Media e dintorni

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Re: Media e dintorni

Messaggioda grazia » 03/10/2018, 11:09

Se non ti occupi di economia, il debito si occuperà di te

DI FABIO CONDITI

Se non ti occupi di economia, il debito si occuperà comunque di te.
Perchè il debito è ovunque, nelle tasse che paghi, nei prodotti che compri, nei servizi che richiedi. Ogni transazione è gravata dagli interessi pagati per sostenere il debito sia pubblico che privato.
La nostra percezione è che il debito sia stato generato da qualcuno che ha sbagliato, i politici passati o più in generale le generazioni precedenti. Siamo portati a pensare che se c’è il debito, significa che qualcuno ha ricevuto un prestito e non l’ha restituito. Ma non potendo identificare il soggetto colpevole, finiamo per sentirci noi responsabili e crediamo sia giusto fare sacrifici per tentare comunque di ripagarlo. Solo che è matematicamente impossibile.
Noi non riusciamo a concepire che il debito è qualcosa di strutturale, una caratteristica essenziale del sistema monetario che è inscindibile dalla moneta stessa, qualcosa di automatico, della serie “se c’è la moneta, c’è anche il debito”. Da qui il nome di “moneta a debito”.
Ma non è sempre vero il contrario, cioè “se c’è il debito, c’è anche la moneta”, anzi essendo il debito sempre maggiore della moneta che genera, per effetto degli interessi, c’è una parte di debito a cui non corrisponde la stessa quantità di moneta. Per questo il debito è impagabile.
Warren Mosler fece questo esempio nel film PIGS : “Se in un recinto ci sono 100 cani e solo 95 ossi, sicuramente si scatenerà la competizione tra i cani per avere un osso, ma comunque 5 cani moriranno di fame. L’economia oggi cerca di studiare i sistemi per aumentare la competitività dei cani, perchè riescano ad accaparrarsi almeno un osso, mentre invece dovrebbe occuparsi di trovare il sistema di far avere ai cani più di 100 ossi. Così potrebbero tutti vivere meglio”.
Nel caso della moneta, se fosse ancora legata all’oro come nei secoli scorsi, sarebbe plausibile che la sua scarsità generi competizione, ma oggi ormai questa scarsità non ha più motivo di esistere e possiamo valutare con serenità come potrebbe evolvere una società ed una economia competitiva, se la moneta non fosse scarsa, ma sufficiente per tutti.
In definitiva, se al posto di una “moneta a debito” cominciassimo ad usare una “moneta positiva”, cioè libera dal debito, che tipo di economia si svilupperebbe e in quale tipo di società ci troveremmo a vivere ?
Ci sarebbero comunque la competizione, le disuguaglianze, la povertà ed i conflitti ?
L’utilizzo di una moneta a debito sta alimentando la crescita dell’economia finanziaria a scapito dell’economia reale, con un trasferimento di risorse continuo a favore dell’1% della popolazione più ricca, ma a scapito del restante 99%. Questo avviene in tutti i paesi del mondo che usano il sistema della moneta a debito. Ma considerato che il debito è impagabile, il sistema ha bisogno delle guerre sia fisiche che finanziarie per pareggiare in conti, nell’illusione che il sistema possa seguitare a funzionare, mentre invece non sta in piedi.
Dobbiamo tornare al vero senso dell’economia, quella reale costituita dalla produzione e scambio di beni e servizi, mettendo in cima ai nostri obiettivi prima di tutto le persone ed il loro benessere.
La moneta deve tornare ad essere strumento di scambio per tutti a sostegno dell’economia reale, e non più strumento di potere per pochi a sostegno dell’economia finanziaria.

Per raggiungere questo obiettivo, abbiamo individuato alcune “Proposte concrete e realizzabili per uscire dalla crisi economica ed attuare la Costituzione”, senza violare i Trattati Europei, che permettono allo Stato di riprendere il controllo del sistema monetario. In questo modo potranno essere realizzate le politiche espansive che sono necessarie per creare maggiore benessere per tutti.
Perchè solo cambiando noi stessi, possiamo riuscire a cambiare il mondo.
.
La moneta sarà di proprietà dei cittadini e libera dal debito.
Fabio Conditi
Presidente dell’associazione Moneta Positiva
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Re: Media e dintorni

Messaggioda grazia » 06/10/2018, 8:10

urca urca è la prima volta che mi sento di condividere le idee del Berlusca. Domani nevica!

Berlusconi sbalordisce tutti: ecco chi non vuole al Monza

Nella squadra brianzola - assicura - non ci sarà spazio per tatuati e barbuti.
Mancini: "Porteremo gioia dopo tanta tristezza"
IL ct azzurro Roberto Mancini alla presentazione dell'amichevole Italia-Ucraina che si giocherà mercoledì prossimo (10 ottobre) a Genova



Silvio Berlusconi continua a presenziare a diversi comizi politici di Forza Italia, ma quello in centro a Milano di venerdì sera ha regalato anche un piccolo spazio per la nuova avventura dell’ex Cavaliere: il Monza.

Dal palco ha parlato solo di politica, ma c’è stato un momento dedicato al pallone: Berlusconi con la maglia del Monza con il proprio nome e il numero uno e alla sua sinistra Adriano Galliani, senatore di FI e amministratore delegato della società monzese.

A margine del suo intervento, incalzato dai microfoni dei giornalisti sportivi presenti, l’ex proprietario del Milan ha spiegato l'idea che ha in testa per il Monza dei prossimi anni.

“Vi dico che come portiere non ci saprei fare, ma per il Monza noi abbiamo in mente un progetto particolare. Pensiamo ad una squadra molto giovane – ha dichiarato Berlusconi – a una squadra di italiani, a una squadra di ragazzi che avranno i capelli molto in ordine: c'è già il primo parrucchiere di Monza che gli taglierà i capelli gratis. Non dovranno avere assolutamente dei tatuaggi, non dovranno portare orecchini vari e dovranno essere degli esempi di correttezza in campo, scusandosi con gli avversari se gli avranno fatto un fallo. Dovranno chiamare l'arbitro con la parola 'signor' davanti, dovranno stringere la mano agli avversari a fine partita e se i tifosi gli chiederanno un autografo non dovranno scrivere uno scarabocchio illeggibile come fanno molti calciatori professionisti di oggi. Dovranno andare sempre in giro a modo: insomma… qualcosa di diverso dal calcio attuale!”.

Un’ultima domanda ha riguardato un possibile arrivo di Ricardo Kakà al Monza, ipotesi che era circolato su vari giornali e siti sportivi nelle scorse settimane. Berlusconi ha risposto con un ampio sorriso e si è allontanato dalla massa di giornalisti che continuavano a incalzarlo con ulteriori domande.

