Media e dintorni

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Re: Media e dintorni

Messaggioda grazia » 13/02/2018, 18:03

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Re: Media e dintorni

Messaggioda grazia » 15/02/2018, 12:16

NERO CON GLI OCCHI AZZURRI
di Massimo Gramellini

Trecento generazioni prima della Brexit e duecentonovantanove prima di Sting, gli inglesi avevano gli occhi azzurri e la pelle nera. Poiché provengono dalla comunità scientifica, i clamorosi esiti dell’esame del Dna di un fossile umano trovato nella gola di Cheddar sono sicuramente una bufala. Finanziata dalle multinazionali degli scafisti in combutta con la Caritas e la cugina della Boldrini. Secondo studi assai più autorevoli, il primo individuo completamente bianco apparso in Europa sarebbe l’Uomo in Ammollo di una pubblicità risalente al mesozoico della tv. Altre teorie, la cui fondatezza è avvalorata da ben 8 «mi piace» su Facebook, attribuiscono la primogenitura della razza bianca all’Homo Salvinianus, un simpatico bruto con la pelle chiara ricoperta da una felpa riproducente lo slogan paleolitico «Negher ciapa el camel», il cui significato resta tuttora oscuro.

La scoperta che il trisnonno degli anglosassoni era più abbronzato di Briatore costringerà i difensori della razza ariana a restringerne i confini alla periferia di Helsinki, dove vive una famiglia che in trecento generazioni si è incrociata soltanto con una renna, ma pallidissima. Resta da capire con chi se la sarebbe presa, quel nero con gli occhi azzurri, se si fosse trovato a girare per Macerata armato di pistola. Forse avrebbe sparato allo specchio.
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Re: Media e dintorni

Messaggioda grazia » 21/02/2018, 9:44

Un filo unisce i fascisti di CasaPound e Forza Nuova al regime di Bashar al Assad in Siria

Luciana Grosso
15/2/2018


A scriverlo è Al Jazeera in un lungo reportage nel quale accosta al governo siriano non solo la destra italiana (CasaPound, ma anche Forza Nuova e altri gruppi minori che orbitano nella galassia nera) ma anche le destre nere europee di Polonia, Grecia Gran Bretagna e Germania, oltre all’Alt Right americana e il Ku Klux Klan.
A unire buona parte di queste formazioni e a avvicinarle al regime siriano è l’adesione all’ESFS, il Fronte europeo di solidarietà per la Siria – una coalizione di gruppi neofascisti e di estrema destra che sostengono il governo di Assad.
A spiegare la vicinanza ad Assad della destra europea è stato Simone Di Stefano, leader di CasaPound, in un’intervista ad Al Jazeera: “Sotto il regime di Assad, i cristiani possono celebrare il Natale apertamente e le donne non sono costrette a indossare il velo. Ci piace l’ideologia dello stato siriano, ma sosteniamo soprattutto ciò che Assad rappresenta: libertà, apertura rispetto al fondamentalismo e socialismo moderno“.
Non solo, secondo Al Jazeera a piacere alla destra italiana ed europea ci sono anche, per buona parte, l’antisionismo di Assad e, soprattutto, la sua tensione antiglobalista visto che la guerra civile è partita come effetto secondario del contagio delle rivolte della Primavera Araba.
Posizioni ideologiche che non possono che rendere ‘amici’ i gruppi di destra neofascista e il governo di Assad. Si può essere o meno d’accordo ma la compatibilità ideologica è cristallina e coerente. Non fa una piega.
Quello che invece sembra non tornare ad Al Jazeera e sembra sfuggire alle regole della logica è come si concilii la solidarietà al governo siriano alla palese ostilità ai rifugiati e ai richiedenti asilo mostrata dalla destra, italiana ed europea.
La posizione di CasaPound, per cui i profughi sarebbero vicini ad Assad e perseguitati dai ribelli e dall’Isis, è incompatibile con il rifiuto di accogliere i profughi.
Delle due l’una: o i siriani in fuga sono perseguitati dall’Isis (come sostiene Di Stefano nell’intervista) e allora logica vorrebbe venissero aiutati dai loro ‘fratelli italiani’ oppure sono (come dimostrano i numeri) persone perseguitate da Assad stesso che, per non cadere nelle braccia dell’Isis, non hanno avuto altra scelta se non la fuga.
Entrambe le posizioni, secondo Al Jazeera, sono difficili da mantenere perché vanno contro la logica. E contro i numeri: secondo un sondaggio del 2015 di circa 900 rifugiati siriani in Germania, più della metà sarebbe tornata nel loro paese se Assad avesse smesso con le persecuzioni



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Re: Media e dintorni

Messaggioda grazia » 23/02/2018, 11:56

Quel patto tra nuovi fascisti: 'Così arriviamo in Parlamento'
Una cena sancisce l'inizio della corsa dei movimenti neofascisti al Parlamento. In prima fila CasaPound e Lealtà ed Azione

Claudio Cartaldo - Ven, 28/07/2017 –

L'onda nera avanza verso il Parlameno. I movimenti di destra estrema si stanno riorganizzando e dopo aver fatto incetta di consiglieri comunali in diverse cittadine d'Italia, ora puntano ad entrare al Senato e alla Camera per "far volare sedie e schiaffoni" (Di Stefano dixit).

