spigolando, spigolando....

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Re: spigolando, spigolando....

Messaggioda grazia » 10/02/2019, 11:29

POPOLI E GOVERNI

TRILUSSA


Appena j’ebbe fatto l'iniezzioni

pe’ fa’ veni’ l’istinto sanguinario,

er Pastorello disse: - È necessario

che l’Agnelli diventino Leoni

per esse forti e dichiarà’ la guerra

contro tutti li Lupi de la terra.

Er motivo era giusto e lo dimostra

che l’Agnelli risposero a l’invito;

ogni belato diventò un ruggito:

- Morte a li lupi! Via da casa nostra! -

Pe’ falla corta, in quella stessa notte,

li lupi se n’agnedero a fa’ fotte.

Vinta che fu la guerra er Pastorello,

doppo d’ave’ sonato la zampogna,

strillò co’ tutta l’anima: - Bisogna

ch’ogni leone ridiventi agnello

e ritorni tranquillo a casa mia

ne l’interesse de la fattoria.

Ma quelli j’arisposero: - Stai grasso!

oramai, caro mio, se semo accorti

d’esse’ animali coraggiosi e forti

e no bestiole da portasse a spasso!

Dunque sta’ attent’a te, che d’ora in poi

li padroni der campo semo noi!
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Re: spigolando, spigolando....

Messaggioda heyoka » 10/02/2019, 15:38

grazia ha scritto:POPOLI E GOVERNI

TRILUSSA


Appena j’ebbe fatto l'iniezzioni

pe’ fa’ veni’ l’istinto sanguinario,

er Pastorello disse: - È necessario

che l’Agnelli diventino Leoni

per esse forti e dichiarà’ la guerra

contro tutti li Lupi de la terra.

Er motivo era giusto e lo dimostra

che l’Agnelli risposero a l’invito;

ogni belato diventò un ruggito:

- Morte a li lupi! Via da casa nostra! -

Pe’ falla corta, in quella stessa notte,

li lupi se n’agnedero a fa’ fotte.

Vinta che fu la guerra er Pastorello,

doppo d’ave’ sonato la zampogna,

strillò co’ tutta l’anima: - Bisogna

ch’ogni leone ridiventi agnello

e ritorni tranquillo a casa mia

ne l’interesse de la fattoria.

Ma quelli j’arisposero: - Stai grasso!

oramai, caro mio, se semo accorti

d’esse’ animali coraggiosi e forti

e no bestiole da portasse a spasso!

Dunque sta’ attent’a te, che d’ora in poi

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Grande Trilussa! 11fp
È più pericolosamente falso Chi non dice tutta la verità, rispetto a chi dice solo bugie.
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Re: spigolando, spigolando....

Messaggioda grazia » 17/02/2019, 11:11

SENECA, LA BREVITA' DELLA VITA

La maggior parte dei mortali, o Paolino, si lagna per la cattiveria della natura, perché siamo messi al mondo per un esiguo periodo di tempo, perché questi periodi di tempo a noi concessi trascorrono così velocemente, così in fretta che, tranne pochissimi, la vita abbandoni gli altri nello stesso sorgere della vita. Né di tale calamità, comune a tutti, come credono, si lamentò solo la folla e il dissennato popolino; questo stato d'animo suscitò le lamentele anche di personaggi famosi. Da qui deriva la famosa esclamazione del più illustre dei medici, che la vita è breve, l'arte lunga; di qui la contesa, poco decorosa per un saggio, dell'esigente Aristotele con la natura delle cose, perché essa è stata tanto benevola nei confronti degli animali, che possono vivere cinque o dieci generazioni, ed invece ha concesso un tempo tanto più breve all'uomo, nato a tante e così grandi cose. Noi non disponiamo di poco tempo, ma ne abbiamo perduto molto. La vita è lunga abbastanza e ci è stata data con larghezza per la realizzazione delle più grandi imprese, se fosse impiegata tutta con diligenza; ma quando essa trascorre nello spreco e nell'indifferenza, quando non viene spesa per nulla di buono, spinti alla fine dall'estrema necessità, ci accorgiamo che essa è passata e non ci siamo accorti del suo trascorrere. È così: non riceviamo una vita breve, ma l'abbiamo resa noi, e non siamo poveri di essa, ma prodighi. Come sontuose e regali ricchezze, quando siano giunte ad un cattivo padrone, vengono dissipate in un attimo, ma, benché modeste, se vengono affidate ad un buon custode, si incrementano con l'investimento, così la nostra vita molto si estende per chi sa bene gestirla.

