spigolando, spigolando....

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Re: spigolando, spigolando....

Messaggioda grazia » 06/07/2018, 8:01

Pensierini e pensieracci....famosi...
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I siriani immaginarono che l'uomo e la donna , creati nel quarto cielo, si azzardarono a mangiare una focaccia, invece dell'ambrosia, che era il loro cibo naturale. L'ambrosia si esalava attraverso i pori; mentre, dopo aver mangiato la focaccia, bisognava andare al cesso. L'uomo e la donna pregarono un angelo d'insegnar loro dove si trovasse detto luogo. Vedete, disse l'angelo, quel piccolissimo pianeta laggiù, a circa sessanta milioni di leghe da qui? E' il gabinetto dell'universo; andateci subito. essi ci andarono, e ci restarono. E da allora il nostro mondo è quel che è.
Voltaire
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Re: spigolando, spigolando....

Messaggioda grazia » 11/07/2018, 10:29


LA TAZZA DI TE’


Un filosofo si recò un giorno da un Maestro Zen e gli dichiarò:

“Sono venuto a informarmi sullo Zen, su quali siano i suoi principi ed i suoi scopi”.
“Posso offrirti una tazza di tè?” gli domandò il maestro.
E incominciò a versare il tè da una teiera.
Quando la tazza fu colma, il maestro continuò a versare il liquido, che traboccò.
“Ma che cosa fai?” sbottò il filosofo. “Non vedi che la tazza è piena?”
“Come questa tazza” disse il maestro “anche la tua mente è troppo piena di opinioni e di congetture perché le si possa versare dentro qualcos’altro..
Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?”

"La mente non può che fare riferimento al passato ed a quanto le è già noto.
Tutto ciò che riceve, lo interpreta alla luce delle precedenti esperienze ed opinioni.
In tal modo, però, impedisce un approccio diretto e fresco verso la realtà.
Se non liberiamo la mente dai pregiudizi non c’è modo, quindi, di apprendere nulla di veramente nuovo. "
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Re: spigolando, spigolando....

Messaggioda grazia » 11/07/2018, 10:37

I 2 CAVALLI


Due cavalli tiravano ognuno il proprio carro.

Il primo cavallo non si fermava mai;
ma l’altro sostava di continuo.

Allora tutto il carico venne messo sul primo carro.

Il cavallo che era dietro e che ormai tirava un carro vuoto,
disse sentenzioso al compagno:
” Vedi? Tu fatichi e sudi!
Ma più ti sforzerai, più ti faranno faticare.”

Quando arrivarono a destinazione, il padrone si disse:
” Perché devo mantenere due cavalli!
Mentre uno solo basta a trasportare i miei carichi?

Meglio sarà nutrir bene l’uno, e ammazzare l’altro;
ci guadagnerò almeno la pelle del cavallo ucciso! “


E così fece…

LEV TOLSTOJ!
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Re: spigolando, spigolando....