SPORTAL.IT | 05-10-2018 21:30
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Re: Media e dintorni

Messaggioda grazia » 12/10/2018, 9:37

Mattarella: "Il potere inebria, servono i contrappesi della Costituzione"

"La storia insegna che l'esercizio del potere può provocare il rischio di perderne il senso del servizio e di fare invece acquisire il senso del dominio" ha detto il presidente della Repubblica, rispondendo alle domande di alcuni studenti ricevuti al Quirinale. "Le autorità indipendenti sono e devono rimanere tali"


"C'è un sistema complesso di pesi e contrappesi, come insegna la nostra Costituzione. Perché? Perché - vedete - la storia insegna che l'esercizio del potere può provocare il rischio di fare inebriare, di perderne il senso del servizio e di fare invece acquisire il senso del dominio nell'esercizio del potere". Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrando oggi al Quirinale alcune scuole secondarie di secondo grado. Per il Capo dello Stato "ci sono, rispetto a questo pericolo, due antidoti. Il primo è personale: una capacità di autodisciplina, di senso del limite, del proprio limite come persona e come ruolo che si esercita, un senso di autocontrollo - e, ragazzi, anche, perché no - di autoironia che è sempre molto utile a tutti". "C'è poi un altro antidoto - ha proseguito il Presidente - che è quello di meccanismi di equilibri che distribuiscono le funzioni e i compiti del potere tra più soggetti, in maniera che nessuno, da solo, ne abbia troppo. La nostra Costituzione conta molto sul primo aspetto, quello dell'autodisciplina e dell'autocontrollo, ma ha messo in campo una serie di meccanismi di articolazione del potere che garantiscono quell'obiettivo. Questo consente anche al Capo dello Stato, al Presidente della Repubblica, di svolgere la funzione di garante del buon funzionamento del sistema in maniera adeguata, ma il merito è della Costituzione". "Nel passato periodi più difficili di oggi" "Ogni Presidente della Repubblica che si succede in questo ruolo incontra problemi e difficoltà, incontra condizioni diverse. Io penso sempre a quelle maggiori che vi sono state in periodi precedenti" ha affermato poi il capo dello Stato, rispondendo a chi gli ha chiesto se ritiene difficile il suo lavoro di garante della Costituzione. "Quando penso alle difficoltà che vi sono in questo periodo, penso gli anni '70. Voi - ha proseguito - non eravate nati, ragazzi, ma io ero già tra i trenta e i quaranta anni. Era il decennio del terrorismo, degli attentati, delle bombe; venivano assassinate moltissime persone, spesso tra le migliori della Repubblica. Quelle erano condizioni tragiche, di difficoltà. Bisogna sempre avere la conoscenza e il ricordo della storia per valutare le condizioni in cui si opera". "La Carta ha stabilità e autorevolezza" "La nostra Costituzione, per fortuna, è riuscita a superare momenti difficili, riesce sempre a superare momenti difficili, anche perché ha anche alcuni elementi che la difendono"- ha spiegato Mattarella. "E' una Costituzione, come si dice, 'rigida' nel senso che non può essere cambiata da una legge normale, occorre una procedura particolarmente impegnativa per cambiarla. Questo le garantisce stabilità e autorevolezza. E' una Costituzione che i nostri Costituenti scrissero con molta capacità, dotando le norme che vi sono scritte di una elasticità che riesce a disciplinare situazioni nuove, non prevedibili nel 1948. Il mondo cambia, cambia la vita sociale, cambia la vita economica, cambia costantemente il mondo. Quelle norme furono scritte in maniera tale da avere la capacità di abbracciare e regolare anche condizioni allora non prevedibili. E' una Costituzione che ha creato una condizione di equilibri".

Salvini: Mattarella? "Bellissime parole"
"Bellissime parole". Così il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini ha commentato, lasciando palazzo Madama, le parole del capo dello Stato, che ha ricordato che la Costituzione gli consente di svolgere la funzione di garante del buon funzionamento del sistema.

Savona: "Meno parlo, meglio è"
"Meno parlo, meglio è" ha invece detto, allargando le braccia, il ministro per gli Affari europei Paolo Savona a chi, all'uscita dell'Aula della Camera, gli ha chiesto un commento sul monito del presidente della Repubblica riguardo la necessità di rispettare l'equilibrio tra poteri e le autorità indipendenti.

Gelmini: tirata d'orecchie a Salvini-Di Maio
"Mattarella dà una vigorosa tirata d'orecchie a Matteo Salvini e Luigi Di Maio: il potere inebria, servono pesi e contrappesi. Il governo abbassi i toni e la smetta di attaccare in modo sguaiato gli organi terzi previsti dalla nostra Costituzione" ha scritto su Twitter Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, commentando le parole del Capo dello Stato.
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Re: Media e dintorni

Messaggioda grazia » 14/10/2018, 8:59

IL CAMALEONTE E IL ROSPO
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Gianfranco Ravasi

«Ognuno crede alle ragioni sue», disse il camaleonte; «io cambio sempre e tu non cambi mai. Credo che ci sbagliamo tutti e due». Abbiamo tradotto dal romanesco di Trilussa alcuni versi di una sua nota poesia intitolata «Er carattere». Il camaleonte, tipico emblema del trasformismo, si rivolge a un rospo, fisso nella sua identità non particolarmente esaltante. E come accade nelle favole, la morale è di facile comprensione e si attesta su uno scontato equilibrio tra i due estremi della fluidità incessante e della rigidità assoluta. Dicevo che questo equilibrio è "scontato"; in realtà è arduo praticarlo perché ci vuole sapienza e riflessione per intuire il tempo della fermezza e quello della duttilità, senza cadere nell'ostinazione o, al contrario, venir meno ai valori e ai principi. Vorrei, però, porre l'accento sul tema che dà il titolo al testo del poeta romano, il carattere. Esso ci permette di ritornare sul discorso ma da un'altra angolatura. È curioso che in italiano "carattere" sia anche lo stampo che si usava in tipografia: è qualcosa che incide in modo permanente. È così che si parla di "uomo di carattere": è colui che sa procedere nella vita con volontà, energia, coraggio, determinazione, tenacia, costanza e grinta. Valori preziosi in un mondo incline al compromesso, al patteggiamento, alla scusante. Tuttavia non aveva tutti i torti lo scrittore francese Jules Renard (sì, quello di Pel di carota, romanzo strappalacrime della nostra adolescenza) quando annotava nel suo diario: «Un uomo di carattere non ha un bel carattere». Spesso, infatti, si tratta di un temperamento che è rigoroso nella tutela del proprio vantaggio, mentre è molto flessibile nei confronti dei princìpi che lo impegnano troppo. Per questo è necessario essere sempre sorvegliati e autocritici.
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Re: Media e dintorni

Messaggioda grazia » 16/10/2018, 11:24

IL RACCONTO
Il viaggio dei migranti alla frontiera tra Italia e Francia. Dove aiutare una persona è un reato


Reportage dalla rotta dei disperati. Sui monti dove affiorano i corpi di chi non ce l’ha fatta,
braccati dalle polizie dei due paesi dove per sfuggire ai controlli si marcia spesso di notte
e al buio, accanto ai burroni


DI CECILIA SALA


Vincent è un pizzaiolo di Les Vigneaux, un piccolo comune montano sul versante francese delle Alpi. Si presenta all’appuntamento con una felpa grigia con la scritta sul petto, a caratteri cubitali, “Italia”. Per le strade è ancora pieno di bandiere tricolori e di ragazzi alticci non ancora tornati a casa dopo i festeggiamenti. Il giorno prima la Francia ha vinto il mondiale.

Vincent racconta: «Faccio le pizze, sono un montanaro e un uomo cresciuto in territorio di frontiera. Ho l’Italia a un passo e Parigi a centinaia di chilometri». Questo è stato un inverno duro, Vincent dice di aver aiutato i migranti che volevano attraversare il confine italo-francese: «Semplicemente per paura che le mie montagne diventassero un cimitero». Aggiunge: «Qui sulle Alpi non si da molto peso alla politica. Noi, che ci siamo mobilitati durante l’inverno, siamo persone semplici. Nessuna esperienza di volontariato o di militanza politica alle spalle». In montagna, come nel mare, la solidarietà è il primo dovere: «Il governo vuole criminalizzare chi aiuta, ma per un montanaro la sola idea di lasciar morire qualcuno di freddo è impensabile. I rifugi che ci sono qui, sono come le scialuppe nel mare». Da queste parti, sui sentieri, la polizia francese non cerca solo i migranti, ma anche chi li aiuta: «Il motto della Francia è Liberté, Égalité, Fraternité, quest’inverno ho visto con i miei occhi che quel motto non significa nulla. Molti di noi sono stati schedati. Ho un amico che è stato trovato nella sua auto insieme a una migrante sul punto di partorire, è stato messo in custodia dalla polizia e presto andrà a processo. Andrà a processo per il semplice fatto di aver aiutato un altro essere umano a sopravvivere. Se non ci fossimo stati noi, il numero dei morti venuti fuori con lo scioglimento della neve sarebbe stato 10, 20 o 30 volte superiore».

