senso, né proggettualità futura nell'ottica arbitraria e aberrante di un condizionamento individuale deviante. I giovani d'oggi fanno parte di una consorteria smagata da un esistente che li defrauda ogni giorno di più, non hanno remore né ripensamenti non credono nel futuro, perché la legge di mercato consegna loro l'immagine viziosa e viziata dell'effimero, si svendono al miglior offerente, in base al guadagno immediato, al sesso facile, alla fraudolenta capacità di coglier al volo ogni probabilità,che ingeneri il privato interesse nel facile rapporto con il mondo, siano essi rapporti di scuola, di famiglia, di studi, di amicizie, di lavoro.

La gioventù moderna così aliena dai principi di morale e di etica ha come dictat imperativo l'inadempienza progettuale, la violenza contro i più deboli, il comportamento aggressivo e prevaricatore verso il "diverso". L'handicap non produce pietas, l'eros mitizzato all'ennesima potenza viene letteralmente usato come panacea all'irrisolta condizione di disagio esistenziale, spesso degradato e logorato da un entroterra familiare carico di problematiche: genitori assenti, separati, droga, carcere minorile, furti, eventi drammatici di emarginazione che li segnano per l'intera esistenza. Ma, se episodi anomali (in cui confluisce e si delinea la psichiatria) contenuti nei limiti delle statistiche, si potevano verificare qualche decennio fa, ora si può dire che la nuovissima generazione ha fatto il salto di qualità, ne sono coinvolti anche "i rampolli" della buona borghesia, quelli che una volta erano giudicati bravi figlioli di famiglia, Il dato di questa trasgressività che deflagra di anno in anno è divenuto preoccupante. Si registrano tassi di alienazione e di degrado morali fra le fasce di famiglie benestanti, (se non addirittura ricchi), fra professionisti con un livello di vita superiore alla media. Questo ci lascia allarmati. Cosa è accaduto, dunque, ai figli del duemila? L'evento più drammatico rientra in una trasgessività latente che va a conciliarsi col desiderio dell'immaginario che è di grande impatto amorale. Ma le conseguenze di questa nuova condotta sono defragranti e inquietanti, quasi come un boomerang si ritorce sulla psiche del giovane, occludendo le vie del bene collettivo, dell'altruismo, della cooperazione sociale. Vi è ancora un volontariato che tenta sopperire alle mancanze di uno stato latitante e inerte. Ma il degrado si fa più forte ogni giorno di più. Persiste nella sfera emotiva di questo specifico esistenziale' \ na marcata insufficienza della logica tradizionale. La sopravvivenza culturale e ideologica dei giovani viene continuamente compromessa da un fattore di competizione e di sopraffazione, oserei definirlo di supervalutazione dell'io, e con esso, dell'intero sistema comportamentale. Una devianza dell'equilibrio logico soggettivo, che diventa speculare di una (a)moralità diffusa che investe l'arbitrarietà delle azioni umane le quali, a loro volta, sperimentano un quid di nefandezze e ribellione e ne restano intrappolate. La frammentazione dei ruoli, il mancato dialogo, l'inculturalismo delle scuole, la cattiva educazione familiare, l'accelerazione dell'ego privatissimo mal si conciliano con la dirittura morale, che viene mandata alle ortiche, a favore di empi e sempre più irriducibili assedi della ragione. Le solitudini, l'isolamento, gli esasperanti deliri delle coscienze malate smarriscono sempre più facilmente le ragioni del bene. A fronte di una filosofia della vita inesistente, di una carente e lacunosa cultura, di un'insipiente quanto devastante noia, il prodotto psichico della loro esistenza diventa refrattario ad ogni concetto di valore: tutto si disgrega e si allontana dinanzi ai loro occhi: non si hanno certezze, manca di prospettive future ogni confronto, tengono in serbo solo tanta rabbia e inquietudine, pertanto, si allineano a reazioni eterodosse di nuove e sempre più difficili rapporti col mondo esterno, predisponendo ogni operato a surrogati di piacere, di profitto, e di interessi abnormi. La solitudine diventa un modulo di vita accettabile solo se suffragato dagli anestetici: droga, sesso, o peggio, dal paradigma in cui la volontà del male diventi come asseriva Kant: imperativo morale autonomo, prescindendo da ogni "dovere per il dovere" senza meritocrazia, il cui determinismo è solo ascrivibile al proprio adeguamento alla felicità, o presupposto individuale. Il giovane di oggi si sente alieno fra i propri simili, incapace di intrattenere un dialogo fra genitori e figli, fra coniugi, fratelli, colleghi, compagni, ne origina il caos psicologico che entrando in conflitto con le forze inibitorie determina la regola del più forte ingenerando di conseguenza un malessere generazionale senza scampo. La società giovanile di oggi deve fare i conti con il disagio e le devianze psicoculturali, economiche e strutturali della società e della famiglia, in seno alle quali si verificano diversificati episodi di compromissione: efferati delitti, stupri, violenze, emarginazione, spaccio di droga e di prostituzione anche giovanile sono all'ordine del giorno. La vita dei nuovi schiavi del duemila non è proprio un "eden" ed essi ne vengono contaminati, stravolti, devastati e risucchiati da un senso generale di impotenza e di scontentezza che logora i loro meccanismi di difesa, rendedoli aggressivi nei riguardi del simile, della società, del vicino, del compagno, dei genitori, degli insegnanti.

Ma, chiediamoci perché si susseguono continuamente, quasi giornalmente, episodi di teppismo, aggressione, di stupri esercitati da ragazzini in erba, che si uniscono in branco per esercitare più potere sulle vittime.

La società, purtoppo, è malata, manca di un piano comportamentale che si esercita già dalla prima infanzia, attraverso l'aggregazione e l'educazione ricevute in famiglia, ma la famiglia, come perno e criterio di educazione si è andata disgregando assumendo per certi versi la funzione aberrante del nichilismo più estremizzante invadendo in modo irreversibile i meandri bui di una generazione che vive nell"inadeguatezza meccanicistica e strumentale di un postmoder nisrno da giungla.
Saremo in grado di arginare il fenomeno?

Dr.essa Patrizia Serenelli
Psicologa-psicoterapeuta
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