Messaggioda grazia » 21/07/2018, 10:48

Misurare le parole

Che il linguaggio contribuisca a forgiare ciò che pensiamo, sentiamo e addirittura percepiamo è qualcosa che la ricerca scientifica sa da tempo: schiere di psicologi, filosofi, sociologi e semiologi hanno ripetuto per tutto il Novecento che gli esseri umani sono fatti di parole e segni, oltre che di carne e ossa. È con le parole che costruiamo la nostra capacità di pensare, è di parole che sono fatti gran parte dei nostri pensieri, ed è dalle parole che dipende pure il mondo esterno, o almeno quella fetta che rientra nei limiti della nostra comprensione. Questa consapevolezza è ormai talmente diffusa da essere entrata nel senso comune: capita a tutti di sentir ripetere nei contesti più disparati, dai talk show ai supermercati, frasi come «Le parole sono pietre», che era il titolo di un libro di Carlo Levi, o «Le parole sono importanti», che fu urlata da Nanni Moretti nel film Palombella Rossa, per dar voce alla rabbia che il personaggio Michele Apicella provava contro i luoghi comuni sciorinati dalla giornalista che lo stava intervistando.
Le parole siamo noi insomma, e lo sappiamo. Inoltre sono pietre, nel senso che possono fare male, e molto. Se non si scelgono con ponderazione e non si usano con tatto. Anche di questa ponderazione ci riempiamo la bocca da anni, con il linguaggio politically correct: non diciamo più «handicappati» ma «disabili», non più «spazzini» ma «operatori ecologici», non più «negri» ma «neri» o «persone di colore». Per non parlare delle acrobazie linguistico-simboliche con cui cerchiamo di consolare le donne della loro discriminazione sociale ed economica, particolarmente più grave in Italia che in altri paesi sviluppati: «care colleghe e cari colleghi», «care/i colleghe/i», «car* collegh*» e via dicendo. Ma se da un lato ci esercitiamo in circonlocuzioni «politicamente corrette», dall’altro siamo pronti, oggi più di ieri, a usare la lingua in modo sbracato: turpiloquio, espressioni colorite, colloquiali e gergali hanno ormai invaso anche gli ambienti più colti ed elitari – dall’università all’azienda, dalla politica alle istituzioni – nell’idea che «parlare come si mangia» implichi maggiore autenticità ed efficacia del parlar forbito. Un’idea confermata tutti i giorni dai media, specie dalla televisione, dove l’aggressività linguistica è diventata per molti (giornalisti, star, ospiti) un vezzo, un fatto di stile. E in quanto tale fa tendenza e si riproduce ovunque, dai salotti chic ai flaming su internet.
Non è facile trovare un equilibrio fra questi due poli: da una parte, infatti, le formule politicamente corrette non bastano a costruire il rispetto che pretenderebbero di esprimere, ma restano spesso una semplice facciata, dietro alla quale si possono camuffare le peggiori tendenze razziste, omofobe e sessiste; d’altra parte è vero anche che la sciatteria linguistica può implicare sciatteria esistenziale e relazionale: «Chi parla male pensa male e vive male», diceva ancora Nanni Moretti/Michele Apicella. Ma se gli eccessi eufemistici possono cadere nell’ipocrisia, pure la posizione di Moretti corre i suoi rischi, che sono quelli dello snobismo: il mondo è pieno di persone che non hanno potuto dotarsi degli strumenti culturali necessari a raffinare il modo in cui parlano, ma sono ugualmente capaci di pensare e vivere benissimo, vale a dire con autenticità e rispetto per gli altri. Molto più di quanto non facciano certi sapientoni, la cui arroganza – verbale e non – vediamo all’opera tutti i giorni.
E allora, come se ne esce? Come si trova la misura giusta? Purtroppo non c’è una soluzione generale, perché l’attenzione, il senso di opportunità, il rispetto sono sempre relativi al contesto e al momento in cui si esercitano, ma soprattutto alla persona (o persone) a cui sono indirizzati. E oltre che con le parole possono essere trasmessi con l’espressione del volto, il tono della voce e gli atteggiamenti del corpo, con i quali si può confermare ciò che abbiamo detto, ma anche sconfessarlo. Perciò bisogna cercare la misura caso per caso, sempre ricordando che siamo ciò che diciamo e diciamo quel che siamo, ma lo diciamo con un mare di segni, sintomi e indizi ben più vasto delle parole, e lo diciamo anche con l’insieme dei nostri comportamenti e il tessuto delle nostre relazioni. Lo diciamo con tutta la nostra vita.
G.Cosenza
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Re: spigolando, spigolando....

Messaggioda grazia » 21/07/2018, 19:59

Un sorriso

Un sorriso non costa nulla e rende molto.
Arricchisce chi lo riceve,
senza impoverire chi lo dona.
Non dura che un istante
ma il suo ricordo è talora eterno.