Si scioglie la neve e affiorano i corpi
In primavera si scioglie la neve e affiorano i corpi. Sono i migranti che hanno provato ad attraversare il confine durante l’inverno. Se nella valle, a Bardonecchia, si è registrata una temperatura di venti gradi sotto lo zero e fino a tre metri di neve, sui sentieri di montagna, percorsi da chi deve nascondersi per raggiungere la Francia, i pericoli mortali sono aumentati.

Il 26 gennaio smettono le trasmissioni dal telefono di Mohamed Fofana, l’autopsia conferma che quella è la data della morte e ne accerta la causa: ipotermia. Il 26 gennaio è anche la data sul foglio di respingimento trovato nel suo giubbotto. «Morire di freddo è una morte lenta, la data del respingimento coincide», raccontano i volontari della zona. Mohamed era già in ipotermia quando si è imbattuto nei gendarmi, nessuno lo ha aiutato.

Fofana parte dalla Guinea Conakry, paese francofono, insieme a Sylla Kerfala. I due sono insieme in Libia, durante la traversata del Mediterraneo, e poi ancora nel centro di accoglienza straordinaria di Teramo, da cui si allontanano lo stesso giorno. «I migranti si muovono a piccoli gruppi su questi sentieri», spiegano i carabinieri di Susa. Ipotizzano che Mohamed e Sylla fossero insieme anche sull’orrido del Frejus, dove è stato ritrovato il corpo da un cacciatore: «Da lì, d’inverno, non si esce vivi».

Sylla non risulta negli elenchi dei soccorsi a Bardonecchia. Non è arrivato nel rifugio oltralpe dell’associazione Tous Migrants, né da nessun’altra parte in Francia: «Le condizioni meteo di quest’inverno obbligavano a chiedere aiuto. Sylla non lo ha chiesto né ricevuto». E come lui tanti altri: «Pensiamo che il numero dei cadaveri su queste montagne sia molto alto», spiegano i militari.

La presenza della polizia e della Gendarmerie, che ha cominciato a presidiare i sentieri che costeggiano la montagna, ha fatto sì che i migranti provassero vie sempre più ripide: «I cadaveri sono stati trovati su piste che non pensavamo fossero percorse». Terreni impervi, come spiega il Soccorso alpino di Bardonecchia: «Qui è tutto pericoloso, se non sai dove mettere i piedi. Quest’inverno il Colle della Sala era chiuso alle macchine e non si poteva percorrere alcun sentiero, neppure quelli bassi e vicini alle valli, figuriamoci gli altri». Uno dei motivi di preoccupazione sono proprio i fuoripista, dove il rischio valanghe, quello di cadere o di perdersi e morire per ipotermia, è più alto.

«Da queste parti - racconta un cacciatore di Susa - è pieno di lupi. E se un lupo cattura un cerbiatto, o azzanna un corpo, la mattina dopo ci trovi lo scheletro e giusto due uccelli che puliscono. Di quello (Mohamed), s’è trovato il corpo tutto intero per puro caso, perché si era appena scongelato».

La montagna uccide anche d’estate
È il 9 maggio e nel paesino di La Vachette, sul versante francese, si verifica un problema alla diga. Basteranno poche ore per scoprire che a ostruirne i filtri è il cadavere di una ragazza nigeriana di 21 anni, Blessing Matthew. Blessing aveva iniziato la traversata dall’Italia il 6 maggio, raggiungendo i boschi vicino a La Vachette all’alba del giorno successivo. La polizia francese sa che i migranti preferiscono muoversi di notte, quando è più difficile vederli, e li attende all’arrivo. Blessing e i suoi compagni vengono sorpresi alle cinque di mattina. Alcuni riescono a fuggire subito, altri si nascondono tra gli alberi nel buio. Lei, che aveva sofferto di crampi ai polpacci durante il tragitto, resta indietro. A proposito di quella notte, gli abitanti racconteranno di aver sentito un “finimondo”, mentre i compagni di viaggio della ragazza consegneranno la loro ricostruzione dei fatti all’avvocato di Tous Migrants e a quello di Christina, sorella della vittima, migrante regolare che vive a Bari. «La caccia dei poliziotti è durata parecchio, avevano torcia e pistola alla mano», raccontano. «L’abbiamo cercata dopo che la polizia era andata via, ma nulla». Durante l’inseguimento, Blessing era caduta nel fiume Durance, ed era affogata.

In assenza di neve, i sentieri di montagna restano pericolosi. I migranti li percorrono la notte, quando è più facile perdersi o cadere. Tra loro, quelli più organizzati sanno che valicare il confine non è sufficiente. L’autorità francese può respingere in Italia non solo alla frontiera, ma fino a 50 chilometri di distanza. Per questo restano sulle montagne d’oltralpe anche per giorni, cercando di superare questa ulteriore linea invisibile. Camminano sui sentieri a lungo, mal equipaggiati e senza scorte sufficienti. Alcune volte così a lungo da costringere il Soccorso alpino a intervenire per un caso di ipotermia anche in piena estate. È successo il 14 luglio, mentre a valle, nelle piazze, si festeggiava con i fuochi d’artificio la Rivoluzione.

Sempre nel mese di maggio, al rifugio di Tous Migrants arriva un altro ragazzo, Ibrahim, che le autorità francesi riconosceranno come minore non accompagnato. Ibrahim è sconvolto. Secondo il medico volontario Max Duez, non mangia da molto tempo. Ha appena visto il suo compagno di viaggio, Mamadou Alpha, cadere da una roccia. Erano partiti insieme, dallo stesso villaggio. Come Mohamed e Sylla avevano attraverso, senza mai separarsi, la Libia e l’Italia. Quella notte sono stremati, si perdono sulle montagne e vagano a vuoto per tre giorni. Mamadou cade in un burrone, Ibrahim lo chiama, non ha risposta. Agnès Antoine, anche lei volontaria di Tous migrants, sostiene che le autorità francesi, nonostante abbiano a disposizione la testimonianza del minore fin da fine maggio, non abbiano mai iniziato a cercare il corpo dell’amico.

Negli stessi giorni Christina, sorella di Blessing, parte da Bari per andare a riconoscere il corpo in Francia. Anche lei viene fermata alla dogana, nonostante i documenti in regola. Non le viene permesso di superare il confine per vedere Blessing, può solo consegnare un campione del suo Dna nel commissariato della dogana: «Verificheremo se è compatibile con quello della ragazza trovata morta». A Christina sarà poi concesso di entrare in Francia per partecipare ai funerali di sua sorella. «Se la solidarietà in Francia è un reato, noi continueremo a commetterlo», dirà il vescovo di Briançon durante la cerimonia.

“Reato di solidarietà”
Nelle piccole dogane in legno che erano state abbandonate nel 1995, da poco più di due anni si sono reinsediati i poliziotti francesi. Per permettere alla Francia la sospensione di Schengen, uno degli accordi fondanti dell’Unione, è stato necessario il consenso italiano. Concesso in cambio dell’immediata riforma di un altro trattato, quello di Dublino sulla spartizione dei richiedenti asilo. Una riforma poi rimasta in sospeso, fino ad essere definitivamente messa nel cassetto dopo l’ultimo consiglio europeo, il primo del governo Conte.