Come emerge da una inchiesta di Repubblica, alcune sere fa i capi di CasaPound e Lealtà ed Azione si sono visti a cena a Milano per porre le basi per una futura alleanza politica che permetta ai neofascisti di superare la soglia di sbarramento. Intorno al tavolo erano seduti Gianluca Iannone, presidente ci CPI; Stefano Del Miglio e Giacomo Pedrazzoli, capo e vice di Lealtà ed Azione. Repubblica non riferisce l'oggetto della riunione, ma si tratterebbe di una sorta di patto politico in vista delle elezioni dell'anno prossimo.
La galassia delle destre è variegata e per lungo tempo pure divisa da interpretazioni diversificate del "fascismo del terzo millennio". Ci sono CasaPound, che dopo la conquista di Bolzano ha eletto diversi consiglieri. Poi ci sono Forza Nuova, guidata da Roberto Fiore, a capo di Alliance for peace and freedom al Parlamento europeo. E alcora Lealtà ed Azione, i neonazisti Do.Ra di Varese comandati da Alessandro Limido, Avanguardia Nazionale di Stefano Delle Chiaie, il Manipolo d'Avanguardia Bergamo, la Militia di Maurizio Bonacci e via dicendo. A Mura, nel bresciano, Fascismo e Libertà ha eletto 3 consiglieri e raccolto l'11%. A Sirmide e (Mantova), i Fasci Italiani del Lavoro hanno mandato in consigliio Fiamma Negrini, raccogliendo il 10%. Oggi tra le più attive e visibili risulta Generazione Identitaria, il movimento che - come raccontato da Giuseppe De Lorenzo su ilGiornale - ha noleggiato una nave per combattere il lavoro delle Ong al largo della Libia.
A fare da esempio per tutti è Alba Dorata, il partito greco che sull'onda della crisi economica è riuscita a sbarcare in Parlamento. Ma ci sono anche il battaglio ucraino Azov, il Jobbik ungherese, l'Npd tedesco e i francesi del Blocco Identitario.
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Re: Media e dintorni

Messaggioda grazia » 23/02/2018, 17:20

Torino, esposto di Mattiello (Pd) ai pm: “Sciogliere Casapound e Forza Nuova, tentano di riorganizzare Partito fascista”

Il deputato del Partito Democratico ha consegnato la denuncia al procuratore di Torino Armando Spataro: "Sollecitare l'intervento della magistratura è anche un modo per tenere il conflitto nell'alveo del diritto oltre che del dibattito pubblico"” e arginare le derive violente. Clima teso nel capoluogo piemontese, dove è atteso Simone Di Stefano, il leader di CasaPound
di Andrea Giambartolomei | 22 febbraio 2018

Simone Di Stefano, il leader di CasaPound, è atteso stasera a Torino. Ad attenderlo ci saranno molti antifascisti dei centri sociali, ma anche dell’Anpi e di molti partiti e movimenti di centrosinistra e sinistra. È già molto teso il clima intorno alla presentazione dei candidati locali della formazione di estrema destra e stamattina la Digos della Questura di Torino ha eseguito alcune perquisizioni ai militanti del centro sociale Askatasuna e altri di CasaPound piu vicini alle frange violente degli ultras. Un antagonista di 29 anni, L.D., è stato arrestato per il possesso di una bomboletta di gas lacrimogeno Cs, il cui uso è riservato alle forze dell’ordine. Nel frattempo alla procura di Torino il deputato Pd Davide Mattiello ha consegnato al procuratore Armando Spataro un esposto contro CasaPound e Forza Nuova per la violazione della legge Scelba. Secondo il parlamentare i due movimenti di estrema destra violano le norme che vietano la riorganizzazione del Partito fascista.
Per sostenere la sua ipotesi Mattiello ha allegato all’esposto un dossier con “documenti che dimostrano quanto CasaPound e Forza Nuova abbiano raccolto l’eredità politica del Partito Fascista”, spiega il deputato. Ci sono le dichiarazioni dei leader e degli esponenti dei due movimenti che si dichiarano eredi del Partito fascista e delle sue derivazioni. Il politico Pd ricorda che l’articolo 1 della legge Scelba pone paletti precisi: “Quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”, recita la legge.
Per lui i presupposti ci sono tutti, anche perché i principali rappresentanti di CasaPound e Forza Nuova non negano i legami con quell’ideologia. “Lei è fascista?”, chiedeva un giornalista del Corriere della Sera in un’intervista a Di Stefano pubblicata il 18 novembre scorso: “Certo. Siamo gli eredi della tradizione che dopo Rsi e Msi è stata interrotta da An”, rispondeva il leader di Casapound. A luglio, a Il Tempo, dichiarava di essere pronto a finire in carcere per la legge Fiano: “Se dichiararsi fascisti ed estimatori dell’opera di Mussolini comporta andare in galera ci andremo tutti”. Valerio Arenare, esponente di Forza Nuova, diceva all’Huffington Post di sentirsi “orgoglioso di essere definito fascista” e pochi giorni il leader Roberto Fiore fa spiegava alla testata Estense.com: “È dall’età di 16 anni che annuncio che il Fascismo è un punto di riferimento, ma oggi c’è Forza Nuova”.
Basterà questo ad arrivare allo scioglimento delle due formazioni? “La giustizia farà il suo corso”, dice Mattiello. Il procuratore Spataro ha fatto protocollare l’esposto e incaricherà un magistrato di occuparsene. Intanto però Di Stefano si sente tranquillo: all’agenzia Vista il 18 febbraio 2018 chiedeva: “Spiegatemi per quale motivo CasaPound dovrebbe essere sciolta quando il glorioso Movimento Sociale è stato seduto in Parlamento dal 1946 finché non è arrivato Gianfranco Fini e non è stato mai sciolto da nessuno. E sì che loro erano l’eredità storica del fascismo italiano, come ci consideriamo anche noi oggi”.
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Re: Media e dintorni