Seneca, De brevitate vitae
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Re: spigolando, spigolando....

Messaggioda grazia » 17/02/2019, 11:19

L'UOMO E LE BESTIE

Trilussa

Ieri sentivo un Grillo
che cantava tranquillo in fonno a un prato;
un po’ più in là, dedietro a lo steccato,
una Cecala risponneva ar trillo;
e io pensavo: – In mezzo a tanti guai
nun c’è che la natura
che nun se cambia mai:
‘ste povere bestiole
canteno l’inno ar sole
co’ la stessa annatura,
co’ le stesse parole
de seimil’anni fa:
cór solito cri-cri,
cór solito cra-cra…
Dar tempo der peccato origginale
tutto è rimasto eguale.
Dall’Aquila a la Pecora a la Biscia,
chi vola, chi s’arampica, chi striscia;
dar Sorcio a la Mignatta a la Formica
chi rosica, chi succhia, chi fatica,
ma ogni bestia s’adatta a fa’ la vita
che Dio j’ha stabbilita.

Invece l’Omo, che nun se contenta,
sente er bisogno de l’evoluzzione
e pensa, studia, cerca, scopre, inventa…
Ma sur più bello ch’è arivato in cima,
quanno se crede d’esse più evoluto,
vede un pezzetto d’oro… e te saluto!
È più bestia de prima!
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Re: spigolando, spigolando....

Messaggioda grazia » 23/02/2019, 11:38

SPINOZA, LA DEMOCRAZIA
Lo stato, che è la forma in cui viene esercitato collettivamente il diritto di ciascuno, può avere anche le caratteristiche dell’assolutismo e reggersi prevalentemente sull’uso della forza: si hanno però in questo modo gravissimi rischi di rivolta e, soprattutto, non si garantiscono quei diritti che per Spinoza sono fondamentali - la libertà di pensiero e quella di espressione -, mentre si lascia spazio a un altro “diritto naturale”, il diritto alla ribellione. La via di uscita che propone Spinoza è “che ciascuno alieni a favore della società tutta la potenza di cui dispone”: dunque, la democrazia.