La fine dell’accordo che garantiva la libera circolazione delle persone non è l’unica cattiva notizia per chi vede l’Italia come terra di passaggio, e la Francia - repubblica più antica, che parla la loro stessa lingua e si presenta come ricca e multietnica - come una terra promessa.

La notizia peggiore è stata l’introduzione del “reato di solidarietà”, in vigore durante tutto l’inverno. Prevedeva fino a 5 anni di carcere e 30 mila euro di multa per chi avesse aiutato«direttamente o indirettamente uno straniero irregolare a entrare, circolare o soggiornare in Francia». Prescindendo dall’esistenza di una contropartita, eliminando ogni distinzione tra aiuto umanitario e passeur che sfruttano i migranti. «I passeur ci abbordano a Porta Nuova, a Torino», racconta un ragazzo fermo alla stazione di Oulx, Italia. Da Torino offrono un passaggio fino alla Francia. Il costo del viaggio varia dai 150 ai 300 euro: «Ma sempre più spesso ti lasciano su qualche strada di montagna italiana, dicendoti che sei in Francia. Quando te ne rendi conto, scopri che lo stesso viaggio costava sette euro su un treno regionale». Evitando di avvicinarsi al confine, i passeur non rischiano il carcere o le multe. Che rischiano, invece, i volontari che portano un paio di scarponcini Decathlon a un migrante in ciabatte nella neve. Che rischia Max Duez, un chirurgo in pensione che si è offerto di curare i ragazzi stremati dalla traversata. II 5 luglio il Parlamento europeo ha chiesto l’eliminazione del reato di solidarietà in tutti gli stati dell’Unione. Il giorno successivo è arrivata la sentenza del Consiglio costituzionale francese: «Una persona è libera di aiutare gli altri, per scopo umanitario, indipendentemente dalla regolarità del loro soggiorno sul territorio nazionale. In nome del principio costituzionale di fraternité».

Eppure Michel, coordinatore di Tous Migrants, rischia ancora. Perché la solidarietà non è più reato solo se fatta “individualmente” e “puntualmente”.

Michel ha dovuto coordinarsi con altri, tra cui Vincent e il medico in pensione Duez, per fare in modo che il suo aiuto portasse a risultati concreti. Il 17 luglio è sotto la Gendarmerie di Briançon. Dentro ci sono quattro ragazzi, tutti fermati con l’accusa di favorire l’immigrazione irregolare. «Oggi ci sono dentro loro - racconta - ma domani potrei esserci io». Andranno a processo a novembre, insieme ad altre tre persone fermate in aprile. Tra loro anche l’attivista italiana Eleonora Laterza, che dopo essere stata arrestata in territorio francese, è stata detenuta in custodia cautelare nel carcere di Marsiglia. Oggi è di nuovo libera e attende il processo, il pm chiederà per tutti l’aggravante di “banda organizzata”. Anche loro, come Michel, Vincet, e Max, hanno agito insieme.

Le partenze dall’Italia
Dall’inizio della primavera i tentativi di sconfinamento non sono diminuiti, ma aumentati. La traversata non parte più da Bardonecchia, troppo conosciuta e presidiata dopo i fatti di questo inverno. Militarizzata dopo il commissariamento per mafia, la questione Tav e la questione migranti. Oggi conta una presenza contemporanea di carabinieri, Guardia di Finanza e polizia sconosciuta alla gran parte dei comuni montani di tremila abitanti.

La principale stazione di arrivo è diventata quella di Oulx (secondo Mussolini e secondo la metà dei suoi residenti “Ulzio”), un altro comune italiano in terra di confine, poco più a sud di Bardonecchia. Da lì si prende la navetta per Claviere, un paese piccolo, molto ricco, che d’estate vive grazie ai campi da golf, d’inverno alle piste da sci. È l’ultimo paese italiano prima del confine. Da qui inizia la traversata delle montagne a piedi.

Francia campione del mondo
«Questa domenica abbiamo registrato un picco nelle partenze, circa 80», spiegano i Carabinieri di Susa all’indomani della finale dei mondiali. «Questo è il giorno buono, speriamo di avere fortuna» dicevano, durante il weekend, alcuni migranti sui sentieri che oltrepassano il confine.

A 200 chilometri di distanza, in quel momento, da uno stabilimento balneare del centro di Ventimiglia scompare un pedalò. Riappare il lunedì sulla spiaggia di Cap Martin, mentre nel traffico si sentono ancora i rumori dei clacson, e il tricolore resta incastrato tra il finestrino posteriore e la portiera. Il nome sulla fiancata del pedalò è quello dello stabilimento ligure. Non è danneggiato, quindi non può essere arrivato lì da solo, trasportato dalle onde. È probabile che alcuni migranti non si siano lasciati sfuggire l’occasione di una Francia momentaneamente distratta per passare il confine.

Loro via mare, molti altri per i sentieri di montagna. «Figurati se i poliziotti, stasera, si perdono la Francia che vince la coppa del mondo», dice Abu, mentre cammina in salita nei boschi che costeggiano il campo da golf di Claviere. «In Francia ci sono stati gli attacchi terroristici, stasera, con la gente in strada e nelle piazze, la polizia avrà altro da fare che cercarci nei boschi», racconta Ibrahim, un ragazzo del Mali, mentre si arrampica sul Colle della Scala.
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Re: Media e dintorni