Messaggioda grazia » 03/03/2018, 10:20

E LA VOLGARITÀ NON SCANDALIZZA PIÙ

La politica dell’insulto

In un famoso film, in cui interpretava il ruolo di Giovanna d’Arco, un’incantevole Ingrid Bergman diceva a un capitano francese, rude soldataccio valoroso dal linguaggio colorito e sboccato, specie in battaglia: «Se proprio non potete farne a meno, capitano, dite "per le mie staffe"». Oggi difficilmente potrebbe rivolgere lo stesso invito a quei rappresentanti del popolo italiano il cui banale turpiloquio sta trasformando il mondo cosiddetto politico non in una caserma, ambiente ruvido ma dignitoso, bensì piuttosto in uno studio di registrazione di quei rumori che Dante, nell’Inferno, fa emettere a qualcuno dei suoi diavoli. Gli avversari che si scambiano laide contumelie non assomigliano a robusti ancorché rozzi uomini d’arme, ma piuttosto agli anonimi autori di sconci disegni sui muri. Qualcuno — l’onorevole Stracquadanio—auspica di adottare nei confronti degli avversari «il metodo Boffo», che disonora chi se ne serve, e si potrebbero citare molti analoghi esempi.
Anche le cosiddette parolacce fanno parte del linguaggio e dell’essere umano e talvolta si può e si deve usarle, come Dante insegna. C’è uno sdegno, un disprezzo e un coraggio che, in certe circostanze e soprattutto dinanzi al pericolo o a un’infamia intollerabile, le nobilita e le rende necessarie. Altrimenti esse sono soltanto eruttazioni ed è improbabile che un’eruttazione costituisca un ragionamento politico. C’è un’abissale differenza tra la parola «merda» che Cambronne — secondo una tradizione forse leggendaria— grida in risposta all’invito degli inglesi ad arrendersi, quando la sera scende sulla disfatta napoleonica a Waterloo, e la stessa parola «merda » che la signora Daniela Santanchè ha usato riferendosi all’onorevole Fini, presidente della Camera. Difficilmente Victor Hugo potrebbe scorgere qualcosa di alto e di sublime in questo termine adottato dalla signora, che egli celebrava invece nella parola di Cambronne.
Volgarità e sconcezze, in questi giorni, arrivano da tutte le parti e da persone che si credono élite, classe dirigente, leader e maestri nell’arte della politica. Nei confronti delle donne le scemenze ingiuriose si scatenano con particolare indecenza, specie da parte di ex partner, e non valgono certo di più dell’insulto che qualsiasi ubriaco può indirizzare a una signora che in quel momento gli passa accanto; anche fra le donne, peraltro, c’è chi non è da meno nella gara alla scurrilità.
Ci si può chiedere come mai e perché alcune elementari regole del vivere civile sembrano scomparse. Quegli insulti divenuti abituali e assurti a linguaggio della politica sono inaccettabili, ma non solo perché si esprimono con quelle parole grossolane che tutti gli adolescenti hanno adoperato e adoperano e che non sono certo un peccato mortale. La violenza di questa degenerazione dei normali rapporti civili non risiede in una rozza maleducazione, ma nella sostanziale mancanza di rispetto che la genera. Presentarsi a un pranzo in mutande o mettersi le dita nel naso a tavola non è un’offesa alla pudicizia, ma a quel rispetto dell’altro che anche le forme dicono e tutelano.
Il rispetto, insegna Kant, è la premessa di ogni altra virtù, che non può esistere senza di esso, perché il senso della dignità propria e altrui è la base di ogni civiltà, di ogni corretto rapporto fra gli uomini e di ogni buona qualità di vita, propria e altrui. Il rispetto, nei confronti di chiunque, non può venire a mancare mai, nemmeno in circostanze drammatiche. Ci possono essere situazioni — in guerra, o per legittima difesa — in cui può essere tragicamente necessario colpire un uomo; non c’è alcuna situazione in cui sia lecita la mancanza di rispetto, nemmeno nei confronti di un colpevole cui giustamente venga comminata una grave pena.
Chi insulta l’avversario si delegittima; è come fosse politicamente interdetto e si includesse in quelle categorie di soggetti che secondo il vecchio codice cavalleresco non avevano i requisiti per poter essere sfidati a duello. Quegli improperi, pertanto, vanno considerati nulli, fuori gioco. È inutile e forse pure ingiusto prendersela con l’uno o con l’altra turpiloquente, perché ognuno fa quello che può, a seconda dei doni che ha o non ha avuto dal Dna, della famiglia in cui ha avuto la fortuna o la sfortuna di crescere, delle possibilità che ha o non ha avuto di sviluppare liberamente e con signorilità la propria persona o della malasorte che lo ha dotato di un animo gretto e servile. Chi nello scontro politico dice un’oscenità probabilmente non sa dire altro.
Non è uno scandalo che esistano queste volgarità; il grave è che esse non destino scandalo, che i loro autori non paghino dazio per il loro smercio di porcherie. È avvenuto qualcosa, nella nostra società, che ha mutato radicalmente quelle che ritenevamo regole pacificamente e definitivamente acquisite al vivere civile. Certe indecenze dovrebbero venire automaticamente sanzionate; se vengo invitato a casa di qualcuno e mi metto a sputare per terra, parrebbe logico che, quanto meno, non mi si inviti più e si cerchi di tenermi alla larga.
Anche l’ipocrisia, pur spregevole, è pur sempre, com’è stato detto, l’omaggio del vizio alla virtù e indica che una società possiede almeno il senso dei valori o, più semplicemente, di quelle forme che non sono vuota o rigida etichetta, ma espressione di reciproco rispetto. Se cadono queste regole, è come quando una violenta pioggia fa saltare i tombini e la melma delle fognature invade la strada.
Sembra invece che nessun comportamento, nessun insulto rivolto all’avversario politico, nessun gesto o termine disgustoso scandalizzi l’opinione pubblica. È avvenuta una radicale trasformazione che, distruggendo le vecchie classi — la classica borghesia, il classico proletariato — in un processo che per altri aspetti è stato liberatorio, ha distrutto sensibilità, valori, regole che ritenevamo componenti essenziali del patrimonio genetico della nostra società e del nostro Paese.
Marx parlava di «Lumpenproletariat», proletariato intellettualmente pezzente e inconsciamente disponibile a qualsiasi manipolazione politica, contrapponendolo al proletariato politicamente consapevole. Oggi la società è sempre più una pappa gelatinosa, una specie di «Lumpenbürgertum», di borghesia intellettualmente pezzente anche quando è abbastanza pasciuta, che non ha nulla a che vedere con la borghesia classica e non si scandalizza se qualcuno, come l’onorevole Bianconi, offende il presidente della Repubblica (ossia anche se stesso, in quanto il Presidente rappresenta il Paese) o se qualcuno dice di usare il Tricolore per pulirsi il sedere.
È questa trasformazione che ha sconvolto pure la politica, cogliendo di sorpresa chi credeva che certi valori e certe regole fossero alla base del nostro vivere politico e civile e si è trovato spiazzato in un agone in cui quei valori e quelle regole non contano più. In tutto ciò vi è anche un elemento pacchianamente comico, come nei vecchi film che facevano ridere mostrando personaggi che andavano a gambe all’aria, finendo magari in liquami poco appetitosi. Forse oggi solo un artista comico — ad esempio il Benigni di certi inesorabili e umanissimi sketch — può aiutarci, sbeffeggiando questa realtà e permetterci quindi di superarla.
La letteratura avrebbe bisogno di un Gadda, l’unico genio in grado di narrare questo formaggio verminoso, di ritrarre quei visi dei o delle turpiloquenti che spesso, nella smorfia dell’insulto, rischiano di rivalutare le vecchie teorie di Lombroso sulla fisiognomica. A partire da una certa età, dice Camus, ognuno è responsabile della propria faccia ed Enzo Biagi, anni fa, aggiungeva, scrivendo su queste colonne, che alcuni hanno la fortuna di perderla, la propria faccia.
Claudio Magris