B. Spinoza, Trattato teologico-politico, cap. XVI

Certamente, se tutti gli uomini fossero tali da lasciarsi guidare facilmente dalla sola ragione e sapessero riconoscere l’utilità e l’esigenza suprema dello Stato, non ci sarebbe nessuno che non aborrisse frodi e inganni e tutti starebbero ai patti con perfetta lealtà, animati dal desiderio di quel bene supremo che è il mantenimento della società. Il presidio piú prezioso dell’organizzazione civile, la fedeltà, verrebbe mantenuto integro con il massimo impegno. Ma, nella realtà, gli uomini sono ben lungi dal poter essere sempre facilmente guidati dalla ragione; ciascuno è sospinto dai suoi personali impulsi al piacere e gli animi spessissimo sono a tal punto dominati dall’avidità, dalla bramosia degli onori, dall’invidia, dalla collera che nessun posto resta per la capacità di riflettere e di giudicare. Ecco perché, a meno che una qualche garanzia non si aggiunga alla promessa, nessuno può essere sicuro della lealtà dell’altro, nonostante che gli uomini pattuiscano e promettano di mantenere fede agli impegni con le piú persuasive sembianze di una intenzione onesta. Sappiamo infatti che ogni individuo può agire con l’inganno in forza del diritto di natura e che non è tenuto a stare ai patti se non in vista di un bene maggiore o per timore di un male peggiore.
Abbiamo già mostrato che il diritto di natura è determinato e delimitato esclusivamente dalla potenza di ciascun individuo: ne segue che se l’uno, a forza o spontaneamente, trasferisce all’altro una parte della potenza di cui dispone, cede anche, necessariamente, una parte corrispondente del suo diritto. E allora sarà depositario del diritto sovrano su tutti colui che potrà esercitare l’autorità suprema, colui che in base ad essa potrà costringere ognuno con la forza tenendolo a freno con il timore dell’estremo supplizio che è universalmente paventato. Questi avrà nelle proprie mani tale diritto per tutto il tempo (né piú né meno) che conserverà il potere di fare ciò che vuole; altrimenti la sua autorità sarà precaria e nessuno che abbia piú forza di lui sarà tenuto, non volendolo, ad obbedirgli.
La società può costituirsi senza che si venga a creare conflitto con il diritto naturale, e ogni patto può essere rispettato con piena lealtà soddisfacendo dunque a questa condizione: che ciascuno alieni a favore della società tutta la potenza di cui dispone. La società verrà cosí investita del sovrano diritto di natura su ogni cosa, cioè essa sola tratterrà nelle proprie mani l’autorità suprema alla quale ciascuno si troverà nella condizione di dover ubbidire, sia di sua spontanea volontà, sia per timore della pena capitale. Un cosí inteso diritto esercitato dalla società intera è detto “democrazia”: regime politico definibile appunto come unione di tutti i cittadini, che possiede ed esercita collegialmente un diritto sovrano su tutto ciò che è in suo potere. Ne risulta che questa potestà non può essere condizionata da nessuna legge e che tutti le debbono sottostare in ogni campo; sottomissione del resto che, espressamente o tacitamente, dovette essere pattuita quando tutti trasferirono nella società l’intera potenza di cui disponevano per difendersi, e quindi ogni loro diritto.
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Re: spigolando, spigolando....

Messaggioda grazia » 25/02/2019, 1:01

Er Somaro e el leone

Trilussa

Un Somaro diceva: - Anticamente,
quanno nun c'era la democrazzia,
la classe nostra nun valeva gnente.
Mi' nonno, infatti, per avé raggione
se coprì co' la pelle d'un Leone
e fu trattato rispettosamente.

- So' cambiati li tempi, amico caro:
- fece el Leone - ormai la pelle mia
nun serve più nemmeno da riparo.
Oggi, purtroppo, ho perso l'infruenza,
e ogni tanto so' io che pe' prudenza
me copro co' la pelle de somaro!
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Re: spigolando, spigolando....

Messaggioda grazia » 01/03/2019, 12:01

"L'angolo del sorriso"



To avoid taxation


Illustrissimo Dottore,

il suo cruccio, relativamente alle tasse da pagare, è quello di molti; ed io, esperto commercialista dal cranio lucido e barba ingrigita, ne so ben qualcosa.
Laonde per cui qui sono ad offrirle i miei servigi. La notizia, fresca fresca, delle ultime ore, è la proposta di legge che tende non più a tassare il reddito ottenuto, bensì a tassare solo quella parte del reddito che non si è consumato. Per cui basta spendere per non pagare più tasse!! Naturalmente il risparmio va a farsi fottere (mi perdoni l'immagine colorita ma precisa).
È qui che la mia più che decennale esperienza e bravura ha trovato il modo di favorirla appieno nel risolvere il suo dilemma. Mi impegno solennemente a evitarle di pagare alcunché di tasse, tramite la fatturazione e l'incasso del mio onorario pari al suo reddito percepito!!!
Come vede, l'esperienza permette a professionisti preparati e seri come il sottoscritto di proporre soluzioni semplici ed efficaci.
Resto in attesa di un suo gradito riscontro, all'indirizzo che qui di seguito trascrivo. Ossequi.

Dott. Torchiato Ditasse
Via dell'Evasione n° 0
97124 Cornacchioni di Sopra
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Re: spigolando, spigolando....