Messaggioda grazia » 19/10/2018, 22:53

2050 – L’invasione degli anziani nell’Italia futura
di Cristiano Torricella

La società italiana di oggi (e del futuro) è impreparata ad una eventuale futura “invasione” (o rivoluzione?) di tipo economico-politico-sociale, attuata dai cittadini anziani (cioè da noi adulti del 2018, la maggior parte di noi divenuti, a Dio piacendo, tra pochi decenni, inesorabilmente anziani)?
Quali problemi economico-sociali-sanitari-lavorativo-assistenziali (ma non solo) potrebbero sorgere con un passaggio troppo rapido, attuato da oggi al domani, “sic et simpliciter”, ad una futura società gerontologica di massa, “degna figlia” delle culle vuote di oggi e di una “società rigida ed ingessata” (qual’è la nostra società di oggi) cronicamente malata di mancato ricambio generazionale e di mancata meritocrazia, in cui “cervelli” e giovani (ed anche over 50 non più giovani) emigrano all’estero, mentre a Roma “caput mundi”, invece, aprono centinaia di aziende create da stranieri?
Come riportato in fondo a quest’articolo, amo definirmi “un futurologo italiano”, dissentendo e differenziandomi da altri futurologi più esterofili di me, che guardano invece ai dati statistici U.S.A. come a dei dati predittivi ed anticipatori anche della futura situazione italiana (pur essendo la nostra situazione economica e culturale notoriamente ben diversa dagli USA e dal resto del mondo, essendo l’Italia un caso unico altrove irripetibile ed introvabile).
Iniziamo allora a vedere qualche dato e cifra statistica “neutra”, che, facendo parlare i numeri, ci aiuti a capire in quale direzione futura stiamo marciando, magari inconsapevolmente, visto che il futuro è il “tempo storico” in cui dovremo vivere per forza domani e, dunque, deve obbligatoriamente interessarci (anche perché cadere nel baratro, vivere o sopravvivere non sono – affatto – la stessa cosa…).
Il primo dato statistico allarmante, secondo me, spiega il perché, in Italia, tutto ciò che sa di prevenzione (dal dissesto idrogeologico nazionale alle costruzioni anti-sismiche preventive ed al contrasto alla disoccupazione in età adulta ed anziana fino alla dispersione scolastica al Sud ed alla mafia) è ed è stato (finora) – mi sembra – tardivamente considerato – se non volutamente ignorato come problema – e spesso trascurato e/o messo all’ultimo posto nella lista delle reali priorità nazionali (lista in cui primeggia sempre – ahimè – la scelta del candidato eletto che ci comanderà).
L’anarchia e l’antipatia di moltissimi italiani verso tutto ciò che sa di futuro, di prevenzione e di “progetto” e di ciò che è lungimirante è statisticamente e pragmaticamente confermato e noto: ove, come “modus operandi”, prima si cementifica un territorio in barba alle leggi vigenti (tipo palazzi abusivi costruiti “per pecunia” dai “palazzinari” su argini di torrenti o in zone sismiche vietate o persino sulle pendici di un vulcano dormiente, non diciamo quale…): poi, solo dopo, si vedrà come “aggiustare la pratica”, magari chiedendone il condono, ove non vi siano stati feriti o morti, con la solita miopia mentale e povertà culturale ”strombazzateci” quasi quotidianamente dalla funesta cronaca nera dei telegiornali.
E’ spaventoso ed incute (almeno in me scrivente” “Grande Paura Futura”il fatto che una statistica recente, interrogando gli europei sul tema del futuro, raccolga i seguenti risultati poco edificanti e poco razionali (per me autore e per moltissimi altri italiani, spero…): che la maggior parte delle persone non desiderano essere consapevoli del proprio futuro, soprattutto riguardo ad eventi negativi, che, invece, potrebbero essere prevenuti (se ed ove possibile) se conosciuti in tempo (85%-90% delle risposte date dal campione statistico esaminato) ma anche – e ciò è francamente inspiegabile – in caso di eventi positivi o “fortunati” (40%-70% del campione statistico esaminato).
Tornando, invece, al nostro “piccolo stivale, bagnato dal mare per tre quarti della sua estensione costiera”, le impietose statistiche recenti ci dicono che la popolazione italiana, divisa per fasce d’età dal 1951 al 2050, assumerà forma di una piramide rovesciata nel fatidico 2050, anno in cui gli anziani saranno la maggior parte della popolazione italiana posta alla base di tale piramide statistica.
E che già oggi, nel 2018, il 50% della popolazione italiana ha più di 45 anni, me scrivente compreso (fonte: Istat); che malattie dell’“occhio da vecchio” (come cataratta senile, glaucoma e degenerazione maculare senile) saranno in aumento (così come le malattie degenerative cardiovascolari, i tumori e le fratture ossee in adulti over 50 ed anziani); che i cambiamenti climatici odierni (anche a causa della perdurante siccità estiva e dei conseguenti incendi) influiscono anche sull’aumento esponenziale dei casi di allergie e di patologie respiratorie in corso, in rapida crescita (anche) tra bambini e ragazzi; che le aspiranti madri italiane che ricorrono alla fecondazione in vitro per avere figli da ultraquarantenni sono le più vecchie “aspiranti mamme” d’Europa (notizie statistiche prese da diverse fonti che, se sommate tutte insieme, farebbero riflettere anche il più ottimista, progressista ed entusiasta dei futurologi nostrani…).
Ed ancora: che rischiamo (sì, proprio noi italiani) a causa di coloro che pranzano abitualmente da decenni nei “fast food”, nei bar e nelle tavole calde della penisola (tradendo, di fatto, la nostra salubre e millenaria cucina mediterranea) di avere, in futuro, milioni di malati di obesità, di diabete, di cancro e/o di stitichezza cronica intestinale da dover curare, a causa del mancato o insufficiente apporto di fibre alimentari e/o di vitamine, frutta e verdura nei pasti consumati fuori casa (tra una telefonata e l’altra, tra fritti, dolciumi e bevande gassate, sempre di corsa e con stress psicofisico per tutto l’organismo).
Ma l’Italia di oggi continua a “confessarci statisticamente” anche altre informazioni che riguardano tutta la nostra popolazione (non solo adulti o futuri anziani), come sapere che i bambini non più allattati al seno e/o nutriti con latte artificiale sembrano essere statisticamente più soggetti a diventare allergici, così come i nati prematuri o quelli nati con taglio cesareo (anziché che con un parto naturale); che il 10% degli italiani dorme male; che i matrimoni sono calati del 30% e che tre italiani su dieci improvvisano (correndo notevoli rischi) la loro saltuaria pratica sportiva (senza talvolta conoscerne minimamente le basi).
E (se ancora tutto ciò non bastasse) che, in fatto di conoscenza della lingua inglese, noi italiani siamo i penultimi in Europa; che il 60% per cento del popolo italiano non legge libri ma che quasi il 20% dei nostri minorenni gioca d’azzardo; che quasi 7 milioni di italiani si sono fatti fare un tatuaggio ma che quasi il 20% di loro se ne è poi pentito; che la maggior parte del territorio italiano è cementificato (circa il doppio rispetto a vent’anni fa); che continua a scendere il numero dei neonati nati in Italia; che le assicurazioni italiane sono le più costose d’Europa; che due giovani su tre (under 35 anni) vivono in famiglia e che ci sono oltre un milione e mezzo di famiglie povere in Italia; che i più anziani abitano, invece, al Sud Italia e che a vedere (per troppo tempo) la televisione c’è più rischio di subire una trombosi (così come avviene per l’eccessiva sedentarietà lavorativa – e qui penso all’uso assiduo dei computers e degli smatphones in ufficio ed a casa…); che la sifilide, malattia trasmissibile sessualmente, è cresciuta, dal 2000 ad oggi, del 400% proprio qui da noi, in Italia; che la carenza di lavoro specializzato ben retribuito, qui in Italia, farà espatriare all’estero quasi un giovane su due; che, nel solo anno 2012, sempre qui da noi, in Italia, sono state licenziate oltre un milione di persone a causa della perdurante crisi economica; che oggigiorno il 12% degli italiani non va più a curarsi i denti dal dentista (per motivi economici); che (della popolazione italiana) più dell’8% sono stranieri; ed infine, “dulcis in fondo”, che il numero di opere edili incompiute nel Lazio (vergognoso sperpero di denaro pubblico…) è finora il più alto d’Italia!
Per oggi mi fermerei qui con numeri e dati, per carità cristiana e per non infierire oltre su questa nostra “Bella Italia”, che nonostante tutto, però e fortunatamente, è ancora dotata e ricca di paesaggi nostrani meravigliosi, di città d’arte attraenti, di monumenti storici e borghi stupendi e dell’amata (invidiataci da tutto il mondo) dieta e cucina italiana (e mediterranea) che sempre più spesso gli stranieri sembrano apprezzare ed amare più di noi “autoctoni”.
E proprio sul “made in Italy” e su questo formidabile “fattore vincente Italia”, originale ed unico nel mondo anche nel 2050 ed oltre, bisognerà scommettere culturalmente tutto, nel prossimo futuro, per risollevare il nostro paese da… “Grossissimi Guai in dirittura d’arrivo…”, se non faremo nulla di nuovo per cambiare rotta in tempo utile!
Ad maiora sempre!
Cristiano Torricella, futurologo italiano
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Re: Media e dintorni

Messaggioda grazia » 29/10/2018, 9:21

LA MEDIOCRITA'

Ci si meraviglia, a torto, del successo della mediocrità. La mediocrità non è forte per ciò che è in sé, ma per le mediocrità che rappresenta, e in questo senso la sua potenza è formidabile. Più l’uomo di potere è meschino, più conviene a tutte le cose meschine. Paragonandosi a lui, ciascuno si domanda: «Perché non potrei arrivare a mia volta?» Egli non suscita alcuna gelosia: i cortigiani lo preferiscono perché possono disprezzarlo; i re se lo conservano come una manifestazione della loro onnipotenza. La mediocrità non solo ha tutti questi vantaggi per restare ben salda al suo posto, ma possiede anche un merito assai più grande: esclude dal potere la capacità. Il deputato degli sciocchi e degli imbecilli al ministero accarezza due passioni del cuore umano: l’ambizione e l’invidia.
(François-René de Chateaubriand)
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Re: Media e dintorni

Messaggioda grazia » 04/11/2018, 10:43

IL PROGETTO HAARP ?
l'unica cosa è sperare si tratti di una FACE NEWS !!!!