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Re: Media e dintorni

Messaggioda grazia » 05/03/2018, 12:16

Chi troppo in alto va cade sovente precipitevolissimevolmente

significa : "Chi è saggio, anche se è dotato di un’intelligenza superiore alla media, deve ricordarsi che è un uomo come gli altri. L’ambizione è una cattiva consigliera. Spesso il successo dà alla testa, si vuole sempre di più.""......
_________________________________________
Renzi adesso lo sa......altri forse ancora no.....auguri!

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Re: Media e dintorni

Messaggioda grazia » 08/03/2018, 17:55

Viva Santa Ostrega, patrona della Lega

Dopo Salvini con il Vangelo tutti i partiti riscoprono il giuramento. I 5Stelle lo fanno sullo scontrino, la sinistra su Tex divisa

Il giuramento di Salvini sul Vangelo (in edizione economica, forse per ribadire la distanza da Berlusconi che possiede il celebre, lussuoso Vangelo a Rotelle in serie limitata, con la copertina di mogano in tinta con la boiserie) ha segnato nel profondo gli ultimi giorni di campagna elettorale. Anche se gli esperti si interrogano sugli effetti del gesto: il Vangelo è pur sempre un libro, vederlo nelle mani di un leader potrebbe disorientare l’elettorato di destra. Secondo indiscrezioni, la cerimonia doveva essere completata dal sacrificio di una vergine da offrire al Sole delle Alpi, ma si è preferito rinunciare all’ultimo momento per non turbare l’elettorato moderato.

Il retroscena Voci incontrollabili dicono che il libro impugnato da Salvini avesse, del Vangelo, solo la copertina, frettolosamente applicata sopra un manuale di istruzioni per caldaie, lettura preferita da Salvini. Ambienti vicini a Salvini fanno sapere che si tratta di illazioni senza fondamento. Quel Vangelo non solo è autentico, ma è appartenuto a uno dei più influenti consiglieri spirituali del Carroccio, il barman Mariolino Galbusera, che sostiene di essere il vero inventore del gin tonic, soprattutto dopo averne bevuti un paio.

L’ispirazione Il leader leghista, che soffre di insonnia, avrebbe avuto l’idea del giuramento sul Vangelo a furia di vedere su History Channel i documentari sui templari (ce ne sono anche sette-otto per notte, da “Le mogli dei templari” a “Templari su Giove” a “I templari e lo sport”). Altre fonti dicono che Salvini, come il suo idolo Trump, sia un fan della serie americana “Jesus First”, nella quale il predicatore creazionista Archibald Higgins giura sulla Bibbia prima e dopo ogni sparatoria. Oltre che sul Vangelo e sul rosario, Salvini avrebbe voluto giurare anche sul femore di Santa Ostrega, patrona della Lega, ma nelle prove la preziosa reliquia gli è caduta di mano e dunque ha preferito rinunciare.

Le polemiche Bossi, che ai suoi tempi aveva giurato su una forma di taleggio, dice di non riconoscere più la Lega. Il solo tratto politico distintivo rimasto intatto negli anni è la maleducazione: ma basterà? Basta un leader dai modi beceri e dal linguaggio rudimentale a rassicurare i leghisti della prima ora? E gli ideali? E la secessione? E i confini tracciati dal professor Miglio unendo con il pennarello Aquisgrana, Trieste e Loano, dove la sorella aveva un bilocale? E dov’è finita la camicia verde, che in piena crisi dei bar permise di riciclare il panno da biliardo di tutto il Nord, e che i leghisti più influenti portavano con i cinque piccoli birilli, uno rosso e quattro bianchi, cuciti sulla schiena?