Messaggioda grazia » 05/03/2019, 10:08

SENECA -LA BREVITA' DELLA VITA(2)

[..]Perché ci lamentiamo della natura? Essa si è comportata generosamente: la vita, se la sai usare, è lunga. Ma uno lo domina un'insaziabile avidità, un altro un'operosa attività tra inutili fatiche; un altro è madido di vino, un altro vive nel torpore per l'inerzia; un altro lo affatica l'ambizione sempre dipendente da giudizi altrui, un altro la precipitosa bramosia del mercanteggiare lo conduce con la speranza del lucro attorno a tutte le terre, a tutti i mari; alcuni li tormenta la passione della vita militare, sempre o impegnati nei pericoli per gli altri o ansiosi per i propri; ci sono alcuni che l'ingrato rispetto per i superiori logora in una volontaria schiavitù; molti li ha trattenuti o la ricerca della fortuna altrui o la lamentela della propria; i più, che non seguivano nulla di certo, una superficialità vagabonda e incostante e scontenta di sé ha sballottato attraverso nuove decisioni; ad alcuni non piace nulla verso cui dirigere la rotta, ma il destino li sorprende mentre marciscono e sbadigliano, tanto che non dubito che sia vero quello che presso il più grande dei poeti è stato detto a modo di oracolo: "esigua è la parte di vita in cui viviamo". Del resto in verità tutta la durata dell'esistenza non è vita ma tempo. Incalzano e stanno intorno da ogni parte i vizi e non permettono di risollevarsi o di innalzare gli sguardi alla vista del vero, ma li tengono sommersi e rivolti verso la cupidigia. Mai a quelle persone è possibile ritornare a se stesse; se qualche volta per caso è capitata una qualche tranquillità, come il mare profondo, nel quale anche dopo il vento c'è movimento di onde, si agitano, né mai per loro c'è tregua dalle proprie passioni. Pensi che io parli di questi, i cui malanni sono dichiarati? Guarda quelli alla cui felicità ci si rivolge: sono schiacciati dai loro beni. Per quanti le ricchezze sono pesanti! A quanti l'eloquenza e l'occupazione quotidiana dell'ostentare il proprio ingegno succhia il sangue! Quanti sono pallidi per le ininterrotte voluttà! A quanti la folla di clienti riversatasi intorno non lascia nessuna libertà! Infine passa in rassegna tutti costoro, dai più umili fino ai più importanti: questo chiama un avvocato, questo assiste in tribunale, quello è imputato, quello è difensore, quello fa il giudice, nessuno si rivendica a se stesso, uno si logora per un altro. Chiedi notizie su costoro i cui nomi si imparano a memoria, vedrai che essi si distinguono per questi dettagli: questo è fautore di quello, questo di quello; nessuno lo è di se stesso. E quindi è assolutamente folle l'indignazione di alcuni: si lamentano dell'altezzosità dei superiori, perché non hanno avuto il tempo di riceverli quando andava bene a loro! Osa lamentarsi della superbia di un altro qualcuno che non ha mai tempo per se stesso? Quello però, chiunque tu sia, con volto in verità arrogante, qualche volta tuttavia ti ha guardato, quello ha abbassato le proprie orecchie alle tue parole, quello ti ha accolto al proprio fianco: tu non ti sei mai degnato di guardarti dentro, non di ascoltarti. Non è quindi il caso che tu addebiti a qualcuno queste attenzioni, perché in verità, quando le mettevi in pratica, non volevi essere con un altro ma non eri in grado di essere con te stesso.[..]
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Re: spigolando, spigolando....

Messaggioda grazia » 07/03/2019, 11:23

STUDIO SUGLI "ISMI"