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ALTRA INFORMAZIONE - IL PROGETTO H.A.A.R.P.


Un improvviso sconvolgimento climatico portera’ ad una catastrofe globale di monumentali proporzioni, …portando intere nazioni a scomparire sotto il mare ed i pochi sopravvissuti a combattere per le scarseggianti risorse di cibo, acqua ed energia”. (Da un rapporto “segreto” del Pentagono).


C’E’ QUALCUNO CHE GIOCA CON I NUMERI?
Forse le date – 26 Dicembre 2002 (Ciclone Zoe in Polinesia), 26 Dicembre 2003 (terremoto in Iran), 26 Dicembre 2004, onda tsunami nelll’Oceano Indiano – sono solo una coincidenza. Forse non è vero – al di là delle date – che lo tsunami del Dicembre 2004, come suggeriscono alcuni siti di “cospirazionismo”, è stato provocato da un esperimento tecnologico segreto (altri dicono addirittura “voluto”), ma questo non basta certo a scartare del tutto l’idea che con il controllo dell’atmosfera gli uomini non abbiano mai pensato di giocare. Anzi. Gli stessi sospetti dei “paranoici” riguardo al recente tsunami probabilmente non sarebbero mai potuti nascere, se le premesse, almeno generiche, per una tale follia non fossero esistite in primo luogo (la fantasia ha sempre bisogno di un appiglio reale, per poter dare i suoi frutti migliori).

IL PROGETTO H.A.A.R.P.
Nel corso dei secoli, i mutamenti climatici hanno rappresentato uno dei più potenti catalizzatori dei pensieri dell’uomo, influenzandone le credenze e le azioni, gli umori e le decisioni, sempre in un modo apparentemente casuale, ma in realtà guidati dalla ferrea logica della natura.
Tuttavia dalla rivoluzione industriale ad oggi qualche ferita abbiamo incominciato ad infliggergliela, e la Terra oggi non è certo più quella dei giorni antichi, dove tutto era in perfetto equilibrio bio-ambientale.
Ma mentre i più visibili sembrerebbero gli allarmi della comunità scientifica sul surriscaldamento globale, il rischio maggiore è forse quello, praticamente ignorato dai mass-media, di un mutamento climatico a scopi militari.
Esiste infatti dal 1992 un progetto del Dipartimento della Difesa Statunitense, coordinato dalla Marina e dall’Aviazione, denominato HAARP (High-Frequency Active Auroral Research Program). E’ il cuore vero e proprio del più vasto – e ben più noto – programma di “Guerre Stellari”, avviato nei primi anni Ottanta sotto le amministrazioni Reagan-Bush, che ora sta accelerando la sua corsa drogato da una spesa militare mai vista in precedenza, giustificata dal solito bipensiero orwelliano: “La guerra è pace”.
La base principale di HAARP occupa un’estesa area a Gakona, in Alaska, sul cui terreno è installata una serie di 180 piloni d’alluminio alti 23 metri, su ognuno dei quali si trovano una coppia di antenne per la banda bassa ed una per la banda alta, in grado di trasmettere onde ad alta frequenza fino ad una distanza di 350 km. Queste onde sarebbero indirizzabili verso zone strategiche del pianeta, sia terrestri che atmosferiche.
Come spesso succede, la facciata dell’operazione ha nobili scopi: lo studio accademico della ionosfera e lo sviluppo di nuove tecniche radar, che permettano agevoli comunicazioni con i sottomarini e rendano possibili radiografie di terreni, in modo da rilevare armi od attrezzature a decine di km di profondità; a conferma di ciò, è online il sito del progetto, che dipinge l’immagine di un’innocua stazione scientifica, con tanto di webcam.
La realtà, come sempre, va cercata oltre la superficie.
DA TESTLA A EASTLUND
Negli anni Ottanta Bernard J. Eastlund, fisico texano del MIT di Boston, ispirandosi alle scoperte di Nikola Tesla, registrò negli Stati Uniti il brevetto n° 4.686.605 denominato “Metodo ed attrezzatura per modificare una regione dell’atmosfera, magnetosfera e ionosfera terrestre”, a cui ne fece seguire altri undici. In uno di questi era descritta la proprietà riflessiva della ionosfera per utilizzi come “sistemi di raggi energetici”, “esplosioni nucleari graduali senza radiazioni”, “sistemi di rilevamento e distruzione di missili nucleari” e “sistemi radar spaziali”.
Alcune di queste invenzioni furono acquisite dalla ARCO, proprietaria di ampie riserve di gas naturale in Alaska, le quali potevano in questo modo essere riconvertite in energia elettrica redistribuibile tramite la ionosfera ai propri clienti in tutto il mondo: la visione di Tesla di distribuire energia senza fili e gratis nelle case di tutto il mondo stava in parte per realizzarsi, seppur concettualmente distorta da forti interessi economici. (Su Nikola Tesla, un genio tanto ignoto alla storia quanto è grande il debito dell’umanità nei suoi confronti, è in preparazione una apposita scheda).
Inoltre, queste invenzioni rendevano possibile manipolare il clima, quindi creare pioggia quando necessario per favorire l’agricoltura o neutralizzare fenomeni distruttivi quali tornado ed uragani.
A questo punto entrò in scena il governo, e la storia si fece più complicata.
Tutti i brevetti di Eastlund vennero dapprima sigillati sotto un ordine di massima segretezza, per poi passare alla E-Systems, una delle maggiori fornitrici di tecnologie avanzate ai servizi segreti di molte potenze mondiali, assorbita poi dalla Raytheon, una delle quattro maggiori fornitrici della difesa Usa, produttrice dei missili Tomahawk, Stinger (questi spesso finiti nelle mani di paesi “canaglia” e gruppi terroristici”), e dei famigerati Bunker Buster. Le connessioni con il potere sono riassumibili nella figura di Richard Armitage, oggi Vicesegretario di Stato e Viceministro degli Esteri nell’amministrazione Bush. Armitage, già consulente, membro del consiglio d’amministrazione, firmatario e convinto sostenitore del PNAC, risulta anche implicato in molte operazioni segrete della CIA dal Vietnam ad oggi.
Secondo le scoperte di Eastlund, dirigere la potenza di HAARP verso uno specifico punto della ionosfera la farebbe riscaldare al punto da innalzarla fisicamente, in modo da creare un rigonfiamento altamente riflettente, definito da lui “effetto lente”, in grado di convogliare i raggi sulla terra con effetti devastanti: la potenza di tali onde sarebbe tale da provocare modificazioni molecolari dell’atmosfera, causando – a seconda delle diverse frequenze – cambiamenti climatici, la possibile disgregazione di processi mentali umani, e forse anche, appunto, effetti sui movimenti tettonici di magnitudine imprecisata.
STRATEGIE GLOBALI
Gli avvenimenti geopolitici attuali potevano essere intuiti già anni fa, leggendo profetici libri come la Grande Scacchiera di Zbygniew Brzezinsky, del 1997, o i testi programmatici del PNAC, Project for a New American Century, dello stesso anno.
lo stesso possiamo fare ora analizzando scritti e dichiarazioni di influenti pensatori ed alti vertici militari, rispetto ad un futuro relativamente vicino.
Lo stesso Brzezinsky, consigliere della Sicurezza ai tempi di Carter, già nel 1970 scriveva nel suo libro “Tra due Età'”: ” La tecnologia renderà disponibile, ai leader delle principali nazioni, tecniche per condurre operazioni di guerra segrete, che richiederanno l’impiego di un esiguo numero di forze di sicurezza […] Tecniche di modificazione climatica potranno essere impiegate per produrre prolungati periodi di siccità o tempesta”. Risalgono infatti a quei tempi, seppur in forma rudimentale, i primi studi relativi alla guerra climatica, come il Progetto Popeye per estendere la stagione dei monsoni in Vietnam.
Il documento più interessante è lo studio redatto da sette ufficiali dell’esercito Usa nell’Agosto del 1996, intitolato: ” Il clima come moltiplicatore di potenza: averne il controllo nel 2025″, nato da una direttiva del Comandante delle forze aeree statunitensi, tesa a stimolare un dibattito intellettuale tra i membri dell’esercito, in cui si afferma: “Nel 2025 le forze aereospaziali Usa potranno avere il controllo del clima se avranno capitalizzato le nuove tecnologie sviluppandole nella chiave delle applicazioni di guerra. […] Dal miglioramento delle operazioni degli alleati e dall’annullamento di quelle del nemico tramite scenari climatici “su misura”, alla completa dominazione globale delle comunicazioni e dello spazio, la modificazione climatica offre al chi combatte una guerra un’ampia gamma di possibili modi per sconfiggere o sottomettere l’avversario”. (2)
Questi propositi sono confermati da un successivo studio del 2003, intitolato “Padroneggiare l’ultimo campo di battaglia: i prossimi avanzamenti nell’uso militare dello spazio” ad opera del Project Air Force della Rand Corporation, un think-thank legato alle lobbies del petrolio e delle armi che ha avuto come amministratore Donald Rumsfeld, e nel cui consiglio di amministrazione figura Lewis Libbey, socio fondatore del PNAC ed attuale direttore del personale di Dick Cheney.
Il concetto alla base di questo rapporto è la “Full Spectrum Dominance”, vale a dire una politica di eccezionali investimenti militari mirati alla conquista ed al mantenimento di una posizione di superiorità nello spazio, se non addirittura di un suo controllo assoluto.
Il che obbligherebbe chi volesse contrastare l’impero a farlo esclusivamente via terra e mare.
Al riguardo, sono particolarmente significative le parole del Comandante in Capo del comando spaziale Usa, Joseph W. Ashy: “Alcune persone non vogliono sentirne parlare. ma assolutamente siamo prossimi a combattere nello spazio. Combatteremo dallo spazio e nello spazio. Un giorno o l’altro colpiremo obiettivi terrestri – navi, aeroplani e obiettivi sulla terraferma – dallo spazio.”
Il 22 Febbraio del 2004, l’Observer ha pubblicato un rapporto “segreto”, commissionato da Andrew Marshall, influente consigliere di Rumsfeld, che sarebbe sfuggito al Pentagono, e che conclude: “Un improvviso sconvolgimento climatico porterà ad una catastrofe globale di monumentali proporzioni, che comprende una guerra nucleare e disastri naturali, portando intere nazioni a scomparire sotto il mare ed i pochi sopravvissuti a combattere per le scarseggianti risorse di cibo, acqua ed energia”.
Può sembrare la descrizione di un futuro remoto da film Hollywoodiano, ma già nel 2006 avverrà il lancio dimostrativo nella stratosfera del Falcon, un drone armato di testate nucleari in grado di volare all’altezza di 100.000 piedi, alla velocita’ di 12 volte quella del suono, virtualmente inattaccabile, i cui futuri sviluppi lo renderanno in grado di colpire ovunque partendo dal territorio degli Stati Uniti.
Il 2006 è anche l’anno in cui HAARP verrà dotato dei restanti trasmettitori, portandolo alla massima potenza. Sempre per aiutare l’agricoltura?
LA COMUNITA’ SCIENTIFICA
Sono molte le voci di protesta riguardanti questi folli e distruttivi progetti. Fra queste, la scienziata di fama mondiale Rosalie Bertell denuncia che “gli scienziati militari degli Stati Uniti stanno lavorando sui sistemi climatici come potenziale arma. I metodi includono l’accrescimento delle tempeste e la deviazione dei fiumi di vapore dell’atmosfera terrestre per produrre siccità o inondazioni mirate”. Richard Williams, fisico e consulente dell’Università di Princeton, dice che “i test di surriscaldamento della ionosfera sono un atto irresponsabile di vandalismo globale […] HAARP potrebbe essere un serio pericolo per l’atmosfera terrestre. Con esperimenti di questo tipo, potrebbero essere fatti danni irreparabili in poco tempo”.
Alcuni ricercatori già oggi sospettano dei collegamenti con i recenti sconvolgimenti climatici, terremoti, uragani, maremoti, diffuse siccità.