Gli altri cattolici A parte il Papa, che ha messo la questione in mano ai suoi avvocati, gli altri cattolici si sono sentiti spiazzati dal giuramento di Salvini. Il leader del Popolo della Famiglia (esiste davvero, ndr ) Mario Adinolfi ha chiesto alle monache clarisse di confezionare, per il suo giuramento, uno spettacolare rosario lungo venticinque metri. Le monache, senza dirglielo, glielo hanno fatto fare in Cina. L’intenzione di Adinolfi è dire il rosario (circa settemila avemarie per altrettante perle) in tempo per le elezioni, ma si dubita che possa farcela. Meno impegnativa la cerimonia religiosa scelta da Giorgia Meloni, una semplice benedizione dei gagliardetti fatta dal cappellano militare della Lazio.

La sinistra Previsto un giuramento simultaneo, ma in città diverse, su simboli differenti a seconda del partito, della corrente, delle convinzioni personali. Si va dalla Coppa Uefa alla collezione completa di Tex, da uno scarpone di montagna al volante originale del Maggiolino.

Cinquestelle Il giuramento che conta, per i grillini, è già stato fatto al momento della loro candidatura. È una cerimonia semplice e suggestiva: il giuramento dello scontrino, nel quale ogni militante si impegna a dividere gli scontrini, prima di consegnarli, in due cartellette, uno per le spese dai 2,3 ai 18,56 euro, l’altra per le spese superiori ai 18,56 euro. Alcuni militanti, temendo che la cerimonia possa sembrare arida, hanno chiesto di poter cantare anche una canzone scelta dai militanti sul web.

MICHELE SERRA
01 marzo 2018
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Re: Media e dintorni

Messaggioda grazia » 11/03/2018, 10:23

Elezioni 2018. Psicopolitica. Matteo Renzi, l’adolescente “contro” che al governo si fa casta

C’è qualcosa di Matteo Renzi che non faccia notizia? Di lui non si butta veramente niente. Da sempre è il target ideale di chi riempie il vuoto della propria coscienza dicendo qualcosa di lui piuttosto che di se sstessi. È chiaro che Matteo Renzi è l’ultima espressione di quel moto o filosofia pubblicitaria legata allo spin doctor francese Jacques Seguelà, protagonista e fautore della famosa campagna politica che accompagnò Francois Mitterand, la forza tranquilla. Costruire un’immagine da star attorno al presidente della Francia degli anni Ottanta e fino a metà anno Novanta non deve essere stato facile. Lungi dal paragonare il transalpino (soprannominato Le florentin per la spregiudicatezza machiavellica) al fiorentino di Pontassieve: appare evidente come il presidente Renzi sia tutt’altro che forza tranquilla, un po’ per il temperamento mostrato, un po’ perché anche una sua foto al supermercato genera colonne di piombo sui giornali e commenti a non finire sui social.

Mi sono sempre chiesto però, cosa spingesse l’ex premier a far di sé un’icona contemporanea, un personaggio riconoscibile, un brand che va oltre il suo nome. È vero che un politico vive di assoluti. Li cita in continuazione se ne ciba e li vomita in una ridda di belle parole che evocano piuttosto che informare. È il ruolo degli assoluti. James Hillman lo aveva capito tanti anni fa (probabilmente non solo lui) e in “100 anni di psicanalisi” (poi ribattezzato “100 anni di psicoterapia” provocando un “qui pro quo” epocale) quando prendeva ad esempio la necessità dell’uomo sociale di avere un leader, un dio, un valore, un assoluto a cui fare riferimento. La produzione simbolica dell’essere umano lo porta spesso a prefigurare gli assoluti della coscienza collettiva in una molteplicità di figure simboliche : Dio, la Bandiera, la Patria, la Scienza, l’Ideale, la Libertà e infine anche il Leader.
Queste figure simboliche sono sempre esistete, al punto che sembrano avere una vita propria, una loro ontologia collettiva, una potenza assoluta. Non esiste un politico che pubblicamente non le citi. Eppure come notava Jung, un’identificazione con l’archetipo è di per se stesso follia. Solo i matti, per così dire, si identificano con gli archetipi (ad esempio i deliri religiosi). Eppure, in quella vasta area della psicopatologia della vita quotidiana, ognuno di noi risponde ai suoi dei, spesso invocandoli indirettamente, evocandoli nei discorsi o pregandoli direttamente.

Prendiamo la figura del Leader e la sua fenomenologia simbolica: sicuro e fermo, irremovibile e apparentemente irreprensibile, assolutamente democratico o assolutamente totalitarista, fondamentalmente identificato con i valori di una parte del pubblico tanto da incarnarli (la vecchia storia del Verbo che si fa carne), legato al proprio essere apparente che diventa essenza. Non ha elettori, ma credenti. È un assoluto e risponde a un bisogno preciso. Quello proprio di ogni uomo. Per anni la figura di riferimento è stata Silvio Berlusconi, così onnipotente da far diventare virtù i vizi. La sua persecuzione è stata raffigurata come il martirio del Cristo, la sua ascesa e caduta è stata raccontata come una epopea infinita. Berlusconi ha raso al suolo ogni possibilità di doppioni. Eppure se vuoi fare il sequel di un film di successo la regola è sempre quella: alza il volume al massimo.

In un mondo di persone che ha bisogno di un leader, il capo è colui che incarna fortemente tutti i valori che lo producono, ma cosa produce un vero leader, chi realmente ha bisogno di un leader? Gli adulti dovrebbero avere una conoscenza di sé tale da essere sufficientemente indipendenti. La stessa crescita è una spinta all’indipendenza. Solo i bambini e gli adolescenti rimangono dipendenti dalle figure parentali. Solo i bambini e gli adolescenti partono dai genitori (o chi ne fa le veci) per esplorare il mondo. I bambini ne hanno bisogno per identificazione, gli adolescenti per creare la propria indipendenza. Se però lo sviluppo della società si basa su una coscienza collettiva in cui il modello esposto èdi tipo proiettivo e quindi similare nello sviluppo della propria identità, perché gli adulti invocano un leader? La risposta è nelle parole del succitato Hillman: è una società fatta da bambini, al massimo da adolescenti. Tutti costoro hanno bisogno di una figura di riferimento per identificarsi o rendersi indipendenti, l’immaginario collettivo crea la manifestazione simbolica del Leader di Dio, della Bandiera e compagnia.