Nessuno è così ricco da poterne fare a meno.
Nessuno è così povero da non poterlo dare.
Crea felicità in casa; è sostegno negli affari;
è segno sensibile dell’amicizia profonda.

Un sorriso dà riposo alla stanchezza;
nello scoraggiamento rinnova il coraggio;
nella tristezza è consolazione;
d’ogni pena è naturale rimedio.
Ma è bene che non si può comprare,
né prestare, né rubare,
poichè esso ha valore solo nell’istante in cui si dona.

E se poi incontrerete talora chi non vi dona l’atteso sorriso,
siate generosi e date il vostro;
perchè nessuno ha tanto bisogno di sorriso
come chi non sa darlo ad altri.

Frederik W. Faber (1814-1863)
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Re: spigolando, spigolando....

Messaggioda grazia » 22/07/2018, 8:16

CAMMERA AMMOBBIJATA

Trilussa (Carlo Alberto Salustri)

Quanno ne li momenti d’allegria
ripenso a quarche buggera passata,
me ne rivado co’ la fantasia
in quela cammeretta ammobbijata
dove quann’ero giovane aspettai
la bella donna che nun viddi mai.
La sora Pia me disse: — Signorino,
se volesse passà verso le sei
a Via dell’Orso, dieci, mezzanino,
je manno un tipo come piace a lei:
un bocconcino propio da poeta… —
E se baciò la punta de le deta.
Perché ‘sta sora Pia, che da l’aspetto
pareva una degnissima signora,
s’affittava la cammera da letto,
tutto compreso, a dieci lire l’ora,
e spesso combinava l’abbordaggio
co’ quarche scampoletto de passaggio.
— Io — disse — n’ho vedute de regazze:
ma co’ quell’occhi, mai! So’ color celo:
che, quanno li tiè bassi, le pennazze
je fanno un’ombra blu, che pare un velo.
Eppoi che bocca! Fra le tante cose
ce se diverte a mozzicà le rose.
Ecco la chiave. Vada pure franco;
troverà scritto su la porta mia:
«Pia Sbudinfioni, cucitrice in bianco».
Entri e l’aspetti; eppoi, quanno va via,
me rimette la chiave ner cantone
dedietro ar busto de Napoleone. —
Nun ve dirò le smanie de quer giorno!
Appena entrato ne la cammeretta
smicciai le cose che ciavevo intorno:
el letto, er commodino, la toletta
capii che m’aspettaveno, ma senza
damme neppuro un po’ de confidenza.
Rivedo in un ritratto scolorito
la sora Pia, coll’abbito da sposa,
arrampicata ar braccio der marito
che, propio sur più bello de la posa,
aveva fatto un segno de protesta
perché la bomba nun je stava in testa.
Napoleone, ne l’atteggiamento
de chi vede er destino da lontano,
fissava rassegnato un paravento
che invece riparava un lavamano,
e faceva una smorfia co’ la bocca
quasi volesse di’: sotto a chi tocca!
Co’ la speranza de trovà un sorriso
me guardai ne lo specchio, ma er cristallo,
spaccato in mezzo, me sformava er viso:
me vedevo li denti de cavallo,
er naso sfranto e l’occhi stralunati
da nun conosce più li connotati.
— Va’ via, ch’è mejo… — me diceva er core
che in certi casi nun se sbaja mai —
Se a diciott’anni paghi già l’amore,
quanno n’avrai cinquanta, che farai?
T’illudi forse che la gioja nasca
così, a la ceca, come casca casca?
L’amore, quello vero, se conquista.
Tu, invece, te prepari a da’ li baci
su la bocca, che ancora nun hai vista,
d’una donna che forse nun je piaci,
ma te farà la stessa pantomima
ch’ha fatto a quello che c’è stato prima. —
Guardai che or’era: ce mancava poco.
Un po’ de sole entrava ne lo specchio
come una freccia e lo mannava a foco.
Pensai: — Ce tornerò quanno so’ vecchio… —
E rimisi la chiave ner cantone
dedietro ar busto de Napoleone.
1938
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Re: spigolando, spigolando....