di Franco Bergoglio



Come marinismo, eufuismo, preziosismo, dadaismo, ecc., gongorismo è un termine che, nel suffisso "ismo", rivela, prima ancora del concetto, un'esasperazione e quindi un deterioramento del concetto stesso. È così per tutti gli "ismi"1.
Così Giorgio Bussolino fornisce l'espediente adatto ad introdurre il discorso, attraverso l'uso dell'inconsapevole scrittore secentista Luis De Gòngora, divenuto suo malgrado un ismo letterario, sinonimo di ricercatezza verbale fine a se stessa.
Il suffisso ismo nasce con la civiltà greca ma è la modernità che ne ha esaltato il ruolo. Un primo fondamentale ismo, il cristianesimo, porta la data stessa dell'inizio della nostra storia. Con il tipo ismo non c'è limite al conio di nuovi sostantivi. Il linguista torinese Giovanni Flechia (1811-1892) dava al suffisso ismo il triplice significato di astratto collettivo, di fazione, o di sistema dottrinario2. Ma possiamo sbrigativamente concludere, con il Bussolino, che tutti gli ismi sono sempre deterioramenti dei concetti di partenza? E quei termini che nascono già ismi? L'idea che l'ismo indichi la degenerazione di un qualcosa di iniziale sembra più una demonizzazione verso alcuni ismi, che non un metodo applicabile erga omnes; implica una visione dell'uomo oscurantista, dominata da un senso millenarista del peccato, dove la corruzione porta dal bene al male. Al contrario è profondamente connaturato alla cultura occidentale il praticare la ginnastica dell'astrazione concettuale e l'ismo si è rivelato un mezzo per dare un nome ai significati più disparati, spesso per connotarli negativamente.
Sarà una fonte poco ortodossa da utilizzare, ma è sintomatico della diffusione mediatica del termine ismo che il cantante Stevie Wonder abbia recentemente interpretato un brano nel cui testo si afferma: Abbiamo tempo per il razzismo/ Abbiamo tempo per la critica/ siamo tenuti in schiavitù dai nostri ismi/ ma quando avremo tempo per l'amore?3.
Con prepotenza gli ismi sono entrati nel quotidiano, senza che iniziasse un serio processo di elaborazione critica; hanno contribuito a creare centinaia di categorie concettuali, ma non sono riusciti ad ottenere la dignità di una considerazione autonoma. Lasciati a se stessi potrebbero finire in balia di terribili semplificazioni della storia del Novecento. Iniziato il cammino di allontanamento dal secolo è inevitabile che lo sguardo più distante dai fenomeni storici porti a visioni d'insieme ampie, come capita a chi, procedendo per un cammino, osservi il panorama ingrandirsi e i particolari farsi piccoli. Ma se da un orizzonte che si allontana e sfuma man mano emergono degli ismi come visione riassuntiva, urge si dia inizio ad uno studio approfondito di questa nuova e prepotente categoria concettuale, oggi vieppiù giornalistica e addirittura canzonettistica, come abbiamo visto, ma forse in futuro chiave interpretativa per le grandi narrazioni.

Epistemologia degli ismi

Fermiamo queste rapide considerazioni introduttive ad una definizione meramente linguistica dell'ismo. Il lavoro non ha l'ampiezza e l'ambizione per configurarsi come uno studio metodico: procedere innanzi avrebbe comportato la necessità di circoscrivere o scegliere l'ambito, applicare un discrimine. L'ismo può indicare di volta in volta una malattia, un difetto fisico, un termine scientifico o un'attività sportiva e altro ancora, in uno spettro che copre dal ciclismo al turismo. In architettura, per citare un singolo campo dello scibile umano, ci sono decine e decine di ismi, ma - chissà per quali oscuri motivi - un rilevante stile quale è il liberty non è divenuto un ismo. Forse la risposta più semplice per eludere elegantemente le questioni semantiche è concludere che certi termini linguisticamente non funzionano. Se si fosse, ad esempio, coniato un termine come libertismo questo sarebbe finito per somigliare troppo a libertinismo e avrebbe spiegato poco e creato molta confusione.
In un lavoro di diversa ampiezza e con altre risorse conoscitive ci si sarebbe dovuti inoltre confrontare con la virtuale infinitezza dell'ismo. Porsi la fondamentale domanda del perché l'uomo così spesso nella storia abbia sentito la necessità di assolutizzare un qualcosa trasformandolo in qualcos'altro. Ogni termine può potenzialmente essere o contenere in sé un ismo; ma non tutti nella storia lo sono diventati. Perché Franco, Peron e Stalin sono diventati ismi ma Mussolini no?
Altri sono ismi in una lingua e non in un'altra. Pensiamo all'inglese criticism, in italiano critica, come nelle altre lingue romanze, ed anche nel tedesco: questa parola ora prende la forma in ismo ora no. Gli ismi trovano il loro limite più nelle leggi della linguistica che nel procedere dell'indagine filosofica.
CONTINUA....
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Re: spigolando, spigolando....