Ciò non vuol dire che non esistono adulti, ma che in una società edonistica, spesso “Edonè” conduce a una scelta fondamentalmente incapace di evoluzione: il bisogno di identificazione e sopravvivenza non può per definizione essere mediato (se mai ci fu generazione umana che potè farlo). Matteo Renzi è una espressione edonistica del terzo millennio. Egli nasce come rottamatore, fortemente identificato con valori anti sistemici. Egli incarna il Verbo della base comunista, “cambiamento”, che si concretizza in un falso mito della giovinezza opposta alla senilità. Si scaglia contro l’oligarchia dell’epoca, rappresentata dai quadri di partito legati al Pci cher però erano stati forza di governo e quindi non rappresentavano più quell’immaginario rivoluzionario tipicamente di sinistra se mai un D’Alema lo sia stato).

Renzi è il prodotto di una guerra strisciante tra vecchi e giovani, tra chi ha avuto uno stato sociale e chi chiede qualcosa che non c’è più. Più che un capitano di ventura alla Berlusconi, lui è l’espressione smart del tempo della globalizzazione, in cui tutto è mostra di sé e niente è reale. Egli è, insieme a Pippo Civati, il nuovo (basato su una idea sperimentata nel tempo) che irrompe, il rappresentante di una generazione che si è formata nella cultura del benessere di metà anni ’90 e che vive la crisi come cessazione di quello stato. Egli è l’adolescente riottoso che chiede il prezzo della mancanza del benessere, della ripartizione del bene comune, della partecipazione al processo identificativo del potere; in questa sua lotta contro i sepolcri imbiancati, Renzi chiede lo spazio del figliol prodigo, sempre o quasi fedele ad una linea che è stata spezzata con i governi Prodi, una linea di opposizione continua e irrompente, una linea della manifestazione plenaria e dell’oligarchia dominante.

Egli rappresenta il collettivo studentesco che, contraddicendosi in continuazione, vuole cambiare avversando ogni tipo di riforma, in un modo tipicamente adolescenziale in cui la soluzione è sempre dissoluzione e in cui non c’è finale, se non una lunga lotta fine a se stessa. In questo è vincente. In ciò diventa iconico portatore di un valore condiviso, un assoluto rivoluzionario meta-democristiano: in lui si incontrano tutte le incongruenze dell’essere di sinistra che concilia l’operaio e il radical chic, l’imprenditore multimiliardario e l’intellettuale arroccato su di sé, il buon servo del signore e il guerriero della lotta di classe. Tutti gli estremi si condensano nella sua figura e ne definiscono le azioni. Finchè è contro, finché è oppositivo, finché c’è dissoluzione, funziona tutto. Poi arriva il governo. La sua presa di potere è totalitaristica. Renzi siede alla presidenza del consiglio come fatto nel servizio molto cool realizzato per Vanity Fair: “La mia personalità davanti, il mio assoluto come stile di pensiero di una totalità che mi ha prodotto. Io come oggetto del desiderio di me stesso”.

In questo Io, appunto, nella partecipazione a se stesso, perde il contatto con quello spirito oppositivo che lo identificava nel suo elettorato. Finché è contro gli sono perdonate le fantasie democristiane della crescita e la parziale mancanza di una scuola politica condivisa, come era nella prassi. La leggittimazione del suo potere gli arriva indirettamente: il 40% di elettorato alle europee. L’identificazione appare confermata ed il Noi diventa io. Quando diventa forza di governo, automaticamente il suo elettorato adolescenziale lo abbandona. Egli non riesce più a rispondere all’immaginario del rottamatore ed entra in una serie di ingranaggi di potere che lo rendono agli occhi delle persone indisponente ed arrogante, laddove questi tratti magari non gli corrispondono veramente. Questo è il problema: un politico è talmente identificato con i valori dell’immaginario che lo rappresenta che quando non gli vengono riconosciuti più, tende a giustificare ciò di cui viene accusato. Quando manca in lui l’ immagine del giovane adolescente contro, egli diventa automaticamente simbolo della casta.

È un gioco di contrapposti che diventano assoluti e quindi chiaramente identificabili. Invecchia precocemente insomma anche se non perde un anno. Matteo Renzi nell’immaginario diventa Mario Monti. Diventa la necessità di fare cose che, qualunque esito diano, sono l’espressione di una oligarchia vera o presupposta di ciò che lo sostiene. Per cui il suo è un “governo non eletto” (espressione adolescenziale e ignorante giacchè i governi non si eleggono), amico dei massoni e delle banche (i nemici del popolo), espressione del totalitarismo, amico dei potenti. Ogni sua evoluzione diventa tale. La domanda più frequente in psicoterapia, una volta isolati i problemi sarebbe: “ Adesso che sai tutto questo, come ti saboterai?”. La domanda nasce infatti da una pratica condivisa: di solito pur conoscendo tutto, si persegue la via che tende alla rovina. Il tutto si riassume nella frase del profeta di Quelo, personaggio di Corrado Guzzanti: “La risposta è dentro di te…. Ma è sbagliata”.