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Guardando quello che sta succedendo in italia
vuoi vedere che le prove del progetto sono arrivate sino a noi?
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Re: Media e dintorni

Messaggioda grazia » 06/11/2018, 0:37

dal Corsera

Più severità a scuola
per chi ignora le regole


risponde Luciano Fontana


Caro direttore,
mia madre (classe 1921) mi raccontava che ai suoi tempi, fra le fantasiose punizioni scolastiche, c’era quella di far stare inginocchiati gli alunni dietro la lavagna con sotto le ginocchia i grani del mais. Tali punizioni sono state poi messe al bando con sospiro di sollievo di figli, nipoti e pronipoti. È di questi giorni la notizia che la professoressa di storia di una scuola di Vimercate è stata ferita a sediate da alcuni suoi alunni. Penso che le punizioni del tempo di mia madre debbano continuare a essere messe al bando, ma perché non cercarne di altrettante sonore? Ad esempio, perché non far ripetere l’anno agli scolari che meritano il sette in condotta? È vero: la condotta non è una materia. Ma, a mio parere, è più di una materia. È la generatrice della materia delle materie, ovvero, l’educazione civica che forse proprio perché insegna il vivere del mondo non s’insegna più.
Alessandro Prandi

Caro signor Prandi,
La storia della professoressa di Vimercate purtroppo è l’ultimo di una catena di episodi di maleducazione, bullismo e strafottenza nelle nostre aule. Discutiamo seriamente del problema solo con una piccola avvertenza: la maggioranza degli studenti va a scuola per imparare, si comporta bene e ha un rapporto positivo con i professori. Proprio per questa ragione dobbiamo tornare a essere molto severi con chi si comporta male. Con gli studenti fannulloni, maleducati e violenti nei confronti dei docenti e dei loro compagni di classe.
Ma anche con i genitori che li difendono, si trasformano nei loro avvocati difensori e qualche volta addirittura aggrediscono gli insegnanti (l’ultimo episodio proprio l’altro ieri in una scuola elementare). Ci sono tanti modi per far rispettare le regole: dal brutto voto alla sospensione, all’obbligo di riparazione e alle attività di volontariato nei casi di danneggiamenti. Ma certamente è indispensabile che questi ragazzi, anche tramite il ritorno dell’insegnamento dell’educazione civica, maturino e comprendano quanto siano importanti la scuola e i comportamenti rispettosi. Se non lo capiscono alla loro età probabilmente non lo capiranno più nella vita.
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Re: Media e dintorni