Messaggioda grazia » 25/07/2018, 10:37

Racconto di Carlo Cassola

RICORDO D'ESTATE

Al pomeriggio negli orti non c'era nessuno.
Anche per la strada era difficile fare incontri.
Si aveva addirittura l'impressione che il paese fosse stato abbandonato dai suoi abitanti: specie in piazza, dove le persiane erano chiuse, un cane vagava lungo il muro e non si udiva altro rumore all'infuori del monotono sgocciolio della fontanella.
Il paese tornava ad animarsi la sera. Ma era un'animazione diversa da quella della mattina.
La mattina erano tutti in faccende, mentre la sera si godevano il fresco e si concedevano un po' di riposo.
Si camminava adagio, guardando le donne sulle porte, gli uomini che rientravano dal lavoro in bicicletta, le frotte dei soldati in libera uscita,
E tutti parevano sereni e contenti...
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Re: spigolando, spigolando....

Messaggioda grazia » 25/07/2018, 10:50

ERMANN HESSE – Estate

Improvvisamente fu piena estate.
I campi verdi di grano, cresciuti e
riempiti nelle lunghe settimane di piogge,
cominciavano a imbiancarsi,
in ogni campo il papavero lampeggiava
col suo rosso smagliante.

La bianca e polverosa strada maestra era arroventata,
dai boschi diventati più scuri risuonava più spossato,
più greve e penetrante il richiamo del cuculo,
nei prati delle alture, sui loro flessibili steli,
si cullavano le margherite e le lupinelle,
la sabbia e le scabbiose, già tutte in pieno rigoglio
e nel febbrile, folle anelito della dissipazione
dell’approssimarsi della morte
perché a sera si sentiva qua e là nei villaggi il chiaro,
inesorabile avvertimento delle falci in azione.
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Re: spigolando, spigolando....

Messaggioda Rosanna » 26/07/2018, 11:20

grazia ha scritto:ERMANN HESSE – Estate

Improvvisamente fu piena estate.
I campi verdi di grano, cresciuti e
riempiti nelle lunghe settimane di piogge,
cominciavano a imbiancarsi,
in ogni campo il papavero lampeggiava
col suo rosso smagliante.

La bianca e polverosa strada maestra era arroventata,
dai boschi diventati più scuri risuonava più spossato,
più greve e penetrante il richiamo del cuculo,
nei prati delle alture, sui loro flessibili steli,
si cullavano le margherite e le lupinelle,
la sabbia e le scabbiose, già tutte in pieno rigoglio
e nel febbrile, folle anelito della dissipazione
dell’approssimarsi della morte
perché a sera si sentiva qua e là nei villaggi il chiaro,
inesorabile avvertimento delle falci in azione.



mipiace
“ Sono sempre certi atteggiamenti strani, falsi e certi gesti subdoli che delineano le persone, che, piano piano si rivelano x quello che sono.. Non credo ci sia molto altro da capire".
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Re: spigolando, spigolando....

Messaggioda Rosanna » 26/07/2018, 11:20

grazia ha scritto:Racconto di Carlo Cassola

RICORDO D'ESTATE

Al pomeriggio negli orti non c'era nessuno.
Anche per la strada era difficile fare incontri.
Si aveva addirittura l'impressione che il paese fosse stato abbandonato dai suoi abitanti: specie in piazza, dove le persiane erano chiuse, un cane vagava lungo il muro e non si udiva altro rumore all'infuori del monotono sgocciolio della fontanella.
Il paese tornava ad animarsi la sera. Ma era un'animazione diversa da quella della mattina.
La mattina erano tutti in faccende, mentre la sera si godevano il fresco e si concedevano un po' di riposo.
Si camminava adagio, guardando le donne sulle porte, gli uomini che rientravano dal lavoro in bicicletta, le frotte dei soldati in libera uscita,
E tutti parevano sereni e contenti...


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