Per quanto si possa cercare di invecchiare per essere forza di governo, automaticamente lo spirito dell’adolescente sorge come per moto alchemico, si cercano i passaggi giusti, ma si sbaglia nella modalità. La fretta non è mai buona consigliera e torna il grande rebus della sinistra: l’opposizione si oppone e non propone. Per rinnovare o rottamare si rischia di dividere: il referendum costituzionale. Matteo si incaponisce tanto da identificarsi totalmente in questo. L’adolescente spinge, ma spinge lì dove questa voglia da 14enne non trova più corrispondenze. Non viene più riconosciuto tale anche se è arriva ad immolare sé e parte delle persone che lo appoggiano. In una logica da bambini si vince o si perde, non c’è contrattazione. Per cui perde e va a casa. Poi ricompare chiamato (o facendosi chiamare?) a gran voce dal suo elettorato. Viene invocato nuovo leader e lui ci ricasca. Eppure intimamente qualcosa è cambiato. La sconfitta del referendum è stata un colpo tremendo. Quando sei così identificato in un valore assoluto, il colpo è mortifero e crea un evento traumatico, il trauma di solito scinde parte della consapevolezza essendo un lato estremamente esposto.

Nella sua scelta di ripresentarsi c’è anche la necessità del riscatto, del riconoscimento mancato, di tutti i sogni che in maniera umana lo hanno animato, ma anche quel potente culto della personalità che lo ha condannato, quella modalità adolescente del tutto o del niente, dell’atto di forza più proprio ad un icona del fumetto che ad un personaggio in carne ed ossa. È chiaro che dietro alcuni suoi accorgimenti ci sia una consapevolezza più adulta, ma una modalità ancora adolescenziale che spesso fa storcere il naso ad alcuni compagni di partito, specialmente coloro che hanno un profilo adulto e che non condividono alcune modalità accentratrici. D’altra parte l’opposizione come stile di vita è proprio di chi aderisce al Pd: il continuo dibattito sul nulla, la vuota parola nell’uso narcisistico, nell’attirare l’attenzione sul come dire piuttosto che sul come fare. Insomma, l’esercizio della politica senza la volontà di potere che renderebbe pratico il dibattito.

Matteo Renzi oggi conosce bene questo comportamento, e usa più riguardo in alcuni casi e molto più l’accetta in altri. In questa duplice posizione Matteo Renzi esterna in maniera più accorta il suo ardore giovanile, mixandolo con la consapevolezza del fatto che prima o poi qualcuno gli presenterà il conto e tutti quelli che ha intorno faranno lo stesso, perché quando accetti di essere leader metti in conto il trionfo (raro), piazzale Loreto, le fiamme dopo un colpo in bocca, l’esilio a Nizza ed altre cose che francamente sono al di fuori del concetto di umanità, solo perché ci troviamo nella terra degli dei.

L’autore di questo articolo, Fabrizio Mignacca, è uno psicoterapeuta specializzato presso il Centro Studi Psicosomatica di Roma con indirizzo Gestalt–Analitico. Docente a contratto presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.
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Re: Media e dintorni

Messaggioda grazia » 12/03/2018, 9:41

Elezioni 2018. Psicopolitica. Matteo Salvini, reverendo della discriminazione e del marketing regionalizzato

“I am here to steal your job, the problem is: You haven’t!”. Deve essere un pomeriggio freddo a vedere passamontagna e cappelli. È una città degli Stati Uniti e si sta manifestando per le strade. È strano che nella terra della torta di mele si scopra il diritto di manifestare solo con i presidenti conservatori. I presidenti conservatori stimolano all’azione. I presidenti conservatori danno lo spirito di iniziativa. Stanno manifestando contro Donald Trump, contro la politica del muro.

Un manifestante ha un pezzo di cartone tra le mani, è di origine sudamericana: “Sono qui per rubare il tuo lavoro, solo che tu non ne hai uno!”. Questo c’è scritto sul cartone. Lo dice a chiare lettere, lo dice al cuore WASP del sogno americano: “Siete dei disoccupati che compensano le proprie insicurezze”. La frase è rivolta a chi ha votato Donald Trump. Non sono sicurissimo che sia la realtà, ma la cosa fa riflettere. Donald Trump fa riflettere. Ti dà lo spirito di iniziativa. La cosa funziona: il presidente degli Stati uniti d’America ha preso molti meno voti del suo contender Clinton, ma è presidente degli Stati Uniti. Poi criticano il potere giudiziario italiano. Is it a big country or what?

La cosa deve aver confortato parecchio il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini. Di Trump, a Salvini ora manca solo l’impero commerciale, un padre che ti lascia tutti i soldi di famiglia, case sparse nel mondo, e un fottio di ex mogli, quasi tutte dell’est Europa e naturalizzate americane. Certo lui ha Elisa Isoardi, che non è seconda a nessuno, però le coniugi di Trump spiccano.
Politicamente parlando, Salvini è un uomo di grandi capacità comunicative. Prende un partito praticamente distrutto dagli scandali economici, un partito arroccato su idee di secessione da mezza italia, un partito vecchio e alla rovina e lo trasforma in una realtà riconoscibile su tutto il territorio nazionale.

Cambio di nome e marketing regionalizzato. Poi usa la tattica più semplice di sempre: creo un nemico. Una volta erano i meridionali e Roma Ladrona, oggi sono gli immigrati. Su semplici presupposti, Salvini, esponente unico di un partito che ha il suo nome come definizione, è riuscito a convincere un bacino abbastanza sostanzioso che la pelle fa la differenza e che questo crei il disagio esistenziale di ampie fasce della popolazione italiana.

Tutto si riassume in frasi semplici e dirette quanto vaghe, indefinite in una ridda di stereotipi che riguarda sempre gli altri. Tocco di classe pecoreccio: la felpa regionalizzata. Fa impressione vederlo andare in giro con la scritta “Potenza” o “Reggio Calabria” ed è credibile quanto la carbonara con pancetta e parmigiano, ma fa empatia, fa sforzo nel risultare simpatico, oggetto delle battute di quegli altri contro i quali lui si scaglia. La strategia è chiara e diretta, e ha un valore assoluto, totalmente proiettivo nel bacino che va a visitare. Egli si mostra come parte della comunità, espressione del popolo eletto che arranca e soffre, con la sua felpa egli è il supporter, il fan spassionato ed accorato. C’è un vago linguaggio calcistico, un obbligo e desiderio di appartenenza verso il prossimo, il defraudato e in questo egli scopre un suo lato spirituale, che fa riferimento alla trimurti della Patria, Dio e Famiglia che per secoli ha funestato la vita delle persone. Salvini sa risvegliare le fantasie autoritarie di chi pensa di essere uno svantaggiato, un danneggiato e trova negli altri il Bias esterno, come direbbe Bandura.