Messaggioda grazia » 10/11/2018, 9:37

Ecco come il Vaticano combatte il cyberbullismo


L'International Cyberbullying Observatory avrà sede in Vaticano ed è promosso da Scholas Occurentes, la rete di oltre 440mila scuole in tutto il mondo avviata da Papa Francesco per promuovere il diritto all’educazione e dalla Fondazione Carolina, associazione che prende il nome da una delle prime vittime in assoluto di cyberbullismo
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Assieme alla rivoluzione della rete, dell’universo digitale e della società virtuale, e a tutto quello che ha portato in termini di miglioramento delle interazioni tra persone, e quindi di qualità delle vita, sono altrettante le insidie che vi si nascondono nelle pieghe. Una tra queste è il cosiddetto cyberbullismo, vale a dire tutto quell’insieme di aggressioni, di molestie e di prevaricazioni che prendono vita con l’uso di strumenti nati per comunicare, come i social network. Papa Francesco, da buon pastore qual’è, più volte ha fatto suonare pubblicamente il campanello d’allarme su questo fronte. Come fronteggiarlo allora, con atti concreti? C’è chi, in Vaticano, il problema se l’è posto, giungendo ad elaborare un programma per capire meglio la questione ed elaborare piani di intervento.
Un progetto che prevede, in serie, la misurazione del fenomeno, in termini di diffusione quanto della percezione che grava sui ragazzi; l’esplorazione delle leggi già esistenti, approvate o in preparazione, nei governi dei vari Paesi, e il loro effettivo impatto; infine il monitoraggio delle metodologie di intervento che hanno prodotto risultati migliori, per capire quali sono le pratiche più efficienti create appositamente per prevenire e combattere il fenomeno.
Ico, International Cyberbullying Observatory, ovvero l’Osservatorio internazionale sul cyberbullismo, è la sigla dell’organismo in questione, che avrà sede in Vaticano e che è promosso da Scholas Occurentes, la rete di oltre 440mila scuole in tutto il mondo avviata da Papa Francesco allo scopo di promuovere il diritto all’educazione, e dalla Fondazione Carolina, associazione che prende il nome da una delle prime vittime in assoluto di cyberbullismo, Carolina Picchio, e che in suo nome si trova impegnata nella tutela dei minori in alcune delle maglie più oscure e pericolose della rete.
I primi dati esposti durante la presentazione a Roma, nella Sala Marconi della Radio Vaticana, legati all’indagine globale sull’esperienza degli studenti sulle piattaforme digitali che verrà presentata in maniera completa ad aprile, mostrando che più o meno un ragazzo su quattro, e a partire dall’età di soli undici anni, ha avuto a che fare in maniera diretta con episodi di cyberbullismo. Per una cifra di milleduecento casi nuovi all’anno di problematiche legate a internet, cyber bullismo e sex thing. Un dato ancora più allarmante per le famiglie italiane è poi quello che dice come nel nostro Paese ben l’undici per cento dei bambini vittime di questi atti di violenza confessi di aver pensato almeno una volta a compiere l’estremo gesto, ovvero il suicidio.
“Non vogliamo il silenzio, vogliamo combattere il bullismo prendendo una posizione chiara”, è l’appello lanciato durante la presentazione da Jose Maria del Corral, presidente della Fondazione Scholas. “I principali responsabili del bullismo siamo noi, l’opinione pubblica”, e non bastasse, dopo essere bullizzati gli stessi ragazzi spesso vedono che “c’è un gruppo silenzioso che tace, che festeggia o che non ha il coraggio di denunciare, perché l’aggressione sia fermata alla radice. Il bullo, in questo modo, si sente applaudito”, spiega. Il punto infatti messo in luce nel corso dell’evento dai presenti è che è necessario, quanto fondamentale, dare la giusta importanza allo strumento tecnologico, e allo stesso tempo mettere in primo piano la famiglia, non i bulli. “Nella comunità educante il luogo principale è la famiglia”, ribadiscono i promotori dell’iniziativa.
Sarà al termine del maxi evento di tre giorni che avrà luogo nella prossima primavera, e che coinvolgerà oltre cinquanta università, rappresentanti governativi di oltre trenta paesi, colossi del web, esperti e gli stessi giovani, ricalcando in qualche modo il modello del Sinodo dei vescovi appena terminato, che verrà ufficialmente istituito l’Osservatorio. L’esperienza sinodale pare cioè avere raccolto così tanto entusiasmo da parte dei partecipanti che, considerato ormai modello virtuoso di incontro, ascolto dopo discussione, verrà replicato anche per risolvere la problematica particolare del cyberbullismo, di stretto interesse dei giovani.
“Abbiamo un Papa che ascolta il doppio di quanto parla e che ci ha insegnato che l’educazione è ascolto. Così è nata la storia di Scholas, pensando che il problema dei giovani è solo dell’Argentina. Mi ha detto: guardate che in tutto il mondo i giovani hanno problemi e non trovano risposte. Se vogliamo cambiare il mondo dobbiamo cambiare l’educazione”, commenta non a caso Del Corral. “Sarà il primo congresso mondiale che metterà a confronto i risultati delle ricerche e le proposte fatte direttamente dai ragazzi sul tema, fatte pervenire direttamente agli stakeholder presenti, che ascoltando la loro potranno confrontarsi su aspetti concreti per risolvere il problema”, spiegano i promotori. “Dopo l’idea del convegno ci siamo trovati per strada senza avere informazioni, e incrociando quelle esistenti i risultati erano molto poco consistenti”, specificano. E molti di questi giovani sono già da questi giorni al lavoro a Castelgandolfo “per condividere esperienze, dati, metodologie e buone pratiche”.
“Le parole fanno male più delle botte”, scriveva invece Carolina, il cui papà, Paolo Picchio dopo aver dato vita alla Fondazione che prende il nome della figlia, di cui ora è presidente, ha fatto il giro di più di trecento scuole e incontrato più di trentamila ragazzi per sensibilizzare sulla tragicità talvolta del tema. Lui stesso inizialmente non comprendeva il perché la figlia si fosse uccisa. “Spero che adesso siate tutti più sensibili alle parole”, sono le sue parole. Picchio ha poi elogiato la legge attualmente in vigore in Italia, la prima in Europa sul cyberbullismo, ma che nonostante ciò resta “la necessità di costruire insieme eventi bisogna portare nei laboratori persone per fare educazione”. “Noi vogliamo che il nostro progetto diventi sempre più vasto. Vogliamo riuscire a capire il fenomeno a livello mondiale, perché riuscendo a capirlo possiamo riuscire a limitarlo”, è la sua chiosa, deciso.
“Papa Francesco affida all’educazione il compito di cambiare, perché vede nell’educazione uno strumento di cambiamento profondo”, incalza il pedagogista Italo Fiorin. “Internet può essere una occasione per aumentare la capacità di incontrare gli altri, ma anche per chiuderci, trasformando un incontro reale in artificiale e virtuale”, e per questo “c’è una sfida educativa che sollecita in due direzioni: imparare a sfruttare le potenzialità della rete, punto che tocca tutto il tema dell’apprendimento. Ma c’è anche l’altra dimensione, quella del rischio e di come la rete talvolta crea drammi”.
Un dramma del quale la ragione più comune è la solitudine che deriva, per i ragazzi, nel momento di doverlo fronteggiare. “Internet è un grandissimo veicolo di collegamento tra i giovani, ma possiede anche un alto tasso di pericolosità: la rete va navigata, va vissuta, ma bisogna insegnare ai ragazzi come si naviga e cercare di prevedere come arriveranno, attraverso di essa, i prossimi fenomeni che poi, purtroppo, si traducono in numeri umani, se non si fa un’efficace opera di prevenzione”, ha infatti spiegato in conclusione Luca Bernardo, medico e docente. “Dobbiamo anticipare la pericolosità della rete, che è capace di fare incontrare persone lontane ma ha creato una rete senza rete e un mondo senza confini, in cui possono entrare persone che emarginano le vittime e creano reti negative di bullismo. Servono dati su come si naviga e da dove arrivano fenomeni come questi, che si traducono in numeri umani di sofferenze e tragedie”.

Francesco Gnagni
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