Messaggioda grazia » 07/03/2019, 18:48

Segue
STUDIO SUGLI "ISMI"


Ismi a risme: arte, filosofia...

Dovendo limitare un lavoro potenzialmente sterminato, si è scelto di gettare un rapido sguardo panoramico su quegli ismi che, per il loro significato politico e ideologico, hanno dominato la storia del Novecento. Tra essi l'indagine si è rivolta esclusivamente ad alcuni noti e ad altri forse meno, con una arbitrarietà scusabile solo data la premessa di non esaustività.
Il Novecento è stato anche l'epoca degli ismi artistici, insieme a quelli politici o filosofici. Chi ha provato a raccogliere solamente questi ultimi, ne ha facilmente elencati un paio di centinaia4.
Volendo raggruppare gli ismi per aree tematiche, si andrebbe incontro a inenarrabili problemi di ordine metodologico; con il verosimile rischio di comporre una mera elencazione enciclopedica.
Nella prima metà del secolo si è dato un tal proliferare di ismi da attirare anche reazioni ad un uso improprio dei termini, che nasconde a volte un vuoto d'ispirazione. Ammoniva lo scrittore Luigi Capuana nel libro "Gli ismi contemporanei": "Lo avvenire non dirà agli scrittori [...] su fuori la tessera d'etichetta. È naturalista lei? È idealista? Si occuperà soltanto di vedere se mai qualcuno di loro abbia o no fatto opera d'arte [...]. E pensare che Omero e Dante e lo Shakespeare non sapevano niente di realismo e di idealismo e di altri consimili ismi"5.
Affermazioni di tal fatta non costituiscono che battaglie di retroguardia e negano all'arte una parte costitutiva della sua natura, la capacità di presentarsi ora come gesto creativo puro ora come momento critico, insieme teoria e prassi. Proprio come la politica.
Fauvismo, futurismo, surrealismo, simbolismo, dadaismo, avanguardismo. Alcuni dimenticati, come l'imagismo o il neoplasticismo. Questi e altri nella ridda degli ismi artistici subiscono una netta cesura negli anni trenta: "Per la comune lotta sterminatrice contro gli 'ismi' dell'arte degenerata"6. Con tale aggettivo il nazismo criticava l'arte contemporanea bolscevica ed ebraica.
Dall'altro lato della cortina i burocrati sovietici definivano con il termine formalismo l'arte degenerata in quanto "borghese"; un esempio di come ismi politici contrapposti si sono trovati sodali nel tentativo di eliminare quelli creativi.
Ogni ismo è anche un olismo, una chiave di lettura unilaterale e totalizzante del mondo, e tende, seguendo questa natura, ad escludere la compresenza di altri ismi nella propria orbita culturale.

Nascita degli ismi

La Rivoluzione francese ha originato l'uso moderno dell'ismo. Nasce con la fine dell'assolutismo (un ismo a fortiori), al grido dei motti: liberté, egalité, fraternité. Da questi slogan rivoluzionari originano i capisaldi del pensiero politico moderno.
Agli inizi dell'Ottocento gli ideali del 1789 finiscono impastoiati in ideologie contrapposte: liberalismo, socialismo, comunismo. Anche i più importanti sistemi filosofici ottocenteschi si traducono tramite ismi in nutrite ortodossie discepolari. Marxismo o materialismo storico e hegelismo o idealismo. Se l'Illuminismo ha inventato gli ideologues, la Rivoluzione francese li ha gettati nell'agone politico. Se l'Ottocento ha germinato le ideologie, il Novecento è il secolo della contrapposizione manu militari tra gli ismi.
Come scrive Cesare De Michelis: "Liberalismo, socialismo e comunismo, conservatorismo e, insieme con questi, le miscele dai molti e instabili componenti del totalitarismo del nostro secolo, persino le stesse concezioni o definizioni più risapute [...] della democrazia: il fenomeno delle 'moderne' ideologie si è esteso sin dai primi decenni del Novecento per ogni dove"7.

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