Albert Bandura è uno dei massimi esponenti della psicologia cognitiva applicata alle scienze sociali e si è occupato della teoria sociale dell’apprendimento. Una delle sperimentazioni principali da lui effettuate fornì l’idea che le persone tendono a valutare se stesse attraverso il costrutto dell’autoefficacia, ovvero quanto si riesce a raggiungere un obiettivo. Tale processo risente di una “proiezione” di se stessi in termini di riuscita dell’azione; Bias interno, ovvero coloro che valutano se stessi come motivo della riuscita, e Bias esterno, ovvero coloro che valutano le condizioni sociali come fondamentali per la riuscita.

Salvini usa frequentemente il Bias Esterno per cercare consenso in coloro che pensano che la colpa degli altri ha impedito la propria realizzazione. Eppure i politici vivono ed incarnano assoluti, Dei onnipotenti, trasformazioni degli archetipi, per cui ogni tipo di comunicazione deve essere strutturata nel creare un dio avverso, un diavolo che, nella sua accezione primaria, ostacola la realizzazione dei sogni. È una figura potente e assai frequente nell’immaginario sociale. Satana, ad esempio, è l’avversario, nella sua accezione primaria, ovvero colui che si oppone al cammino, che impedisce il percorso di predestinazione.

Una idea arcaica che prende forma in un simbolo rurale e antico rendendosi immanente nella trasformazione nella società umana del concetto di sopravvivenza di Adleriana memoria. Per Salvini, Satana è l’immigrato. Più riesce a sovrapporre il diverso da sé a una figura demoniaca, più attiva meccanismi profondi legati a paure ancestrali, fino ad arrivare a quei comportamenti derivanti dalla paura del buio, dell’oscuro, dell’ignoto, a ciò che è di notte. Analiticamente parlando, i suoi discorsi sono infarciti di riferimenti alla violenza di notte, al buio che arriva inaspettato, alla calata delle tenebre che “invade”, al nero come diversità contaminante. Salvini involontariamente parla di una sensazione di disagio collettivo che oggi definiamo in psichiatria, ma che spesso ha condotto a periodi assai bui della nostra storia; egli parla di una sensazione alienante tipica di ogni popolazione che sente crescente la crisi per la perdita dei riferimenti primari: dio, patria e famiglia.

Sono immagini di dio, sono trasformazioni simboliche rispetto alla trascendenza dell’ontologia umana, alla sua motivazione escatologica e soterica. Stiamo parlando di semplici icone spirituali immerse in una coscienza collettiva che a livello individuale, inabissandosi, fanno sorgere il loro opposto, di natura tanatologica. Le parole assumono una valenza perentoria alimentando la paura dell’ignoto, della spersonalizzazione di sé. Purtroppo questo ridonda in coloro che sono pronti ad accettarlo e sentono questo senso di spersonalizzazione, la contaminazione di un anima pura e indifesa. Salvini è semplice, scontato, elementare e per questo si rispecchia nella semplicità di un messaggio vago, inutile perché senza nessun tipo di sviluppo se non la propagazione di se stesso , mortifero e pericoloso. L’invasione, la contaminazione, la violenza con cui essa avviene, tutto si concilia in un predicatore del terzo millennio, la cui bocca sembra avere un movimento schifato, colmo di rancore e simile all’immagine di un giudice della Santa inquisizione.

La sua bocca macina odio assecondando le sue labbra le cui estremità inferiori sono sempre tirate in basso come se avesse odorato qualcosa di sgradevole e risveglia l’immaginario collettivo della strega, del vampiro, dell’uomo lupo che si sovrappongono all’uomo nero. Il salto alla figura dell’immigrato è breve, facile, l’uomo nero è immigrato, preferibilmente scuro di pelle. Matteo Salvini lo cerca, lo filma e lo posta sui social in continuazione, quasi ossessionato da una componente di diversità assoluta. La domanda viene spontanea: quanto questa forma di ossessione è frutto di una semplice posizione di consenso e quanto risuona su un piano intimo e personale? A nessuno è dato saperlo, né è così importante in sé, ma è chiaro che chi ne parla male tende ad enfatizzare l’estrema sicurezza delle sue parole. Salvini fa quasi invidia per la libertà che si concede nei discorsi, anche quando mostra il rosario pubblicamente in piazza.

Fa notizia, ma è ampiamente coerente con il modello del religioso domenicano che ha prodotto il Malleus Maleficarum. Ciò che convince in Salvini è la fredda sicurezza con la quale perseguirà il suo dettame politico, propria solo di chi ha fede, estrema relazione con ciò che è trascendente, con immagini potenti che corrispondono e che si presentano simbolicamente nella società umana. Il reverendo della discriminazione che si oppone ad un mondo che si è radicalizzato su posizioni di correttezza. Di lui si potrà dire: animato dal trickster, showman dello sleale e pronto a tutto, d’altra parte si potrà definire come difensore degli oppressi dell’assistenzialismo, ma in definitiva nessuno potrà negare che Matteo Salvini non si deve mai sottovalutare.

L’autore di questo articolo, Fabrizio Mignacca, è uno psicoterapeuta specializzato presso il Centro Studi Psicosomatica di Roma con indirizzo Gestalt–Analitico. Docente a contratto presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.
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